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martedì 8 aprile 2008

Che fare, anno primo numero 2


Aprile

8:
A SILVER MT. ZION, Scala

7 -12:
SOUNDS LIKE MUSIC, Glasgow (stagione di concerti con lavori di Harvey, Xenakis, Stockhausen, Boulez)

10:
A HAWK AND A HACKSAW, Hammersmith Apollo

10:
LALO SCHIFRIN & LONDON SYMPHONY ORCHESTRA, Barbican

10 - 12:
ENTITY, Sadler's Wells (balletto con musica di Nico Muhly e Jon Hopkins)

14, 17, 20:
BJORK, Hammersmith Apollo

16:
LONDON SINFONIETTA, Queen Elizabeth Hall

17:
BALANESCU QUARTET, Union Chapel

18 -28:
ETHER, South Bank (festival con Current 93, Marc Almond, Baby Dee, Pere Ubu)

19:
FLOWER - CORSANO DUO, St. Giles in the Fields

23:
OLD TIME RELIJUN + MAGIC MARKERS + EVANGELISTA, Cargo

30/ 4 – 3/5:
LAURIE ANDERSON, Barbican

Maggio

1:
BALANESCU QUARTET, Oxford North Wall

3:
BETWEEN CATEGORIES: MUSIC, SOUND AND THE MOVING IMAGE, Chelsea College of Art & Design Lecture Theatre (seminario sul rapporto tra musica e cinema)

6:
NEW NOISE, Purcell Room

7:
SEBADOH, Koko

7 – 9:
NICK CAVE & THE BAD SEEDS, Hammersmith Apollo

8 - 12:
ATMOSPHERES 2, Museum of Garden History (festival di suoni della natura, con Christian Fennesz, Philip Jeck, Robert Hampson)

9 - 10:
FRAGMENTS OF VENICE, Royal Festival Hall (festival dedicato a Luigi Nono)

10:
SONIC RECYCLER, Brentford Watermans Art Centre (festival con David Toop, Sean O’Hagan, Laetitia Sadier, ecc.)

12:
HOWLIN RAIN + MEAT PUPPETS + WOODEN SHJIPS, Scala

13:
ALEXANDER HAWKINS ENSEMBLE, Vortex

18 – 19:
SWEDISH OUTSIDERS, in giro per la citta’ (festival con Mats Gustafsson + Evan Parker, nuovo cinema indipendente scandinavo, ecc.)

23:
PUBLIC ENEMY Brixton Academy

24:
RICHARD THOMPSON, Royal Festival Hall

Giugno

5:
VETIVER, St. Giles in the Fields

5:
STEPHEN MALKMUS & THE JICKS, Shepherd’s Bush Empire

12:
WAITING FOR THE BARBARIANS, Barbican (prima esecuzione in Gran Bretagna di un’opera di Philip Glass)

13 – 19:
SOUNDWAVES, Brighton (festival con esecuzione di lavori di Terry Riley, John Cage, Arvo Part, ecc.)

29:
PENTANGLE, Royal Festival Hall

30:
LOU REED, Royal Albert Hall

Luglio

11 - 13:
SUPERSONIC, Birmingham Custard Factory (festival con Wooden Shjips, Battles, Guapo).

21 Comments:

Anonymous Marco Reina said...

Strepitosa la foto che illustra il calendario dei concerti!

Comunque, per sceglierne volutamente uno solo, sicuramente il 12 maggio Howlin' Rain, Meat Puppets e Wooden Shijps!

La vera alt.America a King's Cross.

martedì, 08 aprile, 2008

 
Blogger Fabio said...

Ne ho gia' una in serbo per il numero 3 che vedrai!

Quelli piu' ghiotti direi che sono quello che indichi, Vetiver in chiesa e Lou che rifa' Berlin.

Ma ad avere illimitate energie e risorse, direi che farei tutto quello che c'e' nel calendarietto.

martedì, 08 aprile, 2008

 
Anonymous Andre said...

Nick Cave e Lou Reed mi sembra un bel binomio... :)

mercoledì, 09 aprile, 2008

 
Anonymous Anonimo said...

Ma l'opera di Philip Glass non è di qualche anno fa? Q.

mercoledì, 09 aprile, 2008

 
Anonymous Anonimo said...

