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Osservazioni e ascolti

venerdì 7 gennaio 2011

Amadinda Percussion Group, Varese, Chavez, Cage & Harrison (Hungaroton Classic, 1994)

Nell'ultimo anno e mezzo, mi e' capitato di lavorare dal mio soggiorno la maggior parte dei giorni, tre o quattro su cinque. Quasi da subito, ho preso l'abitudine di tenere in sottofondo per tutto il giorno BBC Radio 3, che trasmette una piacevole colonna sonora di musica classica, contemporanea, jazz e musiche folk del mondo.

Questa abitudine ha trasformato profondamente sia la musica che ascolto, che il modo di sentirla e conoscerla. In genere, tengo aperto il website di Radio 3, e quando sento qualcosa che mi interessa vado a cercare di capire di cosa si tratta. In questo modo, sto scoprendo davvero molto.

L'effetto che questo ha avuto su di me e' stato soprattutto la liberazione dall'ascolto di musica legata al presente e di origine anglo-americana: ogni giorno mi capita di compiere un viaggio musicale a 360 gradi, geografico e temporale. Come conseguenza, quest'anno ho dovuto declinare diversi inviti a compilare la lista dei dischi dell'anno. Non ho che una vaga idea di cosa sia uscito negli ultimi dodici mesi: su 150 - 200 album comprati nell'ultimo anno, solo forse 20 - 25 sono stati pubblicati nel 2010. Le riviste musicali, con la sola eccezione di Wire che acquisto tutti i mesi perche' mi sembra l'unica indipendente dai condizionamenti degli uffici marketing, a casa mia non entrano da un pezzo.

Non sempre la musica che trasmettono a BBC Radio 3 e' facile da reperire, anzi quasi mai: ci si deve armare di pazienza, cercare, scrivere, contattare, aspettare (per inciso, come ho gia' detto altre volte, ascoltare musica scaricata mi da' la stessa soddisfazione di leggere una pila di fotocopie invece di un libro originale; e quindi e' una cosa che se posso appena appena evito. Non parliamo nemmeno di scaricare illegalmente: considerando la musica che mi piace, scaricare illegalmente significherebbe rubare a chi ha ancora meno di me, e mi farebbe sentire un verme).

A un certo punto, a volte preceduti da una mail di conferma che aumenta l'aspettativa, arrivano nella cassetta delle lettere gli oggetti del desiderio (inutile dire che a volte scendo quattro volte in una mattina, per controllare che il postino sia passato). In genere non ascolto immediatamente: aspetto di fare una pausa, per uno spuntino e una tazza di te'. L'ascolto di un disco nuovo specie se lungamente atteso resta sempre una piccola cerimonia.

Il disco che vivamente consiglio oggi, ho dovuto ordinarlo da un'etichetta magiara, la Hungaroton Classic, e attendere che con calma rovistassero i loro polverosi archivi e me lo trovassero. Ma e' un album assolutamente fantastico.

Si tratta di quattro composizioni per sole percussioni: una di Edgard Varese (1883 - 1965), una di Carlos Chavez (1899 - 1978), e una di John Cage (1912 - 1992) insieme a Lou Harrison (1917 - 2003). Completa il disco la celebre 4'33" di Cage, che come sapete consiste nell'invito ad ascoltare le casuali interruzioni del silenzio nell'ambiente nel quale si e'.

A eseguirle e' un gruppo di percussionisti ungherese che si chiama Amadinda Percussion Group, che ci accompagna in un viaggio di scoperta della prima musica composta interamente per percussioni. Se si fa eccezione per musiche tribali e ci si limita alla tradizione classica occidentale, dobbiamo infatti aspettare fino al decennio 1930 per ascoltare musica scritta per sole percussioni, e proprio composta da Varese, Chavez e Cage.

E' un ascolto che richiede un po' di concentrazione e di disponibilita' iniziale, come del resto un po' tutta la musica contemporanea. I pianissimi si alternano ai fortissimi imprevedibilmente, e richiedono il desiderio di farsi assorbire e trasportare in un viaggio avventuroso.

