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Ambiente Uguaglianza Tempo

venerdì 28 aprile 2006

Io non so cosa deve aver pensato lei dopo il concerto di qualche sera fa al Mean Fiddler. So pero' cos'ho pensato io. Perche' sono stato a tanti concerti senza aver mai visto niente di simile.

Ora, Tift Merritt suona country rock proprio tradizionale, di quello da grandi strade americane dove incontri una macchina ogni tanto. E' stata nominata per un Grammy e di lei parlano soprattutto le riviste country tradizionali come questa (che per altro, avete visto?, in Maggio ha lui in copertina).

Pero', caspita, che pubblico! Il piu' giovane (a parte Marco e me) avra' avuto 60 anni. E perche', direte, ai concerti di Richard Thompson e di Chris Hillman chi trovi? A parte che ci vedi spesso Sid Griffin, che di anni ne ha 50 ma che li' in mezzo sembra un teenager. Ma ci sono 60enni e 60enni. Quelli che vanno a sentire Thompson hanno barbe curate, giacche di velluto a coste con le toppe e il Guardian sotto il braccio. Il pubblico dell'altra sera era allucinante invece. Anziani con la pancia da birra e la camicia di una settimana, generalmente con la pelata e poi capelli bisunti che scendevano oltre il collo. E che camicie. Alla fine del concerto Marco e io siamo rimasti incantati a osservare un quasi 70enne con camicia a fantasia hawaiana che reclamava a gran voce la set list, come avevo visto fare a ragazzine 16enni a un gig degli Arctic Monkeys.

Diciamo subito una cosa, il concerto e' stato discreto e il gruppo supporter, Hayes Carl & the Gulf Coast Orchestra, astri nascenti di un country rock che deve molto ai Flying Burrito Bros. via Long Ryders, proprio niente male. E pero' i dischi di Tift Merritt la prossima volta li ascolto in terrazzo sorseggiando un succo di mela fresco.

Ma non e' che qualcuno ha voluto mandarmi un messaggio? Perche' non e' che voglio ritrovarmi a 70 anni con camicie improbabili a pregare tecnici di palco che non vedono l'ora di andare a casa perche' si chinino per concedermi con fare condescending un pezzo di carta con la lista delle canzoni del concerto. No eh.

Lo scrivo qui cosi' me lo ricordo: basta, per sempre, concerti country rock.

13 Comments:

Blogger PiB said...

Confesso Fabio che mi hai strappato un sorriso:la camicia hawaiana è un monito per tutti noi..se mai dovessi avere anche un minimo di esitazione nel comprarla ripenserò a questo post...
P.S.
cmq guarda che io qui tra camicie hawaiane e camicie Harley con fiamme che partono dalle ascelle non so come riuscire a parare i colpi..e non devo neanche andare ai concerti.

Cmq lei l'ho vista di recente su CMT e mi è piaciuta

venerdì, 28 aprile, 2006

 
Blogger artemisia said...

Fabio...ben ti sta.

venerdì, 28 aprile, 2006

 
Blogger Fabio said...

Pib -

Ieri pero' dopo aver scritto il post pensavo che forse si tratta soprattutto di pregiudizi. Cioe', c'e' anche un aspetto positivo nel fatto di rimanere adolescenti fino a 70 anni, di riuscire per esempio a gioire per avere nella tasca della camicia hawaiana un foglio con una semplice lista di canzoni. E la camicia hawaiana potrebbe essere stato il risultato di una scelta davvero casuale, del tipo "ma che importa quello che metto, e' ben piu' importante quello che sono". Ancora una volta, riflettendo, non sono tanto d'accordo con quello che ho scritto. Il che mi porta a quello che ho sentito un'oretta fa in Oxford Circus. In quell'incrocio trafficatissimo, il Sabato si mette sempre un predicatore, e dato che i semafori pedonali hanno tempi biblici, prima di riuscire ad attraversare la strada fai in tempo a sentirti tutta l'omelia. In buona sostanza, prima che finalmente arrivasse il verde, il nostro predicatore sosteneva che Gesu' quando parlava non manifestava mai dubbi ne' "doppiezze" ("double-minded thoughts"), come lui le ha chiamate. Ecco, vorrei sapere tanto come faceva, perche' a me capita proprio sempre il contrario, ho sempre il dubbio di non avere considerato delle sfaccettature, delle prospettive, un livello ulteriore di profondita'. Prometto che Sabato passo di li' e glielo chiedo, poi vi faccio sapere cosa mi ha detto.

