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Osservazioni e ascolti

domenica 28 novembre 2004

Domenica 28 Novembre 2004: Barbican

Stamattina sono stato al Barbican. Ci sono due mostre interessantissime, che resteranno aperte fino al 23 Gennaio e che consiglio a chi capitera' a Londra prima di quella data.

"Space of Encounter" e' una retrospettiva molto esaustiva sui progetti dell'architetto polacco (che ora vive a New York) Daniel Libeskind. Architettura che comunica emozioni profonde. Come lo straordinario museo ebraico di Berlino. Nel 1999 la coreografa Sasha Waltz decise di "danzare l'architettura" (qualcuno si ricorda la celebre frase di Laurie Anderson "parlare di musica e' come danzare l'architettura"?). Lo fece con una performance straordinaria, della durata di circa 90 minuti, nel corso della quale pubblico e ballerini si muovevano all'interno degli spazi vuoti del museo. Un video della durata di quasi mezz'ora viene proiettato a ciclo continuo all'interno della mostra, su due grandi schermi contrapposti. E' davvero un'esperienza emozionante. Il contrasto tra i corpi flessuosi dei ballerini e le linee essenziali del museo, tra luci e ombre, tra silenzio e respiro e ritmo di passi (non c'e' musica) mi ha affascinato e lasciato senza parole.

"Communicate", al piano superiore, e' la storia del design grafico indipendente inglese, dagli anni '60 a oggi. La mostra e' divisa in 7 sezioni: editoria, arte, musica, rete, politica e societa', identita' e progetti propri. Le sezioni proprio irresistibili sono quelle dedicate all'evoluzione del design nell'editoria e nella musica.

Mi sono piaciuti soprattutto:

1) il lavoro grafico di Neville Brody: da "The Face" a "The Guardian", i migliori design concepts in ambito editoriale sono i suoi (vedere per credere il numero di "The Face" del Maggio 1985, esposto, con articolo sugli Smiths impaginato da paura - e la foto di Morrissey scattata da Nick Knight, che a chi ha amato la formazione di Manchester fa venire i brividi)

2) le copertine dello studio Hipgnosis (Storm Thogerson e Audrey Powell), su tutte quella indimenticabile di Ummagumma. E naturalmente quelle di Pete Saville per la Factory

3) il video di "The hunter" di Bjork

4) i poster della Campaign for Nuclear Disarmament, quelli contro l'apartheid in Sud Africa e contro il National Front

5) in ambito commerciale, l'evoluzione dell'identita' grafica di Habitat, di Channel 4 e di BBC2.

http://www.barbican.org.uk/gallery/Libeskind.htm
http://www.barbican.org.uk/gallery/Communicate.htm
http://webperso.easynet.fr/~nadia-f/tafiwww2/en/graph/arc_serv/waltz.htm

Domenica 28 Novembre 2004: Something wild

Che delusione "The Manchurian candidate". Davvero inconsistente e mal diretto. Di Jonathan Demme ricordo con piacere alla fine solo due film: "Stop making sense" (film concerto dei Talking Heads, uscito nel 1984) e una pellicola di due anni dopo, "Something wild", interpretata splendidamente da Jeff Daniels e Melanie Griffith.

La prima parte e' piena di humour, poi si trasforma in un thriller. Il ritmo e' perfetto dall'inizio alla fine. Che non racconto, anche se vorrei farlo, e che mi e' troppo piaciuta.

Il film parla di una giornata che inizia come tante altre, ma dopo la quale la vita non sara' piu' la stessa, ne' per Charles ne' per Audrey.

La formazione che suona alla festa di Audrey sono i meravigliosi Feelies, un gruppo che adoro.

Per me questo film e' un piccolo culto personale (e Audrey la persona che sogno di incontrare). Peccato che dopo "Something wild" Jonathan Demme abbia preso altre strade, decisamente scontate, come testimonia "The Manchurian candidate".


venerdì 26 novembre 2004

Venerdi' 26 Novembre 2004: U 2

HOW TO DISMANTLE AN ATOMIC BOMB (Island)



Nella sua autobiografia, Julian Cope cita uno sconosciuto quartetto di giovani dublinesi con i quali i Teardrop Explodes avevano condiviso il palco di qualche festival, chiamandoli Hope Brothers, Fratelli Speranza, a sottolineare sia l’attitudine retorico-religiosa sia, secondo Cope, la loro mancanza di talento. I Teardrop Explodes sarebbero scomparsi poco dopo, mentre quel quartetto sarebbe diventato la piu’ popolare formazione rock del pianeta. “How to dismantle an atomic bomb”, undicesimo disco degli U 2 e’ un ritorno al passato, dopo le prove coraggiose degli anni ’90. E’ un album poco avventuroso forse, forse troppo melodrammatico. Ma come disconoscere il valore “classico” di brani capaci ancora di toccare le corde del cuore con quel suono che, per quelli della mia generazione, ha attraversato le nostre vite? Un ritorno dignitosissimo.