Se pero' volete ascoltare musica davvero inusuale ed esplorativa, questo disco fa per voi. Arriva con note piuttosto esaustive, anche se un po' tecniche e cervellotiche.

Per farvi un'idea, questo e' un frammento di Ionisation di Varese (che come i piu' musicofili di voi certamente ricordano, e' il brano che Frank Zappa nella sua autobiografia sostiene che gli fece desiderare di diventare un musicista) proprio eseguito dall'Amadinda Percussion Group.

Buon fine settimana.

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11 Comments:

Anonymous Anonimo said...

grazie per i tuoi post sempre interessantissimi! cercherò di connettermi su BBC3.
Ciao! eLena

sabato, 08 gennaio, 2011

 
Blogger Fabio said...

Grazie a te per aver lasciato un commento. Mi fa piacere che un blog storico come il tuo continui a suggerire ottimi libri.

domenica, 09 gennaio, 2011

 
Blogger ALDEZABAL said...

in qualità di musicista "fuori dal mercato" nonché di autore di un blog musicale, attraverso il quale è possibile accedere a dei link in cui si può scaricare della musica, mi sento in dovere di dire qualcosa in merito alla questione dello scaricamento in rete.
quello che tu dici nel tuo inciso è certamente sensato e tuttavia, a mio parere, esistono anche molte altre prospettive dalle quali vedere la questione.
una riguarda la questione economica e l'altra l'idea della condivisione.
questione economica, nonché diritti d'autore etc etc:
diciamoci la verità, il download illegale colpisce principalmente gli artisti "nel mercato" e in particolar modo quelli legati alle grandi multinazionali e in particolar modo quelli che vivono in gran parte di diritti d'autore.
sono solo loro che traggono guadagno dalla vendita dei dischi, tutti gli altri (come per esempio gli ungheresi che citi tu ma anche una stragrande maggioranza di ottimi e sconosciuti musicisti di tutti i generi e di tutti i luoghi del mondo) producono i dischi già considerandoli in perdita o tuttalpiù sperando di rientrare nelle spese vendendoli ai concerti o in rete.
già, perché va considerato che la maggior parte di questi musicisti si produce i dischi da sé, grazie a delle tecnologie che hanno sensibilmente ridotto i costi fino al punto, in alcuni casi particolari, di potersi registrare i dischi in casa propria.
le stesse tecnologie peraltro, in taluni casi prodotte dalle stesse industrie che producono i supporti fisici, che permettono la trasformazione in file e il file sharing.

(continua sotto...)

domenica, 09 gennaio, 2011

 
Blogger ALDEZABAL said...

seconda questione: sharing, appunto.
io sinceramente non capisco, e qualcuno me lo deve ancora spiegare chiaramente, che differenza c'è fra quello che facciamo ora e il copiare i dischi in vinile sulle cassette che facevamo vent'anni e passa fa senza che nessuno si sognasse di darci dei ladri, dei pirati o roba del genere.
anche allora esisteva in commercio una tecnologia che ci permetteva di farlo e noi lo facevamo.
anche allora rinunciavamo a vedere la copertina e i credits ma vi era comunque l'idea della condivisione che ci permetteva di ascoltare cose molte diverse e magari poi scegliere di comprare quelle che ci interessavano di più.
questo almeno in coloro che erano interessati ad "ascoltare" la musica, dei collezionisti tout court sinceramente non mi è mai importato granché.
dunque in questo spirito io trovo, dopo un anno circa passato ad esplorare le possibilità della condivisione di musica in rete, che tutto sommato il fenomeno sia al fondo positivo e degno di sostegno.
quello che si è creato, alla fine dei conti, è una gigantesca biblioteca virtuale, nella quale è possibile accedere gratuitamente a dei contenuti musicali e culturali in senso ampio.
anche la biblioteca in fondo mi permettere di accedere a un contenuto, magari fotocopiandolo, ma senza possederlo.
e allora che facciamo, chiudiamo le biblioteche?
o impediamo, come già accade anche se con ampie trasgressioni, di fotocopiare i libri nella loro totalità?
io credo infine che nei tempi in cui viviamo, dominati dalla sottocultura televisiva - e non solo in Italia anche se altrove forse in modo meno pervasivo che qui da noi - la possibilità di conoscere cose diverse, musiche e film, e accedere a dei contenuti culturali forti sia solo da salutare positivamente.
è qualcosa che non può che far piacere a tutti i musicisti che praticano concretamente la loro arte - provando, componendo e facendo concerti - e non stanno chiusi in casa a guadagnare soldi dalla SIAE con brani scritti cinquant'anni fa oppure a fare tre concerti all'anno negli stadi, magari pure disturbando coloro che vi abitano a fianco...
poi se ne vogliamo fare una questione etica, credo che ciascuno, come in tutte le altre cose, si regola secondo la sua coscienza e qui vi è una tale varietà di possibilità e comportamenti che è impossibile, a mio modo di vedere, fare di tutta l'erba un fascio o buttare via il bambino con l'acqua sporca.