Artemisia -

Io l'ho fatto davvero in buona fede di andare li' pero'. E in un certo senso e' stata un'esperienza. E poi comunque, a pensarci, arrivarci a 70 anni con quella passione per la musica!

sabato, 29 aprile, 2006

 
Blogger artemisia said...

Guarda, io vado in certi posti a volte che non so neanche io perchè lo faccio. Anzi ti dirò di più, certi ambienti che credo di odiare a volte mi attraggono in maniera compulsiva.
Ti faccio un esempio (o una confessione): i predicatori sulle TV private. E più sono viscidi, più mi affascina ascoltarli.
Questo senza voler fare paragoni con il country rock...

sabato, 29 aprile, 2006

 
Blogger Fabio said...

Assolutamente! Stessa cosa qui. Non so cosa sia. Forse un desiderio di vivere piu' vite contemporaneamente? A volte un'ansia di conferma, altre volte il bisogno di un cambiamento radicale. E comunque, no so se concordi con me, ma proprio da quelle esperienze si impara sempre qualcosa di profondo, magari dopo lunghe ruminazioni (per le quali, non so tu, ma io sono un asso). Quando vieni a Londra ti porto a sentire Phil in Oxford Circus allora :-) No, guarda che sto scherzando eh, ci sono cose migliori da vedere e sentire qui.

sabato, 29 aprile, 2006

 
Blogger PiB said...

Fabio chiediglielo anche anome mio perche' se c'e' una cosa che caratterizza questa testa matta e' proprio double-minded thought ..di cui sono un maestro

domenica, 30 aprile, 2006

 
Blogger artemisia said...

Una volta ho fatto un post su questo mio desiderio di vivere più vite contemporaneamente. Per molto tempo ho pensato di essere malata, mi consolate.

Mi sa che dopo Londra mi ci vorrà una settimana di ferie, se si va avanti di questo passo...:D

domenica, 30 aprile, 2006

 
Blogger Fabio said...

Pib e Artemisia -

Vi racconto una cosa. Molti anni fa, ne avro' avuti 13 o 14, un'estate venni a Londra per studiare l'inglese. Per me, cresciuto in una cittadina di provincia, quell'esperienza fu devastante, segno' tutto il mio futuro. Qui a Londra erano gli anni del punk. I punk, che prima avevo visto solo alla TV, qui li incrociavo tutti i giorni che ciondolavano fuori dalla stazione di Charing Cross. Il loro spirito fieramente anticonformistico e la loro musica che quell'estate imparai ad amare alla follia entrarono dentro di me e dal mio cuore non se ne sono mai andati. Il mio cuore di 13enne pero' quell'estate fu messo alla prova anche da un'altra esperienza. Successe un giorno che salii al piano piu' alto della cupola di Saint Paul's Cathedral. C'era questa ragazzina simpatica nel collegio, con lunghi capelli biondi e ricci, ed eravamo diventati grandi amici, sapete quando si vuole sempre stare in squadra insieme, fare lavoro di gruppo insieme ai corsi d'inglese, ecc. Davanti a quel panorama mozzafiato prima mi prese per mano dicendomi qualcosa tipo "Sei cosi' matto che potresti buttarti giu' tu" e poi, mentre nessuno vedeva, mi diede un tenero bacio sulle labbra. Era la prima volta che mi capitava. Dopo quell'estate restammo in contatto scrivendoci molte lettere. Un giorno mi scrisse che aveva scoperto il libro piu' bello che avesse mai letto e che quel libro parlava proprio di me. Era "Il lupo della steppa", di Hermann Hesse. Lo comprai e lo lessi in pochi giorni, ignorando compiti e interrogazioni. Nella sua lettera, ben prima che io ne diventassi consapevole, mi parlava di quanto le sembrava che io desiderassi vivere due vite in forte contraddizione l'una con l'altra. Ma ricordo bene che sosteneva che, anche se sapeva che questo mi avrebbe procurato sofferenza, era una cosa bellissima, che mi avrebbe permesso di vivere piu' esistenze contemporaneamente. Sono passati tanti anni. Tempo di bilanci? No, non ancora fortunatamente, del resto non saprei come trarne. Ma credo che avesse ragione lei. In fondo, i double minded thoughts forse ci permettono di provare, almeno provare, a vivere tutte le esistenze che il nostro bisogno di vita ci chiede di realizzare.

