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Osservazioni e ascolti

venerdì 30 aprile 2010

Let it bees

E a proposito di tempi sospesi, dei quali parlavamo un paio di post fa, ideale colonna sonora di spazi bianchi e' questo nuovo lavoro del compositore islandese Johann Johannsson, uscito su Type (etichetta che sto tenendo d'occhio soprattutto dopo che di recente ha ripubblicato un eccellente private press del violoncellista inglese Richard Skelton).

And in the endless pause there came the sound of bees e' la colonna sonora di un cartone animato di contenuto ecologico (tema decisamente attuale) intitolato Varmints, realizzato da un ottimo studio grafico di Soho (stanno a un passo da Sounds of the Universe) chiamato Aka e tratto da questo libro per bambini.

La musica di Johannson resta sospesa tra le pagine ambientali di Eno, le collaborazioni tra Sylvian & Sakamoto e un po' tutta la prima estetica sonora 4AD. E' astratta e struggente al tempo stesso. Minimale (nella struttura) eppure graziosamente barocca (negli arrangiamenti).

Eseguono l'orchestra filarmonica e il coro della citta' di Praga, con il soprano Michaela Srumova.

Questa e' la delicata e malinconica City building.

Buona festa dei lavoratori, ci rivediamo Lunedi'.

mercoledì 28 aprile 2010

Questi anni

Come tutti gli anni, e ogni anno un po' piu' del precedente, all'avvicinarsi del mio compleanno mi prende un po' di ansia. Questi anni stan correndo via come macchine impazzite, cantavano i Kina, li senti arrivare, ti volti e sono gia' lontani, ti chiedi cosa e' successo.


Oggi mi e' capitato di leggere: Contrariamente a quel che si crede, l'uomo, in generale, e' cinico solo quando e' molto giovane; a mano a mano che passano gli anni, diventa meno rigido e anche meno coraggioso. Il giovane predilige la realta'; l'uomo maturo la subisce; e il vecchio, piu' saggio, la evita, ma invano, perche' essa lo raggiunge allo scoccare dell'ultima ora.

E qualche pagina dopo: In certe persone, le eta' della vita o, se preferite, le diverse fasi della vita coabitano e, di tanto in tanto, cio' e' intollerabile. Una parte di loro si rassegna, invecchia, anticipa persino la vecchiaia; l'altra si e' fermata all'adolescenza, alla giovinezza. E' questo che e' difficile.

(Brani tratti da: Irene Nemirovsky, Due, Biblioteca Aldelphi 2010).

martedì 27 aprile 2010

White light white heat

Avrete capito, a questo punto, che ho davvero apprezzato l'edizione di quest'anno del festival del cinema italiano. Oltre all'effetto minestrina della mamma che fa, quando vivi all'estero, andare a vedere film recitati nella tua prima lingua, e al fatto che ti capita di ri-incontrare persone che non vedevi da una vita (e con le quali e' un piacere fermarsi a commentare i film nel bel caffe' del Riverside Studios), mi sono convinto che, oggettivamente, il cinema italiano stia proprio vivendo una bella stagione (e come vi ho gia' raccontato, gli inglesi sembrano d'accordo).

Un altro film che mi e' piaciuto tanto e' l'ultima pellicola diretta da Francesca Comencini, che racconta la storia di una professoressa delle scuole serali e mamma single alle prese con la trepidazione per la sorte del suo bambino nato prematuro.

Lo spazio bianco mi e' sembrato un film di grande equilibrio formale, mai emotivamente troppo sopra le righe. E' una riflessione sul tempo e sull'attesa: sulla loro percezione soggettiva, sull'importanza di imparare a gestirli.

E' soprattutto un film su una sorta di apnea: lo spazio bianco del titolo e' l'ospedale, certo, ma e' soprattutto una di quelle parentesi della vita, che tutti noi abbiamo vissuto, nelle quali tutto cio' che possiamo fare e' attendere responsi sui quali non abbiamo alcun potere. Momenti nei quali dominare il flusso delle emozioni e' difficile quanto essenziale.

