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lunedì 23 aprile 2012

INCREDIBLE STRING BAND
The 5000 spirits
Elektra
1967


Dallo stesso scatolone del quale vi parlavo sabato e' uscito pure questo, che avevo cercato dappertutto e consideravo ormai missing in action. Il secondo magnifico album della Incredible String Band, che stasera ho finalmente riascoltato dopo alcuni anni.

Venne inciso (sotto l'egida di Joe Boyd e Jac Holzman, due gentiluomini come non ne fanno piu') al ritorno di Williamson dal Marocco, in duo con Heron, mentre Palmer si trovava ancora sull'hippy trail da qualche parte tra Afghanistan e India.

Non so se esiste un altro album cosi' evocativo di quegli anni. Nemmeno i dischi dei Byrds, nemmeno quelli dei Jefferson Airplane. Raga rock speziato di sitar e gimbri. Musica del mondo. Fa pensare a viaggi in motocicletta e in autostop, a vite improvvisate e bruciate in fretta.

The summer of love, ritrovata in questa piovosa primavera.

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4 Comments:

Anonymous Anonimo said...

la cosa bella è che riesce a essere al contempo un disco che grida ad alta voce il suo tempo e se ne chiama fuori, come del resto anche "Hangman's..."

un pò per via di tutto il freak folk dell'ultimo decennio, un pò perché era talmente avanti che... solita storia, no ? :D

un salutone, Fab.

JC

martedì, 08 maggio, 2012

 
Blogger Fabio said...

Ti ho visto proprio stamattina JC: ho letto Flying Nun e Firehose, tutti d'un fiato. Bravo, come sempre.

Esatto, solita storia. Musica classica. Ci si puo' avvicinare con rispetto. Il freak folk restera' comunque quella cosa li'.

Robin Williamson resta grandissimo, uno che ha saputo proseguire coerentemente quel discorso, andando a finire dove tutto inizia: la poesia di Whitman e Blake.

martedì, 08 maggio, 2012

 
Anonymous Anonimo said...

Trovo che le ci sia sempre un momento in cui, dopo essere andati molto avanti, la storia di ognuno si riavvolge come un loop, uguale ma diversa. Mi vengono in mente i Grateful Dead, che dopo aver esplorato lo spazio profondo svoltarono per le praterie, ma trtattenendo il senno del prima. Oppure i Royal Trux, dala demolizone del rock alla sua ricomposizione cinica. Ecco: c'è sempre un momento in cui torni a casa, ma sei più vecchio di quanto sei partito, e allo stesso tempo anche un pò più giovane.

JC

mercoledì, 09 maggio, 2012

 
Blogger Fabio said...

L'importante credo che sia, come giustamente osservi, non cancellare il passato, ma edificare sopra di esso.

Perche' se dimentichi il passato sei condannato a ripeterlo. E non c'e' nulla di piu' triste secondo me, di un'evoluzione che si interrompe.

I grandi musicisti sono quelli che vanno avanti, sempre. Un esempio che mi viene in mente e' Battisti. Pensa a come a un certo punto ha preso le distanze dalla ripetizione.

Mogol era ancora fermo ai suoi anni '60, invecchiato con essi.

Lucio fece uno scatto in avanti. Oggi capiamo che fu un'evoluzione, non eccentricita' fini a loro stesse.

mercoledì, 09 maggio, 2012

 

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