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martedì 1 marzo 2011

François Truffaut, L'histoire d'Adele H. (1975)

La vera storia di Adele Hugo, una delle figlie di Victor Hugo, credo sia quella raccontata brevemente in questo ricordo pubblicato al momento della sua scomparsa, nel 1915, dal New York Times.

E quindi immagino che molti dei particolari della sua vita siano stati cambiati volutamente nella biografia romanzata diretta da Truffaut, dove ad esempio si narra che Adele arrivo' a Halifax per seguire l'ufficiale inglese per amore del quale perse la ragione (anziche' essere stata da lui rapita). E che poi lo segui' fino alle isole Barbados dove visse fuori di se' fino a quando una donna locale, impietositasi per la sua condizione, la riaccompagnera' in Francia (l'obituary invece sembra indicare che venne ritrovata vagante per le strade di New York). E chissa' quanti altri particolari Truffaut deve avere inventato (anche se nel press book originale del film sostiene di non avere alterato il materiale documentario in suo possesso), dato che di Adele Hugo non si sa davvero molto.

Molto bella la sua descrizione del film come brano musicale per un solo strumento, che sottolinea l'estrema solitudine, e la fragilita' (come possono essere fragili certi notturni per pianoforte) dell'esperienza umana di Adele.

Film del quale colpiscono soprattutto la delicatezza e la gentilezza con la quale Truffaut racconta emozioni violentissime, capaci di far perdere equilibrio, senso e salute.

E se avete visto il film credo ricorderete quanto Adele e' totalmente, completamente driven (ancora una volta vi chiedo scusa, ma non ricordo piu' la parola italiana per tradurre questo concetto) dal suo amore: in tutta la storia non vediamo Adele compiere una sola azione che non sia determinata dall'amore che la domina. Sa che la sua e' una battaglia perduta, ma Adele la combatte con determinazione assoluta, giungendo a conseguenze davvero estreme.

C'e' questa solitudine assoluta, che pervade tutto il film. Accentuata dalla falsa identita' di Adele, che sembra volere troncare con il suo passato, ri-inventarsi una personalita'. Che pero' sara' assai poco libera, dominata completamente dai suoi sentimenti e dal perseguimento di un obiettivo irraggiungibile.

A qualcuno dei lettori di Engadina Calling sento che non sara' piaciuto il tono melo' che domina il film dalla prima all'ultima nota, cosi' diverso dalla modernita' del ciclo di Antoine Doinel. Io invece dopo un primo momento di perplessita' mi sono lasciato trasportare dall'atmosfera, senza pensare troppo, e alla fine ho trovato il linguaggio scelto da Truffaut molto coerente con la storia che ci ha voluto raccontare, e con la delicatezza di modi di Adele Hugo, magnificamente interpretata da Isabelle Adjani.

Un film questo che, anche dopo alcuni giorni, resta molto presente tra i miei pensieri.

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95 Comments:

Anonymous ecudielle said...

Non so cos'è, ma quello di Adele H non è amore.
Truffaut ricrea nel film la versione romantica dell' "amore" (quanto vento, cieli tormentati, grandi acque nel film?) che passa per essere la versione vera di Amore.
Secondo me truffaut lo sapeva benissimo che stava giocando con una retorica.
Come nel Ragazzo Selvaggio e l'idea di educazione come parto dell'uomo dalla bestia.
Al BFI adesso c'è Roeg. Altri iperintellettualismi.

mercoledì, 02 marzo, 2011

 
Blogger lophelia said...

quoto Ecudielle, quello di Adele H non è amore, ma è anche vero che l'arte parla quasi sempre di questa versione distorta dell'amore perché tutta questa energia "malata" che la muove si trasforma agevolmente in materia narrativa. E' un po' lo stesso meccanismo per cui si tende a scrivere e parlare molto (diari et similia) quando si insegue qualcuno che sfugge, cercando uno sfogo alla "nevrosi" (la chiamo così con cognizione di causa...).

Il film ricordo che mi piacque anche se poggia su un assurdo "ontologico": che la protagonista respinta abbia la bellezza quasi sovrannaturale della giovane Adjani.

mercoledì, 02 marzo, 2011

 
Blogger Fabio said...

Ho dovuto riflettere un po' prima di partecipare a questa discussione, interessantissima, che ho involontariamente scatenato con il mio post.

Non sarei sicurissimo che non si possa definire amore quello di Adele H. Certo, non e' l'amore universale, quello altissimo nei confronti del mondo.

Pero' questa, iper-romantica, a me sembra una delle possibili manifestazioni dell'amore. Una dedizione assoluta all'oggetto (anzi, soggetto in quanto occupa una posizione centrale nel mondo) del nostro amore, anche quando l'amore sfugge.

Puo' diventare nevrotico e malato, ma a me pur sempre sembra un'espressione, assoluta, di amore.

Sono invece d'accordo sull'assurdo ontologico, Lophelia. Anche se, ti ricordi la lunga discussione sul tipo quattro dell'Enneagramma di Helen Palmer?

http://fabiocalling.blogspot.com/2007/08/we-can-be-heroes-forever-and-ever-ma.html

A me e' tornata in mente subito dopo il film (poi se avete voglia vi racconto anche cosa mi e' capitato quando sono uscito dal cinema, perche' e' una strana coincidenza).

La retrospettiva su Roeg mi sa che la perdo, pero' mi sto gia' preparando spiritualmente per i due mesi di ripasso intensivo di Bertolucci, aprile e maggio, quando spostero' il mio recapito postale al BFI.

mercoledì, 02 marzo, 2011

 
Blogger prospettive musicali said...

Se intendete dire che non è credibile che un comune maschio eterosessuale respinga la giovane Adjani, sono abbastanza d'accordo. O almeno sarei d'accordo se quel comune maschio eterosessuale fossi io; ma negli anni ho scoperto che, se in astratto l'idea maschile di donna desiderabile è decisamente stereotipata, quando si scende invece nel concreto ci sono differenze anche notevoli persino tra i maschi italiani.
Io sono tra i lettori di Engadina Calling che preferiscono il ciclo di Antoine Doinel al Truffat melò ma davanti a Isabelle Adjani getto volentieri nel bidone tutte le mie preferenze.
La "bellezza quasi sovrannaturale della giovane Adjani" (e anche di quella meno giovane, fino a "Diabolique", dove invece è gonfia e impacciata: i lettori di Eva 3000, Novella 2000 e La Repubblica potranno darvi tutti i dettagli sul fatto che era appena stata lasciata via fax da Daniel Day Lewis) derivava dal métissage -- madre tedesca e padre algerino -- come ebbe a rivendicare fieramente lei stessa, "disgustata" dalla montante ondata lepeniana, che si vendicò mettendo in giro la voce che lei stava morendo di Aids.
Non sono sicuro di invidiare chi riesca a lanciarsi in affermazioni così perentorie come "quello di Adele H non è amore": io non ho una definizione precisa di "amore", una tabella di ingredienti che mi dica che cosa è amore e che cosa no. L'ossessione, anche patologica, è sicuramente estranea all'amore? Sinceramente non lo so ma non me la sentirei di escluderlo a priori.
Certo per la Adjani quel ruolo fu quasi una maledizione: per anni le proposero solo parti di pazze, vittime di amori malati o compulsivi (vedi "Possession" -- con la scena del'urlo in cui arriva a livelli da Diamanda Galás -- o "L'inquilino del terzo piano" o "Nosferatu", fino al "Camille Claudel" da lei stessa voluto e pagato).
Probabilmente è vero che Truffaut "sapeva benissimo che stava giocando con una retorica" ma non dimentichiamo che una delle frasi più citate tra quelle che mise in bocca ai personaggi dei suoi film è: «Le canzonette dicono la verità. E più sono stupide, più dicono la verità. E poi non sono stupide». O qualcosa del genere. Sto citando a memoria ma quello che voglio dire è che giocava sì con una retorica ma ci giocava anche perché pensava che avesse un contenuto di verità.
Sì, Fabio, raccontaci cosa ti è capitato quando sei uscito dal cinema.
Infine, personalmente perderei volentieri tutta la retrospettiva di Bertolucci (bella forza: non mi piace neanche un po'!) se potessi assistere alla proiezione anche del solo "A Venezia... un dicembre rosso shocking".

mercoledì, 02 marzo, 2011

 
Blogger prospettive musicali said...

