JOHN ABERCROMBIE QUARTET
Within a song
ECM
2012


Il jazz classico sa regalare una profondita' di visuale che e' in uguale misura lucidita' e distacco dalle cose del mondo, pensavo stasera riascoltando l'ultimo lavoro inciso da John Abercrombie. Con un quartetto che non e' quello suo classico degli ultimi anni, quello con Mark Feldman e Marc Johnson, ma una nuova edizione, con Joe Lovano al sax tenore, Drew Gress al contrabbasso, e il fedele Joey Baron alla batteria.

Within a song e' un'incursione nei territori post bop, negli anni '60 quindi, e nel repertorio dei piu' grandi di tutti: Davis, Coltrane, Coleman, Evans. Interpretati, e registrati, impeccabilmente, con delicata, notturna leggerezza.

The music on this recording is dedicated to all those musicians that gave me a place to live. Un luogo tranquillo, nel quale trovare quiete, riparo, pace.

Commenti

CICCILLO ha detto…
sarebbe bello poter commentare anche le tue visioni e ascolti della colonna laterale.
per esempio mi piacerebbe parlare de Le Plaisir, un capolavoro travolgente, a mio parere.
Fabio ha detto…
E' probabile che sia possibile aggiungere dei commenti anche nella colonnina di fianco. A me sembra gia' un miracolo peraltro essere riuscito a generarla, con le mie conoscenze zero di html :)

Ma si puo' commentare dove si vuole, quello che si vuole.

E' bello che i blog siano invecchiati, e che come quando erano bambini siano diventati quadernetti di appunti pressoche' privati. E che commenti, finalmente, solo chi ha qualcosa da dire e solo quando ha qualcosa da dire.

Sto cercando di rendere Radio Engadina un bel giardino dove si possa passeggiare in pace senza per forza sentirsi in dovere di dire qualcosa al giardiniere.

Poi se qualcuno vuole discutere con me di tecniche di potatura, semina, fiori e piante, io naturalmente ci sono: sa come trovarmi.

Le plaisir e' un film davvero particolare, con questo pannello centrale affiancato da due pannelli minori ma non meno coinvolgenti.

A me e' piacito tantissimo il terzo episodio "Piacere e morte", con questa rapida sequenza tra nascita di un amore, morte dello stesso, e poi la resurrezione finale, su un piano completamente nuovo.

A volte serve tempo perche' un amore si spieghi: puo' succedere ben dopo la fiammata iniziale, quando siamo, finalmente, pronti a una relazione adulta.

Anche gli altri episodi sono riusciti. Il primo l'ho trovato straziante, il secondo ricco di uno humour d'altri tempi che oggi fa sorridere per la sua ingenuita'.

E tu perche' l'hai considerato un capolavoro?
CICCILLO ha detto…
come si fa a parlare di un capolavoro, forse puoi darmi qualche suggerimento.
per me un capolavoro è qualcosa che ammutolisce e sconvolge, sul piano emotivo e allo stesso tempo estetico e spesso anche etico.
per esempio anche "Le Havre", che era nella tua colonna laterale e io ho visto finalmente stasera, a un anno da Cannes, in lingua originale come desideravo.
quanto al secondo episodio de Le Plaisir non lo trovo del tutto umoristico, c'è anche una specie di sgomento che lo pervade per tutto il tempo e che ha il suo apice nella scena della comunione in chiesa.
anche in quel caso Ophuls riesce a mettere in scena sentimenti ineffabili al confine fra la gioia e il dolore, è qualcosa di enorme io credo.
forse neppure lui si rendeva conto di quello che stava facendo.
e poi Maupassant è una specie di mio mito da sempre, quella sua voce fuori campo è anche qualcosa di indimenticabile per me.
per questo molto probabilmente non andrò a vedere il Bel-Ami hollywoodiano che sta per uscire!
Fabio ha detto…
Anche io ho molto amato Le Havre, e leggendo quello che hai scritto ho capito perche'.

E' un film forte sui tre piani che indichi, emotivo, estetico e etico.

Mi fai pensare che probabilmente tutti e tre sono importanti nella definizione di un'opera d'arte che sappia ergersi allo status di capolavoro.

Poi ognuno di noi puo' porre davanti al resto una dimensione, per me ad esempio e' quella emotiva, attraverso la quale comprendo quella estetica e quella etica.
CICCILLO ha detto…
non c'entra nulla ma, a proposito di capolavori con le 3 caratteristiche di cui sopra, ieri sera a Bologna ho sentito la migliore band europea del momento nei territori delle nuove musiche, "The New Songs", diretta dalla svedese Sofia Jernberg e dalla francese Eve Risser, anche compositrici dei brani suonati, in compagnia di due chitarristi norvegesi straordinari anch'essi.
una musica poetica e misteriosa la loro, a cavallo fra parti improvvisate e composizione, con una straordinaria cura nella ricerca dei suoni oltre che nella creatività travolgente del progetto realizzato da musicisti tutto sommato ancora giovani ma con un bagaglio culturale e musicale che qui ce lo sogniamo.
infatti gran parte degli addetti ai lavori locali (celebri docenti universitari in pensione, cathyberberian delle due torri e vari altri manager rampanti della free music di 50 anni fa) se ne sono andati via prima della fine snobbando colpevolmente la loro musica ricca di pathos (forse troppo ricca) e assolutamente estranea alla categoria del post-moderno.

forse hai ragione a dire che le cose migliori, Kaurismaki incluso ovviamente, vengono dal nord europa e in particolare dai paesi scandinavi.
Fabio ha detto…
Mi fa molto piacere quando i visitatori consigliano piante nuove al giardiniere, ti ringrazio Francesco.

Ora e' tardi, ma nei prossimi giorni cerchero' di approfondire.

E quella scandinava e' una cultura alla quale mi sento particolarmente vicino: musica, cinema, design.

Anche la cucina: il mio caffe' preferito di Londra e' proprio la Nordic Bakery, con i suoi panini dolci alla cannella che trovo irresistibili.