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Osservazioni e ascolti

venerdì 30 ottobre 2009

Ma libera veramente mi piace ancor di piu' perche' libera la mente

Perche' arriva dalla gente. Nel doppio significato, to e from. La radio resta, fortunatamente, un mezzo povero, fatto di musica e parole, emozioni e significati. Con la radio puoi leggere, scrivere e cucinare. A volte, se ti concentri pero' e' meglio. Vi ho gia' citato, vero, quel consiglio che negli anni '30 la BBC recapito' ai suoi ascoltatori, via Radio Times?

Choose your programmes as carefully as you choose which theatre to go to. It is just as important to enjoy yourself in the home as in the theatre.

Listen as carefully at home as you do in a theatre or concert hall. You can't get the best out of a programme if your mind is wandering, or if you are playing bridge or reading, give it your full attention. Try turning out the lights so that your eye is not caught by familiar objects in the room. Your imagination will be twice as vivid.

Paradossalmente, per la mia esperienza di ascoltatore in Italia e qui, se si fa eccezione per le radio di Popolare Network, le radio piu' libere (nell'accezione del buon Finardi, che e' anche la mia e immagino la vostra se siete lettori di Engadina Calling) sono le emittenti periferiche delle reti statali. Sono le Radio 3, della BBC e della RAI, quelle che liberano davvero la mente.

Facendo eccezione per i programmi di Radio Popolare e Popolare Network (dovrei citarne la maggior parte e ne dimenticherei senz'altro qualcuno), i programmi della radio che preferisco (e consiglierei, senonche' probabilmente li ascoltate gia') sono:

1) Battiti, su RAI Radio 3, dal Lunedi' al Venerdi' a mezzanotte. Selezione eclettica di altre musiche, non troppo dissimile da Prospettive Musicali. Recentemente ha inaugurato una serie di concerti che si svolgono all'Auditorium Parco della Musica di Roma e vengono poi trasmessi a una settimana di distanza. Qui trovate i podcast del programma.

2) Fahrenheit, su RAI Radio 3, dal Lunedi' al Venerdi' alle 15. Sottotitolato I libri, le idee. Va in onda in un orario nel quale ho sempre qualche bega di lavoro da districare e lo perdo spesso, ma ho giurato a me stesso che il giorno che vado in pensione i libri dei quali parlano li leggo tutti. Bella la loro pagina, aggiornata in continuazione.

3) File urbani, su RAI Radio 3, il Sabato e la Domenica alle 9.45. L'idea di dedicare ogni puntata a una citta' non sara' originalissima, ma e' sempre sviluppata con competenza ed eclettismo (nella mia visione delle cose una caratteristica essenziale per rendere un programma musicale interessante, non scontato). Se chiudi gli occhi, le citta' le vedi. I podcast li trovate qui.

4) Late Junction, su BBC Radio 3, dal Martedi' al Giovedi' alle 23.15. Late Junction e' il programma migliore della radio, forse di tutti i tempi. E' pressoche' impossibile descrivere Late Junction. Senza Late Junction, Prospettive Musicali certamente non esisterebbe. Lo ascolto religiosamente da quando mi trasferii qui nel 2001, e ha influenzato enormemente non solo i miei ascolti, ma il mio rapporto con la musica, il mio modo di avvicinarmi ad essa. Lo definiscono, sul sito, A laid-back, eclectic mix of world music, ranging from the ancient to the contemporary, ma e' molto di piu'. Apre la mente. Trascende il tempo e lo spazio.

5) Percorsi, su RAI Radio 3, il Sabato e la Domenica alle 10.50. Un UFO. Non ho mai capito cosa sia Percorsi, ma tutte le volte che torno in Italia lo ascolto con curiosita', e non mi delude mai. Sono cicli di trasmissioni su argomenti diversissimi (una volta parlano di giardini, una volta di silenzio, una volta di centri sociali, una volta di poesia), sempre realizzati benissimo. La musica e' scelta con gusto per interrompere il flusso di parole e per farle decantare. Il sito contiene interi cicli di puntate.


[Post scritto ascoltando Radio experiment Rome, February 1981, di Robert Wyatt. Se una radio e' libera, ma libera veramente, invita Wyatt per una settimana, gli mette a disposizione uno studio di registrazione e gli permette di registrare quello che si sente di registrare. Il programma si chiamava Un certo discorso e lo ricordo molto vagamente. Ero troppo piccolo per sentire Radio 3. Le registrazioni di quelle sessioni le ha pubblicate quest'anno RAI Trade. Free form e sperimentali, bellissime. Ci sono pure interpretazioni dell'Internazionale e di un brano di Charlie Parker. E una foto, sul retro copertina, scattata dal mio amico Alessandro].

[PS del 2 Novembre: avrete letto dell'aggressione fascista di ieri mattina alla sede della radio con la quale collaboro. L'unico commento che riesco a esprimere, a parte la solidarieta' ai miei colleghi, appena inviata con una mail al mio direttore e amico Danilo De Biasio, e' che fare una radio libera ma libera veramente e' un lavoro importante, piu' importante che mai in questa Italia nera come la pece].

6 Comments:

Anonymous Anonimo said...

Il tuo lavoro è di ben altro livello, ma leggendoti stavolta ho scoperto anche un paio di simpatiche coincidenze (vedi qui): Finardi e RadioTre evidentemente non piacciono solo a me.
Pino

domenica, 01 novembre, 2009

 
Blogger Fabio said...

Pino il tuo e' un post bellissimo, grazie.

Inserisco immediatamente il tuo blog nella colonnina qui a destra.

Ti verro' spesso a trovare. Un altro mondo possibile, forse passa anche attraverso una discussione di mezz'ora su Luigi Malerba.

lunedì, 02 novembre, 2009

 
Anonymous Anonimo said...

Troppo buono. Non per fare salamelecchi, ma devo dire che il tuo blog è sempre interessante e mi ha fatto scoprire un sacco di cose. Ciao, Pino

lunedì, 02 novembre, 2009

 
Blogger Fabio said...

E' il complimento che apprezzo maggiormente :)

lunedì, 02 novembre, 2009

 
Anonymous Anonimo said...

Ascoltiamo praticamente gli stessi programmi, anche se la BBC è un po' scomoda e ultimamente la sto trascurando e lo streaming di Fahreneit mi si impalla troppo spesso. Qohelet.

giovedì, 05 novembre, 2009

 
Blogger Fabio said...

Un po' devo dire che non avevo dubbi :)

Late Junction e' ideale sottofondo mentre si lavora, prova.

giovedì, 05 novembre, 2009

 

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