Letto in chiave non letterale, a me e' sembrato un film importante: uno di quelli che, anziche' farti evadere, ti consente di entrare nelle pieghe della vita, di farti domande, e forse ti aiuta a trovare la via per qualche risposta. Uno specchio nel quale vedere riflesse emozioni, analizzarle, comprenderle.

Efficace la scelta della musiche, con Where is my love di Cat Power piazzata ad arte, ad aumentare il senso di smarrimento di fronte a un tempo che sembra non passare mai e ci costringe a trattenere il respiro.

domenica 25 aprile 2010

Il grande manganello

Documentario impressionante, presentato qualche giorno fa a un pubblico di inglesi increduli nell'ambito del festival del cinema italiano che e' terminato oggi ai Riverside Studios.

L'avete visto? Racconta l'impatto delle televisoni commerciali sul cambiamento culturale degli ultimi trent'anni in Italia, che come estrema conseguenza ha portato Silvio Berlusconi a diventare un molto votato primo ministro. Una sorta di ipnosi collettiva portata avanti a suon di programmi sempre piu' rincretinenti, costruiti ad arte per impedire di pensare.

Il film da' la parola sia alle vittime che ai carnefici, mettendo a confronto un giovane operaio che sogna di trasformare la propria vita attraverso la celebrita' televisiva, e i personaggi che di quel mondo sono i grandi e piccoli burattinai. E' un mondo da incubo, mascherato da grande sogno da perseguire con ogni mezzo. Il concorso delle veline e' straziante. Le scene girate in Costa Smeralda, con la folla radunata in adorazione dei personaggi del Billionaire, sono imbarazzanti.

Lo guardi e capisci perche' il controllo sul mezzo televisivo ha trasformato la cultura di un Paese: perche' per molti tutto cio' che di quel mondo non fa parte non esiste. Conseguenza e' un desiderio di celebrita' che non conosce limiti, remore, valori. Un'egomania della quale sono vittime sia le aspiranti veline che coloro che quel sistema hanno messo in piedi.

Film davvero interessante, che fornisce una chiave interpretativa del presente agghiacciante, ma purtroppo molto realista.

giovedì 22 aprile 2010

Burn Pino burn


Come si fa a non amare un disco quando nelle note di copertina leggi:

Dear customer, I'm grateful that you bought this album of Nigerian music which even people here in Nigeria have forgotten. By buying this record you encourage me to work even harder and discover more great music in the future.

I'm going from state to state, village to village, staying up to 24 hour, traveling under bad road network all the time looking for records. (Occhio adesso) Sometimes when I pack my bag to travel, my children will be crying. Sometimes I will hide from them so that they don't see me moving but this is a work I enjoy doing due the fact that people are enjoying my work overseas. Thank you.

Firmato: Damian Iwuagwu, record hunter, Lagos. E va bene, non avra' neanche riletto prima di mandare in stampa (sara' un blogger anche lui...), ma vi garantisco che questo e' un disco stellare, una raccolta che nulla ha da invidiare a quelle pubblicate da Soul Jazz, Strut e Soundway.

Subito dopo un periodo di intensa violenza (la guerra civile dovuta al tentativo di secessione del Biafra), e in seguito alla scoperta di giacimenti di petrolio nella regione, nel corso degli anni '70 la Nigeria attraverso' una stagione di benessere economico e vivacita' culturale abbastanza diffusi. A Lagos si sviluppo' una scena musicale della quale abbiamo gia' parlato, sia in Engadina Calling che a Prospettive Musicali, documentata nella sua varieta' stilistica soprattutto dalle raccolte Soundway (puntate precedenti qui e qui).

Questo doppio vinile pubblicato dalla Academy comprende dodici brani tratti da altrettanti 12" che venivano suonati in quegli anni nei club della capitale. L'ispirazione e' equamente ripartita tra l'afro-beat di Fela Kuti e la disco music che veniva importata dalle metropoli americane.

