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Ambiente Uguaglianza Tempo

mercoledì 29 giugno 2011

Eddy Cattaneo, Mondo via terra (Feltrinelli, 2011)

Chi mi vuole bene sa che cosa mi fa piacere ricevere in regalo: un bel libro. Un regalo pensato per farmi trascorrere ore piene di immaginazione, e farmi scoprire qualcosa che non conoscevo.

Questo Mondo via terra e' un diario di viaggio, scritto da un ragazzo che ha realizzato il suo sogno di bambino: quello di fare il giro del mondo senza mai prendere un aereo.

Perche' si parte? Forse per riempire una mappa vuota, per perdersi o forse solo per giocare in un prato piu' grande. Non lo so. So solo che questa volta non mi voglio dare nessun limite.

Ci ha messo 15 mesi, ha preso 22 mezzi diversi (dal treno alla bicicletta, dalla canoa al cavallo, dallo scooter al cargo transoceanico). Il suo spirito di viaggiatore positivo ed empatico, dalla prima all'ultima pagina, dalla megalopoli al villaggio, gli ha permesso di uscire indenne da ogni difficolta'.

Soprattutto, l'ha fatto entrare in relazione immediata con ogni luogo, citta', strada, villaggio, persona incontrata sul suo percorso. Mantenendo uno sguardo limpido, disponibile a capire, interpretare, entrare dentro le cose lasciandosi coinvolgere, trasportare. Senza opporre controproducenti resistenze.

Amo questa vita. Viaggiare. Mangiare la strada, morderla. Respirare ogni giorno aria diversa, come se il cielo fosse una piscina che la notte viene svuotata per essere riempita di nuovo la mattina.

Collezionare attimi di bellezza per un mosaico che lentamente vada a coprirmi gli occhi, una coperta da conservare e all'occorrenza stendere quando intorno sembra che tutto ti venga addosso.

Lo stile del diario, descrittivo ma mai pedante, e' quello di un viaggiatore curioso, attento al lato umano tanto quanto a quello paesaggistico, come dimostrano le sue emozionanti fotografie di viaggio.

Se siete interessati e lo contattate, Eddy vi manda l'elenco delle citta' dove sta presentando il libro: magari c'e' anche la vostra.

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venerdì 24 giugno 2011

Jose' Luis Garci, Volver a empezar (1981)

La magnifica rassegna Good morning freedom, in corso al British Film Institute e dedicata al cinema spagnolo del periodo che vide la fine del franchismo e il ritorno alla vita democratica in quel Paese, e' un'autentica delizia.

Oltre ai capolavori di maestri quali Carlos Saura, Victor Erice, Pedro Almodovar, si possono scoprire film ormai dimenticati e mai restaurati. E' il caso di questa pellicola, che nel 1982 vinse un Oscar come miglior film straniero, prima di sparire nel nulla.

E' un film molto toccante, che alla fine ha costretto anche me a versare qualche lacrimuccia di commozione. La storia di uno scrittore e professore universitario che dopo aver vissuto in esilio negli Stati Uniti i quarant'anni di dittatura, sentendo la fine avvicinarsi torna qualche giorno nella sua citta', Gijon.

Qui ritrovera' la donna che amo' in gioventu', e che non ha mai smesso di amare. Insieme faranno un breve viaggio, rivivendo il passato. Sapendo, entrambi, che non puo' che trattarsi di una parentesi, per quanto significativa, all'interno delle loro vite adulte.

Un film sulla brevita' della vita, e contemporaneamente sul caldo conforto dei ricordi, che cita Johann Pachelbel, Cole Porter e William Wordsworth:

Though nothing can bring back the hour
of splendour in the grass, of glory in the flowers;
we will grieve not, rather find
strength in what remains behind.

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mercoledì 22 giugno 2011

Cuarteto Casals, Bartok, Kurtag, Ligeti metamorphosis (Harmonia Mundi, 2010)

Sono serate strane queste. Molto luminose: ho letto in terrazzo fino a oltre le 22 sfruttando la luce naturale. Eppure, contrariamente a quello che succedeva gli altri anni in questa stagione, fa ancora decisamente freschino, come se qualcuno avesse spostato Londra su una montagna.

La musica che gira in casa riflette il tempo atmosferico, come sempre accade qui. L'anno scorso di questi tempi ascoltavamo musiche africane, brasiliane, giamaicane. Quest'anno non riesco a staccarmi dalla sezione classica della mia raccolta di dischi, sezione che in genere in giugno non viene quasi toccata.