PS: momenti che mi hanno emozionato:

1) “Turn it up, captain!” all’inizio di “Vertigo”

2) il sapore di passato che ritorna, ogni volta che ascolto “Miracle drug”

3) “Here’s my heart you can break it” da “Love and peace or else” (che sembra uscire da “Rattle and hum”)

4) “Time… time won’t leave me as I am/ but time won’t take the boy out of this man” da “City of blinding lights”. Che mi ricorda quanto tempo e’ passato da “In the shadow boy meets man”

5) “Sometimes you can’t make it on your own”: il titolo, la canzone, gli arpeggi di The Edge, tutto

6) “In the mysterious distance between a man and a woman” da “A man and a woman”

7) “From the brightest star comes the blackest hole” da “Crumbs from your table”. Purtroppo succede e di solito fa molto male

8) “Baby slow down/ The end is not as fun as the start/ Please stay a child somewhere in your heart” da “Original of the species”

9) Ritrovare, ancora una volta, frasi come “Stop violence against women! Join Amnesty International’s campaign”, “Action speaks louder than words – join Greenpeace”, “Support Aung San Suu Kyi” tra le note di copertina

10) Ricordare tanti tanti anni fa, quando partii in treno da Dublino alla volta di Bray per vedere la casa di Bono, entrai in giardino e gli lasciai un messaggio sotto la porta. Chissa’ se l’ha cestinato senza leggerlo

11) Sentirmi vivo e felice di esserlo, che non sara’ un “momento emozionante” ma e’ l’effetto che mi da’ questo disco. Bentornati U 2, davvero!

Giovedi' 25 Novembre 2004: Can

MONSTER MOVIE/ SOUNDTRACKS/ TAGO MAGO/ EGE BAMYASI (Mute)



“Nei vostri dischi, piu’ della maggior parte degli altri musicisti, avete catturato lo spirito di un tempo e di un luogo e di un certo tipo di comunita’ musicale, un attitudine, una filosofia. Questo e’ cio’ che amiamo di voi: non e’ stata solo musica”. Lo ha scritto, a proposito dei Can, Brian Eno. I loro primi quattro dischi, ora ristampati da Mute con nuove esaustive note di copertina sono inseparabili dal contesto, sociale ancor piu’ che musicale, nel quale sono stati concepiti (Germania, 1968-72). I Can arrivavano al rock da mondi sonori lontani (Stockhausen per la precisione), portando con se’ rifiuto delle convenzioni e orgoglio della propria diversita. Influenzarono tutto cio’ che di interessante successe dopo di loro (Public Image, Talking Heads, Joy Division, Stone Roses, Einsturzende Neubauten, Sonic Youth li hanno citati come una fonte di ispirazione). Ristampe fondamentali.

PS: per i primers, da dove iniziare? Da “Tago mago” se volete partire con il capolavoro dei Can. Da “Monster movie” (forse il piu’ “semplice” dei 4 dischi, per quanto semplice non sia) se volete ripercorrere la storia dall’inizio. Da “Soundtracks” se volete rimanere affascinati per sempre dal suono infinito come il cielo di “Mother sky”. Lascerei per ultimo, pure gusto personale, “Ege bamyasi”, disco elegante e compiuto, ma almeno per me il meno emozionante dei 4.

Per ragioni generazionali non so cosa potesse voler dire scoprire questi dischi (e “White light/ white heat” e “The piper at the gate of dawn” e altri) quando uscirono, in piena rivoluzione di valori, alla fine degli anni ’60. Credo sarebbe stata un’esperienza potentissima, indimenticabile. Se ho un dispiacere, oltre al fatto di essere figlio unico, e’ quello di non essere nato 15 anni prima, per poter vivere quegli anni.

mercoledì 24 novembre 2004

Mercoledi' 24 Novembre 2004: chiudere Morini

Questo e' un post piu' lungo degli altri, perche' contiene un comunicato che ho trovato stamattina nella mia posta, e che condivido completamente.

Il comunicato, scritto dall'animalista Massimo Tettamanti, riguarda le cariche della polizia alla manifestazione organizzata Sabato da "Chiudere Morini". Eccolo, se volete leggetelo. Seguono le mie considerazioni (che si capiscono solo dopo aver letto il comunicato).