I riferimenti piu' evidenti delle band locali restano KC & the Sunshine Band, Kool & the Gang e gli Chic, ma anche la meravigliosa disco music italiana dello stesso periodo (la traccia che chiude il primo disco e' praticamente identica a Brazilian dancer dei Kasso di Claudio Simonetti).

Al punto che la seconda traccia e' attribuita a tale Geraldo Pino, che pero' nonostante il nome non arrivava dalla Basilicata, ma dalla Sierra Leone.

Dicono le note di copertina: the girls fell over themselves to have a piece of Pino...

Raccolta imperdibile: a suo modo commovente. Viene da domandarsi se mai si esaurira' il flusso continuo di gemme che continuano a saltare fuori dagli anni '70, a qualsiasi latitudine del pianeta si scavi un po'.

La traccia che vi propongo e' di una certa Doris Ebong. Despite extensive efforts we have been unable to locate Ms. Ebong in order to license Boogie trip. Chissa' che fine avra' fatto la signora Ebong. Anche per questo, se avete un cuore, raccolta indispensabile.

lunedì 19 aprile 2010

I'm free

Il festival del cinema italiano, ai Riverside Studios fino a Domenica (programma qui) sta alleviando il disagio psicologico dell'isolamento forzato causa nuvolone (in una Londra che ho visto ieri per la prima volta col cielo azzurro azzurro finalmente nemmeno solcato da una scia bianca).

Il cinema italiano qui a Londra e' il piatto del giorno, con Sight & Sound che ci ha dedicato copertina e questo lungo e molto ben scritto articolo, e recensioni altisonanti che hanno accolto su tutti i quotidiani di qualita' l'uscita nelle sale di Io sono l'amore di Luca Guadagnino.

We think of it as our "Visconti on acid" offering ha detto per presentarlo Tilda Swinton, ed e' stata ripresa un po' da tutti. Tilda Swinton che nel film e' una ricca signora dell'alta borghesia milanese che si libera dalle catene delle convenzioni, innamorandosi di un giovane cuoco.

Film con una fotografia assolutamente perfetta, dal primo all'ultimo fotogramma, che cita Il gattopardo e Senso, e racconta una storia di passione e ribellione (in parte girata qui a Londra, in luoghi a me molto familiari) che e' tutta contemporanea, eppure potrebbe uscire dalle pagine di Tolstoy e Flaubert.

It always intrigues me that there could be any doubt about the inevitable mutability of human identity: that people encourage themselves to pick a shape of existence and stick to it, come what may, ad infinitum.

E il film parla di tutto il coraggio che e' necessario per cambiare la forma che abbiamo dato alla nostra esistenza. Ed e' anche un film sul ritorno alla natura, vista come Eden nel quale rinascere, dove tutto diventa possibile e naturale, e le convenzioni sono fardelli inutili.

Si svolge in ambienti simbolicamente contrapposti. L'opulenta, confortevole casa padronale (Villa Necchi Campiglio, in via Mozart, oggi patrimonio del FAI) dove si rappresentano complessi rituali mondani. La fabbrica, dalla quale la ricchezza prende origine: che Luca vorrebbe piu' umana e Tancredi (Pippo Delbono, bravissimo) piu' efficiente. E il giardino dell'Eden, il cascinale di campagna sopra Sanremo dove Emma incontra Antonio: luogo che trascende i fatti degli uomini e dove avviene la liberazione dalle sovrastrutture imposte e il ritorno alla vita.

Mi rendo conto che non ho citato Betta, personaggio meraviglioso, che trova se stessa proprio a Londra, prendendo le distanze da attese e richieste. L'unica che capira', essendo a sua volta capita, le scelte di Emma.

Un film bellissimo, commovente, pieno di significati simbolici che toccano in me corde molto profonde.

