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Osservazioni e ascolti

mercoledì 10 novembre 2010

Captain Beefheart & His Magic Band, Trout mask replica (Straight, 1969)

Trout mask replica e' allo stesso momento punto di partenza e punto di arrivo definitivo della musica rock contemporanea.

Da qui inizia il rock come lo conosciamo. E pero' qui tutto finisce, perche' del rock Trout mask replica e' l'ultimo bastione, oltre il quale si varcano le colonne d'Ercole di cio' che nessuno dopo Captain Beefheart ha mai avuto il coraggio di esplorare.

Album nato in circostanze caratterizzate da costrizioni e abusi, il terzo lavoro del capitano, che solo Frank Zappa avrebbe potuto produrre, fa dialogare Howlin' Wolf con Albert Ayler, Robert Johnson con Cecil Taylor.

Trout mask replica e' puro flusso di coscienza, liberata da ogni convenzione. Mette in discussione ogni conoscenza pregressa. Inventa geometrie sonore inaudite prima di allora, e irripetibili in seguito.

E' psichedelia che si fa free jazz per necessita' spirituale. Un'esperienza di ascolto che, non ha importanza quante volte si ripete, desta sempre lo stesso immenso stupore. Comanda attenzione assoluta, nessuna distrazione tollera. Tentare di opporre pensiero e logica e' del tutto inutile quando le sue schegge impazzite iniziano a rimbalzare tutt'attorno.

Su Rolling Stone, Lester Bangs recensi' il disco concludendo what may well be the most unusual and challenging musical experience you'll have this year, senza sospettare che avrebbe dovuto sostituire anno con secoli.

Trout mask replica riscrive la storia fino a quel momento e quella che ne seguira' la realizzazione: senza questo gesto monumentale di insubordinazione, non sarebbero esistiti i Talking Heads, Tom Waits, i Fall, i Devo, i Sonic Youth. E' devastazione e purificazione assoluta. Peccato ed espiazione. Perdita di coscienza e definitiva acquisizione di consapevolezza. Discesa negli inferi e ascesa al cielo.

Ferisce e guarisce dal dolore. Resta avvolto nel mistero tanto piu' quanto si rivela. Precipita nel caos mentre si fa rappresentazione del surreale ordine che governa l'apparente entropia di tutte le cose.

E' dimostrazione dell'indimostrabile, fotografia dell'invisibile, pericoloso avvicinamento a cio' che non ci e' dato di esperire in questa vita.

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13 Comments:

Anonymous Anonimo said...

Dalla ECM al Capitano il passo non è breve o forse, al contrario, minimo.
Ho letto con interesse le tue righe su questo oggetto misterioso e per me impenetrabile che da anni, anche se di rado, inserisco sempre con un misto di timore (che succederà ora ?) e attesa (sarà come l'ultima volta ?)del vano del mio lettore cd. Ho poi riletto quanto ne scrive Scaruffi, che lo considera a sua volta come il più importante album di sempre.
Trovo peraltro le tue parole più perspicue e intense, e raramente ho percepito di trovarmi trasportato all'interno di un'idea musicale da uno scritto che la riguarda.
Nicola

giovedì, 11 novembre, 2010

 
Anonymous Anonimo said...

l'unica cosa sensata che abbia scritto quel povero mentecatto dello Scaruffi. E se ne parlassimo come di un "Finnegan's Wake" del rock? Nel senso di qualcosa che dissolve la forma rock, la travalica pur mantenendone salde le radici animalesche, proprio perché le estremizza a un punto di non ritorno (quanta No Wave, da qui). Tradimento sommo della forma che rispetta lo spirito originario della "cosa rock": quel non porsi limiti di apertura, gettando il cuore di là dell'ostacolo. Sempre e comunque, a prescindere da sottogeneri ed etichette.

JC "non lo metto su da quattro anni, ma l'ho nel sangue"

giovedì, 11 novembre, 2010

 
Anonymous Anonimo said...

Va da sé che non ho citato quel gigione di Scaruffi perché lo ritenga un "benchmark" autorevole in musica o altro. Ma proprio perché - sono un po' meno estremo in questo di JC - si tratta di una delle rare volte in cui il nostro dice qualcosa di pienamente condivisibile. Ulteriore merito del Capitano, verrebbe da dire.
Nicola

giovedì, 11 novembre, 2010

 
Blogger Fabio said...

