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domenica 1 aprile 2012

Stefano Battaglia/ Michele Rabbia, Pastorale (ECM, 2010)

Settimana scorsa, durante una delle periodiche cene di redazione di Prospettive Musicali, Alessandro mi ha passato questo disco che chissa' perche' al momento della sua uscita non avevo notato.

Non e' mai tardi per recuperare buona musica, e questa collaborazione tra il pianista milanese Stefano Battaglia e il percussionista torinese Michele Rabbia e' davvero eccellente.

Il disco si compone di 11 soundscapes, di varia ispirazione: una traccia e' dedicata al teologo Enzo Bianchi, una alla coreografa Pina Bausch. Frequenti sono le citazioni di John Cage, Morton Feldman, Iannis Xenakis, Steve Reich, a rimarcare il debito di riconoscenza con chi ha posto le basi di improvvisazione e minimalismo in musica.

Molto interessante lo scambio tra i due musicisti, laddove il piano si fa percussione e di contro le percussioni diventano strumenti tonali, in uno scambio di ruoli che enfatizza lo spirito di dialogo che ispira queste musiche.

Questa Antifona libera, che fin dal titolo vuole evocare quella early music di ispirazione sacra della quale Battaglia e' stato esecutore ai suoi esordi, e' proprio la traccia dedicata a Enzo Bianchi.

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11 Comments:

Blogger CICCILLO said...

non mi risulta che Battaglia abbia mai praticato professionalmente la "early music", forse a casa sua ma io lo ricordo già giovanissimo che suonava jazz nel locali milanesi.

a parte ciò io ormai mi rendo conto di schifare tutto ciò che è italiano.
ho deciso di andare a curarmi gli occhi a BArcellona e di non pubblicare più, almeno a mio nome, dischi in Italia a costo di non pubblicare più nulla.

questo brano dedicato a Enzo Bianchi lo ascolto casualmente in un intermezzo, per cena, di Musica Callada di Mompou eseguito dall'autore, un titolo che tra l'altro l'ECM pubblicò diversi anni fa.
in pratica Battaglia scoppiazza frammenti di Mompou e anche Part e anche certo Jarrett e anche molti altri, li reitera in stile minimalista aggiungendovi le percussioni timbriche di Rabbia e poi li va a incidere nello studio, immagino, friulano già tarato sul suono Eicher.
beh, diciamo che anche in questo gli italiani si distinguono per provincialismo.
torno a sentire Mompou, registrato in analogico in una chiesa di Barcellona nel 1974.
e sembra di avercelo in casa.

domenica, 01 aprile, 2012

 
Blogger Fabio said...

Dalla biografia:

"Inizia una intensa attività di concertista classico che lo porta ad esibirsi in tutti i paesi europei, sia come solista che come ospite di orchestre (tra cui l’Orchestra Giovanile Europea), e ricevendo numerosi riconoscimenti (tra cui il prestigioso J.S. Bach di Dusseldorf, quale miglior giovane interprete bachiano), proponendo per lo più repertori rinascimentali (virginalisti inglesi del ‘500), barocchi (Bach, Scarlatti e Haendel) o moderni (Hindemith, Boulez, Ligeti)".

Parallelamente, dal 1979, incomincia ad appassionarsi all’improvvisazione ed ai linguaggi di emanazione jazzistica, partecipando via via a tutti più importanti appuntamenti musicali italiani e internazionali, esibendosi in molti paesi del mondo tra cui Germania, Svizzera, Francia, Austria, Slovenia, Croazia Spagna, Ungheria, Belgio, Tunisia, Israele, Stati Uniti, Grecia, Marocco, collaborando con tutti i migliori musicisti italiani e diversi artisti stranieri".

Ho letto da diverse parti riferimenti a Jarrett a proposito di Battaglia, ma da quello che ho ascoltato non sono sicuro di condividere quello che dici. Almeno se ci riferiamo al Jarrett piu' noto - che mi sembra assai piu' melodico e tradizionale.

Questo progetto mi sembra affondare le radici piu' nel minimalismo di estrazione, diciamo cosi', classica (Feldman soprattutto).

Possiamo andare avanti per giorni a discutere quanto derivativo sia. Come ho gia' scritto molte volte, a me tutto il rock suona estremamente derivativo, dato che e' la musica che conosco meglio (e che, infatti e per inciso, oggi mi interessa meno).