..se in questo periodo il mio portasoldi non avesse le ragnatele,
punterei sul Balanescu quartet
Public Enemy e Pentangle
..ma ora che rileggo mi sento un po' nostalgico
hrudi v. bakshi

mercoledì, 09 aprile, 2008

 
Anonymous Anonimo said...

Ho letto peste & corna di Lou Lou che rifà Berlin. Però, la voglia di testare con mano non mi è venuta, e frnacamente questo autorileggersi degli artisti rock comincia a darmi un tot sui nervi.
Come le reunion, pure gli SLint che manco fossero dei Deep Purple.
I gruppi van colti nel momento storico che li ha generati, il resto è nostalgia canaglia e mosse da gambero.

O no?

the always angry journo JC

mercoledì, 09 aprile, 2008

 
Anonymous Anonimo said...

il mio era un appunto per non aver puntato su novità, nulla di nostalgico.
I balanescu non li piazzerei proprio nel girone del rock
i Public Enemy mi piacerebbe vederli a Brixton
i Pentangle non li ho mai visti

Il Lurido PURTROPPO non lo voglio più vedere ed ascoltare dal vivo!
hrudi v. bakshi

mercoledì, 09 aprile, 2008

 
Anonymous Anonimo said...

io parlavo in generale: ho visto John Renbourn a 50 anni suonati spaccare la schiena all'80% della scena folk attuale, per dire.

il problema è quando i gruppi si ostinano a vivere nel passato. preferisco un disco nuovo fatto alla vecchia da loro, che uno vecchio rifatto alla nuova.
Credo ci sia più "senso".

the reflexive journo JC.

p.s. il 16 giugno andrò a vedere Dylan, per dire, ed è la prmia volta in 38 anni...

mercoledì, 09 aprile, 2008

 
Blogger Fabio said...

Andre -

E a questo proposito, il disco nuovo di Nick Cave e' proprio un gran bel dischetto.

Qohelet -

Preparatissimo, e infatti ho gia' modificato il post: prima esecuzione in Gran Bretagna.

Hrudi vs. Bakshi -

Il Balanescu Quartet e' in giro con la musica per due nuovi video. Io li vado a sentire in una chiesa vicina a casa, dopo aver ascoltato Alexander Balanescu un paio di mesi fa alla Tate con Gavin Bryars. Potrei addirittura seguirli poi fino a Oxford, perche' mi piacciono proprio tanto.

Public Enemy a Brixton devono essere un'esperienza si'. Sui Pentangle, risalgono a un periodo in cui ero decisamente troppo piccolo per considerare un loro concerto come revival. E' musica classica.

Perche' non vuoi piu' vedere Lou Reed?

JC -

Discorso molto molto complesso.

A darmi davvero soddisfazione oggi, 2008, e' l'ascolto di ristampe di capolavori sepolti usciti nel periodo 1965 - 1982. E' un dato di fatto, non posso farci nulla. Apro i pacchi di Amazon e di Other Music e cosa succede? Le cose nuove le ascolto 3 volte, le ristampe girano nel mio lettore per mesi. Non lo decido a priori: succede regolarmente cosi'.

Che si tratti di reggae, tropicalia, musica africana, soul, psychedelia, spiritual jazz, tutto quello che vuoi, mi sto progressivamente facendo l'idea che quel periodo rappresenti l'eta' dell'oro per il tipo di musica che piace a noi. Raramente mi capitano tra le mani dischi brutti, inteso come non sorprendenti.

Tieni anche presente che a molte di queste cose mi accosto per la prima volta in questi anni, dopo una vita passata ad ascoltare prevalentemente espressioni diverse dello stesso rock bianco.

Storicamente, all'inizio degli anni '80 e' successo qualcosa: la musica ha iniziato convolute spirali revivalistiche, e non se ne e' usciti piu'. Ci siamo dentro ancora adesso.

Non riesco a pensare, oggi, a nulla di piu' conservativo della musica cosiddetta indie. Al di la' della musica, e' proprio l'attitudine a essere impietosamente invecchiata, totalmente prevedibile.

Sto parlando della musica che piace a noi, perche' poi in ambito musicale ampio da allora sono successe e continuano a succedere cose (dal doom metal all'elettronica da danza). Ma non sono generi che mi appassionano.