***

"FOCUS SU MORINI - commento personale
di Massimo Tettamanti

Questa è una pubblica lettera di scuse.
Mi spiego.
La situazione attuale dell'allevamento è la seguente: Morini puo' tornare a vendere cani alla vivisezione, la provincia di reggio vuole vietare ogni forma di presidio o manifestazione e 50 manifestanti sabato sono stati feriti fisicamente (e molti altri "solo" psicologicamente) per la assurda e spietata carica della polizia. L'unica speranza che restava a livello giuridico era la battaglia legale tra il sindaco di san polo e la soprani, proprietaria dell'allevamento ma, anche questa è stata persa perchè, da una settimana, l'asl aveva preso posizione a favore di morini tagliando quasi ogni arma al sindaco. Il messaggio che ho fatto girare dove dicevo che in seguito alla situazione creatasi il sindaco aveva ridato la licenza ha dato l'idea che fosse a causa di quello che è successo sabato (io stesso lo pensavo) ma questo non è vero e mi scuso per aver dato questa idea ... comunque fosse andata, il sindaco avrebbe ridato il permesso in tempi brevi. ma non è di questo che volevo scusarmi, questa è solo stata una notizia che ho saputo, fatto girare, ... forse avrei dovuto aspettare e avere maggiori informazioni ma, al momento, mi sembrava la cosa migliore da fare. Il problema è un altro: il problema è che non ho fatto la mia parte per fermare l'infiltrazione politica anarcoide all'interno del movimento per gli animali. Io sabato non c'ero, non ero gradito agli anarcoidi e non sono andato, ma numerose testimonianze dicono che, dopo aver pubblicamente vietato l'ingresso a gruppi definendoli fascisti (100% animalisti, tanto per dire le cose come stanno): era presente uno striscione dichiaratamente comunista, al megafono i manifestanti e altri venivano chiamati "compagni", scritte e slogan inneggianti Nassirya si sprecavano, è stato diffuso un volantino vergognoso contro agireora dal titolo "con ogni culo necessario" che, forse, prendeva in giro il motto a me molto caro di "con ogni mezzo necessario". Poi c'è stata la sassaiola (che alcuni dicono essere stata fatta da poliziotti infiltrati) ma, in tutti i casi, la reazione della polizia è stata assurdamente sovradimensionata rispetto all'effettiva provocazione e sicuramente pianificata in anticipo.

Ci sono ancora varie cose che si possono fare ora per fare chiudere morini, ne dico alcune che mi vengono in mente in frettissima ma sono solo esempi, non vuole essere una lista esaustiva:
- metodi di azione diretta (ma qui bisogna vedere anche se la provincia bloccherà presidi e manifestazioni e decidere di conseguenza)
- legge regionale: crollata la legge che vietava vendita e utilizzo di cani e gatti per la vivisezione c'è la possibilità di ottenere in tempi brevi una nuova proposta che vieta solo la vendita (praticamente una legge specifica per tagliare il principale reddito di morini) lav e oipa stanno lavorando ottimamente e hanno raccolto una valanga di firme di emiliani in pochi mesi
- legge nazionale: la revisione della legge 116 potrebbe portare a una modernizzazione delle strutture e un allevamento non specifico come Morini potrebbe essere tagliato fuori dal mercato
- riprendere il contatto con la gente di san polo che, per un motivo o per l'altro, puo' essere interessata alla chiusura di morini (ricordatevi che ora il terreno dell'allevamento è diventato edificabile).
- vorrei anche aggiungere qualcosa su eventuali nuove liberazioni ALF ma, dato che mi sento in difetto e che questa è una lettera di scuse, non mi sento neanche degno di parlare di questi eroi.

Il problema è che alcune di queste cose non possono essere fatte se il movimento per gli animali viene identificato politicamente mentre TUTTE possono essere fatte da un movimento NON schierato ideologicamente. qui non è questione di essere di destra o di sinistra ma il fatto che, il movimento, nel suo complesso, non venga identificato politicamente, le idee personali sono importanti ma, mi spiace, NON sono la priorità 1 quando ci sono animali in gioco. Non me la prendo con chi ha in questi mesi
- boicottato il veg-festival (ma si, cosa me ne frega, il festival è andato benissimo lo stesso ...)
- boicottato il progetto vitaDaTopi (ma si, cosa ce me frega, il progetto comunque era troppo piccolo e doveva già convogliare in qualcosa di piu' grosso ...)
- boicottato l'associazione 100%animalisti (ma si, cosa me ne me frega, vedo che hanno le spalle larghe e si sanno difendere benissimo da soli...)
- boicottato la manifestazione ATRA-AgireOra di Ginevra (ma si, cosa ce ne frega, è andata benissimo lo stesso ...)
- insultato piu' volte il network AgireOra che ha sostenuto piu' di chiunque altro le loro campagne (ma si, cosa me ne frega, l'importante è fare pressione sugli aguzzini ...) ecc.

non la prendo con loro, sono le loro idee e legittimamente possono cercare di imporle ... me la prendo prima di tutto con me per non aver reagito per fermare quella che, partita come una presa di posizione di alcuni anonimi, è diventata l'immagine che sabato, nella piu' importante manifestazione "ufficialmente" contro morini, il movimento per gli animali ha dato di se stesso. è stato un errore, grave. non ci sono scusanti per chi non si è attivato per fermare questa deriva verso la politicizzazione. Avrei dovuto chiedere con forza a tutti coloro con cui collaboro di NON appoggiare una manifestazione politica travestita da animalista o forse, al contrario, avrei dovuto andare, chiedendo un aiuto ai pochi che che hanno le palle per farlo, a dare tanti calci in culo a chi si autodelega il diritto morale di decidere chi è animalista e chi non lo è. calci in culo a chi, affibiando la parola fascista a chiunque sia diverso da loro, dimostra solo la propria intolleranza dittatoriale. calci in culo a chi proibisce l'ingresso ad alcuni e permette l'ingresso a chi mangia hamburgher, scatolette di tonno e veste giacconi di pelle (o si vieta l'ingresso a tutti i "non" perfetti e quindi non puo' partecipare nessuno - oppure si apre la manifestazione a tutti coloro che vogliono la chiusura di morini, ogni via di mezzo è soggettiva e imporla è dittatoriale).

