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giovedì 18 novembre 2010

Captain Beefheart, The spotlight kid (Reprise, 1972)

E siamo cosi' arrivati al 1972, anno essenziale nella discografia di Captain Beefheart. Infatti quell'anno uscirono The spotlight kid e Clear spot, sesto e settimo album del Capitano.

Pur essendo lavori piuttosto diversi (The spotlight kid e' piu' lento e cupo, rispetto a Clear spot), entrambi marcano una svolta, in termini di accessibilita', rispetto ai dischi precedenti. Non mancano addirittura tracce decisamente piacevoli e di ascolto piuttosto agevole, piu' simmetriche, meno cubiste. Su tutte la celebre Click clack, tra i brani piu' conosciuti di Beefheart, che era inclusa sulla seconda facciata di The spotlight kid.

E' proprio The spotlight kid il mio preferito tra i due, per il suo andamento coerente e uniforme, ancorche' sostanzialmente tradizionale. Si tratta alla fine di un album di delta blues elettrificato, che si lascia alle spalle gli eccessi piu' traumatici di Trout mask replica e Lick my decals off, baby per ritornare alla semplicita' della musica delle radici. Tutto questo senza perdere davvero la cifra stilistica di Beefheart, refrattaria a regole e geometrie schematiche.

The spotlight kid e Clear spot verranno seguiti da anni di composizioni piu' convenzionali e dalla lenta disintegrazione della Magic Band, prima della rinascita, su nuove basi, post-77.

[Avviso ai naviganti: dopo una settimana di riposo, questa domenica torna Prospettive Musicali, che avro' il piacere di condurre per voi. Vi ricordo anche lo speciale su Captain Beefheart, che andra' in onda domenica 28. Prospettive Musicali e' un settimanale di altre musiche in onda la domenica alle 22.35, su Radio Popolare di Milano].

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23 Comments:

Anonymous Anonimo said...

quando Gionata Spencer vi è qui dentro?

JC posing a rethorical Q

giovedì, 18 novembre, 2010

 
Blogger Jacob Isabella said...

Hello Friend,
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Jacob Isabella

giovedì, 18 novembre, 2010

 
Blogger Fabio said...

E dopo il buon Gionata arrivarono le Strisce Bianche, semplificarono (o banalizzarono, dipende dai punti di vista) il tutto e passarono alla cassa prelievi.

Ah, il rock.

giovedì, 18 novembre, 2010

 
Anonymous Anonimo said...

mah... a me piacciono, ma io sono uno strano...

poi, siamo sicuri che gli WS siano così più semplici di, poniamo, Violent femmes e/o gun club?
non è che è il gusto medio che nel tempo si allarga e rende accettabile anche quanto prima pareva estremo? Mi ricordo, ad esempio, nei primi anni '90 NIN e Ministry in classifica in America. musica che non ho mai sopportato, ma faceva strano vederla al posto di Michael Jackson. e rendeva felici, quantomeno me, che su certe cose non sono affatto un talebano...

nel senso che mi fa piacere vedere roba buona far soldi... :D

JC at the Hotel Yorba

giovedì, 18 novembre, 2010

 
Blogger Fabio said...

E' un discorso interessante, che feci in uno scambio via mail or non e' molto con un'altra amica (Elena di Avisiblesignofmyown, che e' poi la fidanzata del nostro amico Aurelio, per chiudere il cerchio), in occasione dell'uscita del nuovo disco degli Arcade Fire.

Come ricorderai, quel disco fu per una o due settimane il piu' venduto qui in Inghilterra, mischiato con pop di indiscutibilmente scadente qualita'.

Scriveva Elena, cito a memoria: ci lamentiamo tanto del fatto che la musica tutt'attorno e' di scarso o nessun interesse, e poi quando un disco che ci piace (a lei e a te, a me non particolarmente) diventa popolare, assumiamo un atteggiamento di indie-snobismo.

Con questo ben in mente, io credo, comunque, che i Gun Club e i primi Violent Femmes (e i Giant Sand di Valley of rain, e i Thin White Rope, ecc.) fossero piu' avventurosi degli White Stripes.

Ma io sono quello che pensa anche che i primi Mudhoney fossero piu' interessanti dei Nirvana, che i Jane's Addiction avessero detto tutto quello che c'era da dire prima dei Rage Against the Machine, ecc.

