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Osservazioni e ascolti

lunedì 24 gennaio 2011

Gyorgy Kurtag, Kafka-fragmente (ECM New Series, 2006)


I Kafka-fragmente di Kurtag sono probabilmente l'esperienza di ascolto piu' estrema che un ascoltatore coraggioso puo' intraprendere nel corso della propria vita. Li consiglio, ma solo a chi non teme di avvicinarsi a musica davvero ostica, dissonante, che lascia il sistema nervoso profondamente scosso.

Tra le pietre angolari della musica contemporanea della seconda meta' del ventesimo secolo, Kafka-fragmente venne scritto dal compositore ungherese nel biennio 1985/ 6, selezionando quaranta passi dai diari e dalle lettere dello scrittore praghese, spesso soltanto una frase, e sovrapponendoli a musica tagliente come cocci di vetro, per solo violino.

Sentiti in sequenza, i quaranta frammenti (spesso di pochi secondi) sono una sfida che esaurisce l'ascoltatore, costringendo a un livello di attenzione assoluto, che non da' tregua. E' un'esperienza totalmente diversa rispetto, ad esempio, all'ascolto di una serie di canzoni: piu' simile alla contemplazione di lampi o stelle cadenti, ma di abbagliante intensita'.

E di fatto solo un ascolto in assoluta concentrazione ha senso. Soltanto entrando dentro questa musica fino a divenirne parte, senza percepire piu' alcun confine tra noi ed essa, si fa esperienza completa di questi momenti di bellezza totale e indescrivibile. Ascoltando, davvero, questi frammenti di emozione concentrata alla sua massima potenza, si esperisce qualcosa di non dissimile dagli atti noetici dei quali parlavano i filosofi greci (concetto poi ripreso da Husserl e dai filosofi fenomenologici). Un livello di comprensione immediata e altissima della vita e della sua vastita', che ti investe nella molteplicita' delle sue forme, trascendendo il pensiero.

E' un linguaggio totalmente nuovo, di una densita' informativa e emozionale che richiede un grande sforzo empatico per essere decodificata. E contemporaneamente, sai che solo una piccola parte di quello che stai ascoltando puo' essere compresa. Il resto resta al di fuori del controllo e della comprensione (sia razionale che emozionale), e ci costringe ad accettare, con umilta', il paradosso che frammenti cosi' brevi richiedono cosi' tanto tempo e cosi' tanti ascolti ripetuti per rivelare tutta la loro complessa bellezza.

Emozione pura, per sua stessa natura impossibile da controllare. E' questo che rende l'ascolto dei Kafka-fragmente cosi' disturbante, fino a quando si decide di accettare che nello spettro delle musiche possibili puo' trovare un suo spazio anche questa, cosi' acida, disarmonica, selvatica.

Come recita uno dei frammenti: From a certain point on, there is no going back. That is the point to reach.

Attenzione pero', perche' raggiungere quel punto puo' essere un'esperienza davvero lacerante, di intollerabile intensita'.

Consiglio l'esecuzione uscita qualche anno fa per ECM, che e' quella che ho io (Juliane Banse soprano, Andras Keller violino), secondo me superiore rispetto a quella di Dawn Upshaw e Geoff Nuttall sentita un paio di mesi fa qui al Barbican (con le foto di David Michalek come parte della scenografia).

In rete ho trovato questo frammento, registrato nel 2009 al Festival di Nancy, che dovrebbe dare un'idea (ma molto sommaria: credo che solo ascoltando l'intera sequenza si possa fare esperienza dell'intensita' assoluta di questo lavoro).

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2 Comments:

Anonymous Tania said...

Bellissimo post. Sono d'accordo con te, sul carico emotivo e la ricchezza linguistica dei Kafka-fragmente.
Ho visto anch'io la versione di Upshaw-Nuttall (di cui ho scritto qui http://pioggiadinote.com/2010/11/29/kafka-fragments/), che mi è piaciuta molto, ma non conosco quella che citi, la cercherò!

martedì, 25 gennaio, 2011

 
Blogger Fabio said...

Una delle massime soddisfazioni che mi da' tenere da ormai molti anni questo blog, e' che posso parlare davvero di tutto, anche di esperienze molto minoritarie come l'ascolto di Kurtag, e sempre qualcuno mi regala un commento competente e in tema, come e' il tuo Tania.

Molto bello il tuo post, nel quale sottolinei due elementi importanti: la fisicita'/ materialita' di questa musica. E il senso di dubbio profondo, doloroso, che percorre tutta l'opera.

Ti ringrazio, di cuore, perche' mi hai dato ulteriori strumenti di comprensione.

mercoledì, 26 gennaio, 2011

 

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