Come scrivevo a JC in risposta a un suo intervento al post su Forbidden, io credo che proprio diventando sensibili alle foglie, imparando a sentire una nota per volta (e l'insegnamento che traggo dai miei ascolti ECM e' proprio questo) riesci poi a orientarti nel (e a gustare il) sovraccarico sensoriale del free jazz e addirittura del migliore rock progressivo.

Io credo che si debba imparare ad ascoltare il silenzio per provare (solo provare) a comprendere quello che passava nella testa del capitano in quegli otto giorni nei quali Trout mask replica venne composto (che, come ricorderete, seguirono lunghi digiuni e deprivazioni di sonno autoimposti).

Prima viene 4'33", e poi Trout mask replica, quasi come diretta conseguenza. E poi arrivera' Metal machine music.

Il percorso e' quello, ma richiede pazienza e disciplina. Richiede tempo e disponibilita'.

Toccati gli estremi, anche quello che ci sta in mezzo lo leggi diversamente, secondo me.

Oltre a Finnegan's wake, mi e' capitato di leggere confronti con l'Ulisse di Joyce, anch'essi secondo me appropriati (anche se le liriche del capitano con Joyce sembrano c'entrare poco, il flusso di coscienza lasciata libera di allargarsi e' tecnica usata da entrambi).

Singolare che ci volle il punk per fare in modo che, fatta tabula rasa, a Trout mask replica si desse seguito, come tu indichi, JC proprio nella New York psicotica di Lydia Lunch e Arto Lindsay.

Mi spiegate la critica a Scaruffi? Nel senso che uno che uno che insegna intelligenze artificiali agli studenti californiani e nel tempo perso scrive un'enciclopedia della musica rock (che peraltro non posseggo e quindi non so giudicare), insomma, a me un po' di soggezione la mette.

giovedì, 11 novembre, 2010

 
Anonymous Anonimo said...

Fabio,
la "critica" a Scaruffi (parlo per me ma credo che la posizione di JC non sia poi così distante dalla mia) non riguarda la sua vastissima e narcisistica opera di critica di tutta la musica esistente (per non parlare della letteratura e del cinema e di tanto altro, poiché il nostro non teme di affrontare potenzialmente alcuna materia dello scibile umano, si direbbe) quanto parecchie sue prese di posizione nell'assegnare i famigerati voti agli artisti e alle loro opere (leggendari il suo odio per i Beatles e per gran parte della new wave inglese, tanto per fare un esempio).
Il sito web di Scaruffi resta comunque un utilissimo punto di riferimento e di "rapida consultazione" e molte delle sue opinioni sono senz'altro difficilmente opinabili. Come dicevo, non lo considero certo un "mentecatto" (qui JC dirà la sua, se vorrà) ma lo tratto senza particolari reverenze.
"Amicus Plato, sed magis amica veritas" dicevano i Latini e in campo musicale si sa che ciascuno ha il proprio percorso personale e detiene suo malgrado una sua - sia pur mobile e cangiante - verità.
Nicola

venerdì, 12 novembre, 2010

 
Blogger Fabio said...

Sono stato qualche volta nel website di Scaruffi ritraendomi spaventato per la universalita' dello scibile. La prima cosa che mi sono domandato e' di quante ore sia composta la giornata di Scaruffi, di quanti giorni l'anno di Scaruffi, ecc. Perche' se ha sentito tutti i dischi e visto tutti i film ai quali ha dato un voto significa o che ha 187 anni o che non dorme nemmeno un'ora per notte.

Il punto e': se qualcuno ci ha passato del tempo in quel website, sa dire se ci sono molte imprecisioni? Cioe', qual e' il livello di documentazione?

In buona sostanza, contiene errori?Perche' se invece cosi' non fosse, allora diventerebbe una risorsa piuttosto utile.

Fatte salve naturalmente le prese di posizione personali sui Beatles o sulla new wave inglese. Ognuno di noi ha le proprie preferenze, ci sono cose che non capiamo o non capiamo subito.

E dato che ho sentito spesso dire che si tratta di un'opera narcisistica, ce ne sono prove?

