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lunedì 21 settembre 2009

Hit like Tyson

Nell'arte concettuale, il prodotto finale e' per definizione solo il veicolo di un'idea, un concetto, un'assunzione che di fatto resta invisibile. La fontana di Duchamp e i 4'33" di Cage sono opere d'arte? Si', a patto che si comprenda che non c'e' nulla di bello in un orinatoio o in un pianista che se ne sta assorto in una sala da concerto per 5 minuti senza suonare. Bella, o eventualmente brutta e inutile per noi, e' l'idea che l'artista esprime.

Il filosofo francese Maurice Merleau-Ponty (allievo di Heidegger e amico di Sartre) in Il visibile e l'invisibile scrisse che uno dei piu' grandi risultati dell'arte moderna e della filosofia... e' stato permetterci di riscoprire il mondo nel quale viviamo, ma che siamo cosi' propensi a dimenticare.

A me e' sempre sembrata un'affermazione abbastanza illuminante: a prevalere nell'espressione di un giudizio su un'opera d'arte (arti visuali, cinema, musica...) non sarebbe dunque il piacere estetico, ma quello intellettuale, mediato dal contributo offerto alla nostra comprensione della realta' che ci circonda. Se ci pensate, e' l'esatto contrario dell'escapismo.

A volte, e succede soltanto in pochi casi, le due dimensioni, quella estetica e quella intellettuale, trovano una ricomposizione.

Sabato mattina, facendo una passeggiata da Clerkenwell verso il canale di Regent sotto un timido sole autunnale, mi sono fermato a vedere le nuove mostre della Parasol Unit e della Victoria Miro Gallery. Suggerisco soprattutto una visita al primo dei due spazi attigui, che ha appena aperto una personale di Keith Tyson, vincitore del Turner Prize nel 2002.

E consiglio soprattutto la prima sala, che ospita una serie di lavori di grandi dimensioni intitolati Nature paintings, ispirati agli elementi primi della natura. Sono ottenuti attraverso reazioni chimiche, in qualche misura automatiche e casuali, di vernici e pigmenti su superfici di alluminio, e sono pieni di colori che ti sembra di vedere per la prima volta.

Ti fanno fermare a riflettere sulla complessita' degli elementi naturali, e contemporaneamente ti regalano un enorme, misterioso piacere estetico, non tanto diverso da quello che si prova ascoltando la musica ambientale di Eno.

15 Comments:

Anonymous Anonimo said...

Non so se l'approccio è intellettuale o estetico, ma sono bellissimi, quei "Natural paintings". Qohelet.

martedì, 22 settembre, 2009

 
Blogger Fabio said...

Ho pensato la stessa cosa. Quando entri nella galleria, una gentile ragazza ti mette in mano una complessa press release di contenuto filosofico, che fa venire un leggero mal di testa. Poi ti rendi conto che di quella spiegazione non hai davvero bisogno.

martedì, 22 settembre, 2009

 
Anonymous Marco Reina said...

Sarebbe un bene imparare ad amare l'arte (in qualsiasi forma espressiva essa si sostanzi: pittura, fotografia, musica, poesia, circo equestre ecc.ecc.) fidandosi, in primis, dei propri istinti.
Ma e' un'operazione che richiede molto coraggio ed allora ecco il provvido supporto critico che legittima l'adesione intellettuale (ma non di pancia) del naufrago insicuro.
"Less tests, more testicles" disse una volta il pubblicitario Jacques Seguela a proposito dell'esitazione dell'azienda cliente nel scegliere quale fosse la campagna di comunicazione adatta ai propri bisogni.
Parole sante.

martedì, 22 settembre, 2009

 
Blogger Myriamba said...

e finalmente segui filosofi piu' interessanti :)

martedì, 22 settembre, 2009

 
Blogger Myriamba said...

ad ogni modo..scusate ma sul "less test and more testicles" sono parzialemente d'accordo..penso che verso l'arte si dovrebbe andare d'istinto in una prima fase e poi aproffondire, altrimenti si rimane nella superficialita'delle cose..senza mettere veramente quello che si sta vedendo e quello che si sta sentendo in questione. Solo un critico che conosce l'arte a fondo puo' fare a meno del materiale. Per esempio non tutti davanti a "La Gioconda" di Leonardo Da Vinci provano le stesse emozioni. Per esempio quando l'ho vista, mi sono chiesta cosa tutti gli trovassero. Ma magicamente quando ho potuto "CAPIRE" quel quadro, ho provato delle emozioni che in un primo instante non sapevo che "La Gioconda" potesse suscitare. L'istinto per me non e' qualcosa che necessita coraggio, piu' che altro e' (per me) una giustificazione alla pigrizia che mi spinge a non aproffondire maggiormente l'argomento.

martedì, 22 settembre, 2009

 
Blogger Fabio said...