grazie dell'ospitalità.
F.

domenica, 09 gennaio, 2011

 
Blogger ALDEZABAL said...

Questo commento è stato eliminato dall'autore.

domenica, 09 gennaio, 2011

 
Blogger Fabio said...

E' un tema del quale in passato qui a Engadina Calling si e' dibattuto molto. E grazie a quel dibattito e alle discussioni con alcuni amici, credo di essermi chiarito abbastanza le idee.

Forse possiamo affrontare la questione da 3 punti di vista: chiamiamoli estetico, economico e sociale.

1) Sul piano puramente estetico, ascoltare un disco nella versione che il musicista ha scelto di presentare (quindi con la copertina, le note, i credits, i testi) e' un'esperienza completa. Ascoltare un disco scaricato sul computer o sull'iPhone, e' viceversa un'esperienza parziale: manca tutta una serie di informazioni che completano l'esperienza di ascolto.

E' la stessa differenza che passa tra leggere un libro con la sua copertina, l'introduzione scritta dall'autore, ecc. e leggere lo stesso libro fotocopiato, senza prefazione, note, illustrazioni se ce ne sono, ecc.

C'e' una significativa differenza nella qualita' dell'esperienza.

2) Dal punto di vista economico, credo che sia molto difficile difendere il download illegale. Guarda, il discorso secondo me e' molto semplice.

I musicisti, come sei tu, hanno oggi la possibilita' di scegliere come diffondere la loro musica. Possono inciderla su un disco e fare entrare quel disco nel circuito commerciale. Oppure pubblicarla gratuitamente in rete: scaricabile su Myspace, in streaming, ecc.

Nel momento in cui un musicista decide di pubblicare un disco e venderlo (nei negozi, ai concerti, in rete), il segnale per me ascoltatore e' chiaro: il musicista mi sta chiedendo un esborso monetario con il quale lo ringrazio per avermi dato accesso alla sua musica.

A me sembra uno scambio in genere equo, e lo accetto.

Naturalmente l'esborso monetario, costringe a una scelta, dato che nessuno di noi ha risorse economiche infinite.

Con il vantaggio, oggi, che la scelta puo' essere molto piu' ragionata rispetto a solo 10 - 15 anni fa, proprio perche' in rete si trovano streaming e clip legali in abbondanza. Prima dovevi affidarti al passaparola, alle riviste, a passaggi radiofonici. Oggi puoi ascoltare un disco prima di comprarlo. E non scaricandolo illegalmente, ma usando uno dei servizi di streaming legale, ad esempio NPR o Spotify.

Abbiamo oggi a disposizione, tra questi servizi di streaming, Myspace, Youtube, i siti di molti artisti, una enorme biblioteca musicale virtuale, e perfettamente legale.

3) Io credo ci sia una differenza sostanziale tra scaricare illegalmente un disco e farne una copia "mirata" per un amico, come facevamo noi con le cassette.