Resto con un atteggiamento abbastanza neutro rispetto al "vedere roba buona fare i soldi": nel senso che per indole personale vedo sempre la parte mezza vuota del bicchiere, e in questo caso il bicchiere e' davvero pieno al 3%, e vuoto per il restante 97%.

Meglio di niente? Si', certo. Ma se pensi che quarant'anni fa a entrare in classifica erano i dischi del Capitano...

E poi guarda, fa' un esperimento. Su Mojo, tutti i mesi esce una classifica inglese di qualche anno fa. Com'e' che, pure quelle dei famigerati anni '80, appaiono piu' coraggiose di quelle odierne?

giovedì, 18 novembre, 2010

 
Anonymous Anonimo said...

Non credo che Beefheart sia entrato granché in classifica, anche in un tempo in cui tutto era possibile. quanto al "Gun Club e i primi Violent Femmes (e i Giant Sand di Valley of rain, e i Thin White Rope, ecc.) fossero piu' avventurosi degli White Stripes" è ovvio, siccome venivano venti e passa anni prima e il rock ancora un margine di sviluppo inesplorato lo aveva. poteva cioè evolversi per metri e non per millimetri come sta facendo da qualche anno.

di fatto, chiunque sta dicendo cose già dette, ma credo che se ascolti gli White Stripes, posseggano un'anima loro e un impasto sonoro che valgano la pena. e le canzoni che scrivono "restano", a prescindere dai cori da stadio e dall'idiozia ad essi connessa.

io sono contro l'indie snobismo, e spesso discuto con mia moglie animatamente per questo: lei è un pò infastidita dal successo di certi gruppi. io credo che si possa vendere senza svendersi, eccome se si possa.

JC cash is not a crime

giovedì, 18 novembre, 2010

 
Anonymous Anonimo said...

Confronto tra classifiche:

20th November 2010
1 THE GIFT - SUSAN BOYLE
2 GREATEST HITS - BON JOVI
3 MESSY LITTLE RAINDROPS - CHERYL COLE
4 SOME KIND OF TROUBLE - JAMES BLUNT
5 CRAZY LOVE - MICHAEL BUBLE
6 COME AROUND SUNDOWN - KINGS OF LEON
7 SEASONS OF MY SOUL - RUMER
8 FLY ME TO THE MOON: AMERICAN SONGBOOK - ROD STEWART
9 TEENAGE DREAM - KATY PERRY
10 THE LADY KILLER - CEE LO GREEN
11 IN AND OUT OF CONSCIOUSNESS - ROBBIE WILLIAMS
12 SEE MY FRIENDS - RAY DAVIES
13 THE WANTED - WANTED
14 MEN IN SCARLET - CHELSEA PENSIONERS
15 DISC-OVERY - TINIE TEMPAH
16 THE ULTIMATE COLLECTION - BARBRA STREISAND
17 LETTERS HOME - SOLDIERS
18 DREAMS - NEIL DIAMOND
19 VIVA ELVIS - THE ALBUM - ELVIS PRESLEY
20 THE HITS COLLECTION - VOL 1 JAY-Z

e....

22 novembre 1980
1 SUPER TROUPER - ABBA
2 GUILTY - BARBRA STREISAND
3 KINGS OF THE WILD FRONTIER - ADAM AND THE ANTS
4 ZENYATTA MONDATTA - POLICE
5 NOT THE NINE O'CLOCK NEWS - NOT THE NINE O'CLOCK NEWS CAST
6 HOTTER THAN JULY - STEVIE WONDER
7 FOOLISH BEHAVIOUR - ROD STEWART
8 MANILOW MAGIC - BARRY MANILOW
9 ACE OF SPADES - MOTORHEAD
10 COUNTRY LEGENDS - VARIOUS ARTISTS
11 STRONG ARM OF THE LAW -SAXON
12 MAKING WAVES - NOLANS
13 RADIO ACTIVE - VARIOUS ARTISTS
14 ORGANISATION - ORCHESTRAL MANOEUVRES IN THE DARK
15 LITTLE MISS DYNAMITE - BRENDA LEE
16 SCAREY MONSTERS AND SUPER CREEPS - DAVID BOWIE
17 LIVE IN THE HEART OF THE CITY - WHITESNAKE
18 ABSOLUTELY - MADNESS
19 THE RIVER - BRUCE SPRINGSTEEN
20 GOLD - THREE DEGREES

Direi che a conti qualitativi fatti vincerebbe il 1980.
La cosa divertente/rabbrividente è vedere gli immarcescibili Stewart e Streisand (sembra uno studio legale..) ancora lì, dopo tre decenni...