la scelta di fare politica non solo animalista è legittima e tutti sono liberi di organizzare manifestazioni politiche ma, per favore, non permettetevi mai piu' di decidere a priori chi è animalista da chi non lo è. Ma quello che gli anarcoidi hanno fatto è legittimo, è la loro idea, va bene cosi' ... è vergognoso avergli lasciato la possibilità di decidere l'immagine da dare "al di fuori"!!! Li chiamo anarcoidi perchè ho troppo rispetto del pensiero anarchico per chiamare anarchici persone intolleranti, giudici e censori. ma questo è un mea culpa perchè il loro riuscito tentativo è, ripeto, legittimo ma, a mio parere assolutamente dannoso e controproducente per gli animali, mia priorità 1, prima di tutto il resto, prima delle mie stesse idee politiche (forti, radicate ma sconosciute a tutti e tali devono restare).

questo è un mea culpa perchè ho sottovalutato il problema, perchè non mi aspettavo una manifestazione sabato COSI' tanto politica (non mi interessa se di destra o di sinistra, era comunque vergognosamente schierata, destra o sinistra chi se ne frega, era vergognosa e basta), perchè ho lasciato correre tante cose quando invece bisognava prendere posizione PRIMA e non DOPO il disastro di sabato.

Ora ci saranno le denuncie e tutto quello che normalmente segue ma, in tutti i casi, la carica della polizia è stata totalmente al di la di ogni eventuale possibile provocazione. era organizzata, spietata, programmata.

a chi faceva comodo? (oltre ovviamente alla soprani)
chi ha già da qualche tempo deciso che queste manifestazioni dovevano chiudere? chi ci ricava a fare vedere i manifestanti come un gruppo violento e politicizzato? parere mio personalissimo: la maggioranza della provincia di reggio che ha visto casualmente "confermate" le preoccupazione di violenze ecc. Ora, per quanto sentendomi parzialmente colpevole di non aver pestato io alcuni anarcoidi PRIMA che un sacco di gente innocente ci andasse di mezzo, lancio una accusa. Oltre alla soprani, colpevole di suo, i tre capigruppo:

William Marastoni - Comunisti Italiani (unico membro)
Maino Marchi - Capogruppo DS
Luigi Fioroni - Capogruppo Margherita
( w.marastoni@mbox.provincia.re.it; m.marchi@mbox.provincia.re.it; l.fioroni@mbox.provincia.re.it )


sono coloro che maggiormente avevano da ricavarci.
io accuso, in base a una personalissima analisi della situazione, i tre suddetti di essere i mandanti "morali" del selvaggio e brutale pestaggio. sono gli unici che ci hanno guadagnato tanto, che hanno avuto "conferma" dei loro timori, che hanno ottenuto cio' che volevano. devono pagare, e pagare pesantemente, sia loro sia tutte le forze dell'ordine che c'erano e che hanno, come i custodi dei lager e dei gulag, "soltanto" obbedito agli ordini con quella cattiveria gratuita che solo l'uomo, specie animale degenere e degenerata, possiede.

Altri recapiti:
Democratici di Sinistra di Reggio Emilia:
fax 0522-320200
tel: 0522-303005, 0522-304272, 0522-791107

Comunisti Italiani di Reggio Emilia: 0522-330113


E' ora di tornare a dare priorità 1 assoluta agli animali e non alle ideologie.

non so se, con questo messaggio, interpreto il pensiero anche di "altri" e, se si, parlo anche per questi "altri": a chi considera l'ideologia piu' importante della salvezza e della liberazione degli animali auguro buon viaggio, buon viaggio verso l'autoghettizzazione e il fallimento. ricordando De Andrè ... il nostro viaggio porta un pò piu' lontano.

massimo tettamanti

P.S. per 100%animalisti: sono contento di condividere con voi la priorita' 1 - salvare animali e lottare contro i loro aguzzini".

***

Ho 39 anni e ho manifestato molte volte. Tutte le volte che ho ritenuto valida la ragione per manifestare ho aderito e sono sceso in strada, civilmente, con cartelli e megafono. Ma c'e' una cosa che non ho mai fatto: assumere comportamenti violenti, distruggere, fare casino per il gusto di fare casino. E invece molte volte mi e' capitato, purtroppo (e lo devo dire: quasi esclusivamente in Italia), di trovarmi in mezzo a idioti, bulletti, provocatori ignoranti, modaioli da centri sociali, che sfoggiando magliette di Che Guevara comprate con i soldi del papi e della mami hanno usato le manifestazioni, organizzate laboriosamente da altri, per i loro schifosi comodi. Divertirsi, mettersi in mostra, provocare reazioni che, inevitabilmente, portano a repressioni violente. Delle quali poi a fare le spese sono tutti gli altri e, soprattutto, la causa per la quale si manifesta.

