Post Statistiche Commenti Profitti Campagne Pagine Tema Impostazioni Elenco lettura Guida

Osservazioni e ascolti

domenica 28 agosto 2011

Prospettive Musicali del 28 agosto 2011

Gambling man
da Ballads and songs from the Appalachians
(Fellside, 2011)

2) MILES DAVIS
Little church
da Live-evil
(Columbia, 1971)

3) OMARA PORTUONDO
Drume negrita
da VV. AA. World Lullabies
(Music Rough Guides/ World Music Network, 2011)

4) DJELIMADY TOUNKARA
Fanta bourana
da VV. AA. African guitar legends
(Music Rough Guides/ World Music Network, 2011)

5) HEDY WEST
Barbara Allen
da Ballads and songs from the Appalachians
(Fellside, 2011)

6) AMINA ALAOUI
Buscate en mi
da Arco iris
(ECM, 2011)

7) ALESSIO BAX
Prelude op. 23 no. 1 in F sharp minor: largo
da Rachmaninov: preludes & melodies
(Signum Classics, 2011)

8) GURDJEFF FOLK INSTRUMENTS ENSEMBLE/ LEVON ESKENIAN
Chant from a holy book
da Music of Georges Ivanovich Gurdjeff
(ECM, 2011)

Bonny May
da VV. AA. The folk collection
(Topic, 1999).

Ascolta.

Prospettive Musicali, settimanale di altre musiche di Radio Popolare, va in onda tutte le domeniche alle 22.35 in FM 107.600 e sul web.



Etichette:

mercoledì 24 agosto 2011

Anteprima Prospettive Musicali

Questa domenica tocchera' a me condurre Prospettive Musicali.

Sara' una puntata molto al femminile. Ascolteremo una preghiera di Santa Teresa d'Avila cantata da Amina Alaoui, dal Marocco, un classico del folk scozzese eseguito da June Tabor, alcune ballate degli Appalachi cantate da Hedy West, una ninna nanna cubana interpretata da Omara Portuondo. E molto altro ancora.

Prospettive Musicali, settimanale di altre musiche di Radio Popolare, va in onda tutte le domeniche alle 22.35 in FM 107.600 e sul web.


Etichette:

sabato 20 agosto 2011

Sixteen/ Harry Christophers, Palestrina - volume 1 (Coro, 2011)

A quelli di voi che stanno seguendo i miei percorsi di questi ultimi mesi nelle musiche medioevali, rinascimentali e barocche, propongo oggi di ascoltare insieme un disco registrato proprio qui vicino, in una chiesa a due passi da Clerkenwell (dove si trova, diciamo cosi', la redazione di Engadina Calling, o piu' semplicemente il mio soggiorno) e a uno solo da dove lavoro.

Si tratta di un album che raccoglie alcune composizioni di Giovanni Pierluigi da Palestrina, probabilmente il piu' grande compositore di musica sacra di tutti i tempi, nonche' il piu' noto esponente della scuola musicale romana del sedicesimo secolo.

In particolare, il programma di questo volume inizia con un paio di magnifici mottetti (Salve regina e Assumpta est Maria), per proseguire con una delle messe piu' famose scritte da Palestrina (la Missa assumpta est Maria, della quale vi propongo di ascoltare l'iniziale Kyrie), e infine concludersi con una serie di mottetti composti in periodi diversi (i migliori dei quali mi sembrano Tota pulchra es, amica mea e Vulnerasti cor meum, soror mea).

E' certamente musica che richiede, per essere apprezzata e forse solo compresa, l'avere intrapreso un percorso di ricerca che e' insieme musicale e spirituale, e quindi e' musica piu' adatta a certi momenti della nostra esperienza di vita che ad altri.

Ma se la musica occupa uno spazio non superficiale all'interno delle vostre giornate, se e' ricerca profonda piu' che escapismo e intrattenimento, allora sono convinto che la musica sacra polifonica possa rappresentare un capitolo di scoperta importante, un patrimonio da conoscere a fondo, magari se necessario affrontandolo all'inizio in dosi omeopatiche.