JC

giovedì, 18 novembre, 2010

 
Blogger Fabio said...

Si' e sono sostanzialmente d'accordo con quello che dici, e infatti ho citato gli White Stripes proprio perche', ad esempio, se ascolti bene Ball and biscuit (da Elephant, disco che ha bucato le parti alte delle classifiche in piu' di una decina di Paesi) ci trovi dentro I'm gonna booglarize you baby (da The spotlight kid).

Non a caso gli White Stripes sono uno di quei gruppi che mettono d'accordo un po' tutti: quelli che ne riconoscono le radici, e quelli che li cantano nell'eccitazione momentanea dello stadio. In un certo senso e' anche un bene che sia cosi'.

Sarebbe ancora meglio, pero', se chi li canta allo stadio poi si ponesse qualche domanda e andasse indietro, ai Gun Club, e poi ancora un pochino, a Captain Beefheart, e ancora un pochino, a Albert Ayler, e ancora un pochino, a Robert Johnson.

Ma magari hanno altro da fare. Sono convinto che potere ascoltare (ma ascoltare davvero) musica sia un privilegio e sono grato a chi quel privilegio me l'ha concesso (perche' non dipende solo da noi, proprio no).

giovedì, 18 novembre, 2010

 
Blogger Fabio said...

E comunque JC, pensare che dopo il punk e i Joy Division l'Inghilterra del 2010 esprima Susan Boyle non credo richieda alcun commento.

Viene il voltastomaco e non si riesce piu' a parlare.

giovedì, 18 novembre, 2010

 
Anonymous Anonimo said...

"Ma magari hanno altro da fare. Sono convinto che potere ascoltare (ma ascoltare davvero) musica sia un privilegio e sono grato a chi quel privilegio me l'ha concesso (perche' non dipende solo da noi, proprio no)."

ABSOLUTELY RIGHT.

Però è vero che nel '77 il punk fu, commercialmente, qualcosa di tangenziale al mercato: regnava la disco, all'epoca. Il punk ha potuto entrar ein classifica nei '90, dopo che l'underground americano aveva fatto breccia nelle classifiche, i REM e gli Smiths avendogli preparato il terreno.

Guarda una classifica degli lp in UK del 1979, la seconda settimana di novembre:

01 Fleetwood Mac - Tusk
02 Police - Regatta De Blanc
03 Various Artists - Rock 'N Roller Disco
04 Lena Martell - Lena's Music Album
05 10cc - Greatest Hits 1972-1978
06 Specials - Specials
07 Rod Stewart - Greatest Hits 08 ABBA - Greatest Hits Vol.2
09 Boomtown Rats - The Fine Art Of Surfacing
10 Stevie Wonder - Journey Through The Secret Life Of Plants

Ci sono di buono giusto i police, gli specials e stevie wonder.
per trovare cose "davvero" post-punk (ma su alcune ci sarebbe da discutere), tocca scalare fino ai posti 12 e 21 (Blondie: appunto...) e 16 (Madness: vedi sopra). il primo undertones è 32°, "The pleasure principle" di gary numan 35° ("replicas" dopo la 60° piazza, "the raven" degli stranglers 41° e i ruts stanno al 59°. tutta quest'orgia di numeri e nomi per dire che, come sempre, in classifica ci va roba mediocre per il 70%; a prescindere dall'epoca storica. i fermenti di progresso sono altri, e vengono colti da pochi perché in pochi riescono a capire le cose che stanno avanti. Perché, pure loro, guardano avanti.

Che poi alcune epoche siamo megli odi altre, è un fatto. La medesima settmana del 1967, per dire, recava in classifica degli album quanto segue:

01 Original Soundtrack - The Sound Of Music
02 The Beatles - Sgt Pepper's Lonely Hearts Club Band
03 The Beach Boys - Best Of The Beach Boys Vol.2
04 Various Artists -Breakthrough
05 Various Artists - British Motown Chartbusters
06 Donovan - Universal Soldier
07 Original Soundtrack - Dr Zhivago
08 Scott Walker - Scott
09 Original Soundtrack - Thoroughly Modern Millie
10 Engelbert Hunperdinck - Reelase Me

Insomma, un paio di capolavori e della bella robaccia.... :D

JC "a fact is a fact is a fact"

giovedì, 18 novembre, 2010

 
Anonymous Anonimo said...