Il mio compagno di manifestazioni e' il mio amico (per me piu' di un fratello) Rocco. Insieme abbiamo manifestato per molte cause, a volte mischiandoci alla folla, altre volte facendo azioni dirette (teatrali magari, ma mai violente).

Non potro' mai, mai dimenticare il suo sguardo disperato alle manifestazioni contro il G8 di Genova, quando tutto stava degenerando e abbiamo trovato ospitalita' in un appartamento, mentre scappavamo dalle cariche. Io ero ancora concitato e non comprendevo, ma Rocco aveva gia' capito in che trappola eravamo caduti. Per colpa dei soliti provocatori. Chiamiamoli Black Block, chiamiamoli anarcoidi come fa Massimo. Queste persone non provano passione per la causa per la quale tanti altri scendono in strada pacificamente. Scendono in strada per i propri personali porci interessi, che non hanno nulla a che vedere con la manifestazione. Li avevamo incontrati la mattina, partendo dalla stazione Garibaldi in treno. Ora faro' la figura del vecchio un po' rimbambito, ma vedete, io credo che la rivoluzione inizi nella propria testa e nei comportamenti quotidiani. Un anarchico che beve la Coca-Cola, mangia carne, fuma le Marlboro per me e' un cretino. Punto. E' uno che non ha capito niente, niente. I Black Block da centri sociali che Rocco e io abbiamo incontrato quel giorno (prima di cambiare vagone schifati) buttavano allegramente rifiuti dal finestrino e sapete perche' lo facevano? Beh, certo, perche' loro erano anarchici, ribelli. Sicuramente, bastava guardarli in faccia, con i soldi della mamma nel portafoglio. Che schifo.

Ce ne andammo Rocco e io. Finimmo a Boccadasse, nel silenzio, a riflettere e pregare. Pregare per la pace, pregare anche perche' quei cretini non provocassero danni, pregare perche' tutti se ne tornassero sani e salvi, anche gli anarcoidi, anche i provocatori.

A S. Polo, Sabato, e' successo ancora. Un gruppo di estremisti ha provocato, ancora una volta, scontri. Su un tema delicato, come quello del diritto a una vita decente per tutte le creature. Un tema certamente piu' buddista che anarchico, che ha a che fare con la compassione, non con la prevaricazione. Hanno tirato sassi contro la polizia, cioe' contro lavoratori (anche se e' un lavoro quello del pulotto che ha risvolti violenti che non posso condividere). Il risultato? Morini puo' riprendere a vendere cani alla vivisezione. Il sindaco di S. Polo e' piu' debole nella sua battaglia contro la rivoltante Soprani. La popolazione di S. Polo ormai e' schierata contro noi animalisti (si sa no? La maggior parte delle persone vuole vivere la sua vita tranquillamente, guardando le sue porcate in televisione, andando alla partita la domenica, lavando la macchina per fare bella figura, ecc.).

A perdere sono stati: i cani che verranno venduti per essere torturati (per provare qualche belletto: ci sono ancora gli idioti che comprano cosmetici non cruelty free e purtroppo sono tanti); le persone (alcune in sedia a rotelle, con stampelle, ecc.) che sono andate per manifestare pacificamente su una causa nella quale credono e sono tornate a casa con un po' di ematomi; il diritto a manifestare pacificamente in futuro (vedete sopra nella mail di Massimo).

A vincere e' stata la Soprani, che ora puo' fare quello che vuole.

Complimenti.

lunedì 22 novembre 2004

Lunedi' 22 Novembre 2004: "Let's get into trouble!"

Da un po' di tempo volevo scrivere questo post. Da quando Marco mi ha detto che una sera, uscendo con Aimee, lei ha pronunciato questa frase meravigliosa. Che mi ronza in testa da allora e che ha trovato spazio nella mia mente dalle parti di "Perform random kindness and senseless acts of beauty".

Ci vuole un po' di coraggio all'inizio, ma e' un modo bellissimo di vivere.

Lunedi' 22 Novembre 2004: Kings Of Leon

AHA SHAKE HEARTBREAK (Hand Me Down).



Il nuovo Kings Of Leon segue il successo davvero imprevisto dell’esordio “Youth and Young Manhood” (mezzo milione di copie nel Regno Unito) e diciotto mesi di ininterrotto tour. Il loro suono non e’ cambiato: southern rock suonato con urgenza punk. La versione rurale degli Strokes, li si potrebbe definire, capace anche di rievocare il post-punk di Seattle. E tutto il suo immaginario fatto di Fender, Super-fuzz, amplificatori Marshall, Levi’s anni ’70 e camicie di flanella. Il quartetto di Nashville racconta scontate, misogine storie di groupies (“madri che cercano oro, troppo per i ragazzi poveri”) e bellezze in jeans “con facce da motel”. Se pero’ si prendono le distanze dai testi spazzatura, quello che rimane e’ un suono rock-blues rivisitato e reso attuale (“Pistols of fire”, “The bucket”, “Four kicks”). Non male anche le tracce meno concitate (“Milk”, “Day old blues”).