Truffaut: «Non conosco Isabelle Adjani. Durante le riprese, la guardo recitare, l'aiuto come posso, dicendole trenta parole quando ne vorrebbe cento o dicendogliene cinquanta quando gliene occorrerebbe una sola, perché, nel nostro bizzarro sodalizio, è tutta questione di vocabolario».

Adjani: «Quando mi consegnò la sceneggiatura, Truffaut non mi diede spiegazioni. Compresi che aveva voglia di giocare con me per guardarmi attraverso la macchina da presa».

Truffaut: «Non conosco Isabelle Adjani, eppure, la sera, i miei occhi e le mie orecchie sono stanchi per averla guardata e ascoltata troppo intensamente tutta la giornata».

Adjani: «Con Truffaut bisogna parlare di direzione della cinepresa, piuttosto che di attori. Non si mette mai al loro posto: li guarda come un uomo guarda una donna».

Truffaut: «Conoscerò Isabelle Adjani tra qualche settimana, quando ci lasceremo, cioè quando le riprese saranno terminate. Lei andrà per la sua strada, non so dove, e tutti i giorni io la riguarderò sul tavolo di montaggio, in tutti i modi ed a tutte le velocità. Allora non mi sfuggirà più niente e comprenderò tutto a scoppio ritardato. Talvolta dico a
Isabelle Adjani: "La nostra vita è un muro, ogni film è una pietra". Lei mi dà sempre la stessa risposta: "Non è vero, ogni film è un muro"».

(Truffaut e Adjani, tra una ripresa e l'altra di "Adele H")

mercoledì, 02 marzo, 2011

 
Blogger Fabio said...

Si', sinceramente anche a me sembra abbastanza perentorio affermare che quello di Adele H. non e' amore.

E sono pure d'accordo sul fatto che "se in astratto l'idea maschile di donna desiderabile è decisamente stereotipata, quando si scende invece nel concreto ci sono differenze anche notevoli". Esistono tra le persone concetti molto diversi di desiderabilita', mi verrebbe da dire di complessita' molto differenziata. E "la bellezza quasi sovrannaturale della giovane Adjani", specie in questo film, credo possegga un fascino in qualche modo complesso, che a noi sembra immediato mentre forse non lo e'.

Don't look back di Roeg l'ho rivisto da poco su grande schermo. Qui quello, Performance e The men who fell to Earth li proiettano almeno una volta ogni due mesi, in qualche rassegna, da qualche parte della citta'.

Tra l'altro, anche qui vado a memoria perche' non ho il disco qui con me e non posso controllare le note, ma mi pare di ricordare che Wyatt scrisse un po' delle canzoni di Rock bottom proprio mentre era a Venezia con Roeg, durante le riprese del film, ricordo bene?

Uscito dal BFI ho pensato di prendere una scorciatoia per l'Hungerford Bridge, passando dal basement della Royal Festival Hall. Li', nel grande spazio deserto, ho incontrato un'amica cantautrice che stava provando alcune cose per un concerto che ha fatto ieri sera al 93 Feet East di Brick Lane. Era tranquillamente seduta sul bancone del guardaroba (in quel momento chiuso), in perfetta solitudine con la sua chitarra e con davanti a se' testi e spartiti. La canzone che stava suonando era una cover di "The desperate kingdom of love" di PJ Harvey. Mi e' sembrata una canzone molto adatta dopo il film, una bella coincidenza.

giovedì, 03 marzo, 2011

 
Blogger lophelia said...

credevo di aver scritto un commento ieri sera, ma non so dov'è finito...

Da grande esperta mio malgrado di certi percorsi, so per certo che quando desideravo certe persone sfuggenti non le amavo. Era un impulso egocentrico che significava (ed era espressione di) qualcos'altro.

E non parlo, ovviamente, dell'amore universale altissimo etc, ma semplicemente quello che vive e si alimenta della presenza concreta dell'altro, della relazione anche - soprattutto imperfetta con lui/lei.
Se non tieni conto dell'altro, per me non si può parlare di amore - forse perché non scindo la parola da una valenza positiva, costruttiva.
"La parola amore esiste" diceva un film, ma forse per ognuno significa una cosa diversa...

anch'io ho rivisto di recente Don't look now, purtroppo in una scolorita versione su videotape...molto bella la scena della tua amica cantautrice Fabio, hai mica potuto farle una foto?

giovedì, 03 marzo, 2011

 
Blogger prospettive musicali said...

Questo commento è stato eliminato dall'autore.

giovedì, 03 marzo, 2011

 
Blogger prospettive musicali said...

"Se non tieni conto dell'altro, per me non si può parlare di amore": be', almeno hai un requisito in più di quanti ne abbia io per riconoscerlo.
Quindi, quando uno/a s'innamora di un altra persona pur sapendo benissimo che è veramente stronza, in realtà non è amore?

"Esistono tra le persone concetti molto diversi di desiderabilita', mi verrebbe da dire di complessita' molto differenziata": non so se siano i concetti a differire, perché se domandi a cento o mille o a 900.000 maschi (almeno se italiani) quale sia il loro concetto di donna desiderabile otterrai risposte con differenze minime l'una dall'altra ma se invece vai a vedere le persone che hanno amato o desiderato scopri una varietà che forse non ti aspetteresti.
Di recente dicevo a un mio amico (chiamiamolo "X") che un amico di entrambi -- "Y", tutt'altro che un latin lover o sciupafemmine che dir si voglia -- era stato fidanzato, nell'arco di una trentina d'anni, con due delle donne più desiderabili che avessi mai conosciuto e due delle meno desiderabili; be', X mi ha domandato quali fossero le une e quali le altre, e subito dopo ho scoperto che quella delle quattro sulla cui desiderabilità per così dire "universale" non avevo dubbi era invece quella che a X piaceva forse meno di tutte...

Su Wyatt ricordi bene (secondo la mia cronologia wyattiana -- http://tinyurl.com/rwcron -- rimasero a Venezia due mesi alloggiando nella Casa del Leone, alla Giudecca, ma non ricordo proprio quale sia stata la mia fonte), il che tra l'altro smentisce il luogo comunque secondo cui Wyatt avrebbe scritto "Rock Bottom" in ospedale subito dopo l'incidente che lo privò per sempre dell'uso delle gambe. Accadde invece prima del volo dal quarto piano, come ci racconta Mike King nel capitolo "1973" di "Falsi movimenti - una storia di Robert Wyatt":

«All'inizio del nuovo anno, Robert Wyatt accompagnò Alfreda Benge e Julie Christie a Venezia, dove incominciarono le riprese del film "A Venezia… un dicembre rosso shocking" di Nicolas Roeg. Durante il soggiorno in Italia, Wyatt acquistò per l'equivalente di quaranta sterline una tastiera portatile Riviera, che contribuì a ispirargli nuove idee musicali. Alfreda Benge: "Nell'inverno del 1972, trovai un lavoro di due mesi a Venezia e convinsi Robert ad accompagnarmi. Non fu facile, perché in quel periodo era diventato uno stacanovista e l'idea di una vacanza, di sedersi da qualche parte… non poteva sopportarla, perché in quel momento gli importava solo il lavoro. Ma io mi arrabbiai molto perché non voleva partire e alla fine venne, sia pure di mala voglia. Passava quasi tutte le sue giornate in solitudine, mentre io lavoravo in una casa sulla laguna, e un giorno andammo a comprare quel'organo giocattolo. Fu solo perché doveva stare due mesi chiuso in quella casa che si mise a tavolino a comporre musica. Era sempre così pieno di impegni e così occupato a pensare al futuro, a fondare un altro gruppo, che se non fosse stato per quella reclusione forzata non avrebbe mai avuto il tempo di rilassarsi e comporre. E credo che anche Venezia abbia contato molto, perché eravamo proprio circondati dall'acqua"».