E allora, inevitabilmente, seguo l'istinto: Phil Ranelin e Hal Singer oggi mi sembrano piu' freschi di qualsiasi Arctic Monkeys e del "nuovo" celebrato disco dei bollitissimi (e umanamente simpaticissimi per altro) REM.

Mi sono un po' perso e non sono sicuro di sapere come concludere questo commento, ma insomma, a me sembra che l'assunzione musica del passato = musica vecchia abbia esattamente lo stesso senso di musica del presente = musica nuova. E cioe' nessun senso, per la mia esperienza di ascoltatore.

Dylan dal vivo per me e' stata un'esperienza. Facendo due conti, la prima volta che lo vidi dovevo avere avuto anch'io proprio 38 anni...

mercoledì, 09 aprile, 2008

 
Anonymous Anonimo said...

Fabio,

che dire se non che “I know the feeling”. Sulla scorta di quanto detto da Simon Reynolds , è vero che - da dopo la new wave - la musica si è data a un revival autoconsapevole, diciamo intorno al 1983-84. In UK c’era il pop psych della Creation e in USA il nostro amato Paisley, ed ecco le prove. Il revival c’è sempre stato, così come la fusione di cose tra loro diverse per restituirle come nuove. Da lì in poi la vite gira su sé stessa più velocemente e allarga il diametro, vero.

Ma: dopo aver fatto girare gioiosamente una raccolta della Strut chiamata “Nigeria 70”, con roba che suona già come i Talking Heads di “Remain In Light” ed è coerentisismo tutto ciò; stamani - dopo aver fatto colazione con una raccolta di singoli dei Madness - metto su il nuovo di Thalia Zedek, che è un “qui ed ora” di straziante blues indurito e screziato di indie-noise americano, come degli Afghan Whigs dei tempi lontani ma pure meglio, tra rimbalzi Patti Smith e venature Calexico. Tanta di quella passione a cuore spalancato che non si può restare indifferenti, no.

Da prendere e mettere sul comodino, accanto a “Evangelista” della Bozulich Carla. Sulla costina c’è scritto 2008, e ovviamente non dice nulla di nuovo, ma è meglio senz’altro dei P.i.l.. del dopo “Flowers of Romance”, anche se non c’entra nulla ma nulla.

Come la mettiamo? Diciamo che ci siamo infilati in un ginepraio, di quelli meravigliosi però.
La musica è ancora un mare d’elettriche possibilità e lo resterà sempre, anche se le sue acque migliori sono antiche o provano a esserlo. E un’altra cosa, da ascoltatore a 360°: è il passato che ti dice dove andrai domani, ma non sempre lo ieri ti fa predire come sarà oggi.

The phunky phuturistical journo JC

giovedì, 10 aprile, 2008

 
Blogger Fabio said...

Lucidissima analisi come sempre la tua. Stiamo dicendo cose molto simili.

L'importante e' tenere l'attenzione aperta a 360 gradi (magari 359, escludiamo Pupo, te').

Non ci sono preclusioni di sorta sul presente, nessun atteggiamento del tipo adesso di musica bella non ne esce piu'.

No, semplicemente da ascoltatore se confronto la qualita' del presente con quella di altri periodi storici, mi sembra di poter concludere che oggi la musica e' meno propensa a dire cose nuove e interessanti rispetto al passato. Devi scavare molto per trovare pagliuzze d'oro (come il disco di Thalia Zedek che citi), mentre nell'eta' dell'oro (mi riferivo anc'io all'analisi di Reynolds, dove fa notare che il fenomeno delle ristampe e' tutto sommato recente) le pepite spuntavano ovunque ed erano grandi come patate.

Per essere positivi, non c'e' mai stata una disponibilita' di musica vasta e variegata come oggi. E pero' il meglio che sto scoprendo io, e parlo per esperienza personale senza esprimere giudizi assoluti, arriva dal patrimonio sepolto del passato.

E tutto sommato ti sto parlando da un punto di osservazione privilegiato: se succedesse qualcosa, qui a Londra non lo potrei ignorare anche se volessi.

