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domenica 14 novembre 2010

Captain Beefheart & His Magic Band, Strictly personal (Liberty, 1968)

A preparare il terreno per Trout mask replica fu questo Strictly personal, magistrale album di blues psichedelico, acido e intossicante come latte lasciato a cagliare per anni.

Anche per via della durata, meno di 40 minuti, affrontare Strictly personal e' un'impresa meno titanica rispetto all'ascolto del leggendario e intricatissimo doppio album di Beefheart uscito un anno dopo.

Il disco si apre con una traccia tutto sommato addirittura tradizionale, se non fosse per il cantato sempre sopra le righe del capitano, un blues sostenuto da foot stomping e armonica a bocca. Prosegue poi con un brano che, e' stato osservato, suggerisce l'immagine di un disco collocato sul giradischi fuori centro.

L'anticipazione di Trout mask replica arriva pero' solo in occasione della terza traccia, quando il mixaggio degli strumenti si fa completamente eccentrico e un ritmo geometrico e' arduo da individuare. Il viaggio psichedelico eccede gli otto minuti, e sono presenti molti degli espedienti di studio resi popolari in particolare dai primi due album dei Pink Floyd.

E' poi la volta di un blues trattato con massicci effetti psichedelici, inclusi echi e nastri girati al contrario. L'armonica e' distorta fino a renderla un rumore modulato irriconoscibile e altamente corrosivo.

La seconda facciata e' dominata da un riferimento molto evidente ai Beatles di Sgt. Pepper's (ripreso anni dopo dai Fall in una Peel session) e da un bel blues (simile a Spoonful di Willie Dixon, che in quegli anni i Cream eseguivano regolarmente nei loro set dal vivo) che prepara al bagno acido finale (vera anticipazione di cio' che sarebbe arrivato un anno dopo).

Strictly personal, pur se lavoro preparatorio del capolavoro che lo avrebbe seguito, e' album che si ascolta ancora con grande interesse: manifesto di un'epoca gloriosa, immensamente creativa e sempre piu' lontana nel tempo.

Stamattina, mentre lo riascoltavo, mi e' capitata tra le mani una recente intervista rilasciata da Paul Auster, che dichiarava:

But we really need to figure out a better way to live - we're ruining our societies and something isn't working, capitalism isn't working, the way we're consuming energy isn't working.

We seem to be frozen politically and in that way this is a strange moment in human history. It's not even a particularly tragic moment, we're not facing Hitler or Stalin, it's not World War II with tens of millions of people being slaughtered every year.

We seem to be in wilful decline, unable to figure out how to improve our lives.

Credo che Auster sia riuscito a sintetizzare in poche efficaci parole la realta' di questi anni. Sono convinto che l'ascolto di dischi come Strictly personal (e di altri vinili realizzati nella stessa effervescente epoca) possa avere una funzione importante, di scossa da un torpore collettivo sempre piu' inquietante e pericoloso.

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