Sì, l'incontro con l'amica cantautrice è un episodio simpatico ma quando hai parlato di "strana coincidenza" credevo che fossi stato baciato senza motivo da una sosia di Adele H o qualcosa così...

giovedì, 03 marzo, 2011

 
Blogger ALDEZABAL said...

io penso che quello che Truffaut ci dice, praticamente con tutti i suoi film anche quelli più disturbanti come questo e ancora di più con il quasi invisibile "La Camera Verde", sia che ogni vita è degna di essere vissuta e soprattutto quelle attraversate dalla passione.
e mi stupisce che qui siano proprio due donne a negare valore alla passione amorosa perché non corrisposta.
sarebbe come negare valore ad ogni passione artistica e politica anche, solo perché attraversata dalla rabbia o da qualche patologia.
eppure la storia e la storia delle arti è piena di esempi come questo.
io credo che proprio la disponibilità alla sofferenza e financo alla morte sia la testimonianza di quanto proprio non siano egocentriche queste spinte.
viviamo proprio invece nell'epoca in cui "ogni passione è spenta" o, come ha detto qualcuno, nell'epoca delle "passioni tristi".
sarebbe il caso invece di provare, se non a viverle (sai che paura!) almeno a riconoscere dignità a coloro che, per esempio di questi tempi nemmeno tanto lontano da noi, hanno il coraggio di viverle le passioni e di rischiare anche la pelle per questo.
per riprendere anche i temi del post precedente io credo che è proprio questo che è riuscito ad ottenere l'economia di mercato: l'azzeramento delle passioni - gratuite, caotiche, multidirezionali, incomprese e non corrisposte.
da questo punto di vista, pur nelle inevitabili imperfezioni tecniche e di confezione, la condivisione di file in rete è da salutare con gioia proprio perché il frutto della passione di chi mette a disposizione ciò di cui dispone senza alcun interesse economico.
ce ne vorrebbe ben altra e in ben altre situazioni ma per adesso accontentiamoci di sentirci indignati in compagnia di Margherita Buy, Giulia Bongiorno, Flavia Perina e Suor Tizia Caia.
io ricordo peraltro, negli anni in cui veniva girato Adele H. e in cui gli operai ascoltavano gli Henry Cow e i ferrovieri Alvin Curran, qualcuno che è finito schiacciato sotto un blindato della polizia per tentare di contrastare alcuni loschi figuri che ora invece sono al governo.
chissà cosa penserebbe quel tizio a vedere quello che c'è oggi e a sentire quanto la sua passione venga cancellata in nome dell'inutilità.
anche lui un egocentrico, come tanti altri?
anche i partigiani degli egocentrici?

giovedì, 03 marzo, 2011

 
Blogger prospettive musicali said...

Sono d'accordo con quasi tutto quel che ha scritto qui sopra Aldezabal.
L'unico disaccordo, peraltro marginale rispetto alla discussione, è sulla condivisione di mp3 in rete: a mio parere, non è sempre "frutto della passione di chi mette a disposizione ciò di cui dispone senza alcun interesse economico".
Non ci guadagneranno nulla ma in molti casi vedo proprio un'ossessione compulsiva a caricare e scaricare più roba possibile (e comunque più di quanta se ne riesca ad ascoltare) senza fare troppe distinzioni tra etichette ed etichette, mp3 a 96 kbps e flac, "caste di burocrati della cultura" e musicisti che producono dischi in autogestione con i pochi spiccioli che riescono a raccimolare.
A me non importa nulla dei soldi che perdono le major discografiche quando un loro disco è oggetto di download illegale ma importa invece molto di quando a un'autoproduzione viene negato anche quel minimo rientro economico che consentirebbe a quei musicisti di continuare a comporre, registrare e pubblicare dischi.
E non sarò per nulla contento quando i loro dischi (o tutti i dischi) non ci saranno più e circoleranno solamente file mp3 di misera qualità: è vero, "l'orecchio si abitua e il cervello ascolta semplicemente altre cose" ma quelle cose non sono "per esempio la musica" bensì una versione slavata e impoverita della musica.
Tu dici: "la stragrande maggioranza delle persone, fra i quali mi ci metto anch'io, che non nota più alcuna differenza" ma poco prima avevi affermato il contrario: "quello che tutti notammo allora era che il cd permetteva di ascoltare cose che l'ascolto in teatro non permetteva". Ebbene, perché dovremmo a rinunciare a quel di più che il cd sarebbe in grado di offrire (se inciso senza comprimerne la dinamica, gonfiarne certe frequenze e indebolirne altre ecc.)?
In nome di cosa?
Anch'io sono contento di poter per lo meno scaricare da internet certi dischi introvabili degli anni sessanta o cinquanta ma poi quando li ascolto penso a quanto sarei più contento se (a differenza che nella registrazione di provenienza) il basso non sembrasse un elastico e il rullante una scatoletta di tonno e il riverbero non esistesse più e potessi sapere chi diavolo suona la chitarra nel brano 4 e nel resto del disco e quando questo sia stato inciso, dove e con chi: tutte cose di cui possiamo fare a meno per ascoltare "semplicemente altre cose, tipo per esempio la musica"?
Ciao
a

venerdì, 04 marzo, 2011

 
Blogger Fabio said...

Avevo scritto a tutti voi un messaggio lunghissimo, cosi' lungo che Blogger ha pensato fosse troppo lungo, e se l'e' mangiato.

A questo punto rispondo individualmente e un po' piu' sinteticamente, cercando di ricordare cosa avevo scritto...

Lophelia -

Io credo che il fatto che come dici la parola amore esiste (film che mi piacque molto e rivedrei volentieri) ma assume significati diversi per ognuno di noi, e per ciascuno di noi in momenti diversi della nostra vita, dimostri sostanzialmente la forza incontrollabile di questo sentimento, che puo' costruire e distruggere mondi con la stessa naturalezza.

Certo che ho fatto foto, come sempre, anche se con la Ixus e non con la Eos, che porto con me solo quando so che avro' sicuramente qualcosa da fotografare (risultato: le foto fatte con la Ixus sono spesso molto piu' interessanti perche' impreviste).

Non posto piu' foto di persone nel mio Flickr, (nella colonnina qui a destra), per ragioni di privacy, ma faccio una piccola eccezione, e ti posto 4 foto: una della mia amica che suona sul bancone del guardaroba, una dello spazio (era seduta dove vedi i nostri cappotti), una della mia amica che suona seduta sulla scala, e una che ci hanno fatto con un telefono mentre parliamo. Quando mi dici che le hai viste le rimuovo.

venerdì, 04 marzo, 2011

 
Blogger Fabio said...

Alessandro -

Ti dico come io ho letto il commento di Lophelia, poi sara' lei a dirci se ho interpretato correttamente.

Io credo che lei abbia voluto dire che quando l'amore mette noi stessi, invece dell'altro, al centro della relazione (e succede), allora quello e' desiderio di conferme, riconoscimento, o qualsiasi altra cosa, ma non e' amore. L'egocentrismo e' il contrario dell'amore.

L'amore e' abbandono, senza abbandono della centralita' dell'io non esiste amore.

In questo senso, credo, lei parlasse di "tenere conto dell'altro".

Chissa' se sarebbe d'accordo il buon Francois, dal quale siamo partiti.

venerdì, 04 marzo, 2011

 
Blogger Fabio said...

Aldezabal -

Impossibile non notare il differenziale di passione sociale tra i giovani nordafricani, disposti all'estremo sacrificio per liberare i propri Paesi, e molti giovani occidentali rincretiniti a guardare tutto il giorno i loro telefonini, senza preoccuparsi di difendersi dall'avanzata senza limiti del neoliberismo.

E anche a me viene spesso in mente il sacrificio di tanti compagni e partigiani, che hanno combattuto per quegli ideali di giustizia e uguaglianza, oggi calpestati allegramente da farabutti che sfregiano quotidianamente con la loro sola presenza le istituzioni nate dalle lotte antifasciste.

Una precisazione pero' sulla condivisione di file in rete. Quando questa condivisione nasce dai musicisti, e' da salutare con gioia, certamente.

Quello che in questo blog e alla radio ho spesso criticato e' il furto della musica, il download illegale.

Per me, e per molti appassionati ascoltatori che conosco, la buona musica ha un valore emozionale altissimo. Per essa sono disposto a (e felice di) pagare un prezzo ai suoi autori ed esecutori, magari facendo sacrifici e rinunciando a cose assai piu' superflue.

Condivido molto di quello che Alessandro ha scritto, sulla bulimia musicale degli scaricatori compulsivi e sulla perdita di dinamica musicale.

venerdì, 04 marzo, 2011

 
Blogger lophelia said...