Marco -

Ma quindi non esiste nessun piacere intellettuale (intendo: che non passi per la pancia e i testicoli elegantemente evocati da Seguela)?

Sul supporto critico: esistono pagine/ volumi di critica artistica molto illuminanti e altre mediocri e inutili (ricordi il discorso che facemmo Domenica sulla "induced incuriosity"?). Perche' generalizzare quando si puo' selezionare?

Myriamba -

Tanto piu' vero nell'arte contemporanea nella quale il processo e' a volte piu' importante del risultato finale.

martedì, 22 settembre, 2009

 
Blogger Myriamba said...

Fabio rules :)
Spero a presto di leggere una recensione sulla mostra di Anish Kapoor

martedì, 22 settembre, 2009

 
Blogger Myriamba said...

Questo commento è stato eliminato dall'autore.

martedì, 22 settembre, 2009

 
Anonymous artemisia said...

Che nessuno si offenda per carità, ma a me "less tests more testicles" sembra orribile, oltre che veteromaschilista (tipo testicolo=sano istinto).

Con la percezione immediata dell'opera d'arte sia importante non la metto in dubbio, ma i sensi puri non esistono secondo me, sono sempre mediati da un approccio più o meno intellettivo (che non significa intellettuale, o peggio intellettualoide). Non è che i sensi "ingannino", è che senza una sintesi di percezione e riflessione secondo me l'opera d'arte non si apprezza veramente.

martedì, 22 settembre, 2009

 
Blogger Fabio said...

Myriamba -

La mostra di Kapoor apre Sabato ed e' gia' nella mia (peraltro bella lunga) lista delle cose da fare.

Arte -

Credo sia proprio cosi'. Come situazione di sintesi mi viene in mente un concerto di nastri di Stockhausen, sentito qualche tempo fa al Barbican. La musica colpiva la sfera intellettuale piu' che quella emotiva, ma il contesto (il concerto era a notte fonda, nella hall buia di quello che e' il definitivo capolavoro del brutalismo britannico, il pubblico era bellissimo, tutto barbe e giacche di velluto a costine) mi ha colpito emotivamente in modo molto profondo.

E' solo un esempio, ma quando hai parlato di sintesi inscindibile mi e' immediatamente venuta in mente quella serata.

martedì, 22 settembre, 2009

 
Blogger lophelia said...

beh, se si sostituisce testicoli con pancia si elimina il sospetto di veteromaschilismo...
ciò non toglie che quello che tocca le corde della pancia passi comunque dalla testa, per dirlo in maniera grezza.
Personalmente l'arte che non riesco ad apprezzare è quella che si rivolge direttamente alla testa saltando la pancia, ma non mi sembra il caso di questo Tyson.

mercoledì, 23 settembre, 2009

 
Blogger Myriamba said...

si si so apre sabato, ho gia' visto qualcosa e' sembra molto interessante. Io andro' a fine Ottobre dopo il Freize, lascio la folla della prima ora e i critici passare. :)

mercoledì, 23 settembre, 2009

 
OpenID meristemi said...

Passando il labile confine tra filisofia e scienza, potremmo accordarci sull'esistenza del cervello enterico. Come nel caso della somatizzazione intestinale, l'asse delle emozioni che vanno verso o partono dalla pancia possono avere un loro peso specifico non trascurabile. Il "secondo cervello" produce un bel pò di serotonina autonomamente ed a seguito di stimoli esterni...

mercoledì, 23 settembre, 2009

 
Blogger Fabio said...

Lophelia -

Leggendoti mi viene da chiedermi: perche' il cuore non lo nomina nessuno? Eppure la dicotomia dalla quale nasce la sintesi indicata da Arte io la sento piu' mente/ cuore.

L'arte che si rivolge direttamente alla testa (mi vengono in mente in ordine sparso Robert Musil, Tacita Dean, Charlemagne Palestine) in genere anche in me induce una certa persistente emicrania.

Una buona sintesi, faccio ancora l'esercizio di prima di citare i primi tre nomi che mi vengono in mente, mi sembra quella di David Sylvian, Mark Rothko, Paul Auster (un giochino, se ci volete provare).

Myriamba -

Una cosa per volta: prima, questa sera, Howe all'Istituto di Arti Contemporanee, non vedo l'ora.

Meristemi -

Chissa' se esiste anche un cuore enterico, anche se non oso pensare gli effetti in caso di aumento delle pulsazioni, bleah...

mercoledì, 23 settembre, 2009

 
Blogger lophelia said...

Credo di aver trovato un esempio di sintesi mente-cuore in una mostra appena vista, lo trovi su Fotosensibile e sono curiosa del tuo parere - ovviamente.

domenica, 27 settembre, 2009

 

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