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martedì 16 novembre 2010

Captain Beefheart & the Magic Band, Lick my decals off, baby (Straight, 1970)

Lick my decals off, baby potrebbe essere di fatto il terzo volume di Trout mask replica. Stesso spirito visionario, stesso desiderio di superamento definitivo di canoni convenzionali.

Pensate che qui in Inghilterra, spinto dal solito John Peel attraverso le onde radio serali della BBC, questo manifesto di eccentrica ostilita' arrivo' nella top 20 dei dischi piu' venduti. Erano davvero anni completamente diversi da quelli che stiamo vivendo. Tanto e' vero che il disco si trova oggi con una certa difficolta' (per la precisione, si reperisce ancora il vinile ristampato dalla Scorpio, mentre per recuperare il compact disc l'unica soluzione credo sia ormai rivolgersi al mercato collezionistico), e non vi e' in progetto nessuna ristampa, almeno per quanto ne sappia.

Dal punto di vista delle liriche, il tema di Lick my decals off, baby e' un invito a guardare il mondo con occhi nuovi, con freschezza, strappandosi di dosso etichette e definizioni acquisite per pigrizia. Un'esplicitazione delle intenzioni di Trout mask replica, forse.

Per la nervosa brevita' e la estrema frammentazione di questo album, ancora una volta viene da pensare che il capitano abbia anticipato la new wave piu' coraggiosa (ascoltandolo mi vengono in mente soprattutto tutta la No New York, il Pop Group e i magnifici e ingiustamente semi-dimenticati Blurt).

Qualcuno di voi lettori di Engadina Calling ha per caso gia' intuito a chi sara' dedicato lo speciale Prospettive Musicali di novembre? (Ho in progetto di dedicare una puntata al mese a un disco o personaggio che mi hanno donato ispirazione, e sono tanti, forse non mi basteranno gli anni rimasti da vivere davanti a me per completare questo ambizioso progetto). Anticipo agli interessati che lo speciale Captain Beefheart andra' in onda domenica 28.

Da Lick my decals off, baby, questa e' la coppia dell'eta' spaziale.

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11 Comments:

Blogger prospettive musicali said...

Per quanto riguarda le possibili ristampe, il consiglio è tener d'occhio il ricchissimo beefheart.com e in particolare la pagina http://www.beefheart.com/datharp/albums/official/decals.htm
Sono contento che dedicherai una puntata a Beefheart: potremmo quasi dire che si chiude un cerchio, dal momento che io dedicai ai "blues estremisti" una delle mie primissime puntate di Prospettive musicali, il 16 dicembre di nove anni fa. Ecco la scaletta, direttamente dal mio archivio.
1. Captain Beefheart & the Magic Band: Moonlight in Vermont (da Trout Mask Replica, Straight 1969).
2. Crazy Backwards Alphabet: Sarayushka (La Grange) (dal 45 giri omonimo, ora su Crazy Backwards Alphabet, Sst 1987).
3. Fred Frith & Henry Kaiser: Hard Time Killin' Floor Blues (da Who Needs Enemies, 1983, ora in Friends & Enemies, Cuneiform 1999).
4. Soldier String Quartet: Lonesome Train (da Sojourner Truth, Newport Classic 1991).
5. Elliott Sharp's Terraplane: Slow Drag (da Blues for Next, Knitting Factory 2000).
6. Little Water (Jonathan Kane, Jean-François Pauvros, John King, Abel Domingues, Ernie Brooks): registrazione dal vivo, Milano 18 giugno 2000.
7. John Zorn: Two-Lane Highway (da Spillane, Nonesuch 1987).
Altri beefheartiani potrebbero essere i Fast'n'Bulbous, Jimmy Agren, Michael Maxymenko, i Forever Einstein e mica tanti altri.
Ciao
a

mercoledì, 17 novembre, 2010

 
Blogger oceano said...

la lucidità dei pazzi ci piace

mercoledì, 17 novembre, 2010

 
Anonymous Anonimo said...

io ci metterei US Maple, che sono l'anello che congiunge Beefheart e Mayo Thompson. E le frammentazioni di certo math rock, dovute in parte a Trout Mask Replica e ai King Crimson.
E la No Wave, ovviamente.
per questioni sia "attitudinali" che stilistiche...

JC

mercoledì, 17 novembre, 2010

 
Blogger Fabio said...

Alessandro -

Ho consultato proprio quel sito prima di scrivere gli ultimi post. Ieri sera avevo intenzione di linkarlo anche a questo post, poi la tarda ora mi ha fatto dimenticare il proposito: rimedio subito.

La ricchezza di Prospettive Musicali sta anche in questi corsi e ricorsi, nell'offrire prospettive (appunto) forse diverse, come sono i percorsi di ascolto di noi tre, ma che in qualche modo si complementano.

Nella mia scaletta privilegero' brani brevi, in modo da coprire un po' tutte le fasi del viaggio musicale del Capitano: impresa complessa, in 53 minuti...

Oceano -

E' una follia straordinariamente lucida. Radicale nella sua invocazione ad abbandonare percorsi noti per sondare l'ignoto.

Dimostrazione che e' possibile, oltre che necessario.

Uno di quei casi nei quali fermarsi alla musica significa non avere compreso molto: solo se vai oltre, con pazienza e disciplina (termine che ho gia' usato in precedenza, lo so, ma credo molto appropriato parlando di Beefheart), i dischi del Capitano si muovono da inspiegabile astratta cacofonia a concreta indicazione di una direzione, e assumono un senso profondo (ancorche' apparentemente folle).

JC -

E la No(w) wave, che ascoltavamo avidamente, fino al punto che per comprenderla passai un periodo ospite di Mark Fischer, trascorrendo le notti di una torrida estate a Chicago sul suo divano. Che tempi fantastici.