Aldezabal nel suo passionale commento sposta il discorso sul piano politico, traendone inferenze del tutto arbitrarie che non condivido e non accetto.
Nessuno nega valore alle passioni, per quel che mi riguarda paura di viverle non ne ho mai avuta, sarà per questo che sono arrivata a pensare certe cose.
A rischio prolissità (solo per non essere ancora travisata) torno sul punto originario con un esempio: un mio amico, che ha il raro dono di saper amare veramente l'altra persona, dà dell'amore questa definizione: "volere il bene dell'altro". Ecco per me l'amore dovrebbe tendere a questo. Soffrire per qualcuno che sfugge è paradossalmente molto più "facile" anche se più doloroso: non devi rendere conto di te stesso, non devi metterti in discussione. In questo senso parlo di egocentrismo nei sentimenti a senso unico. La sofferenza non è per forza un valore: si può essere autolesionisti senza essere altruisti.
Vedo nei rapporti che siamo con gli altri come siamo con noi stessi: se riusciamo ad avere cura di noi stessi ne avremo anche per gli altri, e viceversa.
E riguardo alla sovversività delle passioni, mentre ti leggevo pensavo ad un'obiezione che ho poi trovato nel commento di Alessandro: l'elemento compulsivo spesso presente nelle passioni è ESTREMAMENTE funzionale al potere e all'ordine costituito, perché implica una forma di alienazione, l'allontanamento dal proprio sé e l'indisponibilità delle proprie energie migliori. L'amore può essere molto più sovversivo - quello appunto inteso come relazione dove ci si rafforzi reciprocamente - nel momento in cui questa forza decidi di utilizzarla nel mondo.

Fabio sì pensavo proprio alla Ixus (io ho da poco la 1000HS e mi trovo bene) Vedo che ha funzionato anche stavolta!

venerdì, 04 marzo, 2011

 
Blogger Andrea said...

il bello di venir su grandi e' di avere (o leggere) parole che diano un senso alla solitudine e alla tristezza dell'adolescenza. Piano piano ci si rende conto che qualcun altro ci e' passato, che ci sono espressioni per rendere quegli stati d'animo.

A quasi 37 anni trovo meravigliose le espressioni di lophelia, non avrei saputo ne' esprimerle altrettanto bene, ne' dare un significato cosi' preciso a tali esperienze. Grazie!!!

E' incredibile ripensare a certe esperienze pensando fosse egoismo, o che fosse piu' che altro nevrosi quello scrivere, scrivere, scrivere "di notte cose che poi la mattina non ci piacciono piu'" (da un film di moretti mi sembra?). Ma il vederlo scritto, il pensarci due secondi due, uno si rende conto che era davvero cosi'. Un altro tassello torna al suo posto, grazie Lophelia

venerdì, 04 marzo, 2011

 
Blogger Fabio said...

Ai tre punti esclamativi dopo il grazie di Andrea, ne aggiungo tre miei.

Non sapete la gioia che mi prende quando vedo che questo blog prende strade proprie grazie ai vostri commenti emozionanti. Mi sembra, intervenendo, di rompere qualcosa, di non sapere essere all'altezza.

Le tue parole, Lophelia, sono bellissime. Sono giunto, proprio recentemente, alla stessa conclusione: amore e' volere il bene dell'altro. Non servono grandi definizioni o giri di parole. L'amore, se e' vero e profondo, sa parlarci con la stessa semplicita' di quella definizione.

E' si', l'amore e' sovversivo in modo rivoluzionario, perche' ci da' la forza per affermarci. Sto ripetendo le tue parole Lophelia: perche' mi piacciono, e per essere sicuro di ricordarle sempre.

E ripeto anche quello che ha scritto Andrea, perche' certe parole rimettono a posto tasselli, danno senso e equilibrio.

Grazie grazie grazie.

venerdì, 04 marzo, 2011

 
Blogger ALDEZABAL said...

rispondo brevemente su mp3 e file sharing e poi prometto che non ci torno più:
io sono abituato da sempre, dai tempi delle cassette e dei dischi rigati e pieni di povere, a non pormi il problema dell'alta fedeltà.
lo ripeto, ascolto la musica e preferibilmente dal vivo e il cd già permette un ascolto che è deformato nel senso opposto, cioè ci permette di ascoltare, nella fitta trama orchestrale del Sacre du Printemps, strumenti che nella sala da concerto non saremmo in grado di ascoltare.
e questo vale anche per la musica non classica, anzi vale ancor di più.
perdere qualcosa dunque non mi sembra grave a fronte della possibilità di ascoltare della musica che altrimenti sarebbe di difficile reperibilità.
poi vi invito, come pure sul tema delle passione, a essere un po' meno eurocentrici.
io ricevo decine di visite al giorno da tutto il mondo e in particolare da luoghi, Sud America o Europa dell'Est o Asia, dove certamente non è mai esistita la possibilità dio ascoltare tutto quello che abbiamo potuto ascoltare noi.
per questi "appassionati" io credo sia estremamente importante accedere anche grautitamente, viste anche le condizioni economiche di molti di questi luoghi, a dei contenuti che altrimenti non potrebbero mai permettersi di fruire.
poi condivido le osservazioni sui comportamenti bulimici e ossessivi di molti ma sarebbe come dire che la rete non è buona perché ci sono i siti neo-nazisti o pedo-pornografici.
a me interessa la possibilità dello scambio passionale in positivo e seguendo alcuni criteri "etici" che salvaguardano gli artisti, quello che fanno altri sinceramente non mi interessa.
per quanto riguarda poi i "credits" noto che molto spesso sono ampiamente presenti nei file scaricati o sui blog che li linkano.

veniamo alle passioni:

Lophelia, io non nego certo la validità del tuo approccio, anzi.
quello che non tollero è che tu o altri neghiate la validità dell'approccio altrui.
lo trovo sinceramente presuntuoso, frutto di una lettura distorta di alcuni concetti in parte provenienti dalla psicoanalisi e in parte banalmente di matrice cattolica.
alla fine stigmatizzare gli adolescenziali o i passionali, gli eccessivi o i nevrotici, riportare tutto questo a un presunto percorso "giusto" mi sembra sempre un po' noioso.
per me non c'è molta differenza tra un amore non corrisposto, una lotta politica disperata e perdente, un artista incompreso.
sono tutte espressioni dell'umanità che godono del mio rispetto e certamente anche di una stima enormemente superiore di quella che sento per gli atteggiamenti opposti.
molte di queste esperienze mi parlano anche a distanza di molto tempo, le mie e quelle degli altri, e non credo abbiano meno valore di nessuna altra.
poi dire che le passioni (compulsive o meno) siano funzionali al potere mi sembra la stessa cosa di quelli che dicono che le veline derivano dalla liberazione sessuale e dunque è tutta colpa del 68.
quello che vedo invece è che il potere è ben felice dell'assenza di queste passioni e molto intimorito nel momento in cui intuisce la possibilità di un riaccendersi di esse.
e mi sembra pure ingiusto dirlo, poiché come ho già detto prima molte delle cose migliori di cui godiamo oggi, e che diamo troppo per scontate, sono il frutto anche di atteggiamenti eccessivi del passato e del coraggio di qualcuno.
non so invece quale sarà il frutto dell'attuale assenza di passioni ma temo semplicemente il dilagare del mercato con tutta la sua violenza, armata e non, quella sì ben più distruttiva di qualsiasi Adele H., Durruti, Van Gogh o Charlie Parker.

venerdì, 04 marzo, 2011

 
Blogger lophelia said...

ma pensa che io mi stavo sentendo terribilmente in colpa per il tono granitico delle mie affermazioni...

e volevo precisare che - come credo per ognuno - la mia visione si è formata sulle mie esperienza e analisi personali, con tutta la parzialità che questo comporta.