"Ma magari hanno altro da fare. Sono convinto che potere ascoltare (ma ascoltare davvero) musica sia un privilegio e sono grato a chi quel privilegio me l'ha concesso (perche' non dipende solo da noi, proprio no)."

ABSOLUTELY RIGHT.

Però è vero che nel '77 il punk fu, commercialmente, qualcosa di tangenziale al mercato: regnava la disco, all'epoca. Il punk ha potuto entrar ein classifica nei '90, dopo che l'underground americano aveva fatto breccia nelle classifiche, i REM e gli Smiths avendogli preparato il terreno.

Guarda una classifica degli lp in UK del 1979, la seconda settimana di novembre:

01 Fleetwood Mac - Tusk
02 Police - Regatta De Blanc
03 Various Artists - Rock 'N Roller Disco
04 Lena Martell - Lena's Music Album
05 10cc - Greatest Hits 1972-1978
06 Specials - Specials
07 Rod Stewart - Greatest Hits 08 ABBA - Greatest Hits Vol.2
09 Boomtown Rats - The Fine Art Of Surfacing
10 Stevie Wonder - Journey Through The Secret Life Of Plants

Ci sono di buono giusto i police, gli specials e stevie wonder.
per trovare cose "davvero" post-punk (ma su alcune ci sarebbe da discutere), tocca scalare fino ai posti 12 e 21 (Blondie: appunto...) e 16 (Madness: vedi sopra). il primo undertones è 32°, "The pleasure principle" di gary numan 35° ("replicas" dopo la 60° piazza, "the raven" degli stranglers 41° e i ruts stanno al 59°. tutta quest'orgia di numeri e nomi per dire che, come sempre, in classifica ci va roba mediocre per il 70%; a prescindere dall'epoca storica. i fermenti di progresso sono altri, e vengono colti da pochi perché in pochi riescono a capire le cose che stanno avanti. Perché, pure loro, guardano avanti.

Che poi alcune epoche siamo megli odi altre, è un fatto. La medesima settmana del 1967, per dire, recava in classifica degli album quanto segue:

01 Original Soundtrack - The Sound Of Music
02 The Beatles - Sgt Pepper's Lonely Hearts Club Band
03 The Beach Boys - Best Of The Beach Boys Vol.2
04 Various Artists -Breakthrough
05 Various Artists - British Motown Chartbusters
06 Donovan - Universal Soldier
07 Original Soundtrack - Dr Zhivago
08 Scott Walker - Scott
09 Original Soundtrack - Thoroughly Modern Millie
10 Engelbert Hunperdinck - Reelase Me

Insomma, un paio di capolavori e della bella robaccia.... :D

JC "a fact is a fact is a fact"

giovedì, 18 novembre, 2010

 
Blogger prospettive musicali said...

Attenti a non buttar via bambini con acque sporche: io in una classifica con Sgt Pepper's, Beach Boys, Universal Soldier, Scott Walker e un'antologia Motown vedrei qualcosa di più di "un paio di capolavori e della bella robaccia", così come in quella classifica del '79 non direi "Ci sono di buono giusto i police, gli specials e stevie wonder" lasciando fuori l'antologia 1972-1978 dei 10cc...
Ciao
a

venerdì, 19 novembre, 2010

 
Blogger Fabio said...

Beh, pero' Never mind the bollocks nel 1977 arrivo' al numero 1 e trascino' nelle parti alte delle classifiche di vendita anche i Clash e i Damned.

E anche i Fleetwood Mac di Tusk, non vorremo paragonarli a una casalinga pelosa di Blackburn che sembra Mario Marenco quando si vestiva da donna e canta standard per inglesi da balera alcolica di paese.

Non parliamo poi di Michael Buble, dei pensionati di Chelsea... la classifica inglese di oggi e' uno strazio.

Stewart e Streisand, che sembravano la retrovia trent'anni fa, sembrano artisti di avanguardia sperimentale oggi, considerando i passi indietro compiuti dall'ascoltatore medio.