Per converso, un disco come questo mi sembra fresco e originale. Ma, per le ragioni di cui sopra, tra qualche anno potrei cambiare idea, vedremo.

Di Federico Mompou conosco ancora molto poco, e il tuo suggerimento e' prezioso (ho visto peraltro che esiste un'edizione piu' recente, pubblicata da Harmonia Mundi, eseguita da Javier Perianes: la conosci?).

lunedì, 02 aprile, 2012

 
Blogger CICCILLO said...

mmhh, questa biografia non mi convince proprio. un conto è dire che ha fatto dei concerti con orchestre e ha vinto premi, un conto è parlare di una vera e propri attività continuativa nella musica antica che, secondo me, non esiste proprio.
comunque forse non è questo il punto.
non so bene cosa intendi per derivativo ma io questa cosa che ho sentito e molte altre di Battaglia in anni passati, dal vivo, in radio e su disco mi sembrano far parte di quella tendenza, molto italiana appunto, provinciale e scoppiazzatrice ma ammantata di una dignità divulgativa che in qualche modo la dovrebbe rendere in qualche modo più "colta", fra moltissime virgolette.
in generale mi sembra un atteggiamento di scarsa onestà intellettuale paragonabile, facendo le dovute distinzioni, a quello di Bollani e da un'altra parte di Capossela.
tutti questi in pratica ci ammaniscono le loro frequentazioni, musicali e non, come se loro fossero quelli che le hanno scoperte per la prima volta.
e giù Pasolini da tutte le parti o Zappa o il choro brasiliano o Scarlatti o Ligeti o Matteo Salvatore o Dickens o Part o Enzo Bianchi o Feldman o i virginalisti e via dicendo.
mai che vi sia un segno, un tentativo di costruzione di un linguaggio originale o una sintesi propria di linguaggi.
no, c'è solo il pezzo "nello stile di" o la presa in giro "dello stile di" o la citazione.
il tutto contando su un pubblico ignorante o generalista (lato Fabio Fazio) evidentemente ben contento di conoscere qualcosa che assolutamente ignorava per il tramite di questi divulgatori, chi più ironico, chi più spirituale.
boh, io per rimanere in ambito di italiani su ECM preferisco i Trovesi-Coscia che almeno fanno l'omaggio esplicito, a Carpi o Offenbach, senza troppe digressioni post-moderne.
e se fossi Eicher farei incidere l'unico vero genio italiano della musica improvvisata e non, cioè Paolo Angeli.

non conosco altre versioni di Musica Callada se non le due che ho citato (oltre alla mia, relativa però ai numeri più facili tecnicamente...).
è un pezzo, anzi una raccolta di miniature direi, che ti consiglio senz'altro di ascoltare.

lunedì, 02 aprile, 2012

 
Blogger Fabio said...

Davvero bravi sia Angeli (che ho avuto l'occasione di ascoltare recentemente all'Istituto di Cultura Italiana) che Trovesi e Coscia. Angeli tuttavia mi sembra abbastanza lontano dallo stile e dal suono ECM, non trovi?

Anche la divulgazione in stile Fazio ha un suo perche' a mio parere. Dipende da cosa se ne fa. E' un entry point, come direbbero qui. Sei tu, ascoltatore/ lettore/ spettatore, che decidi poi se esplorare oltre, oppure fermarti, accontentandoti.

Peraltro ho la sensazione che ci stiamo un po' tutti abituando alla citazione superficiale - mi sembra una delle caratteristiche dei linguaggi moderni. Linguaggi moderni che puoi provare ad evitare, naturalmente. Ma non so se puoi evitare che diventino "la norma sociale", cioe' di averci a che fare in qualche modo.

Una sintesi di linguaggi in molti casi si trova. Quello che e' piu' difficile e' trovare una sintesi che sia anche originale (cioe' non puramente sintesi delle parti: questo intendo per "derivativa"). Qui un po' le nostre opinioni si dividono. Tu trovi che le collaborazioni di Battaglia e Rabbia appartengano a quella tendenza che definisci "provinciale e scoppiazzatrice".

Io trovo il disco del quale parlo qui sopra piuttosto interessante. Originale? Forse.