Negando l'altruismo in certe passioni non ne nego in assoluto il valore: d'altra parte "Passione semplice" di A. Ernaux è uno dei miei libri preferiti in assoluto. Il che conferma che si tratta di materia perfetta per l'arte (e per i diari, Andrea ;-))
Ce ne vuole per rimettere i tasselli a posto, ma quando ci si riesce ti dà il senso di un lavoro compiuto.
Grazie a te Fabio, per toccare uesti nodi vitali.

venerdì, 04 marzo, 2011

 
Blogger lophelia said...

aldezabal, per me in questo discorso (si parlava di amore) la misura del "giusto" di una cosa è quanto bene o male porta - inteso come stato d'animo che inevitabilmente si riflette sulle persone che si hanno intorno. In questo senso non riesco a considerare positiva la nevrosi (ma ho detto sopra che non le nego valore in assoluto).
Sei tu che ne hai fatto un discorso di massimi sistemi e ci hai visto un negare l'approccio altrui. Tu invece devi inquadrare tutto in schemi - psicanalisi, cattolicesimo... - che è un modo per negare valore all'esperienza altrui.
Ci sono percorsi personali fatti di molte cose, che restano non etichettabili - non sono cattolica e credo che la psicanalisi da sola non serva. Il paragone con la tesi delle veline "derivanti dal '68" poi scusa ma non lo commento neanche.

venerdì, 04 marzo, 2011

 
Blogger ALDEZABAL said...

beh, non sono stato io ad affermare perentoriamente che "quello di Adele H. non è amore".
io difendevo l'altra metà dell'umanità che si abbandona ancora alle passioni denunciandone allo stesso tempo la tragica scomparsa, almeno nel nostro contesto culturale.
anzi quasi la messa al bando, anche da parte di chi, come te Lophelia, pareva non esserne completamente avulso.
ricordi quel primo dibattito di alcuni anni fa sul tuo blog con un tale chiamato Gidibao o qualcosa del genere?
io sì e mi dispiace vedere che ora sia tu a farti portatrice di qualche idea simile alle sue.

venerdì, 04 marzo, 2011

 
Blogger prospettive musicali said...

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venerdì, 04 marzo, 2011

 
Blogger prospettive musicali said...

Credo che l'amore (ammesso che non sia un'invenzione di epoca romantica, come sostiene qualcuno secondo il quale nelle epoche precedenti quel sostantivo aveva un'accezione ben diversa dalla nostra) non sia quello che ci piacerebbe che fosse: per intenderci, sarebbe bello che l'amore fosse "volere il bene dell'altro" ma temo (pur non essendo certo di nulla) che invece non sia così.
Volere il bene dell'altro è probabilmente più simile a quello che chiamiamo appunto "voler bene" e -- almeno in italiano -- dire "ti voglio bene" non equivale a dire "ti amo".
Per esempio, io credo di poter dire che voglio bene (immensamente bene, se siete in vena di sdolcinatezze) a mia figlia ma che amo la mia compagna.
E' vero: si può essere autolesionisti senza essere altruisti ma siamo proprio sicuri che l'amore sia sempre e necessariamente immune da autolesionismi ed egocentrismi?
Non so se la razionalità abbia a che fare con l'innamorarsi, che invece viene considerato da alcuni come il momento più prossimo alla follia nella vita anche di chi altrimenti della follia medesima non avrebbe altre (e più drammatiche) esperienze.
Non si tratta di considerare positiva la nevrosi ma di constatare che forse l'amore se ne fotte bellamente di ciò che è positivo e di ciò che è negativo.

Sulla questione degli mp3 (che buffamente procede parallela a margine del nostro discorso sull'amore), mi sembra che al fondo ci sia un'idea di musica del tutto slegata per esempio dal suono, dal timbro: non spiego altrimenti l'indifferenza verso il suono ottuso delle cassette, verso i dischi rigati e pieni di povere, verso l'alta fedeltà.
Per me la musica non è qualcosa di astratto (un'idea, una partitura) che subisce poi l'accidente di diventare concreto attraverso i suoni e la loro registrazione ma che potrebbe o dovrebbe esistere anche indipendentemente da essi, come un tutto indistinto anziché una combinazione armonica e ritmica di timbri distinti.
La possibilità di "ascoltare strumenti che nella sala da concerto non saremmo in grado di ascoltare" è nata con l'invenzione del microfono: sia che fosse usato per amplificare sia che fosse usato per registrare, il microfono è proprio lo strumento che ha consentito di far udire -- se il compositore o il direttore o il collettivo lo desiderava -- un triangolo o un ottavino al di sopra di un pieno orchestrale.
La "musica non classica" ne ha colto subito la portata rivoluzionaria, mentre quella accademica fa fatica ancor oggi ad accettarla, tanto che -- mi rendo conto solo ora -- "ascoltare, nella fitta trama orchestrale del Sacre du Printemps, strumenti che nella sala da concerto non saremmo in grado di ascoltare" è visto come un difetto del cd e non come un suo pregio.
E il cd non è che l'ultimo anello della catena inaugurata dal microfono.

venerdì, 04 marzo, 2011

 
Blogger lophelia said...

ora sono accusata di "aver messo al bando le passioni"...
a quando una foto di un mio incontro passionale e clandestino con un giocatore d'azzardo, in stile Libero?

venerdì, 04 marzo, 2011

 
Blogger ALDEZABAL said...

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venerdì, 04 marzo, 2011

 
Blogger forgesfran said...

Questo commento è stato eliminato dall'autore.

venerdì, 04 marzo, 2011

 
Anonymous arte said...

Ma secondo voi non esiste una differenza tra amore e innamoramento? Dove quest'ultimo è una forma di psicosi, assolutamente indipendente dal suo essere ricambiata o meno, ma per questo appunto transitoria? Mentre il primo, che pure ha in sè la passione, prende vita dal volere il bene dell'altro? Per questo, anche alla fine di un amore, rimane l'affetto, il rispetto, mentre alla fine di una passione resta spesso l'odio, oppure, peggio, il nulla.
Ecco io credo che la parola rispetto sia importante. L'amore è rispetto di sè e dell'altro. L'innamoramento no, non ha nulla a che vedere con l'altro: l'altro infatti è sempre intercambiabile, è in genere una successione di altri.
Il problema è che la capacità di amare richiede il coraggio di dare uno sguardo a se stessi, e non tutti ce l'hanno.

La passione: la passione è meravigliosa, è forza creativa, delirio, vita. Ma senza amore si esaurisce, passa senza lasciare altra traccia che una profonda stanchezza.

Poi alla fine ognuno parla sempre di sè, in base alle proprie esperienze e sofferenze. E - almeno per quanto mi riguarda - quanto ho detto è più un manifesto programmatico che una linea di vita, purtroppo.


(Lophelia, ti hanno fotografata a cena con Corona, non puoi negare)

venerdì, 04 marzo, 2011

 
Blogger lophelia said...

seriamente.
@Aldezabal: visto che proprio la metti sul personale, io sono sempre la stessa e non ho mai usato la parola "amore" per certe cose, neanche al tempo delle discussioni di cui sopra.
Perché, ripeto, PER ME il concetto di amore implica reciprocità e e tendere al bene, proprio e dell'altro (@Alessandro: poi si può non riuscirci perché siamo umani e fallibili, ma c'è differenza tra provarci e non prevederlo neanche).
Possiamo dire che sono fasi diverse, entrambe "necessarie": ma se una cosa non mi fa star bene prima o poi dovrò smettere di farla se ho un istinto di conservazione. Lo star male non può esser l'unico modo di star bene - secondo me.
Riguardo alle passioni,ce ne sono di bellissime e ancora vive e vegete.

venerdì, 04 marzo, 2011

 
Blogger lophelia said...

@arte, leggo solo ora...no, innamoramento e amore a quest'ora non dovevi farmela! ma per fortuna hai già detto tu nel modo migliore.

Mi hanno fotografata mentre fotografavo Corona che fotografava (soggetto o scena a scelta)

buonanotte...

venerdì, 04 marzo, 2011

 
Anonymous arte said...

Sembro Alberoni lo so, e oltretutto non sono credibile.

venerdì, 04 marzo, 2011

 
Anonymous Anonimo said...

volevo pubblicare un commento ma forse è troppo lungo e Blogger me lo rifiuta, c'ho provato col mio nick e poi non so perché il sistema ha pure provveduto a identificarmi tramite la mia mail, non so perché.
insomma mi sono stufato e quella storia la racconterò un'altra volta.

Aldezabal

venerdì, 04 marzo, 2011

 
Blogger Fabio said...

A me sembra che nessuno di noi neghi la fondamentale esigenza di abbandonarci alle passioni.

Se non altro perche', su questo credo siamo tutti d'accordo, le passioni hanno il potere di farci sentire profondamente umani. Mi viene in mente una frase che ho letto oggi e sottolineato: "Non sembro neanche io, penso', e non lo era mai stato tanto".