Poi c'e' un'altra cosa da dire: ne' tu ne' io stiamo facendo riferimento al passato esasperatamente glorificato da Mojo (Rolling Stones, Hendrix, Doors...). Quello lo diamo per scontato.

Infatti, stamattina mentre tu stavi ascoltando Nigeria 70 (che ho rovinato di ascolti), nel mio lettore stavano girando Nigeria disco funk special, una raccolta di singoli funk del periodo 1974 -79, e una ristampa dell'unico album degli Earth, Roots and Water (reggae dal 1977).

Insomma, quello che credo entrambi stiamo facendo in questo periodo e' recuperare gioielli minori del passato, da persone curiose quali siamo sempre state. Aspettando tempi migliori.

giovedì, 10 aprile, 2008

 
Anonymous Anonimo said...

semplicemente perchè gli ultimi 3 o 4 concerti di lou che ho visto per motivi diversi erano veramente al limite dello scadente...tre o quattro possibilità (pagate) mi sembrano più che eque.
se non fosse stato il lurido avrei desistito dopo la seconda...la consorte e lo sciabolatore che si porta sul palco gli sono stati fatali

la bellezza e l'importanza delle cose fatte (nuove o vecchie che siano) rimane. come pure la delusione per gli ultimi concerti visti
hrudi v. bakshi

venerdì, 11 aprile, 2008

 
Blogger Fabio said...

Prometto di raccontare qui entrambi i concerti, sia quello della consorte alla fine di questo mese che quello del marito, a fine Giugno.

L'ultima volta che ho visto Lou sara' stato 2 o 3 anni fa, all'Hammersmith Apollo. Fece i suoi cavalli di battaglia per lo piu'. A me piacque davvero molto. Ma gari stiamo parlando di tour diversi pero'.

venerdì, 11 aprile, 2008

 
Anonymous Anonimo said...

ultimamente pare si sia appassionato perso di Thai-chi.
Da una droga all'altra, eh, Lulù...

the sarcastic JC

venerdì, 11 aprile, 2008

 
Blogger Fabio said...

Un po' me li vedo Loulou e la Lauretta a fare Tai-chi in Central Park pero', tu no?

venerdì, 11 aprile, 2008

 
Anonymous Anonimo said...

Sì: ripensandoci, con Lou ha un senso, perché ti dice cosa fa nella vita mentre fa musica. Una volta erano le siringhe, or ail Thai Chi. Poi scegli tu.

D'altronde l'ha detto lui stesso: growing up in public...

JC on the wylde side

lunedì, 14 aprile, 2008

 
Blogger Fabio said...

Ma non sei col fiato sospeso a sentire gli exit poll?

In ogni caso il maestro di Loulou e Lauretta dev'essere parecchio esoso. Gli stalls per il suo concerto costano la bellezza di quasi 79 pounds (78 e qualcosa con la prevendita).

lunedì, 14 aprile, 2008

 
Anonymous Anonimo said...

no gli exit poll no!

Tanto sapevo già come sarebbe finita. Come questo paese, finito pure lui o quasi.

this is not my home.

JC

martedì, 15 aprile, 2008

 
Blogger Fabio said...

E pero' ti e mi domando: la casa dov'e'? Perche' a me piaceva da qui pensare che esisteva un Paese nel quale due piccoli partiti comunisti erano al governo, e ci sara' anche stata una proliferazione di partiti e partitini, ma questa proliferazione esprimeva una vivacita' politica e culturale peculiare del panorama italiano e tutto sommato apprezzabile.

Qui non e' cosi': e' molto peggio. L'uniformita' e' totale. Stessa cosa vale per gli Stati Uniti. Obama o la Clinton avranno comunque da sottostare ai diktat dei potentati economici.

La specificita' politica italiana a me piaceva molto. Persa quella, non so davvero piu' quale sia la mia casa. E non avere una casa non e' mica bello no?

martedì, 15 aprile, 2008

 
Anonymous Anonimo said...

Wherever I lay my hat (& my turntable + record collection...)

cheer up... :D

JC

mercoledì, 16 aprile, 2008

 
Blogger Fabio said...

Grazie JC. Faccio un po' fatica a cheer up in questi giorni, ma le tue parole aiutano. Forse dovrei comprare un cappello :D

mercoledì, 16 aprile, 2008

 

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