Lunedi' 22 Novembre 2004: Soft Pink Truth

DO YOU WANT NEW WAVE OR DO YOU WANT THE SOFT PINK TRUTH? (Accidental/ Wide)

Drew Daniels e’ una meta’ del duo elettronico californiano Matmos. In questa seconda puntata della sua saga solista chiamata Soft Pink Truth ritorna alle sue radici, quando a 15-16 anni suonava in gruppi punk e pubblicava una fanzine. Lo fa alla luce delle sue successive esperienze musicali. Immortali anthem punk di Crass, Minor Threat e Angry Samoans (tra gli altri) vengono sbriciolati in frammenti di suono techno, house, acid e dub. L’effetto e’ devastante. Momenti indimenticabili del disco: “Do they owe us a living” (Crass) trasformata in una litania fetish recitata da Vickie Bennett (People Like Us); “In school” (Die Kreuzen) completamente riprocessata con campionamenti (come forse l’avrebbe suonata Solex); “Media friend/ Vampire state building” (Rudimentary Peni) versione riempipista; “Real shocks” (Swell Maps) che sembra rifatta da Lee Perry. A real shock, appunto.

giovedì 18 novembre 2004

Giovedi' 18 Novembre 2004: Prospettive Musicali



On the road again, per la precisione a Chicago. Scrivo dal 43esimo piano dell'Equity Building, 161 North Clark. Vista mozzafiato sul lago Michigan e sulla skyline. Alla fine devo ammetterlo: sono davvero fortunato, la vita mi da' sempre piu' di quello che merito.

Approfitto di essere online per copiare la playlist di Prospettive Musicali andata in onda il 14 Novembre:

1) BONNIE "PRINCE" BILLY Sings greatest Palace music (Drag City, 2004) (http://www.dragcity.com/bands/bonnie.html). L'avro' ascoltato 1000 volte tra Marzo e Aprile. "When you have no one, no one can hurt you"...

2) BONNIE "PRINCE" BILLY Ease down the road (Drag City, 2001) (http://www.dragcity.com/bands/bonnie.html). Copertina meravigliosa. Non ricordo che brano ho proposto (ammetto di aver registrato la puntata 6 mesi fa), ma qualsiasi abbia scelto sono sicuro che e' un capolavoro, come tutto il disco.

3) BONNIE "PRINCE" BILLY I see a darkness (Drag City, 1999) (http://www.dragcity.com/bands/bonnie.html). Quando avvelenarono il mio amato pastore maremmano Betty non riuscivo ad ascoltare altro. Il cane trovatello che sostitui' Betty non poteva che chiamarsi Billy, in onore di questo disco.

4) WILL OLDHAM Joya (Drag City, 1998) (http://users.bart.nl/~ljmeijer/oldham/). Non il disco migliore di Will Oldham, ma pur sempre un album rispettabile.

5) WILL OLDHAM Western music (Acuarela, 1997) (http://users.bart.nl/~ljmeijer/oldham/). Cercate questo EP, uscito per una piccola etichetta indipendente spagnola. L'harmonium e' suonato da David Grubbs. Meravigliosa la foto di copertina (o del retro, non ricordo piu': quella con la piscina di notte)

6) JIM O'ROURKE Bad timing (Drag City, 1997) (http://tisue.net/orourke/). Un classico di Tropici e Meridiani e di Prospettive Musicali. John Fahey revisited, registrato a poche miglia da dove sto scrivendo (Jim viveva a Logan Square prima di trasferirsi a New York City).

Da un ufficio qui vicino una mia collega ha appena finito una telefonata dicendo "I love you" e mi sembra un bel modo per chiudere anche questo post.

giovedì 11 novembre 2004

Giovedi' 11 Novembre 2004: "Sweet Jane"

Sono sceso a prendere dei noodles con le verdure prima. Li ho ordinati e poi mi sono messo in piedi in un angolo a leggere l'Independent di oggi. A un certo punto si e' aperta la porta della cucina e sono arrivati i miei noodles, accompagnati dalle note di "Sweet Jane", nella versione dei Cowboy Junkies.

Sono stati solo pochi secondi, ma in quei secondi mi sono venute in mente tante cose del mio passato, tanti momenti, molto felici e molto tristi, ma tutti molto dolci, come quella versione meravigliosa che ancora adesso mi risuona nell'anima.

Giovedi' 11 Novembre 2004: Istituto Culturale Francese

Il mio blog ha compiuto un mese un paio di giorni fa e gia' sta assumendo sembianze sue che non potevo prevedere. Sta diventando in effetti qualcosa di molto diverso dalla versione radiofonica di "London Calling".