E' un'esperienza di ascolto all'inizio un po' impegnativa, che domanda nell'ascoltatore un'indipendenza di pensiero che si acquisisce progressivamente. Ma si tratta, o almeno lo e' per me, di un ascolto molto arricchente e non solo sul piano musicale.

Ne parleremo ancora presto qui, promesso. A chi passa di qui, buon fine settimana.

Etichette:

mercoledì 17 agosto 2011

Stephen Stubbs, Teatro Lirico (ECM New Series, 2006)

Nonostante in questi ultimi mesi i miei ascolti si siano un po' spostati verso l'esplorazione di musiche antiche (medioevali e rinascimentali), la musica barocca rimane il genere che dall'inizio dell'anno ho sentito piu' spesso e volentieri.

Al di la' dei compositori piu' noti (Bach, Monteverdi, Vivaldi, Handel, ecc.), il diciassettesimo secolo ha generato un (diremmo oggi) underground ricchissimo, che a mio parere rappresenta il vero elemento di interesse. Si e' scelto di definire questa musica barocca, e invece per la sua essenzialita' e sobrieta' oggi forse la definiremmo minimalista.

Uno spirito di volontaria semplicita' infonde questo disco, uno dei migliori nel suo genere. Lo ha inciso il liutista di Seattle (sembra un destino che io debba in periodi molto diversi della mia vita trasmettere alla radio musica di Seattle, detto per inciso una delle mie citta' preferite al mondo) Stephen Stubbs, virtuoso della chitarra e del chitarrone barocchi.

Si e' fatto accompagnare da tre musicisti di diversa provenienza: lo slovacco Milos Valent (violino, viola), l'olandese Maxine Eilander (arpe spagnole e italiane) e la texana Erin Headley (viola da gamba, lirone). Insieme hanno scelto di farsi chiamare Teatro Lirico.

Il programma che eseguono e' superlativo. Comprende molti dei miei compositori preferiti dell'underground barocco italiano: Corelli, Caccini, Cazzati, Farina, Granata, Foscarini (che ai suoi tempi era definito il furioso). Intimiste sonate si alternano a gioiose danze, sempre con un elemento improvvisativo al quale e' data centralita' e che dona freschezza e spontaneita'. La musica barocca, ne sono convinto e l'ho affermato tante volte qui e alla radio, e' una musica di sorprendente modernita', se solo la si ascolta senza pregiudizi. E se ancora aveste dubbi, l'ascolto di una scordatura di Heinrich Ignaz von Biber (l'equivalente barocco di Thurston Moore) dovrebbe scioglierli definitivamente.

Non trovo nessuna traccia di questa selezione da proporvi, ma vorrei lasciarvi lo stesso con un po' di musica. Che cosa vi posso fare ascoltare, vediamo... Una sonata di Corelli? Una ciaccona di Cazzati? Una danza di Farina? A voi la scelta, e buon ascolto.

Etichette:

venerdì 12 agosto 2011

Alessio Bax, Rachmaninov: preludes & melodies (Signum Classics, 2011)

Non esiste un momento migliore per immergersi nei preludi di Rachmaninov di una quieta notte estiva.

Il compositore e pianista russo viene considerato l'ultimo dei romantici (a '900 iniziato sosteneva infatti di essere organicamente incapace di comprendere la musica moderna), e i suoi preludi sono l'epitome conclusiva di uno stile compositivo infuso di sentimentalismo, la purissima rappresentazione sonora di emozioni tempestose che si alternano a estatici abbandoni.

Quello che colpisce noi ascoltatori moderni, e' quanto Rachmaninov, per quel suo gusto classicamente elegante, suoni cosi' estraneo alla musica del suo tempo (Satie, Stravinsky, Prokoviev), ben piu' orientata alla sperimentazione, a prendere le distanze dagli eccessi romantici ottocenteschi.