Le passioni hanno questo potere, di rivelarci parti di noi che all'inizio non riconosciamo, ma che sono in genere quelle piu' vere.

Io lascerei davvero perdere schemi di riferimento teorici (la psicanalisi, il cattolicesimo) se non altro perche' le passioni, quelle vere, di questi schemi di riferimento si fanno un baffo. Li superano di slancio, non li vedono neanche.

Delle passioni fai semplicemente esperienza, e se sono passioni vere non hai ne' il tempo ne' la testa per analizzarle. Le vivi, semplicemente, mentre esse danno senso alla vita, che diventa improvvisamente intensa come la piena di un fiume.

Sono d'accordo in particolare con Alessandro, quando dice che l'innamoramento e' per qualcuno di noi l'esperienza piu' prossima alla follia che esperiamo in questa vita.

Tuttavia credo che Artemisia, citando estremamente a proposito la differenza tra innamoramento e amore colga un punto molto importante.

Perche' a differenza di Alessandro io non credo che "l'amore se ne fotte bellamente di cio' che e' positivo e di cio' che e' negativo".

Il discorso richiederebbe di definire cosa intendiamo per "positivo" e per "negativo", impresa epistemologicamente troppo ardua a quest'ora della notte (e non solo).

Pero' negli anni mi sono convinto che l'amore debba in qualche modo possedere delle valenze luminose: di altruismo, cura dell'altro. Per usare l'espressione che ha usato Lophelia, di "relazione dove ci si rafforzi reciprocamente".

sabato, 05 marzo, 2011

 
Blogger Fabio said...

Puo' esistere anche l'amore a senso unico, la passione consumante di Adele H.? Si', ma secondo me a condizione che desideri il bene dell'altro. E qui torniamo alla definizione suggerita da Lophelia. Altrimenti e' qualcos'altro, potremmo chiamarlo desiderio forse. Ma credo che stiamo parlando di realta' sentimentali e emozionali molto diverse.

sabato, 05 marzo, 2011

 
Blogger Fabio said...

Sul discorso musicale che, singolarmente, stiamo portando avanti in parallelo, mi pongo davvero a meta' strada tra quello che affermano Alessandro e Aldezabal.

Vediamo se riesco a sintetizzare per punti cose gia' dette in modo un po' sparpagliato:

1) L'accesso gratuito alla musica, come ho sostenuto tante volte, qui nel blog e alla radio, quando questa e' messa in comune da parte di chi l'ha suonata e composta, e' un modo interclassista di diffusione della cultura. In questo senso e' da salutare in modo molto positivo.

2) In fatto di download illegale, sono perfettamente d'accordo con le parole di Alessandro, che vorrei ricopiare qui:

"A me non importa nulla dei soldi che perdono le major discografiche quando un loro disco è oggetto di download illegale ma importa invece molto di quando a un'autoproduzione viene negato anche quel minimo rientro economico che consentirebbe a quei musicisti di continuare a comporre, registrare e pubblicare dischi".

Forse a me in realta' importa anche dei soldi persi dalle majors, dato che come per tutte le realta' di mercato, i primi a farne le spese sono i lavoratori, sui quali i padroni scaricano i costi della crisi (come avviene in ogni altro settore).

sabato, 05 marzo, 2011

 
Blogger Fabio said...

3) L'antipatia che provo nei confronti degli MP3 ha poco a che fare con la perdita di dinamica musicale. Ad esempio a me le cassette sono sempre piaciute, nonostante fruscio, perdita di dinamica, ecc. E i dischi in vinile vissuti hanno su di me un loro fascino.

No, gli MP3 non mi piacciono perche' mi paiono freddi, un'esperienza di ascolto gelida, pescare musica sostanzialmente da un foglio Excel, con un mouse, come si trattasse di numeri di un bilancio.

Non fanno per me, e non sara' certo un miglioramento della qualita' sonora, compressione, dinamica, quello che volete, a farmi cambiare idea.

A me piacciono i dischi di vinile, i libri di carta, il cinema visto al cinema.

Evocano il passato, contengono storie, sono elementi di continuita' ed esperienze in se' bellissime.

sabato, 05 marzo, 2011

 
Blogger ALDEZABAL said...

Fabio, perdonami.
Ti saranno arrivate decine di mail con il mio commento che però non viene pubblicato, o perché contiene un link o è troppo lungo, boh...

Alla prossima e grazie comunque per l'ospitalità e la pazienza.

sabato, 05 marzo, 2011

 
Anonymous arte said...

Fabio, aneddoto semi OT sui film visti al cinema: un amico di Torino mi ha raccontato che sabato scorso, all'ultimo cinema storico monosala di Torino, con ancora la platea e la galleria, e il soffitto stuccato e il sipario rosso, si è rotto il riscaldamento. Tutti intabarrati in sciarpe e cappotti. E il proprietario, una specie di Philippe Noiret, che si aggirava tra le file con una bottiglia di grappa che offriva a chi volesse per scaldarsi...

Gli ultimi bagliori di un crepuscolo (tra nostalgici ci capiamo).

sabato, 05 marzo, 2011

 
Blogger prospettive musicali said...

Anch'io avevo ricevuto più volte il bel raccontino di Aldezabal, perché avevo fatto un "abbonamento" rss ai commenti di questo post e per qualche strana ragione mi arrivano anche quelli che Google/Blogger rifiuta...!

Sul piacere dell'eliminazione del superfluo andrei con i piedi di piombo, perché notoriamente l'esperienza artistica fa parte del superfluo, a differenza del nutrirsi, dormire ecc.: potremmo dire che l'esperienza artistica appartiene al regno del desiderio e non a quello del bisogno, anche se molti la descrivono come un bisogno, un'urgenza.
Ma mi sembra che nella nostra discussione su Adele H abbiamo avuto abbondanti esempi di quanto anche il desiderio possa diventare bruciante, estremo senza per questo trasformarsi in bisogno.
E a tale proposito non conosco bisturi abbastanza affilati da poter separare nettamente ciò che riguarda l'amore da ciò che riguarda il desiderio e la passione.
Mi pare che alcuni di voi continuino a confondere l'amore con una sorta di "etica dell'amore", con la quale io personalmente posso anche essere d'accordo ma all'amore è del tutto indifferente. Cercando di essere più chiaro: io vorrei davvero che il concetto di amore implicasse "reciprocità e tendere al bene, proprio e dell'altro" ma purtroppo non mi pare che sia così.
Sono convinto che si debba fare tutto il possibile o anche l'impossibile perché reciprocità e tendere al bene proprio e dell'altro si accompagnino all'amore, che tuttavia temo non le preveda tra le parti fondanti della propria "natura".
"Lo star male non può esser l'unico modo di star bene": sono d'accordo. Anzi, non sopporto molto le persone (quasi sempre donne, sfortunatamente) che "hanno bisogno di star male per star bene" ma non mi sogno di negare che anche quello possa essere amore, non foss'altro che per l'odiosa attrazione esercitata su moltissime femmine -- fin dagli anni dell'asilo e della scuola materna -- dagli esemplari più stronzi del genere maschile (soprattutto se bellocci).

Ciao

Alessandro

sabato, 05 marzo, 2011

 
Blogger prospettive musicali said...

Io credo che si sia "smesso di fare-leggere-ascoltare-guardare certe cose" quando, tra le fine degli anni settanta e l'inizio degli ottanta, si sono perse le speranze o la volontà di cambiare il mondo.
Tutti quelli che facevano-leggevano-ascoltavano-guardavano certe cose senza averne scoperto il piacere, si domandarono "ma chi me lo fa fare?" (sottintendendo: "adesso che abbiamo perso e l'ideologia che mi motivava è tramontata", giacché in assenza del piacere era stata soltanto l'ideologia a spingerli) e ne trassero le dovute conseguenze.
Per capire come (e/o con quali modalità) "simbolico trasformativo" e "immaginario collettivo" allacciassero quella fugace ancorché non breve storia d'amore (o era "solo" desiderio, o passione malata, ossessione compulsiva?), potrebe risultare utile la lettura di alcuni capitoli di "Musica e pubblico giovanile" di Alessandro Carrera se non fosse che Feltrineli, dopo aver pubblicato quel libro del 1980, mai più lo ristampò. Ma forse in qualche bancarella (reale o digitale) o biblioteca si trova ancora. In tal caso, almeno i capitoletti "Avanguardia e massa" , "I raduni jazz", "Il caso John Cage" e "Il concerto del 2 dicembre 1977" potrebbero giovare alla nostra discussione.
In particolare, l'esempio di Cage al Lirico (già citato da Aldezabal) conteneva forse in sé sia i motivi di quel flirt sia i germi della sua conclusione (escludendo da entrambi l'equivoco Cage/Cale, dal quale la redazione milanese della Repubblica non era ancora uscita anni dopo, quando -- il 10 settembre 1992 -- corredò un articolo di Tuttomilano su Cage con una foto di Cale con chitarra. Su Musiche commentammo: "Chissà, magari Cage si sarebbe divertito, anche se qui non di casualità della natura ma di stupidaggine dell'uomo si tratta").