Stasera in particolare ho riascoltato questo volume, che contiene tre quartetti d'archi, scritti a distanza di anni dalle tre pietre miliari della musica ungherese del '900 (Bartok, quartetto numero 4, 1928; Ligeti, quartetto numero 1, 1953 - 54; Kurtag, Microludi, 1977 - 78).

E' un disco di una vivacita' straordinaria, che contiene una sequenza di umori e colori in rapida, dinamica trasformazione, come il titolo del lavoro suggerisce.

Dei tre quartetti, il mio preferito resta quello composto da Bartok, del quale qui potete ascoltare i primi due movimenti. La descrizione presente aprendo la tendina sotto all'immagine e' scritta molto bene ed e' un'introduzione molto migliore di quella che potrei fare io.

Non mi resta che augurarvi buon ascolto.

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martedì 21 giugno 2011

Lunar Saxophone Quartet, These visions (Signum Classics, 2010)

Scriveva oggi il mio amico A.: è buffo, se vogliamo, ma le persone che di tutte le musiche ascoltano solamente quella piccolissima fetta che entra nelle classifiche occidentali tendono a considerare i propri gusti come un campo ampio e a rinchiudere il restante 90% della musica in un unico genere (tipo "stranezze", "musiche da fissati" ecc.).

E a proposito di classifiche occidentali oggi guardavo per curiosita' quelle inglesi di Amazon. Davvero non riesco a comprendere. Al primo posto troviamo Adele, che per chi avesse la fortuna di non averla mai ascoltata, e' una specie di Susan Boyle in versione giovane, per inglesi di bocca buona. Al secondo posto ecco il vocino frignante di Bon Iver. Al terzo, ancora, Adele. Ma com'e' possibile che tante persone si sottopongano volontariamente a simili supplizi?

La cosa e' tanto piu' incomprensibile quando si pensa che in questo Paese le alternative esistono. La sera, BBC Radio 3 trasmette fantastici programmi dedicati a jazz, avanguardie, musiche popolari del mondo, classica contemporanea. Wire e' ampiamente disponibile in molte edicole. Il mail order delle etichette e dei negozi indipendenti funziona in genere molto bene. Il Barbican e il Southbank hanno programmi di concerti di prim'ordine e molto eclettici, che spaziano tra nomi molto noti e artisti giovani.

Se si presta attenzione, ad esempio, si scoprono con discreta facilita' dischi come questo secondo album del quartetto di saxofoni lunari (il migliore secondo me della loro discografia, che al momento comprende tre volumi: oltre a These visions, Catching sunlight del 2008 e Flux del 2011, nel quale eseguono diverse composizioni di Keith Tippett).

Musica davvero altra, coraggiosa eppure molto piacevole, al tempo stesso naturale e misteriosa. Jazz contemporaneo da camera eseguito con quattro saxofoni che dialogano tra loro e con i compositori contemporanei britannici (soprattutto gallesi, come gallese e' il Lunar Saxophone Quartet) dei quali eseguono le musiche.

Spesso il percorso compositivo e' eseguito insieme, da compositori e musicisti, che adattano i rispettivi linguaggi.

Non trovo nulla da questo album disponibile legalmente in rete, ma questa traccia, non presente su alcuno dei loro dischi, mi piace molto.

Alle ortiche una volta per tutte le lagne trite e onnipresenti di Bon Iver, Fleet Foxes, Arcade Fire: lasciamo che la musica ci sorprenda e ci emozioni.

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domenica 12 giugno 2011

Jonny Greenwood, Norwegian wood OST (Nonesuch, 2011)

Sembra una domenica di fine ottobre, piove e il cielo e' grigio. Io che di solito Internet la domenica non so nemmeno se esiste, oggi non riesco a staccarmi, in attesa dei dati sull'affluenza alle urne.

Da una mia stima tra amici e conoscenti, non sono molti gli italiani all'estero che si sono preoccupati di iscriversi all'apposito registro anagrafico che consente di ricevere le schede elettorali e votare comodamente dal proprio soggiorno. Direi che siamo attorno al 15-20 per cento, forse un po' di piu' tra chi e' qui da almeno 2 o 3 anni.

Poi vanno presi in considerazione quelli che cambiano indirizzo e non lo dichiarano subito, la disorganizzazione dei consolati (quello di Londra e' un delirio), qualche disguido postale, e il quadro e' completo: gli italiani all'estero sono un reale ostacolo al raggiungimento del quorum necessario alla validita' di questa fondamentale tornata referendaria.

Tra l'altro una delle schede che noi abbiamo votato (quella contro le centrali nucleari) e' stata invalidata, perche' contenente un quesito poi superato. Non e' chiaro se, almeno per questo quesito, verremo esclusi dalla base elettorale, come e' logico che sia.

