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mercoledì 12 gennaio 2011

Voces8, Bach motets (Signum, 2010)

I mottetti di Bach (i sei che sono giunti fino a noi) sanno esprimere con immediatezza una fede religiosa gioiosa, davvero profonda e sentita.

Stasera, riascoltandoli per l'ennesima volta nella bella esecuzione pubblicata l'anno scorso da Signum Classics ad opera di questo eccellente gruppo vocale del Berkshire, sono andato a studiarmi un po' la loro storia.

I mottetti (composizioni corali di tema religioso) in realta' non sono cosi' comuni nella musica barocca, e la loro tradizione si perde subito dopo. Si tratta infatti di una forma compositiva precedente, che appartiene al Medioevo e al Rinascimento. Tutte informazioni che voglio presto approfondire.

Quelli di Bach vennero composti come accompagnamento delle liturgie luterane, nel corso delle quali il canto degli inni era mezzo di espressione di un'unificazione tra tutte le classi sociali. Gli storici della musica sostengono che i sei mottetti contenuti in questo disco furono scritti individualmente a distanza di tempo, come commissioni per cerimonie religiose. E in effetti si differenziano abbastanza, soprattutto per il senso di solennita', decisamente maggiore in alcuni (in particolare Jesu, meine freude, il piu' lento, raccolto e meditativo).

Per me, che mi sono avvicinato alla musica barocca solo negli ultimi anni trovandola un patrimonio musicale di sconcertante modernita', questo disco e' un passo davvero interessante nel mio percorso di ascoltatore. Del resto credo di aver capito che esplorando il repertorio di Bach non si sbaglia davvero mai.

In rete ho trovato il mottetto che apre il disco (Singet dem Herrn ein neues lied), eseguito l'anno scorso nel corso di questo festival (al quale mi piacerebbe molto assistere quest'estate). Un luminoso inno alla gioia, che comunica uno stato di armonia con tutto l'universo, naturale e spontaneo.

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6 Comments:

Blogger ALDEZABAL said...

ti segnalo questo post, visto che a quanto pare tocca difendere i blog dall'indifferenza e dalla disaffezione di molti lettori!

a parte le battute, mi pare un argomento che può interessarti:

http://ovadia-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/01/13/musica-per-la-tristezza/

giovedì, 13 gennaio, 2011

 
Blogger Fabio said...

Mi piacciono molto, piu' che l'articolo, i commenti.

Molto in linea con il mio pensiero soprattutto l'interpretazione della musica barocca come balsamo per la mente: il suo effetto ansiolitico e il suo riportare ordine sono davvero magici.

Per quanto mi riguarda, la mia scoperta della musica barocca e' abbastanza recente, e paradossalmente e' nata da un disco di Heinrich Ignaz von Biber che mi incuriosi' dopo averne singolarmente letto la segnalazione su una newsletter di un negozio newyorkese specializzato in musica indipendente (Other Music).

Da allora mi si e' aperto davanti un mondo nuovo, e forse addirittura una nuova modalita' di ascolto.

Per commentare sull'esperimento, non sono sicuro di ascoltare musica triste o allegra, ma certamente mi risulta spontaneo evitare musica frivola e leggera, dato che non risuona con il mio carattere (quasi mai triste, ma spesso introverso e riflessivo).

Con gli anni poi, mi sono reso conto che mi sono spostato da una preferenza accordata all'ascolto di musica in qualche modo ansiogena a armonie decisamente ansiolitiche, direi proprio balsamiche.

Musica con molti vuoti, che fa respirare la mente, la libera, la chiarisce.

Spesso penso ad esempio che i miei Prospettive Musicali siano ideali da tenere in sottofondo mentre si legge un libro nel proprio soggiorno.

Musica che accompagna i momenti piu' piacevoli della nostra quotidianita': e' questo che ascolto adesso. Magari in futuro tornero' a ascolti piu' aggressivi e impegnativi, non si puo' mai dire, ma ne dubito.

Credo che sia un percorso non solo musicale.

venerdì, 14 gennaio, 2011

 
Anonymous Anonimo said...

A proposito di ansia, a me la fa venire la versione del motteto che hai allegato: mi sembrano un po' troppo pimpanti quei tizi. Preferisco decisamente versioni più tradizionali, con un coro più ampio contribuisce ad amalgamare la tessitura sonora.

Qohelet.

sabato, 15 gennaio, 2011

 
Blogger Fabio said...

Hai molta ragione Qohelet, si tratta di un'interpretazione decisamente migliore. Ti ringrazio per avermela segnalata.

sabato, 15 gennaio, 2011

 
Anonymous arte said...

Non certo da esperta, ma da amante della musica barocca, sono d'accordo con Qohelet sul fatto che Voces 8 è ansiogena. L'interpretazione del coro della RIAS è decisamente migliore.

La musica barocca mi accompagna da oltre vent'anni e penso che non mi lascerà più. Specialmente Bach, ma non solo lui. Non saprei neanche elencare i momenti di pura gioia che mi ha dato ascoltarla. Il conforto dell'ordine, del senso.

domenica, 16 gennaio, 2011

 
Blogger Fabio said...

Sono d'accordo con entrambi, e vi ringrazio: mi fa davvero piacere che questo blog sia un luogo di dialogo, un confronto. Sento di ricevere molto a fronte di quello che metto in comune.

La musica barocca (e quella rinascimentale e medioevale) sono per me territori di ascolto recente: un patrimonio musicale ancora tutto da esplorare, anche con il vostro prezioso aiuto.

lunedì, 17 gennaio, 2011

 

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