Sandro Favilli (oggi di Promorama) è uno dei pochissimi uffici stampa che citavo in positivo, anche se oggi saper fare bene quel lavoro è "solo" questione di (sia pure rara) professionalità, mentre negli anni settanta c'entrava una buona dose di insana genialità, non sempre accompagnata da specchiata onestà: Cage fu prima beneficiario e poi vittima delle indubbie capacità di marketing di Gianni Sassi, che lo "vendette" al pubblico giovanile come un eroe rivoluzionario.
Ancora prima, la Virgin era riuscita a rendere popolari i Faust vendendo centomila copie dell'ellepì "Faust Tapes" a 48 pence (il prezzo di un 45 giri dell'epoca) e ideando operazioni come il concorso con l'allora popolarissima Ciao 2001 (i cui lettori furono invitati a scrivere una recensione di "Faust IV" e/o di "Tubular Bells" per vincere la pubblicazione sulla rivista e un viaggio di tre o quattro giorni in Inghilterra con visite alla Virgin e al suo Manor. "Tubular Bells" era già un bestseller ma avete idea di quanti ragazzi e ragazzini comprarono "Faust IV" per recensirlo sperando di vincere il concorso?).

Ciao

a

sabato, 05 marzo, 2011

 
Blogger prospettive musicali said...

Nel messaggio disgraziatamente scomparso, Aldezabal parla di un "gruppo di cantanti e musiciste iraniane chiamato Rozaneh (che per inciso pur indossando il velo sono assai più passionali di qualsiasi velina o indignata nostrana)".
Il riferimento alle indignate nostrane mi ha fatto venire in mente una foto che ho scattato alla manifestazione milanese di "Se non ora, quando" (associazione che farebbero bene a ribattezzare "Anche dopo, tanto non c'è mica fretta" perché, se decidi di chiamarti "Se non ora, quando", poi non puoi convocare tranquilli presidi con cadenza mensile: hai il dovere di sfondare i coglioni ogni santo giorno in ogni modo possibile e immaginabile). In quell'occasione ho fotografato una ragazza che reggeva un cartello che mi piaceva anche perché mi pareva in controtendenza. La foto è scaricabile da http://www.megaupload.com/?d=DQCKWTXA
L'avevo anche mandata all'indirizzo email della sezione immagini del sito "Se non ora, quando", dove hanno messo online foto dalle manifestazioni di Alghero, Altamura, Amburgo, Aosta, Arcore, Arezzo, Assisi, Atene, Barcellona Pozzo di Gotto, Bari, Barletta, Bassano, Belluno, Bergamo, Biella, Bologna, Bolzano, Boston, Brescia, Brindisi, Brolo, Bruxelles, Cagliari, Castelvetrano, Castrovillari, Catania, Catanzaro, Chiavenna, Chieti, Chieti, Corea, Cosenza, Cuneo, Empoli, Firenze, Follonica, Fossano, Francoforte sul Meno, Genova, Ginevra, Gioia del Colle, Grenoble, Imperia, Jesi, Kuwait, Lecce, Lille, Lione, Lisbona, Londra, Madrid, Maglie, Malmo, Maputo, Massa Carrara, Modena-Carpi, Modica, Molfetta, Monfalcone, Monte San Rocco, Montmartre, Napoli, Napoli, Padova, Palermo, Parigi, Pesaro, Praga, Prato, Reggio Calabria, Roma, Rovigo, Sassari, Savona, Senigallia, Tokio, Torino, Torino, Toronto, Trento, Trieste, Udine, Vallo della Lucania, Varese, Viterbo ma neanche una di Milano: mi pareva un buon motivo per mettere le mie, ancorché non capolavori, ma evidentemente il fatto che non vi apparisse neppure l'ombra di "Margherita Buy, Giulia Bongiorno, Flavia Perina e Suor Tizia Caia" ha dissuaso le indignate dal pubblicare le mie foto.
O forse è colpa del commento che avevo inviato loro sulla presenza di fasciste come Giulia Bongiorno e Flavia Perina (tra l'altro, ho finito adesso di vomitare ascoltando su tv.repubblica.it -- preceduto da una pubblicità in cui una donna dà un calcio nelle palle di un uomo per arrivare prima ad acquistare una vacanza -- l'intervento di Giulia Bongiorno, che "dimenticava" di aver difeso l'assassino Vittorio Emanuele di Savoia proprio da quello sfruttamento della prostituzione contro cui si scaglia lei adesso o di aver fatto approvare -- da presidente della Commissione giustizia della Camera -- gran parte delle leggi che adesso paiono ripugnarle così tanto, peraltro molto giustamente ma non meno ipocritamente).
La nostalgia è un sentimento che non amo ma lo slogan "Fascisti, carogne, tornate nelle fogne!" è una delle poche cose in grado di suscitarmelo.
Ciao
Alessandro

sabato, 05 marzo, 2011

 
Blogger Fabio said...

Aldezabal -

Lo leggero' con interesse lunedi'. I commenti del blog finiscono nella mia posta di lavoro, che lascio sigillata dalle 6 del venerdi' sera alle 10 del lunedi' mattina, per godermi il fine settimana in pace e spensieratezza. Sono curioso, ma voglio evitare brutte sorprese.

Arte -

Per niente OT (anche perche' questo post vive di vita propria). Non bevo alcol, ma credo che in quelle condizioni ne avrei approfittato anch'io.

Ho smesso di frequentare con assiduita' il cinemino dell'Istituto Culturale Francese da quando hanno rinnovato il proiettore e l'impianto sonoro, e cambiato le poltrone dalla stoffa consunta con altre nuove e piu' comode. Era bellissimo quando si rompeva la pellicola o una cassa non funzionava. So che puoi capire.

sabato, 05 marzo, 2011

 
Anonymous per conto di aldezabal said...

ecco il mio raccontino di ieri, sperando che non irriti troppo Google/Blogger che ieri, non si sa perché, ha deciso di sospendere il mio account per "attività sospetta" o qualcosa del genere:

tanti anni fa un amico di mio padre, iraniano, sapendo della mia "passione" per la musica volle farmi dono di un po' di musica del suo paese, classica e tradizionale allo stesso tempo.
così prese un disco in vinile che aveva in casa e lo trasferì su una cassetta - riutilizzata per altro, alla fine si sente all'improvviso un Requiem di Mozart registrato in precedenza - mettendo il microfono del registratore a fianco delle casse del giradischi, tanto che lo si sente all'inizio sussurrare qualcosa.
al tempo in cui mi fu regalata devo confessare che non ascoltai attentamente la cassetta che però rimase conservata nei miei cassetti fino al momento in cui mi venne la curiosità di riascoltarla, dopo aver ascoltato, in una chiesa gelata della periferia di Milano, un concerto dello straordinario gruppo di cantanti e musiciste iraniane chiamato Rozaneh (che per inciso pur indossando il velo sono assai più passionali di quasiasi velina o indignata nostrana) dedite a un recupero della tradizione musicale e poetica del loro paese a dispetto di molte difficoltà che tutti possiamo immaginare.
ebbene, quello che ascoltai - una voce maschile accompagnata dal setar - fu al di là di qualsiasi mia immaginazione in special modo per ciò che riguarda il canto che si innalzava a vette di virtuosismo e trance che mi colpirono in modo incredibile procurandomi un'emozione e una commozione che difficilmente riesco qui a descrivere.
potrei forse telefonare a quel signore, un simpatico giornalista e ora anche scrittore di qualche romanzo, domandargli i "credits" di quel disco e sapere chi è che canta in quel modo e magari poi procurarmi qualche incisione trasferita su cd e non è escluso che un giorno lo farò.
e tuttavia a dispetto di tutto io conservo quell'esperienza di ascolto come una delle più incredibili della mia vita.
io poi apprezzo molto il digitale ma intendevo dire solo che siccome è già "troppo" rispetto a quello che l'orecchio può sentire nella realtà non mi sembra poi così grave perdere qualcosa con l'mp3 a fronte della possibilità di scoprire musiche altrimenti nascoste o dimenticate.
in attesa che qualcuno inventi la macchina del tempo insomma, io mi accontento di ascoltare musica low-fi.

quanto ad Adele H. è evidente quanta forza rivoluzionaria contenga quel film, è riuscito a farci raggiungere, a più di 30 anni dalla sua uscita, ben 35 commenti!