A proposito di radio, segnalo che da domani iniziera' una nuova rubrica settimanale che curero' per Zagora' (il Venerdi' su Radio Popolare, 107.6, o per collegarsi online: www.radiopopolare.it). Zagora', quotidiano di approfondimenti culturali, va in onda alle 12.05 e la mia rubrica non so ancora a che ora sara' collocata (sara' comunque sempre di Venerdi'). Si parlera' di musica e la prima puntata sara' dedicata a Devendra Banhart.

Dette tutte queste cose, per recuperare lo spirito della versione radiofonica di "London Calling" vorrei segnalare un luogo di Londra che amo particolarmente, l'Istituto Culturale Francese.

Ci sono aspetti dell'inglesita' con i quali non entro facilmente in relazione, come ho gia' detto anche in radio. Per esempio il pub, luogo culto per gli Inglesi, mi annoia moltissimo. Forse perche' detesto il chiasso, le atmosfere fumose e, soprattutto, perche' sono astemio e della birra mi da' fastidio persino l'odore. Cosi', quando l'inglesita' mi diventa proprio insopportabile, vado volentieri a fare un giretto all'Istituto Francese.

L'Istituto e' in South Kensington, Queensbury Place, in un vecchio edificio che secondo me ha una sua personalita' (anche se non lo definirei proprio "impressive"). Amo moltissimo il cinema al primo piano, forse perche' ci andavo spesso i primi tempi che stavo a Londra. Ora l'hanno restaurato, hanno cambiato il proiettore, ecc. Ma andare a vedere un film francese al Cine Lumiere (cosi' si chiama la sala) resta un'esperienza piuttosto unica. Saranno anche piccoli particolari, ma il fatto di venire salutati in francese, di sentirsi dire, a Londra, "merci becaup" invece di "thank you" a me piace molto.

Il pubblico e' di solito interessante. I frequentatori dell'Istituto vanno spesso a vedere film per conto loro, al massimo in coppia. Prima della proiezione leggono in silenzio libri francesi (magari presi dalla biblioteca di fianco al cinema) e "Le Monde".

La qualita' dei film e' sempre altissima. Martedi' sono andato a vedere "Comme une image" di Agnes Jaoui, che in Italia e' uscito col titolo "Cosi' fan tutti". E' un film che parla della vita, delle contraddizioni che tutti viviamo, del nostro rapporto con il successo, della nostra ossessione con l'aspetto del nostro corpo. Da vedere assolutamente. Come direbbe il mio amico Enrico, "piu' realista del re" (Enrico lo dice di me in effetti...). La sensazione e' quella di vedere scorrere sullo schermo le nostre nevrosi quotidiane, le nostre paure, le nostre piccole manie. Si esce dal film con molte domande, il che e' sempre positivo.

Per finire, consiglio di non arrivare all'ultimo momento, appena prima del film, ma di starsene almeno mezz'ora a leggere quotidiani francesi e ad ascoltare la migliore musica francese dai lettori CD con cuffie al piano terra.

http://www.institut-francais.org.uk/general/actu.php

mercoledì 10 novembre 2004

Mercoledi' 10 Novembre 2004: "Senza perdere la tenerezza".

E' il titolo di una biografia del Che scritta da Paco Taibo II. Ed e' una bella espressione in se'. Credo che la tenerezza sia una delle qualita' principali di una persona e credo che oggi sia piu' importante che mai.

Mercoledi' 10 Novembre 2004: 3g.

Ho ordinato una scheda 3g, di quelle che permettono di collegarsi in rete un po' da ovunque: parchi, caffe', eccetera. Questo mi permettera' di scrivere il mio blog proprio quando ho un'idea in mente, senza dovere aspettare.

Segnalo a tutti quelli come me che capiscono poco di tecnologia il bellissimo inserto "Pensieri e parole", in edicola Sabato scorso con il Manifesto. Affronta l'information technology da un punto di vista filosofico. Mi ha molto colpito per esempio l'osservazione che proprio attraverso tecnologie come le schede 3g la distinzione tra mondo reale e realta' virtuale viene a stemperarsi. Molto bello l'articolo sul networking sociale. Spero che il supplemento sia ancora disponibile, perche' non lo trovo in rete (la qual cosa dimostra ancora di piu' la complementarieta' tra le due realta').

Mercoledi' 10 Novembre 2004: incertezza.

Secondo i Celti, ognuno di noi e' associato a un albero, che dipende dalla data di nascita. Il mio albero sarebbe il pioppo. La mia personalita' sarebbe la seguente:

"L'Incertezza.
È una persona con un alto senso dell'estetica, non
molto sicura di sé stessa, coraggiosa solo se è
necessario, necessita circondarsi di un ambiente
gradevole, molto selettiva, a volte solitaria, molto
entusiasta, di natura artistica, buona organizzatrice,
cerca di imparare attraverso la filosofia, fidato in
qualunque situazione, assume molto seriamente le
relazioni".