E un'altra caratteristica propria di questi brani e' la contraddizione tra la leggerezza dell'ascolto e la difficolta' esecutiva (Rachmaninov era dotato di mani enormi, capaci di muoversi molto rapidamente sulla tastiera del pianoforte, e questo rende un monumentale tour de force l'esecuzione delle sue composizioni da parte di pianisti con mani normali).

Nonostante la durata non limitata di ognuno dei 10 preludi che compongono questo ciclo (l'opera 23, secondo me superiore all'opera 32 composta 7 anni dopo), sui 3 o 4 minuti, le frequenti variazioni cromatiche mantengono l'attenzione e coinvolgono dall'inizio alla fine.

In questo filmato possiamo ascoltare i preludi op. 32 n. 10 e op. 23 n. 2, eseguiti dal pianista barese Alessio Bax, del quale ho recentemente comprato anche un volume di trascrizioni bachiane, anche quello pubblicato da Signum Classics e anche quello molto consigliato.

Buon fine settimana e buon ferragosto.


[Qualcuno di voi avra' ascoltato i miei interventi di settimana scorsa, per il GR di Popolare Network, dagli scontri di Londra. Sullo stesso tema ho appena finito di preparare (lo ammetto, un po' controvoglia perche' passare da Rachmaninov a Skream, Kode9, The Bug, Zomby e' un'esperienza che mi ha psicologicamente devastato, ma se si scomoda a telefonarti il direttore in persona non gli puoi mica dire di no) uno speciale dal titolo "I suoni della rivolta", nel corso del quale ripercorreremo insieme la storia del dubstep e del grime, ascoltando le tracce principali di questi due generi.

Lo speciale sara' trasmesso a pezzi da martedi' 16 a venerdi' 19 all'interno di Popline, in network nazionale, a un'ora ancora imprecisata tra le 17.30 e le 19.30. Oggi, martedi' 16, vado in onda alle 17.45 circa, domani chissa'...].

Etichette:

mercoledì 10 agosto 2011

Concerto Caledonia/ David McGuinnes, Revenge of the folksingers (Delphian, 2011)

Considero Alasdair Roberts uno dei massimi talenti espressi dalla musica negli ultimi dieci anni, paragonabile, per sensibilita' e capacita' di rinnovare la tradizione, a Will Oldham e a Joanna Newsom.

Con la differenza che forse Roberts non colpisce in modo cosi' immediato, piuttosto direi che ne riesci a comprendere tutta la grandezza seguendone pazientemente il percorso, partendo dai magnifici e misconosciuti Appendix Out e ripercorrendo le sue pubblicazioni soliste.

Da qualche anno, l'ottimo Alasdair sta esplorando i punti di contatto tra tradizione folk scozzese e musiche medioevali e rinascimentali (che come credo abbiate intuito costituiscono la maggior parte dei miei ascolti degli ultimi mesi).

Del resto, il folk revival britannico non e' nuovo a questa ricerca: pensate ad esempio agli strumenti rinascimentali importati dalla Albion Dance Band nel proprio folk elettroacustico, o a Shirley e Dolly Collins che collaboravano con l'Early Music Consort.

Questa rivincita dei cantautori folk riprende proprio lo stile del miglior folk progressivo britannico degli anni '60. Alasdair Roberts, Jim Moray, Olivia Chaney (i nomi piu' interessanti del nuovo folk britannico) e altri si sono ritrovati in questo incantevole luogo del Suffolk rurale per una settimana, per studiare gli arrangiamenti scritti dall'immenso Benjamin Britten attorno a temi della tradizione.

La neve che cadeva incessantemente attorno a loro nella campagna del Suffolk ha fornito l'ispirazione per queste toccanti interpretazioni di brani autografi e appartenenti alla infinitamente ricca storia del patrimonio popolare britannico. In queste 17 tracce gli strumenti tipici del folk si accompagnano con armonia a quelli della tradizione classica rinascimentale.

Il risultato e' un disco assolutamente poetico, in molti episodi commovente, curato nei minimi dettagli, realizzato da un cenacolo di musicisti sensibili alle meraviglie della natura e capaci di giocare creativamente con il silenzio attorno a loro.