A parte i mixtape che facevamo un po' tutti per la nostra compagna di classe carina o per la fanciulla della quale ci eravamo innamorati (in genere senza speranze, almeno nel mio caso), la mia conoscenza della musica e' passata proprio dai consigli di amici, trasmessi sotto forma di cassette.

Ma questo trasmettersi nastri a me sembra molto diverso da scaricare illegalmente un disco da soli e a casa propria.

Ancora oggi mi capita di scambiare dischi copiati con i miei amici (ad esempio Alessandro e Gigi di Prospettive Musicali), ma con questo implicito messaggio: ho comperato un disco che ti piacera' molto e te ne ho fatta una copia.

In questo modo si fa circolare l'informazione, il nome, andando abbastanza a colpo sicuro: e' probabile che il nostro amico compri il disco, se abbiamo captato bene i suoi gusti.

Ti ringrazio per il tuo intervento e spero di non avere abusato della tua pazienza con questa lunga risposta.

lunedì, 10 gennaio, 2011

 
Blogger ALDEZABAL said...

"un mondo che non esiste più", l'hai detto tu poco fa nella trasmissione riepilogativa di Prospettive Musicali che sto riascoltando per l'ennesima volta (e dove peraltro vi sono diversi brani ascoltabili nella loro interezza) dopo averla scaricata in mp3.
scusami se vado un po' a ruota libera ma in realtà è proprio di quel mondo che anch'io vado in cerca.
e la cosa sorprendente è che, proprio grazie allo scaricamento in rete, sono riuscito a catturare frammenti di quel mondo: concerti di musicisti che mai ero riuscito ad ascoltare dal vivo e che ora sono morti, concerti che ho ascoltato e di cui non mi ricordavo più nulla, dischi che cercavo da anni e che mai sono stati ristampati, artisti sconosciuti rimessi in circolo da qualche sconosciuto collezionista all'altro capo del mondo e a volte sconvolgenti e in parte, molto piccola parte, dischi tuttora in vendita ma quasi sempre cose introvabili o assai costosi, magari dovendoli acquistare in rete con spese di spedizione altissime dagli USA.
non so, forse la tua attività, assai meritoria per altro, di divulgatore musicale ti mette nella prospettiva di seguire costantemente la musica dal punto di vista delle ultime uscite e delle ultime ristampe.
ma forse è possibile anche un ascolto circolare, un andare avanti e indietro, dei percorsi personalissimi e intensi che solo la pratica del file sharing oggi permette, a meno di non essere milionari.
li vogliamo interrompere solo per una questione morale?
io personalmente non mi sentirei di condannare qualcuno perché ha rubato un libro in libreria se percepissi un suo disperato desiderio di leggere proprio quel libro.
altro è la pratica, tutto sommato miseramente mirata alla proprietà, di coloro che, magari grazie alla banda larga, scaricano di tutto indistintamente (sopratutto ai tempi di e-mule che ora credo vada tramontando) per poi magari neppure sentirlo.
io credo che l'ascolto sia un'esperienza, così come la visione o la lettura e da questo punto di vista non mi sento di chiamare in modo dispregiativo chi ha fame e sete di questa esperienza e se la prende, più o meno così come si può prendere una mela da un albero.
come un dono, come il dono che per esempio è stata per me la vostra trasmissione che ho riascoltato stasera e molte altre tue e di altri.
mi ha stupito sentirti usare le stesse parole che compaiono all'inizio di certi film o in certi opuscoli della SIAE (e loro cosa sono invece?) che mi arrivano mensilmente a casa, perché in fondo la questione è anche politica e non è altro che la prosecuzione di tanti temi, riguardanti l'idea della proprietà e anche dei cosiddetti "beni comuni", di cui si discute tanto in questi tempi.

grazie della risposta, scusa se non ti ho risposto punto per punto (magari lo farò in seguito) e speriamo intervenga anche qualcun altro!

martedì, 11 gennaio, 2011

 
Blogger Fabio said...

Ti ringrazio ancora una volta per il tuo articolato intervento.