Sto pero' iniziando a prendere le distanze dall'attesa di originalita'. Qui in Inghilterra la musica originale direi che non manca, e Wire ci ha costruito sopra una piccola nicchia di fedeli ascoltatori.

Stabilire quanto queste musiche originali siano piacevoli, e quanto invece esperimenti fini a se stessi, e' un esercizio che ognuno di noi puo' fare, e darsi una risposta.

E' un fatto, per quanto mi riguarda, che alcuni dei dischi piu' originali che posseggo li ho ascoltati assai poco. E altri, divulgativi, li ho sentiti, molto volentieri, molte volte.

Non e' cosi' un po' anche per te?

lunedì, 02 aprile, 2012

 
Blogger CICCILLO said...

beh la questione dell'originalità o della personalità io credo che sia fondante in ambito jazzistico o di musica improvvisata (ammesso che quella di Battaglia a questo punto lo sia).
se non c'è quello di fatto non c'è nulla, c'è lo stile, la maniera, la citazione ma non c'è il jazz così come si è sviluppato dal punto di vista storico e, direi, filosofico.

ma quello che mi preme sottolineare, e forse non sono riuscito a spiegarmi bene, non è tanto la questione dell'originalità o del suono (classica critica mossa all'ECM che però a me sembra in questo caso il problema minore).
quello che mi interessa è la dimensione etica del musicista, la sua sincerità, la verità che riesce o meno a trasmettere di quello che sta suonando.
io percepisco Battaglia come un musicista che ha costruito, da un certo punto in poi, un personaggio non vero.
da questo punto di vista le sue origini di enfant prodige della musica classica in qualche modo lo hanno segnato e viene allora da chiedersi perché non torna ad eseguire musica scritta a questo punto.
invece no, lui aggira il problema della mancanza di una radice culturale forte, che non sia appunto quella della musica colta europea, ponendosi in una specie di zona grigia che possa interessare pubblici diversi e aggiungendoci un tocco di atteggiamento spirituale, secondo me del tutto campato per aria, o farlocco che dir si voglia.
allo stesso modo Bollani gioca con l'entertainemnt e l'imitazione di qualsiasi cosa per prenderla in giro e togliergli valore.
e allo stesso modo Capossela si vende come poeta e sciamano (con l'avvallo di Fofi) mentre è una banalissima rockstar, nemmeno tanto talentosa.
per questo parlo di disonestà intellettuale e senza nulla togliere al piacere che tu o altri potete provare nell'ascoltare questo o altri dischi.
non so, sarà il titolo del brano (che potrebbe essere, che so, di un Respighi o di un Casella in vena di recuperi modali) o la dedica o sarà l'impressione artificiosa di una volta che lessi un articolo su Battaglia intitolato "il pianista anacoreta", sarà questo suo ossessivo andare avanti indietro nella storia della musica europea per farci vedere che conosce tutto e di tutto sa fare la sua versione "in stile" o sarà qualcos'altro di cui io sento il bisogno e che qui non trovo e altrove sì.
però a me suona tutto "entry point" e pure "mainstream", tanto per tornare a un vecchio dibattito generato da un altro tuo bel post dell'anno scorso, se non ricordo male.
e in definitiva mi pare mera "musica nel mercato", un mercato di nicchia ma pur sempre mercato, con tutti i suoi brand, slogan, testimonials, endorsers etc etc, espliciti e impliciti.
il tutto aggravato dal provincialismo italiota di cui sopra.

comunque grazie per lo spazio che concedi a queste mie riflessioni che altrove non saprei proprio dove poterlo fare.
per chi poi volesse sapere chi sono i miei mistici, poeti e sciamani si può andare sul mio blog dove ce n'è una nutrita rappresentanza...
:-)

lunedì, 02 aprile, 2012

 
Blogger Fabio said...

Mi fa molto piacere ospitare le tue riflessioni naturalmente. Piu' in generale mi piace che questo sia uno spazio dove si puo' riflettere e discutere con tranquillita'.

Di molte musiche si puo' dire quello che osservi sul jazz, che cioe' lo spirito filosofico originale ha lasciato troppo spazio a citazione e manierismo.