[Ho piu' cercato la persona che mi ha consigliato "Il lupo della steppa"? Per molti anni no. Poi, l'estate scorsa, passando nel paese dove aveva una casa di villeggiatura, ho camminato fino al suo cancello e ho letto il suo nome sul campanello. Non ho naturalmente suonato perche' non credo che avrei voluto incontrare uno dei miei miti ormai quarantenne, probabilmente con alcuni bambini attorno (avete presente "Broken flowers"?). Pero', per qualche strana ragione, lavoro a 1 minuto a piedi da St. Paul's e dal terrazzo di casa vedo proprio la cupola della cattedrale. A sort of homecoming? Mah, misteri.

domenica, 30 aprile, 2006

 
Blogger PiB said...

Fabio arrivo ora causa Domenica da folli: leggere la tua memoria legata al Lupo della Steppa mi ha fatto tornare indietro di anni a personali memorie....concordo con te che tutti noi siamo destinati a voler vivere due o più vite diverse...a volte sovrapponibili altre completa-MENTE opposte..prenderne coscienza può essere pericoloso se poi si è incapaci di gestirle. Qualcuno una volta mi spiegò la legge del pendolo:abbiamo due vite, abbiamo due momenti. avanti e indietro andiamo..ma segniamo sempre la stessa ora.
p.s.
pensa se suonato il campanello ti fossi trovato di fronte il corrispettivo del personaggio di S. Stone!

domenica, 30 aprile, 2006

 
Blogger artemisia said...

Leggo solo adesso questa bellissima storia che mi ricorda molti episodi della mia vita.

Molte vite che avrei potuto vivere, molte che ho vissuto e poi abbandonato, molte persone che sono stata. Purtroppo questo a volte comporta farsi del male o farne agli altri. Vasto, spinoso tema.

L'episodio che racconti (dolcissimo) mi ha fatto tornare a mente un uomo che conobbi a diciott'anni e che per molti versi ha segnato la mia vita. Ne aveva venti più di me. L'anno scorso ho chiesto di lui ad una comune conoscenza, e ho avuto il suo indirizzo di posta elettronica, che mai e poi mai mi sognerei di usare...

Però rivedo a volte i film che piacevano a lui e ai quali aveva lavorato, e rivedo anche lui com'era allora, fermo per sempre all'inizio di una delle vite che non ho percorso fino in fondo, ma solo per qualche passo.

martedì, 02 maggio, 2006

 
Blogger Fabio said...

Pib -

Sarebbe benissimo potuto succedere che fosse diventata come Sharon Stone. Meglio non saperlo. Mi ero solo accertato che se avessi voluto sapere avrei avuto la possibilita', che ci fosse ancora un modo per ritrovarla. Come dici tu, tutti vogliamo forse vivere piu' vite diverse, ma i lupi della steppa vogliono spesso vivere vite in qualche modo *diametralmente opposte*: una vita con tanti amici e una completamente solitaria, una vita colta e controllata e un'altra piu' istintiva e un po' primitiva. Non so se sono d'accordissimo con la regola del pendolo che dici pero'. Non sono sicuro che segnamo sempre la stessa ora, sarebbe tutto sommato bello, implicherebbe un certo equilibrio. Spesso invece l'oscillazione ci porta a segnare ore del tutto diverse da quelle che realmente sono. Non capita anche a te?

Artemisia -

Proprio cosi', vite iniziate e per molte diverse ragioni non terminate. Tornare indietro dopo pochi passi o quando si e' quasi alla meta. Sai pero' cosa credo, un po' filosoficamente e quasi per autoassolverci (magari un po' pilatescamente)? Che forse quelle vite e quelle mete non erano davvero nostre *in quel momento*. Lo penso perche' altrimenti, in certi casi, finirei per farmi del male.

martedì, 02 maggio, 2006

 
Blogger artemisia said...

"Tutto ciò che è possibile succede, solo ciò che è succede è possibile", dice Kafka.

Fa bene pensarlo. :)

martedì, 02 maggio, 2006

 
Blogger PiB said...

Sono sempre fuso (orario)

martedì, 02 maggio, 2006

 

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