Non ricordo se in quegli anni qualcuno da quelle parti mi parlo' del Capitano, ma certamente i Flying Luttenbachers e Zeek Sheck gli devono molto, forse tutto.

mercoledì, 17 novembre, 2010

 
Blogger prospettive musicali said...

Questo commento è stato eliminato dall'autore.

mercoledì, 17 novembre, 2010

 
Blogger prospettive musicali said...

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mercoledì, 17 novembre, 2010

 
Blogger prospettive musicali said...

Questo commento è stato eliminato dall'autore.

mercoledì, 17 novembre, 2010

 
Blogger prospettive musicali said...

Devo ascoltare Us Maple: consigli un titolo in particolare?
Le frammentazioni del math rock mi paiono più calcolate (e in ciò crimsoniane) di quelle beefheartiane, che invece mi danno l'idea di essere più spontanee. La loro spontaneità si basa però su doti tecniche notevolissime (non a caso il punto debole di chi chiunque abbia fatto cover di Beefheart è stato quasi sempre la ritmica, per l'impossibilità di imitare le frammentazioni di Drumbo French, che per converso è l'asso nella manica dei Crazy Backwards Alphabet [tinyurl.com/drumbo] e "beefheartizza" anche il supergruppo French Frith Kaiser Thompson: [tinyurl.com/ffktbees]), al contrario di quella no wave, che porta all'estremo l'idea punk di suonare senza saper suonare (e caso mai imparare strada facendo). Beefheart sta per certi versi a metà, perché il suo approccio alle ance non era certo virtuosistico, anche se tutt'altro che casuale: credo che non suonasse affatto "come viene viene" e che fosse invece del tutto consapevole dei propri mezzi.
Ma poi, a ben vedere, anche alcuni gruppi no wave mescolavano strumentisti navigati e musicisti improvvisati: nei Dna, per esempio, subito dopo "No New York" a Crutchfield subentrò Tim Wright, che veniva dai Pere Ubu ed era un ottimo bassista, laddove Arto Lindsay e Ikue Mori sapevano esattamente quel che volevano e s'inventavano tecniche per ottenerlo pur non avendo una formazione musicale (vidi quella formazione dal vivo ed era superlativa).
Un gruppo che adottò un approccio vicino a quello no wave fu Cassiber (la cui discografia sarà raccolta prossimamente in un cofanetto), dove Anders cantava, manipolava cassette e suonava chitarra e sax senza "saperlo" fare, mentre Harth, Goebbels e Cutler erano musicisti di lungo corso ma per esempio Harth, sassofonista e clarinettista, suonava anche il trombone partendo da zero con spirito punk (e rischiando di rovinarsi l'impostazione delle labbra, credo).
tinyurl.com/cassiber
Ma mi sto allargando un po' troppo e quindi ciao
a

mercoledì, 17 novembre, 2010

 
Blogger Fabio said...

Degli US Maple a me piacque molto Sang phat editor, che usci' nel 1997 su Skin Graft. Credo pero' che nessun disco, ne' loro ne' di altri artisti Skin Graft sia mai riuscito a cogliere la dimensione dal vivo della no(w) wave.

Non si trattava nemmeno di concerti, quanto di happening dadaisti contemporanei, qualcosa di difficilmente descrivibile. Avvenivano in spazi occupati ai margini della citta' (una volta in una scuola che non ho capito come siano riusciti a occupare per un sabato sera). Erano totalmente non annunciati, per cui a partecipare erano sempre le solite persone che si passavano parola.

La sensazione era quella di partecipare a qualcosa di illegale, dove qualsiasi cosa poteva succedere. Quelle che di giorno mi sembravano persone normali, di notte si trasformavano, e per quanto fosse visibile a me, che pure ero ospite dell'appartamento di Mark Fischer, senza uso di alcuna droga (a parte la Mountain Dew, una bevanda dolcissima color Stabilo Boss giallo della quale andavano tutti quanti ghiotti, non chiedetemi perche': usanza che mi contagio' peraltro).

Sono abbastanza d'accordo con te sulla presenza di doti tecniche superlative, quelle di Drumbo French che giustamente citi sono difficilmente discutibili.

L'unica cosa che pero' aggiungerei e' che Trout mask replica venne composto da Beefheart al piano, uno strumento che di fatto non aveva mai suonato prima. Il che mi fa pensare che non considerasse centrali le doti tecniche, pur circondandosi, come giustamente osservi, di ottimi strumentisti.

Alla fine mi pare di capire che l'incontro tra tecnica e spontaneita' fosse il segreto sia di Beefheart che della no wave e della no(w) wave che a lui molto devono.

Ma il discorso e' lungo e complesso, inesauribile in un commento.

Pensa a Julie Pomerlau, moglie e collaboratrice di Bobby Conn (nome di punta della no(w) wave), che col nome di Monica Boubou partecipava agli happening Skin Graft maltrattando il suo violino elettrico nel modo piu' sgangherato possibile, e pero' possedeva una formazione da conservatorio, evidente invece per esempio nei suoi lavori con il Boxhead Ensemble.

giovedì, 18 novembre, 2010

 
Blogger prospettive musicali said...

La Mountain Dew è una bevanda della pepsi ma ha rubato il nome (o meglio: il soprannome) a una leggendaria quanto misteriosa varietà di whiskey irlandese, o forse di poitín (bevanda irlandese alcolicissima distillata illegalmente).
Ciao
a

giovedì, 18 novembre, 2010

 
Blogger Fabio said...

Resa immortale da Daniel Johnston:

http://www.youtube.com/watch?v=dmCh_0AsEyk.

giovedì, 18 novembre, 2010

 

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