Nel rock questo e' evidentissimo, e non sto solo parlando del dad rock mainstream dei vari Springsteen, Oasis, Weller, Coldplay, ecc. E infatti la musica cosiddetta indie e' a mio parere quanto di piu' rigido e conservativo si possa ascoltare oggigiorno. La negazione della filosofia implicita nel suo nome, in pratica.

Quello che dici e' probabilmente corretto, peraltro alcuni dei nomi che citi non li conosco abbastanza per poterne scrivere con una qualche cognizione di causa.

Pero' un osservazione la voglio condividere. Una delle ragioni, totalmente soggettiva, per le quali sono sempre piu' disinteressato al rock, e' che negli anni mi sono accorto di aver maturato un'attitudine all'ascolto niente affatto istintiva, spontanea.

Come conseguenza, per reazione in pratica, oggi cerco di evitare di ragionare troppo in termini critici. Provo piuttosto ad affrontare l'ascolto con una modalita' abbastanza immediata, centrata sulle emozioni piuttosto che sulla tecnica e sulla scomposizione dei singoli elementi stilistici.

Piu' sintesi e meno analisi, per ridurre tutto a una formuletta forse fine a se stessa. Per cui si', le critiche che rivolgi sono probabilmente assai fondate. Se pero' l'ascolto mi da' emozione, sono abbastanza disposto a passare sopra al ragionamento che mi porterebbe, assai probabilmente, alle stesse tue conclusioni.

Il ragionamento che fai a proposito del mercato mi interessa molto. Credo che la musica non possa esimersi dallo scendere a patti con certi meccanismi di distribuzione e diffusione, che valgono peraltro un po' per tutti i prodotti culturali. Questo come osservi vale anche per piccole nicchie di mercato, che hanno i propri trombettieri e canali preferenziali.

Pero' non mi sembra un fenomeno solo di adesso, anzi forse la rete sta ampliando la possibilita' per voi musicisti di farvi sentire e diffondere le vostre idee, in un modo che quando esistevano solo pochi testimonials e endorsers, e sempre quelli, sarebbe stato impensabile, non credi?

martedì, 03 aprile, 2012

 
Blogger CICCILLO said...

rispondo subito alla tua ultima domanda: sì, la rete ha ampliato le possibilità ma allo stesso tempo ha ampliato il numero di coloro che sono in lizza e da questo punto di vista diventiamo un po' tutti gocce nel mare, il che quantomeno rende tutto un po' random ma insomma ogni tanto qualche risultato te lo dà, uno ti scrive dalla California chiedendoti quando faremo il secondo disco, un altro scrive sul suo blog che la tua è la più bella versione di un certo brano che abbia mai ascoltato e poi sì, su 100 che contatti per fare dei concerti 10 ti rispondono e 1 di questi un concerto te lo fa fare, se in Italia gratis o a rimborso spese...

per il resto è sacrosanta la nostra possibiità di provare emozioni ed ascoltare in modo intuitivo qualsiasi cosa, anche pop music.
potrei farti innumerevoli esempi di mie forti emozioni e ricordi su canzonette di ogni tipo.
diciamo che i grandi musicisti secondo me sono quelli che reggono entrambe le opzioni, istinto e critica.

tanto per citare qualcuno, sempre ECM, che citi nel tuo post più recente io, nonostante una diffidenza iniziale, ho apprezzato molto e sentito e risentito più volte i dischi di Susanne Abbuehl e mi hanno molto colpito: nessun personaggio, solo musica e poesia, ua cosa molto semplice e anche molto intensa, si comprendono i suoi riferimenti e i suoi amori e allo stesso tempo si percepisce il lavoro fatto per staccarsene e trovare un mondo originale, suo e dei musicisti che la accompagnano.
e addirittura il pianista che, grazie a te, ho ascoltato ieri sera mi sembra suoni meglio con lei che col suo trio, specialmente nel mitico Round Midnight con l'organo portativo che trasforma quel brano in una preghiera e senza necessità di apporvi alcun titolo.
ecco quella è musica spirituale senza dichiararlo, è una cosa che si percepisce e non è programmatica, non ha bisogno di dediche e di "entry point", anzi io spero che in qualcuno abbia suscitato delle curiosità ulteriori.
se vuoi ho un bel live di Susanne da passarti, che ho trovato in file sharing.
ma forse ne abbiamo già parlato, scusa se mi ripeto.

martedì, 03 aprile, 2012

 
Blogger Fabio said...