Non credo a queste cose di solito, ma questa descrizione mi corrisponde molto.

martedì 9 novembre 2004

Martedi' 9 Novembre 2004: "Nino rojo"

DEVENDRA BANHART (Young God)



Il 2004 si dovra’ ricordare per una manciata di dischi che guardano al passato ri-interpretandolo. L’album country di Bonnie ‘Prince’ Billy, gli arpeggi di Joanna Newsom, la folktronica di Juana Molina, le floreali ballate di Sufjan Stevens. E, soprattutto, i due dischi pubblicati quest’anno da Devendra Banhart, giovane cantautore texano scoperto da Michael Gira. Rispetto a “Rejoicing in the hands”, “Nino Rojo” presenta arrangiamenti un po’ piu’ complessi (gli ottoni di “We all know”, il piano e le percussioni di “Noah” e “Be kind”). A prevalere, pero', sono ballate folk registrate con una semplice chitarra acustica, come se nessuno stesse ascoltando. Ballate che ricordano Woody Guthrie e Fred Neil, Nick Drake e Tim Buckley, Billie Holiday e John Fahey. Racconta sentimenti e favole piene di animali Devendra. Entrate fiduciosi nel suo mondo e preparatevi a sognare.

giovedì 4 novembre 2004

Venerdi' 5 Novembre 2004: disperazione

Ho cercato in questi giorni di scrivere un post sulla rielezione del criminale internazionale George Bush a capo della superpotenza che sta portando il pianeta alla catastrofe. Purtroppo non ci riesco. Di solito quando scrivo qualcosa mi faccio venire delle idee, le riordino e provo a esprimerle. Questa volta non ce la faccio a dare un'ordine ai miei pensieri. Provo in questi giorni una disperazione, un'angoscia che non mi danno pace e mi sovrastano. Non riesco piu' a sorridere, non riesco piu' a distrarmi. Non riesco a trovare le parole per esprimere quello che provo, e sto sempre peggio.

martedì 2 novembre 2004

Martedi' 2 Novembre: "Variations"/ "Threnody"

E’ mattina e ho appena preparato la borsa con quello che mi serve per un paio di giorni fuori Londra. Nel mio stereo Tom Waits sta salmodiando “Day after tomorrow”.

Ripenso a quello che ho visto Domenica al National Film Theatre. Immagini di lancinante bellezza. Silenzio. Un’ode alla lentezza del vivere. Ha detto Nathaniel Dorsky commentando i suoi corti presentati Domenica: “Sono figlio unico. Per me la complessita’ della realta’ e’ eccessiva, disturbante, caotica. Con i miei filmcerco di rappresentare l’essenza delle cose”. Raggiungere l’essenza, il senso ultimo. Non a caso la lecture tenuta dal regista, dopo la proiezione di “Variations” (realizzato tra il 1992 e il 1998) e “Threnody” (2004), si intitolava “Devotional cinema”. Cinema come atto di devozione. Verso la natura, verso il divino. C’era tutto quel silenzio che circondava le immagini. Non siamo piu’ abituati a stare immersi nel silenzio, in una sala buia. E’ un’esperienza bellissima, spirituale.

E poi quelle immagini, di neve e riflessi della luce nell’acqua, pioggia silenziosa e alberi d’Autunno, mare all’alba e foglie mosse dal vento. Non serve alcuna struttura narrativa, nessun suono. Solo la danza dei fotogrammi che parla alla nostra anima, senza mediazioni.

Dedico questo post a Miki, senza la quale le cose che ho scritto non le scriverei mai.

http://www.lff.org.uk/events_details.php?EventID=43

lunedì 1 novembre 2004

Lunedi' I Novembre 2004: Elliott Smith

FROM A BASEMENT ON THE HILL (Domino)



“Le mie canzoni non mi sembrano tristi… Quando vedo un film che mi commuove, ad esempio, generalmente e’ un’esperienza triste, ma contemporaneamente felice”. Parola di Elliott Smith. “From a basement on the hill”, il testamento di questo sfortunato cantastorie della Costa Ovest, e’ un disco di atmosfere agro dolci. Realta’ filtrata attraverso un caleidoscopio psichedelico. Canzoni che sanno regalarci momenti di commozione, nelle quali l’angoscia esistenziale e la richiesta di aiuto dei testi si stemperano in suoni che devono molto a Brian Wilson, Lennon/ McCartney, Alex Chilton. Folk-pop prezioso come in “Pretty (ugly before)” o “A passing feeling” (“E’ incredibile quanto aiuto ho bisogno soltanto per esistere”). Storie di angeli in fuga da tutto, sotto i cieli della provincia americana. Cosa sarebbe stato questo disco se avesse avuto il tempo per completarlo?

PS: Elliott lo conobbi anni fa per caso, prendendo un ascensore. La porta si apri’ e c'era questo ragazzo gentile, che mi saluto’ con un sorriso. Lo riconobbi immediatamente e non solo perche’ aveva una chitarra (con l’adesivo di Kill Rock Stars). Scambiammo alcune parole in ascensore e poi nella hall dell’albergo nel quale stavamo tutti e due, prima di andare via, presi dai rispettivi impegni. Avrei voluto, avrei dovuto, conoscerlo meglio.