I lettori di Londra lo trovano al Curzon di Chelsea.

venerdì 16 aprile 2010

Corean airs

Da qualche giorno sto ascoltando le ristampe di tre dischi solisti per piano di Chick Corea da poco pubblicate da ECM (due volumi di improvvisazioni incisi nel 1971 e Children's songs, registrato nel 1983).

Per ragioni diverse, li trovo tutti e tre molto emozionanti. I primi due appartengono al periodo sperimentale/ free che segui' le collaborazioni con Davis (In a silent way e Bitches brew) e la formazione dei Circle (con Dave Holland, Barry Altschul e Anthony Braxton).

L'influenza del free jazz di quegli anni e' evidente, e pero' sono dischi di straordinaria, seppur cangiante, armonia. E' jazz, ma jazz che si mischia con esperienze colte di provenienza europea cosi' come con accenni di ritmi latini. Si parte da Thelonius Monk e Cecil Taylor e si arriva dove porta l'ispirazione, mischiando frammenti di bebop, di Debussy, di avanguardia contemporanea, in stile libero.

Molto diverse sono le Children's songs: piu' impressionistiche e contemporaneamente piu' ordinate, al punto che ascoltandole vengono in mente i notturni di Chopin, oltre che le composizioni di Bela Bartok, che di queste canzoni per bambini costituisce la piu' evidente influenza stilistica.

Musica che si colloca in una posizione di grande equilibrio tra ricerca e capacita' di suscitare emozioni intensissime.

Questa e' la traccia che apre il primo volume di improvvisazioni per pianoforte, e si intitola Noon song.

Buon fine settimana.

giovedì 15 aprile 2010

Due di due

Devo ammettere che attraversare il Barbican sovrastato dalla nuvolona islandese, tornando dal lavoro al tramonto, faceva il suo effetto post qualsiasi cosa.

Arrivato a casa, dato che stasera non c'era un filo di vento, ho deciso di inaugurare finalmente la stagione delle cene in terrazzo, con la nuvolona islandese sopra la testa che amplificava la luce rossa obliqua del sole.

E per festeggiare l'inizio della stagione delle cene in terrazzo, la colonna sonora non poteva che essere il disco piu' primaverile di questa ritardata primavera, il secondo volume della collaborazione tra la fascinosa Zooey Deschanel e l'ombroso Matt Ward.

Dischetto leggero come una piuma trasportata dalla brezza di primavera, che scioglie il cuore proprio come facevano tanti anni fa i quarantacinquini della Sarah records e un po' ogni musica citata nel film piu' Alain de Botton di Alain de Botton stesso (imperdibile: sono sicuro che ogni lettore di Engadina Calling ci ritrova qualcosa di se, o tutto di se', a seconda dei casi).

Caramellato pop anni '60 con liriche da chi nell'adolescenza si e' studiato a memoria il canzoniere degli Smiths. Disco che non riesci ad ascoltare meno di due volte di fila, e ogni volta ti piace un po' piu' della precedente. Orchestrazioni raffinatissime, calibrate al millimetro.

Vengono in mente i due capolavori ignorati da tutti incisi alcuni anni fa da Susanna Hoffs delle Bangles con Matthew Sweet, che non e' mai troppo tardi per recuperare.

Questa e' la deliziosa Thieves.

Adesso e' proprio primavera.

martedì 13 aprile 2010

Che ci porta sulle strade della gente che sapeva amare

E' da settimana scorsa che ho un pensiero fisso. Da quando ho finito di leggere (e l'ho letto tutto d'un fiato) il volume che il mio collega di Radio Popolare Luca Trambusti ha dedicato agli Area.

Si intitola Consapevolezza, ed e' molto piu' di un libro sul magnifico gruppo di Demetrio Stratos. Anzi, raccontare la storia degli Area mi e' sembrato quasi un pretesto per rievocare il contesto culturale nel quale gli Area sono potuti esistere.