Concordo con te su tutta la linea. Brederode e' certamente meglio con Susanne Abbuehl che con il suo quartetto (peraltro molto apprezzabile): questo vale per Currents e per Post-scriptum, i due dischi del quartetto che posseggo.

Vicino a casa c'e' una banca, dove entro ogni 2 o 3 giorni a fare un bancomat. Qui (in fondo siamo in una delle capitali della musica) le banche hanno sempre musica diffusa.

Si tratta di musica non particolarmente impegnativa: escludo che anche in futuro quelli della banca decideranno di intrattenere i propri utenti in paziente coda con un madrigale di Gesualdo o una composizione dodecafonica di Schoenberg.

Eppure, guarda, quella colonna sonora di classici degli anni '70, '80 e '90, presa in quelle dosi omeopatiche, ha il potere di farmi iniziare bene la giornata.

Sto parlando di musiche che si sentivano ovunque allora, poi apparentemente dimenticate. Ma mai dimenticate davvero, in realta'.

Robe all'epoca estremamente popolari, che ne so, gli Status Quo, i Duran Duran, Born to be alive, Baker street, Superstition, che non potevi evitare a meno di uscire dall'orbita terrestre.

Non hai idea di quanti ricordi e emozioni mi si aggregano nella mente mentre attendo pazientemente il mio turno di alleggerire il mio conto.

Potere emozionale delle canzonette. Lo puoi negare razionalmente. Puoi dire: ma io all'epoca sentivo i Pistols, i Clash, i Joy Division, gli Husker Du.

Ma questa e' parte della realta'. Certo, a casa nostra ascoltavamo i Pistols, i Clash, i Joy Division e gli Husker Du. Ci scambiavamo cassette "tra di noi".

Ma poi, fuori dalle nostre camerette c'era il vasto mondo.

E con esso, ora come allora, abbiamo a che fare quotidianamente.

Per cui si' quando tra 20 anni entreremo in banca col bastone, e sentiremo Rihanna e Adele, probabilmente ci ricorderemo di quei magnifici anni 10 nei quali eravamo ancora in piena salute. E di tante persone che non vediamo piu' e chissa' che fine hanno fatto.

Dove trovo il concerto di Susanne Abbuehl, ora che sono nello stato emozionale giusto?

mercoledì, 04 aprile, 2012

 
Blogger CICCILLO said...

ho controllato ieri e il link è scaduto.
Rapidshare, se lo utilizzi gratuitamente, come del resto faccio io, dopo un mese in cui il file rimane inattivo lo toglie.
dunque o scrivi a chi lo ha postato di rimetterlo (il blog è questo:
http://unavisenpassant.blogspot.it/2010/08/trop-rare-susanne-chante-susanne-chante.html) oppure la prossima volta che ci vediamo te lo passo io con una chiavetta.

ieri sera l'ho risentito e devo ammettere che Susanne continua a piacermi.
c'è lo spirito di Jeanne Lee che aleggia dentro di lei ed è davvero un canto e una musica di una gentilezza davvero rara e continuo a sentirlo come semplice e sincero, senza affettazioni e/o sovrastrutture che ne debbano in qualche modo spiegarne il senso a chi ascolta.

mercoledì, 04 aprile, 2012

 
Blogger CICCILLO said...

perdona le ripetizioni, davvero davvero ne ne

mercoledì, 04 aprile, 2012

 
Blogger Fabio said...

Provo a scrivere al blogger.

I tecnici della radio recentemente mi hanno suggerito di usare sendspace o dropbox. Non so pero' se i file restino online per piu' di un mese. In genere la logica e' che se per un mese nessuno accede al link, fanno spazio per altro.

Susanne Abbuehl la associo, piu' che alla musica, ad altre forme di espressione: arti visuali, scrittura, danza. E' musica che ascolterei piu' volentieri in una galleria d'arte, in una biblioteca, in un loft, che in una sala per concerti. O all'aperto.

Della sua musica non riuscirei a scrivere "tecnicamente". Colpisce una sfera totalmente emotiva. Speriamo torni a lanciare segnali da quel suo mondo silenzioso, poetico, gentile.

mercoledì, 04 aprile, 2012

 

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