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Osservazioni e ascolti

mercoledì 19 gennaio 2011

Jimi Hendrix Experience, Electric ladyland (Reprise, 1968)

Questa notte ho riascoltato, dopo secoli, Electric ladyland, concludendo che e' il disco di Hendrix che preferisco. In Electric ladyland, il chitarrista di Seattle porto' a compimento una combinazione di rock, blues, soul e psichedelia che suona ancora oggi modernissima, insuperata.

Ascoltato piu' di quarant'anni dopo la sua realizzazione, il terzo album di Hendrix resta attuale, sorprendente, e continua a suonare davvero coraggioso.

In quegli anni, il rock, era davvero una cosa molto diversa da cio' che sarebbe diventato. Era musica, a suo modo, sperimentale, che guardava sempre oltre, trovava la sua ragione di esistere nel dire cio' che nessuno aveva mai affermato prima e nell'aprire strade nuove.

Nulla a che vedere con la deriva conservatrice di questi giorni, la ripetizione di cliche' sempre piu' frusti e stanchi, esaltati da riviste di proprieta' di grandi gruppi editoriali e di conseguenza assai poco indipendenti, la giostra a rotazione continua di ristampe e rimasterizzazioni in confezioni pacchiane al punto da essere ridicole (un disco che durava 40 minuti diventa una lagna che va avanti per tre ore di versioni millimetricamente diverse, chissa' perche' all'epoca scartate), una minestra riscaldata che e' in fondo sempre la stessa.

A noi ascoltatori resta pero' il patrimonio di quegli anni, al quale sappiamo di potere attingere scoprendo sempre qualcosa che ci era sfuggito: per sempre fonte di emozioni e ispirazione. Senza ricorrere all'ultima ri-rimasterizzazione, semplicemente riascoltando i nostri gloriosi vinili che portano con se' i segni del tempo che e' passato.

Questa e' Voodoo Chile, dal vivo.

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5 Comments:

OpenID elleeffe said...

Sai che l'ho ripescato anch'io quattro giorni fa dopo un silenzio di anni? Resta una delle mie più grandi folgorazioni e, sì, suona modernissimo ancora oggi.

giovedì, 20 gennaio, 2011

 
Anonymous Anonimo said...

Mi associo, un album ancora stimolante, creativo, tradizionale e innovativo al tempo stesso. La sua influenza ancora oggi è maggiore di quanto possa apparire, a mio parere.
Nicola

giovedì, 20 gennaio, 2011

 
Blogger Fabio said...

Elleffe e Nicola -

Folgorazione e' un termine appropriato. Personalmente mi sta capitando di non essere folgorato da un disco nuovo da alcuni anni. Ma di essere molto spesso ri-folgorato da capolavori che riposavano da anni negli scaffali.

L'influenza di Electric Ladyland si estende, almeno, a There's a riot going on, Free your mind and your ass will follow, Bitches brew, Sextant, Vivid e Blood sugar sex magik.

Cioe', ha cambiato davvero il modo di intendere la contaminazione tra generi che per molto tempo non si sono parlati.

giovedì, 20 gennaio, 2011

 
OpenID elleeffe said...

Vivid!

Appena ho tempo lo rimetto su.

giovedì, 20 gennaio, 2011

 
Blogger Fabio said...

Vernon Reid mi capito' di sentirlo qualche anno fa al Jazz Cafe e lo trovai hendrixianissimo.

Peraltro i Living Colour rifecero Burning of the midnight lamp in un EP del 1991 intitolato Biscuits, al quale sono molto legato (mi ricorda il mio primo viaggio a New York).

In genere, quando mi capita di riascoltare i Living Colour, scelgo proprio quell'EP.

venerdì, 21 gennaio, 2011

 

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