Un ascolto che e' come acqua di sorgente, purissima e trasparente: slow food per la mente, capace di riscaldare il cuore.

In questo video David McGuinnes, direttore del progetto, racconta nel suo splendido accento scozzese la filosofia di questo magnifico disco, senza alcun dubbio uno dei migliori di quest'anno.

Etichette:

venerdì 5 agosto 2011

Dufay Collective, A dance in the garden of mirth (Chandos, 1994)

Piu' vado alla ricerca di raccolte di musica medioevale e rinascimentale, e piu' scopro un patrimonio di illimitate grazia e serenita'. Melodie e ritmi che mi viene spontaneo associare a una sobria armonia interiore, a una volontaria semplicita'.

Per tutta l'estate, e soprattutto nel periodo trascorso peregrinando tra monasteri, in Toscana, ho ascoltato quasi quotidianamente un volume di composizioni per cornetti e tromboni, strumenti non inusuali nella tradizione sacra rinascimentale italiana. Quel disco l'ho trasmesso anche un paio di volte alla radio, sempre raccogliendo commenti favorevoli.

Al mio ritorno a Londra, sono riuscito a mettere le mani su una copia di un disco quasi coevo a quello (entrambi risalgono a quasi vent'anni fa), che mi sta regalando la soddisfazione di ascoltare strumenti, suoni e strutture melodiche dei quali mai avevo fatto esperienza in precedenza.

Il programma di questa danza nel giardino del mirto comprende musica strumentale medioevale, composta da musicisti italiani e francesi nel corso del tredicesimo e quattordicesimo secolo.

A interpretare queste affascinanti composizioni e' un collettivo londinese attivo da quasi venticinque anni, pur se con frequenti cambi di formazione (solo due componenti restano dalla formazione originale).

Questo loro volume e' piacevolissimo, specie per la varieta' delle atmosfere, che passano da brani di intima semplicita' ad altri piu' collettivi, che immaginiamo danzati in piazze medioevali durante gioiose celebrazioni.

Musica che rasserena la mente, ci porta a uno stato di calma imperturbabile dalla frenesia del mondo attorno a noi, generando uno stato di naturale equilibrio e di indipendenza di pensiero.

Molto piu' di un buon disco insomma. Provate ad ascoltare questo bel saltarello italiano, o magari questa istanpitta. Proprio altra musica, sentirete.

Possano queste aggraziate danze portare serenita' nel vostro fine settimana.

Etichette:

mercoledì 3 agosto 2011

Richard Brooks, Cat on a hot tin roof (1958)

Per tutto il mese di agosto il British Film Institute dedica una bella retrospettiva ai film interpretati dalla giovane e fascinosissima Elizabeth Taylor nel corso degli anni '50 e '60.

Ieri sera sono stato a vedere questo adattamento del capolavoro di Tennessee Williams, che avevo visto solo alla televisione, a pezzi e doppiato in italiano.

E' un film nel corso del quale succede molto poco: una pellicola di atmosfere piu' che di eventi. Quella che ci viene mostrata e' una serie di confronti tra componenti della stessa famiglia, famiglia che ruota attorno al patriarca Big Daddy e alla sua fortuna economica.

Big Daddy, inconsapevole malato terminale, compie gli anni, e cosi' figli e nipoti si ritrovano per festeggiarlo. L'armonia durera' pochissimo, e la riunione di famiglia sara' l'occasione per mettere in scena tensioni, bugie, ambizioni. Ma anche sincerita' e desiderio di ricucire relazioni.

Non manca qualche esagerazione di toni nella definzione dei personaggi, ma nel complesso la redenzione di Brick (uno strepitoso Paul Newman), che all'inizio del film affoga nella bottiglia il dolore per il suicidio del suo migliore amico, appare piuttosto credibile. E Big Daddy, con il suo disdegno per la falsita' del fratello di Brick e dell'ambiziosissima moglie, e' un personaggio difficilmente dimenticabile.

Mi fa piacere condividere qui il trailer.

Etichette: