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lunedì 22 marzo 2010

E a proposito di Glenn Jones

Visto ieri pomeriggio al Barbican, nel corso della retrospettiva dedicata a Roman Polanski.

Cul-de-sac, vincitore dell'Orso d'oro al festival di Berlino nel 1966, e' un film originale e contemporaneamente ricchissimo di rimandi classici. A me sono venuti in mente soprattutto Bergman, per l'ambientazione e i tempi, Welles per le situazioni e i personaggi (il cattivo sembra un incrocio tra Orson Welles e Tom Waits), il teatro di Beckett per l'assurdo che domina tutta la storia dal primo all'ultimo fotogramma.

Storia che e' molto semplice: due gangster in fuga trovano rifugio su un'isola, presso un castello i cui proprietari, una coppia bizzarra e incompatibile, vengono presi in ostaggio. In tutto questo non c'e' un reale dramma, piuttosto un senso di psicosi collettiva, decadenza, auto-distruzione, assenza di finalita', pressione psicologica, assurdita', senso dello humour nero come la notte.

Molto efficace l'interpretazione della fascinosa Francoise Dorleac, la sorella piu' grande di Catherine Deneuve, che ci lascio' solo venticinquenne, poco dopo aver terminato di girare questo film (stava correndo all'aeroporto, in ritardo per il suo volo, e perse il controllo della sua Renault 10, che usci' di strada e si incendio', intrappolandola tra le fiamme).

E ancora una volta emerge la bravura di Polanski nel rappresentare la stranezza del comportamento umano, tratto d'unione e interesse principale di tutta la sua cinematografia.

La rassegna si concludera' Sabato prossimo con Dance of the vampires e, la sera nell'auditorium, con un concerto di Tomasz Stanko che rileggera' le migliori pagine scritte da Krzysztof Komeda per Polanski.

9 Comments:

Blogger lophelia said...

e a proposito della sua maestria nel descrivere la psicosi, in questo caso individuale, non c'era nella rassegna "Repulsion" con Catherine Deneuve giovanissima? imperdibile.

martedì, 23 marzo, 2010

 
Blogger Myriamba said...

ma poi Polanski e' finito in prigione?

martedì, 23 marzo, 2010

 
Blogger Fabio said...

No, perche' questa e' una retrospettiva dedicata alle collaborazioni tra Polanski e Komeda. Ma e' presente in un'altra retrospettiva, intitolata Psycho in contest. Lo proiettano il I Aprile alle 20.30 al BFI, qualora qualcuno fosse interessato.

Grazie per il consiglio Lo.

Myriamba -

Non sto seguendo, ma apprendo da Wikipedia che: On January 22, 2010, California Superior Court Judge Peter Espinoza ruled that Polanski must return to be sentenced.

martedì, 23 marzo, 2010

 
Anonymous Marco Reina said...

Roman Polanski e' attualmente agli arresti domiciliari nel suo chalet di Gstaad, Svizzera.
E' uscito dal carcere (ma comunque in stato di detenzione) dopo aver pagato una cauzione di svariati milioni di dollari.
Tramite i suoi legali, ha chiesto di essere giudicato "in absentia" e di non dover andare negli USA di fronte al tribunale che dovra' processarlo per il crimine di cui e' imputato.

martedì, 23 marzo, 2010

 
Blogger Fabio said...

Questa magistratura politicizzata...

martedì, 23 marzo, 2010

 
Blogger Myriamba said...

secondo me e' in comunella con Berlusconi..bisognerebbe vedere se "Ghost Writer" (che a detta di molti critici e' stupendo) sia prodotto dalla Fininvest. secondo voi dove Berlusconi mette i suoi "risparmi" ultimamente? In Svizzera, nello chalet di Polanski..e so anche il nascondino: sotto il matterasso. Ragionamento che non fa una piega ;)

martedì, 23 marzo, 2010

 
Blogger Fabio said...

Pare che Polanski sia tra i relatori della proposta di legge sul legittimo impedimento, insieme a Verdini, Bondi e Cicchitto.

martedì, 23 marzo, 2010

 
Anonymous Marco Reina said...

La mossa legale di Polanski (chiedere di essere giudicato "in absentia") e' di natura squisitamente tecnico-giuridica. Infatti (cerco di ricostruire il pensiero del suo collegio di difesa) qualora dovesse essere giudicato dopo essere stato trasferito in California, in caso di condanna, il suo trasferimento ad un penintenziario a stelle e strisce sarebbe immediato. All'eta' di 76 anni la prospettiva di passare dallo chalet di Gstaad e dagli abbracci di Emmanuelle Seigner ad una cella carceraria immagino atterisca chiunque (colpevole o meno del crimine orrendo/non scusabile/nefasto/disgustoso/imperdonabile di cui Polanski e' imputato).
Invece, qualora venisse condannato ma - al momento del giudizio - si trovasse in Svizzera, occorrerebbe iniziare un nuovo procedimento (di estradizione) con conseguente allungamento dei tempi.
Credo che, sia i magistrati statunitensi che lo vogliono giudicare (ed al cui giudizio lui non si oppone) che i suoi avvocati pagati per fare tutto cio' che e' possibile per difenderlo, inizieranno un lungo tira e molla sulla questione.
Staremo a vedere.
Resta il mistero (per me, almeno) di come mai la giustizia si sia svegliata ora, come se l'accaduto fosse venuto a galla da poco e non fosse, invece, fatto notorio e ampiamente riportato.

mercoledì, 24 marzo, 2010

 
Blogger Fabio said...

Grazie per la dotta spiegazione Marco (ne sai una piu' di Ghedini!).

In effetti anch'io, che di questioni legali sono peraltro totalmente digiuno, mi sono domandato come mai il mandato di arresto per un reato commesso nel 1977 sia stato spiccato nel 2005, dopo peraltro che la vittima lo aveva perdonato (in cambio di una discreta sommetta).

Se non ricordo male l'omicidio e' l'unico reato che non cade mai in prescrizione (almeno nel diritto penale italiano, per il diritto internazionale non so).

Quindi anche per me questa recrudescenza della giustizia amricana nei confronti dell'anziano regista non si spiega.

A questo punto se qualcuno che ne sa di diritto americano passasse di qui e volesse darci una spiegazione, sarebbe benvenuto.

mercoledì, 24 marzo, 2010

 

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