Il discorso si fa interessante, perche' inizia a esulare dal tema strettamente musicale per investire tematiche piu' ampie.

Ti rispondo ancora una volta per punti, perche' mi risulta piu' facile e forse riesco a argomentare la mia posizione in modo piu' chiaro:

1) La mia posizione non e' fondamentalista. I miei amici collezionisti, con i quali ho spesso discusso, sanno che trovo davvero discutibile che il prezzo di un prodotto culturale e artistico come e' un disco leviti a livelli inaccettabili, a tutto vantaggio non dell'artista che ha ideato l'opera, ma invece di chi non ha ideato proprio nulla e trae un vantaggio economico dal lavoro altrui. Personalmente, nutro nei confronti dei collezionisti la stessa ammirazione che provo nei confronti dei touts che fanno andare esauriti i prezzi dei concerti per poi approfittarne e rivendere i biglietti d'ingresso a prezzo maggiorato. E quindi, se scaricare serve a danneggiare il mercato collezionistico, per quanto mi riguarda che si scarichi pure, e lo si faccia in abbondanza.

Diverso e' il caso, piu' generalizzabile e comune, di artisti e etichette indipendenti che pubblicano dischi con l'intenzione di vedere riconosciuto il proprio lavoro con una ricompensa economica. Non mi sembra davvero esistano scuse che tengano: si tratta di lavoro, e il lavoro va pagato.

La questione politica, se ne esiste una in questo discorso (credo di si'), e' questa secondo me.

2) Credo che ci trovi tutti d'accordo il fatto che in rete si trovi un'enorme abbondanza di "frammenti di quel mondo" (per riprendere la tua espressione) perfettamente legali: streaming vary, Myspace, Youtube, Spotify, ecc. Per fare un esempio molto banale, ricordo che da ragazzino una notte feci le 3 davanti alla televisione per vedere un video dei Joy Division, che oggi posso vedere in qualunque momento del giorno tutte le volte che voglio. Che dovevo partire col treno dalla cittadina di provincia dove vivevo per andare a comprare dischi a Milano, senza peraltro averli potuti ascoltare prima, con un alto rischio di errore, ecc.

Lasciando da parte per un momento l'aspetto romantico (era secondo me un mondo molto bello e un modo molto avventuroso di scoprire quel mondo), oggi dal punto di vista della mera disponibilita' si sono fatti enormi passi avanti. Tutto, sottolineiamolo perche' di questo stiamo parlando, disponibile in modo legale.

3) Scrivo di musica e lavoro alla radio da molti anni. Quando iniziai a scrivere per il Manifesto, il mio caporedattore chiamo' una serie di distributori dando loro il mio indirizzo. Iniziai a ricevere tutti i mesi decine di dischi promozionali. All'inizio fu una pacchia. Ma ci misi poco a stancarmi. Su dieci dischi che arrivavano nella posta, se andava bene ce n'era uno che avrei comprato. Mi resi conto che stavo ascoltando molta musica, di fatto, brutta, o almeno non di mio gradimento.

Cosa voglio dire con questo? Che l'abbondanza non e' sempre positiva, anzi. Oggi, che ho interrotto il flusso di musica gratuita, ascolto musica molto, ma davvero molto, migliore.

Come osservi, mi sembra che oggi molti ascoltatori scarichino musica in modo indiscriminato (cioe' senza un attento processo di scelta a monte). Sono scettico su quella modalita' di ascolto: come puoi davvero entrare dentro a un disco, se lo ascolti poche volte, senza leggerne le liriche, conoscere i musicisti che ci hanno suonato, ecc.? Magari con l'ansia di ascoltare gli altri dieci dischi che hai scaricato.

E' davvero ansia di conoscenza? O un'espressione di quella bulimia/ binge di consumi cosi' funzionale alla riproduzione del sistema capitalistico che abbiamo finito per considerarlo normale?

(continua)

mercoledì, 12 gennaio, 2011

 
Blogger Fabio said...