Il libro di Luca, infatti, racconta un decennio di sperimentazioni (artistiche, culturali, sociali) forse irripetibili. Un anno, negli anni Settanta, era un tempo enorme scrive Luca. Pagina dopo pagina ci rendiamo sempre maggiormente conto di quanto centrali in quegli anni siano stati una coraggiosa creativita' che non intendeva riconoscere limiti, il desiderio di cambiare e scombinare ordini costituiti, soprattutto una concezione della musica come momento di aggregazione e scambio culturale.

Con gli Area il desiderio di rinnovamento musicale va di pari passo con il discorso politico, a generare un binomio inscindibile. I loro concerti si concludevano invariabilmente con una versione free dell'Internazionale seguito dai musicisti che prima di lasciare il palco salutavano con il pugno chiuso (del resto, ricordo che il principale festival musicale italiano di quegli anni, che si teneva ogni anno al Parco Lambro, portava il nome di Festival del Proletariato Giovanile).

Poi qualcosa e' successo. Sono finite le ideologie mi spiegava qualche giorno fa un noto giornalista di Repubblica che ho fermato per chiedergli un parere sulla contro-rivoluzione culturale in atto nel nostro Paese.

Mi domando (e' questo il pensiero fisso) se si verra' ancora a generare quella combinazione di culture ed energie che ha portato alla temperie artistica a tutto campo degli anni Settanta. Non credo saremo piu' su questa Terra, purtroppo.

E allora consoliamoci cercando ispirazione ascoltando ancora una volta nell'ascolto di Gioia e rivoluzione.

Nei tuoi occhi c'e' una luce che rischiara la mia mente.

Il mio mitra e' un contrabbasso che ti spara sulla faccia cio' che penso della vita.

Rido per te che non sai sognare, canto per te che non mi vuoi capire.

Indispensabili, oggi come allora, gli Area.

domenica 11 aprile 2010

Prospettive Musicali dell'11 Aprile 2010

1) JACK ROSE
Lick mountain ramble
da Luck in the valley
(Thrill Jockey 2010)

2) GOLDFRAPP
Rocket
da Head first
(Mute 2010)

3) MCPEAKE FAMILY
Will ye go Lassie, go
da Wild mountain thyme
(Topic 1963)

4) EBERHARD WEBER COLOURS
Touch
da Yellow fields
(ECM 1976)

5) JACK ROSE
Woodpiles on the side of the road
da Luck in the valley
(Thrill Jockey 2010)

6) EBERHARD WEBER COLOURS
Seriously deep
da Silent feet
(ECM 1978)

7) EBERHARD WEBER COLOURS
Bali
da Little movements
(ECM 1980).


Ascolta.

Prospettive Musicali va in onda tutte le domeniche alle 22.35 su Radio Popolare.

domenica 4 aprile 2010

Prospettive Musicali del 4 Aprile 2010

1) BONNIE PRINCE BILLY & THE CAIRO GANG
Troublesome houses
da The wonder show of the world
(Drag City 2010)

2) BOBBY CHARLES
Street people
da Bobby Charles
(Bearsville 1972)

3) PASTOR TL BARRETT & THE YOUTH FOR CHRIST CHOIR
Like a ship
da VV. AA. Good God! Born again funk
(Numero 2009)

4) JOANNA NEWSOM
Easy
da Have one on me
(Drag City 2010)

5) BONNIE PRINCE BILLY & THE CAIRO GANG
The sounds are always begging
da The wonder show of the world
(Drag City 2010)

6) JOANNA NEWSOM
Esme
da Have one on me
(Drag City 2010)

7) WHITE HILLS
Dead
da White Hills
(Thrill Jockey 2010)

8) WINDUP
Sevilla una maravilla
da VV. AA. The Wire tapper 23
(The Wire 2010)


Ascolta.

Prospettive Musicali torna Domenica 11 Aprile alle 22.35 su Radio Popolare, FM 107.6.