(Non iniziamo nemmeno a ragionare sul fatto che l'ascoltatore di trent'anni fa almeno Stewart e Streisand li sentiva a casa sua, in genere su dischi di vinile suonati su un giradischi collegato a un amplificatore, e quindi centomila volte meglio che attraverso le scrause cuffiette dell'iPhone che comprimono tutte le frequenze che non siano centralissime).

Poi, ma insomma questo lo scopriremo solo vivendo, quelle classifiche contengono dischi e artisti che ancora oggi ci capita di ascoltare con immenso piacere (Beatles, Beach Boys, Specials, Scott Walker), ma tra solo due anni chi si ricordera' di Cheryl Cole, Rumer, i Kings of Leon?

Un'ultima osservazione mi e' suggerita dal tuo commento, JC, "i fermenti di progresso sono altri, e vengono colti da pochi".

Ammetto di capire sempre meno perche', in musica si esalta il progresso.

Quando siamo a tavola, preferiamo un piatto buono o un piatto progressista? Una buona pasta pomodoro basilico cucinata alla perfezione o l'ultima cavolata della nouvelle cousine (spolverata di finocchi in salsa di mirtilli al pepe verde, per dire)?

Perche' di spolverate di finocchi in salsa di mirtilli al pepe verde Wire e' pieno: ma, dopo averle assaggiate, non torniamo con sollievo a una buona pasta al pomodoro e basilico?

Noi tre siamo ascoltatori curiosi, ma nessuno di noi e' curioso solo del futuro, del progresso. E francamente i Beatles, i Rolling Stones, Dylan, ecc. non li considererei, anche collocati nel loro tempo, dei rivoluzionari innovatori, quanto musicisti dotati di enorme sensibilita' e gusto.

No?

venerdì, 19 novembre, 2010

 
Blogger prospettive musicali said...

Effettivamente i Rolling Stones non hanno mai avuto quasi nulla di innovativo. Dylan sì: pur rifacendosi a una grande tradizione, ha anche portato innovazioni rispetto a essa (la più eclatante è ovviamente la celeberrima svolta elettrica di Newport). E le innovazioni dei Beatles non si contano: sapevano sì mettere a frutto la lezione del music hall e via dicendo ma al tempo stesso usarono la sala d'incisione in modi mai adottati prima da un gruppo pop e semmai più vicini a quello che succedeva nello studio di fonologia della Rai o nel laboratorio di musica elettronica di Colonia e posti simili.

venerdì, 19 novembre, 2010

 
Blogger Fabio said...

Certo, quello che intendo è che l'innovazione non era fine a sè stessa, era mezzo. Laddove nello studio di fonologia della RAI o nello studio di Stockhausen a Colonia era la finalità ultima.

Oggi sentivo Canaxis, pedalando sotto la pioggia. Un'esperienza suggestiva, ma senza la piacevolezza leggera (pur se ottenuta in modo complesso) dei Beatles di Sgt. Pepper's, ad esempio.

domenica, 21 novembre, 2010

 
Anonymous Anonimo said...

c'è un tempo per la classicità e uno per andare avanti. E quelli "avanti" li capiscono in pochi; poi capita - vedi il 1967 - che un pubblico ampio è sintonizzato (è "tuned in"...) sui fermenti di novità, ed è splendido che ciò accada. il problema, semmai è che accadrà sempre meno...

JC, thinking about imitating Anne Briggs

martedì, 23 novembre, 2010

 
Blogger Fabio said...

Alla fine degli anni '60 e durante gli anni '70 sono stati realizzati ottima musica, ottimo cinema, ottima arte visuale, perche', ragionando marxianamente (lo sai che sono un vecchio comunista irriducibile JC) la sovrastruttura e' riflesso della struttura socio-economica che la sostiene.

La struttura socio-economica e' stata in quegli anni messa in discussione, scossa, se ne sono individuate alternative possibili, qualcuno ha cercato di realizzarle, pur se su scala ridotta.

L'arte a tutto questo non e' rimasta indifferente. Tutt'altro: a volte e' stata forza propulsiva, ha fornito linguaggi e idee, forme di espressione.

Oggi i tempi sono cambiati: ci siamo tutti arresi, seduti. Come sostenevo a Prospettive Musicali domenica, ci sono persone che nella frivolezza dei tempi che stiamo vivendo stanno benissimo: l'hanno scelta, coltivata con cura dagli scintillanti anni '80 a oggi.

