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Osservazioni e ascolti

giovedì 22 aprile 2010

Burn Pino burn


Come si fa a non amare un disco quando nelle note di copertina leggi:

Dear customer, I'm grateful that you bought this album of Nigerian music which even people here in Nigeria have forgotten. By buying this record you encourage me to work even harder and discover more great music in the future.

I'm going from state to state, village to village, staying up to 24 hour, traveling under bad road network all the time looking for records. (Occhio adesso) Sometimes when I pack my bag to travel, my children will be crying. Sometimes I will hide from them so that they don't see me moving but this is a work I enjoy doing due the fact that people are enjoying my work overseas. Thank you.

Firmato: Damian Iwuagwu, record hunter, Lagos. E va bene, non avra' neanche riletto prima di mandare in stampa (sara' un blogger anche lui...), ma vi garantisco che questo e' un disco stellare, una raccolta che nulla ha da invidiare a quelle pubblicate da Soul Jazz, Strut e Soundway.

Subito dopo un periodo di intensa violenza (la guerra civile dovuta al tentativo di secessione del Biafra), e in seguito alla scoperta di giacimenti di petrolio nella regione, nel corso degli anni '70 la Nigeria attraverso' una stagione di benessere economico e vivacita' culturale abbastanza diffusi. A Lagos si sviluppo' una scena musicale della quale abbiamo gia' parlato, sia in Engadina Calling che a Prospettive Musicali, documentata nella sua varieta' stilistica soprattutto dalle raccolte Soundway (puntate precedenti qui e qui).

Questo doppio vinile pubblicato dalla Academy comprende dodici brani tratti da altrettanti 12" che venivano suonati in quegli anni nei club della capitale. L'ispirazione e' equamente ripartita tra l'afro-beat di Fela Kuti e la disco music che veniva importata dalle metropoli americane.

I riferimenti piu' evidenti delle band locali restano KC & the Sunshine Band, Kool & the Gang e gli Chic, ma anche la meravigliosa disco music italiana dello stesso periodo (la traccia che chiude il primo disco e' praticamente identica a Brazilian dancer dei Kasso di Claudio Simonetti).

Al punto che la seconda traccia e' attribuita a tale Geraldo Pino, che pero' nonostante il nome non arrivava dalla Basilicata, ma dalla Sierra Leone.

Dicono le note di copertina: the girls fell over themselves to have a piece of Pino...

Raccolta imperdibile: a suo modo commovente. Viene da domandarsi se mai si esaurira' il flusso continuo di gemme che continuano a saltare fuori dagli anni '70, a qualsiasi latitudine del pianeta si scavi un po'.

La traccia che vi propongo e' di una certa Doris Ebong. Despite extensive efforts we have been unable to locate Ms. Ebong in order to license Boogie trip. Chissa' che fine avra' fatto la signora Ebong. Anche per questo, se avete un cuore, raccolta indispensabile.

2 Comments:

OpenID borguez said...

lieto di leggere quanto scrivi mi permetto di annotare un paio di informazioni a margine che spero vadano ad assommarsi alle tue parole al solito precise e puntuali.
lui è effettivamente un blogger che seguo da tempo: Voodoo Funk! saltuariamente pubblica delle playlist delle sue serate a New York (alcune anche udibili). a quanto ne so dovrebbe essere un afroamericano (bianco) che ha deciso di ritornare alla madre originaria (musicalmente) e saccheggiare il continente a suon di vinili. questo disco era atteso da tempo e lungamente annunciato e tu, giustamente, non te lo sei fatto scappare.
per quanto riguarda Geraldo Pino mi permetto di linkare un mio post di qualche tempo addietro (le chiamavamo coincidenze) nel quale riportavo le parole acute e consapevoli dell'amico Giulio Mario Rampelli (profondo conoscitore della questione).
scusandomi per la prolissità e per l'intromissione auguro un buon week end a tutti, te compreso.
a presto
borguez

venerdì, 23 aprile, 2010

 
Blogger Fabio said...

Non devi affatto scusarti Borguez, intanto perche' non sei affatto prolisso, e poi siamo noi a dover ringraziare te (e indirettamente Giulio Mario) per le preziose informazioni. Non vedo l'ora di mettere le mani sulle ristampe di Geraldo Pino - specie dopo aver letto il lusinghiero giudizio di Fela.

domenica, 25 aprile, 2010

 

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