Perche' invece magari e' una persona che sente solo il desiderio di mettere in comune le sue conoscenze, per semplice altruismo. Se cosi' fosse, a me sarebbe istintivamente simpatico.

venerdì, 12 novembre, 2010

 
Anonymous Anonimo said...

secondo me, per scrivere tutte quelle risibili critiche vetero-marxiste e pseudo-freudiane (roba da spaccarsi dalle risate, non avesse creato una generazione di mostriciattoli pennivendoli...) i casi sono tre:

1- beve sangue di vergine e alla sera dorme in una bara.

2- è Mr. Burns dei Simpson

3- riciccia roba scopiazzata altrove

second me la più probabile ipotesi è la terza che ho scritto, il che spiega certe assurdità profferite su dischi. fate una prova: leggete cosa dice lui, poi ascoltate il disco (magari uno che non conoscete già). vi scoprirete a domandarvi se si tratta della stessa cosa con una incidenza del 75%.

Su Beefheart vs. Joyce: il concetto di "Trout" come "Finnega" è in senso di portata, non stilistico. Nel senso di un qualcosa che non era più superabile tanto era avanti.
il flusso di coscienza c'entra nulla; quello, in musica, lo ha messo Van Morrison in "Astral Weeks" meglio di chiunque altro...

JC

martedì, 16 novembre, 2010

 
Blogger Fabio said...

A me pero' la critica musicale marxista (Badino e Campo che recensiscono i Crass circa 1981 per dire) piaceva. E di converso, non amo molto quella di adesso, o forse ho ormai perso per ragioni generazionali le coordinate pop per comprenderla.

Sul resto non so dire, dato che un sito enciclopedico come quello di Scaruffi anche il vetero-marxista dentro di me propenso a una elvetica disciplina, lo trova di consultazione un po' tediosa (e di grafica un po' troppo vintage, da quando internet serviva a tenere i contatti tra college americani).

martedì, 16 novembre, 2010

 
Blogger prospettive musicali said...

Non ho mai avuto occasione di comprare il cofanetto "Grow Fins" (5 cd e un libro) pubblicato dalla Revenant quand'era ancora in vita il suo fondatore John Fahey.
Qualcuno di voi ce l'ha?
Nella scheda leggo che contiene tra l'altro "a whole CD of Troutmask rehearsals at Beefheart's house".
Nel caso, vi segnalo che la ReR di Chris Cutler (http://www.rermegacorp.com/) ce l'ha a un buon 35% in meno del prezzo Amazon (anzi, ancora meno, se considerate che il prezzo ReR comprende le spese di spedizione). Sul sito Revenant costerebbe teoricamente meno ma poi vanno aggiunte le spese di spedizione e il rischio di tassazione alla dogana, senza contare che al momento pare non disponibile.
Ciao
a

mercoledì, 17 novembre, 2010

 
Anonymous Anonimo said...

Io lo posseggo: merita, ma più per i fan del Capitano. E per i filologi, che godranno del cd di rehearsals di Trout Mask Replica e di un sacco di altre chicche dal vivo e non che comprono l'intera carriera. confezione da favola, poi.

JC

mercoledì, 17 novembre, 2010

 
Blogger Fabio said...

Ottima segnalazione, grazie. Sembra davvero interessante.

Io posseggo la discografia ufficiale e una eccellente doppia raccolta intitolata The dust blows forward (http://www.beefheart.com/datharp/albums/official/dust.htm), che consiglio. Le rarita' sono poche ma la tracklist e' molto ben combinata e scorrevole (per quanto scorrevole non sia il primo aggettivo che viene in mente parlando della musica del Capitano) e viene con un libretto scritto particolarmente bene e con foto che non avevo mai visto.

E' un Rhino fuori catalogo e ho visto che si trova a qualcosa come 50 sterline, direi ben spese.

mercoledì, 17 novembre, 2010

 
Blogger prospettive musicali said...

Da ReR, "Grow Fins" (5 cd e un libro) costa 51.70...
Ciao
a

mercoledì, 17 novembre, 2010

 
Blogger Fabio said...

E si aiuta pure l'ottimo Cutler, che ogni tanto compare dal nulla di sera su BBC Radio 3: saggia e preziosa presenza.

giovedì, 18 novembre, 2010

 

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