La conseguenza di questo torpore sociale, e' pero' un evidente stato di sofferenza della sovrastruttura. L'arte che viene prodotta oggi non ha forza. E' espressione debole di tempi deboli.

Per me l'esempio massimo di musica di questi tempi e' rappresentata da due gruppi: i Coldplay e gli Arcade Fire. Mi si obiettera' (alcuni l'hanno gia' fatto in carteggi privati) che sono due gruppi differenti.

Va bene, d'accordo. Ma entrambi i gruppi sono voci reazionarie, che ben riflettono lo stato di stanchezza della musica rock di oggi: che e' consumo, in fondo, come dominata dal consumo e' la struttura socio-economica sottostante.

Poi, certo, ci sono eccezioni, alle quali qui in Engadina e a Prospettive Musicali cerchiamo di dare spazio.

C'e' un tempo per la classicita' e uno per andare avanti, come dici tu. E poi ci sono tempi morti, nei quali poco di interessante accade.

E' sempre stato cosi'. Auguriamoci una nuova primavera, e facciamo del nostro meglio per farla accadere. Da molto tempo ne attendiamo segnali.

martedì, 23 novembre, 2010

 
Anonymous Anonimo said...

ti dò ragine su tutto tranne che sul fatto che Arcade Fire siano un gruppo reazionario: vai avedereti il video che gira su You Tube del nuovo singolo Sprawl. l'ha girato Jonze, e non è proprio una cosa da gente "seduta". secondo me vi sono ben altri bersagli su cui si può sparare le cartucce - anche dal punto di vista strettamente musicale - fino a rimanerne senza, in ambito, "indie" o pseudo-tale. Sui colplay, hai ragione su tutta la linea: hanno riempito il buco di mercato lasciato libero da certi U2 iper-epici.

JC

martedì, 23 novembre, 2010

 
Blogger Fabio said...

Gli Arcade Fire li trovo decisamente troppo patinati JC. Se vuoi, hanno preso molte delle idee sviluppate nei laboratori Constellation e le hanno rese vendibili. Meglio, molto meglio, quelle idee lasciate in forma grezza. Come diamanti che proiettano luci sinistre, messi a confronto con ammaestrate luminarie natalizie da strada dei negozi.

Poi mah, forse sono io a non capirli, lo posso accettare.

martedì, 23 novembre, 2010

 
Anonymous Anonimo said...

ti capisco: anch'io ascolto un sacco di roba incensata altrove ma che non mi dice nulla...

JC

martedì, 23 novembre, 2010

 
Blogger Fabio said...

Peraltro credo che tu e io, per esperienza diretta, conosciamo piuttosto bene le dinamiche che portano alla generazione di certi fenomeni: promo e inviti a showcase distribuiti a pioggia, recensioni compiacenti in cambio di pubblicita', ecc.

Molta della musica recensita oggi con quattro o cinque stelle su cinque e' proprio come dici. Non brutta, ma incapace di suscitare emozioni e sorpresa.

Prevedibile. A tale categoria appartiene, a mio parere, la musica degli Arcade Fire. Fanno i compiti, prendendo un po' di questo e un po' di quello assemblano qualcosa che non e' male e pero' finisce per lasciarmi indifferente. Non mi smuove, mi dice molto poco.

Resto a domandarmi la ragione di tanto entusiasmo, senza trovare una spiegazione.

Musica che non da' piacere e non da' fastidio. Non brutta, ma perfettamente inutile.

martedì, 23 novembre, 2010

 
Anonymous Anonimo said...

Beh, forse c'è un discorso geenrazionale che su di noi va un pò smarrito? Come far ascoltare gli U2 ai 20 something di oggi. sono la band dello zio o del babbo, e non gli parlano. Arcade Fire probabimente sì...

JC

martedì, 23 novembre, 2010

 
Blogger Fabio said...

Sicuramente e' come dici.

E' il pop rock di oggi, di una generazione realista e molto poco sognatrice, che prende quello che le viene dato, inventa poco, non lascia tracce dietro di se', appare spaventata.

Musica ereditata, che non si approfondisce, ne' si conserva. Segno di tempi nei quali tutto si assaggia ma a nulla ci si lega.

Con poche passioni e ancor meno speranze.

martedì, 23 novembre, 2010

 

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