Intanto, li' da voi sono quasi le 18, ma il dato (incoraggiante) del Viminale e' sempre fermo alle 12...

Mentre aspetto, leggo e ascolto un po' di musica. Pensavo oggi ascoltando la colonna sonora di Norwegian wood (ascolto frequente di queste settimane) che non avrei mai immaginato di provare fastidio ascoltando i Can, e invece sta succedendo. Non capisco davvero cosa c'entrino i Can con Murakami: se qualcuno ha visto il film me lo dice? Perche' io non ricordo che fossero citati in nessuno dei suoi libri, men che meno Norwegian wood.

Soprattutto non capisco che senso abbia intervallare la magnifica musica contemporanea scritta per il film da Jonny Greenwood, distesa evocazione delle composizioni di Gorecki e Penderecki per orchestra d'archi alle quali Greenwood sovrappone delicati e composti sapori d'oriente, con tre stranoti pezzi dei Can, che spezzano inutilmente l'atmosfera.

Consiglio di farsi da se' un disco con tutte le tracce di Greenwood in sequenza, per non disturbare inutilmente il flusso delle emozioni.

Questa e' una delle tracce che preferisco (la trovate anche in questa puntata di Prospettive Musicali), questo il trailer del film e questa una magnifica traccia estratta dalla colonna sonora, anche quella scritta da Jonny Greenwood, di There will be blood.

Ma non distraiamoci troppo, tra poco dovrebbero uscire i dati aggiornati sull'affluenza alle urne, e in questo soggiorno di una Clerkenwell bagnata di pioggia la tensione e' altissima.

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giovedì 9 giugno 2011

Nirmala Rajasekar, Into the raga (Innova, 2010)

Sono tornato a Londra martedi' e mi sono preso subito qualche acciacco: un forte raffreddore, mal di gola, un po' di febbre. In questo stato di debolezza fisica, riesco solo ad ascoltare musica che si deposita tutt'attorno con leggerezza, accarezzando gentilmente la mente.

Come per esempio la musica classica indiana, in particolare quella carnatica, piu' pura e pacifica, meno contaminata dalle tradizioni islamiche rispetto alla musica industana che si sviluppo' nelle regioni settentrionali.

Ascolto e riascolto questo bel volume di composizioni classiche, inciso dalla regina della veena, una specie di sitar a 21 corde e senza tasti, di grande complessita'. Che si fa accompagnare da strumenti altrettanto tradizionali: il violino indiano e due percussioni, il mridangam (che sembra un po' una tabla) e il ghatam (percussione tonale che ricorda nella forma un'anfora).

Questo In the raga, pubblicato l'anno scorso dalla sempre eccellente Innova, l'etichetta dell'American Composers Forum, si compone di dieci composizioni/ improvvisazioni distese, che generano un'atmosfera soffice non particolarmente diversa da certi dischi di contemporanee musiche ambientali (Brian Eno, Aphex Twin).

Mentre galleggiamo insieme sulle note di questo meditativo raga, vado a prepararmi l'ennesima tazza di te' verde di questa giornata, sperando mi passi questo fastidioso mal di testa.

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domenica 5 giugno 2011

Prospettive Musicali del 5 giugno 2011



La felicità per la vittoria elettorale ha lasciato il passo a giornate bagnate di pioggia, dal sapore quasi autunnale, che mi hanno ispirato questa playlist:

1) JONNY GREENWOOD
Mou sukoshi jibun no koto
da Norwegian wood OST
(Nonesuch, 2011)

2) PAL MODDI KNUTSEN
Magpie eggs
da Floriography
(Impeller, 2010)

3) TRIO MEDIAEVAL
Gloria
da A Worcester ladymass
(ECM New Series, 2011)

4) ACCENTUS, ERIC ERICSON
Sydameni laulu
da North
(Naive, 2005)

5) JONNY GREENWOOD
Mata aini kuru kara ne
da Norwegian wood OST
(Nonesuch, 2011)

6) PAOLO FRESU/ A FILETTA/ DANIELE DI BONAVENTURA
Rex tremendae
da Mistico Mediterraneo
(ECM, 2011)

7) STEPHAN MICUS
Spring dance
da Bold as light
(ECM, 2010)

8) WOLFERT BREDERODE QUARTET
Meander
da Post scriptum
(ECM, 2011)

9) LESZEK MOZDZER
Mazurka op. 24 no. 2 ut majeur
da Impressions on Chopin
(Naive, 1999).

Ascolta.


Prospettive Musicali, settimanale di altre musiche, va in onda tutte le domeniche alle 22.35 su Radio Popolare, FM 107.6.

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