4) Ci sono nel mio atteggiamento tutta una serie di considerazioni puramente soggettive. Io sono un ascoltatore molto lento: ho bisogno di riascoltare, approfondire. Preferisco comprare un numero limitato di dischi (non piu' di duecento in un anno, in genere) e prendermi tempo per ascoltarli per bene, conoscerli in profondita'.

In questo senso, ti prego di non considerare "prescrittivo" quello che affermo. Funziona per me: in questo modo si e' formata la mia cultura musicale. Con calma, andando in profondita', prendendomi tempo.

Altri magari provano una maggiore soddisfazione a scaricare mille dischi, provare a ascoltarne alcune tracce e poi buttare via tutto. A me quella modalita' d'ascolto genera stress, e quindi la evito.

Non parliamo poi del fenomeno di scaricare e ascoltare un disco prima della data di pubblicazione. Ma perche', mi domando, che bisogno c'e'. C'e' cosi' tanta musica bella gia' pubblicata, perche' non posso aspettare qualche giorno? E' un fenomeno per me davvero incomprensibile.

5) Infine, e per terminare su una nota positiva, vorrei spendere un ringraziamento nei confronti di tutti coloro che, ignorando le logiche commerciali, fanno dono della propria musica online.

E' un atteggiamento che dimostra passione e generosita', e il riconoscimento dell'importanza della gratuita', del dono.

Ancora una volta, se sei arrivato fin qui, grazie per l'attenzione e la pazienza.

mercoledì, 12 gennaio, 2011

 
Blogger ALDEZABAL said...

sì, certo che sono arrivato fino in fondo.
direi che abbiamo messo molta carne al fuoco, forse troppa e che alla fine né io né te facciamo testo.
io sarei interessato ad avere dati più completi su chi e cosa scarica.
ma temo sia impossibile.
sarebbe inoltre anche interessante avere un riscontro dai musicisti di diverso genere.
io continuo a essere convinto che vi siano centinaia e migliaia di situazione e posizioni diverse.
ne conosco alcune, tra cui la mia, sia dal punto di vista degli ascoltatori che dal punto di vista dei musicisti.
e in tutto questo bailamme credo che la questione davvero riguardi solo coloro fra questi che sono lontanissimi dalle nostre posizioni, vale a dire le star del pop e il loro pubblico. fine.
tutti gli altri secondo me se la cavano ugualmente, con o senza diritti e royalties, e non si pongono minimamente il problema.
ed è in queste situazioni che si può praticare, diciamo così, l'etica del dono.
che è dono dei musicisti agli ascoltatori (anche se, è bene precisarlo, in teoria neppure Youtube che tu citi è considerato del tutto legale e lì invece circola moltissima roba di scarsissima qualità che secondo me danneggia gli artisti da un altro punto di vista) e degli ascoltatori ad altri ascoltatori.
al prossimo dibattito allora!

giovedì, 13 gennaio, 2011

 
Blogger Fabio said...

Anni fa ci sarebbero stati molti riscontri e commenti, oggi invece mi fa gia' specie che due persone si incontrino a discutere in un blog, forma di comunicazione ormai totalmente desueta.

Mi stupirei molto se venissi a sapere che qualcuno avesse letto i nostri commenti: tutti i lettori che commentavano su questo blog sono passati a strumenti piu' dinamici, come Facebook, Twitter e Tumblr.

Un po' mi spiace, un po' penso faccia parte dell'ordine naturale delle cose, della loro evoluzione.

Sono stato tentato molte volte di chiudere Engadina Calling, poi ci ho sempre ripensato. Alla fine, credo che non chiudera' davvero mai questo blog, anche se so che avra' sempre meno lettori, anno dopo anno (fno a un paio di anni fa era difficile trovare un giorno con meno di 100 lettori, ora quando sono 70 mi sembrano tanti).

Interventi come i tuoi, al di la' delle nostre diverse opinioni (ma neanche tanto, se pensi al comune apprezzamento della volontaria gratuita') mi fanno comunque pensare che la condivisione di idee e contenuti in rete e' comunque importante, e per questo ti ringrazio.

giovedì, 13 gennaio, 2011

 

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