Aldezabal, che preferisce non loggarsi per evitare guai.

domenica, 06 marzo, 2011

 
Blogger Fabio said...

Alessandro -

Per superfluo intendevo beni materiali, poi certo, c'e' un superfluo culturale. Il mio professore di sociologia parlava di cultura eccedente, intesa come cultura senza fini pratici, ma che migliora la nostra esperienza di vita, soddisfacendo a un bisogno intellettuale. Che forse appartiene alla sfera del superfluo, e certamente per molte persone e' un superfluo del quale fanno volentieri a meno da quello che si vede e sente in giro.

Capisco il tuo ragionamento sulla possibile confusione tra amore e etica dell'amore, "quadro normativo" mi verrebbe quasi da dire. Tuttavia se in astratto non conosco, nemmeno io, "bisturi abbastanza affilati da poter separare nettamente ciò che riguarda l'amore da ciò che riguarda il desiderio e la passione", tuttavia, in questa stagione matura della mia vita, mi sembra di riuscire a vedere i contorni di quella distinzione in modo se non definito almeno meno confuso: qualcosa che non avrei potuto affermare fino a solo pochi anni fa.

La ragione per la quale il commento di Lophelia mi ha dato i brividi (e come e' piaciuto a me e' piaciuto a Andrea) e' che la definizione di amore come "volere il bene dell'altro", piu' che una definizione teorica, e' qualcosa di cui ho fatto esperienza tutte le volte nelle quali ho la certezza di avere amato davvero.

Altre volte ho provato desiderio e passione, ma senza quel "volere il bene dell'altro" essi sono rimasti tali. Non si sono trasformati nell'esperienza suprema dell'amore.

"L'odiosa attrazione esercitata su moltissime femmine -- fin dagli anni dell'asilo e della scuola materna -- dagli esemplari più stronzi del genere maschile (soprattutto se bellocci)" non mi sembra abbia davvero a che fare con l'amore.

Ha spesso a che fare con il desiderio, la passione, la competizione, il desiderio di riconoscimento, status e appartenenza, forse qualcos'altro ancora.

Ma in casi molto rari si trasforma in amore. E' un atteggiamento che mi pare appartenere a un'eta' immatura che mi pare che tutti noi abbiamo superato (io recentemente, sono costretto ad ammettere).

L'altra cosa bellissima evidenziata da Lophelia e' che l'amore ci rafforza e ci fa trovare noi stessi, ci fa stare bene e sentire realizzati. Del desiderio che non e' mosso da amore si puo' dire raramente la stessa cosa.

domenica, 06 marzo, 2011

 
Blogger Fabio said...

La tua interpretazione del passaggio dal paradigma diffuso dell'impegno a quello dell'evasione e' di fatto convincente, soprattutto quando dici che in molti casi si tratto' di un'adesione di facciata, superficiale a quel modello.

E' decisamente probabile che sia cosi' e se dovessi trovare il libro che suggerisci (provero' a chiedere in Feltrinelli, magari a quella di via Manzoni dove ci sono addetti abbastanza competenti, se sanno indicarmi dove lo posso trovare) lo leggero' molto volentieri.

L'iniziativa "Se non ora quando" (slogan che ho letto proprio oggi al Chelsea College of Art, dove stanno organizzando una manifestazione di protesta contro i tagli alla cultura voluti da Cameron), che si e' svolta in un periodo nel quale ero in Italia e che ho quindi potuto seguire da vicino, e' stata secondo me molto bella e riuscita.

Il problema italiano e' la mancanza totale di una rappresentanza politica della miriade di movimenti e persone indignate dallo stato di cose esistente.

In sostanza, non esiste un partito di opposizione, dato che un partito si suppone che abbia una linea, un programma, un piano di alleanze e coalizioni.

Bersani e tutti quelli come lui che hanno partecipato a uno dei governi Prodi, dovrebbero aprire bocca solo per spiegare una cosa: perche’ non hanno fatto una legge sul conflitto d’interessi quando ne avevano la possibilita’ e avrebbe risposto a una precisa richiesta dell’elettorato che li porto’ al governo. Poi ritirarsi a vita privata restando a debita distanza dalla cosa pubblica.

Vale per Bersani, per Prodi che pare abbia rialzato la testa, per Veltroni, per D’Alema, ecc. Ogni distinzione mi sembra inutile: con questa classe dirigente non vinceremo mai, come sbotto’ Moretti con la stessa indignazione che provo in questo momento nei confronti di questi incapaci e incompetenti.

Con un’opposizione entro i limiti della decenza, non saremmo in questa situazione. Di dire “Berlusconi deve dimettersi”, “La Gelmini deve dimettersi”, “[Insert] deve dimettersi” sono capace anch’io, ma non mi pare basti per dirigere il maggior partito d’opposizione di una delle potenze economiche del mondo.

Poi certo, si puo' criticare anche i movimenti, che non saranno perfetti. Ma cosi' facendo si gira attorno al problema, che e' secondo me un altro.

domenica, 06 marzo, 2011

 
Blogger Fabio said...

Aldezabal -

E' un racconto bellissimo e ti ringrazio di averlo condiviso.

La mia formazione musicale ha preso proprio le mosse da cassette, registrate mille volte per farmi bastare la paghetta settimanale. Quelle cassette le ho ancora, con trasmissioni radio piene di fruscio.

Mi sono piu' care di qualsiasi riproduzione hi-fi perfetta, perche' contengono ricordi.

Loro si smagnetizzano, mentre noi invecchiamo. Facciamo un percorso parallelo. Sono infatti parte di noi e noi di loro.

Sono molto in sintonia con quello che dici, rileggero' questo tuo commento: grazie per avere riprovato a postarlo fino a quando hai avuto ragione di Blogger (che peraltro in epoca di pensierini da 140 caratteri considerati la frontiera piu' avanzata della comunicazione, sembra un bastione di resistenza umana).

domenica, 06 marzo, 2011

 
Blogger prospettive musicali said...

Beni materiali superflui? Mi viene da pensare che solo chi ne ha o potrebbe averne in sovrabbondanza potrebbe rinunciarvi con piacere.
Forse è un po' come il fruscio e la perdita di dinamica delle cassette, l'usura dei dischi in vinile, le poltroncine sfondate del cinema, la pellicola che si rompe e l'impianto audio che non funziona: per trarre piacere da tutto ciò bisogna poter scegliere di ascoltare musica da cassette e vecchi vinili anziché da cd e di vedere film in cinemini scassati anziché in sale comode e ben attrezzate. Ma quando cassette, vinili e proiettori a singhiozzo sono tutto ciò che si ha a disposizione -- quando non si può scegliere -- li si maledice mille volte e altrettanto spesso si vorrebbero poter sentire anche gli strumenti i cui decibel non superano quelli del rumore di fondo e udire anche il canale destro del sonoro e vedere un film senza interruzioni.
Evocare il passato non mi pare una qualità in sé: allora se mai verrà il fausto giorno in cui i film in tv non saranno più interrotti da pubblicità, anche una vecchia videoregistrazione di un film continuamente spezzettato da quelle pubblicità evocherà il passato. E anzi immagino che da qualche parte ci sarà anche qualcuno che, pagando profumatamente per ricevere canali satellitari o film pay per view privi di pubblicità (se ne esistono), proverà dolci brividi di nostalgia per quelle care vecchie pubblicità in cui signorine seminude reclamizzavano incongruamente colle ad alta resistenza.

Continuo a pensare che "volere il bene dell'altro" sia bellissimo e nobilissimo ma che non sia necessariamente amore.
Ho conosciuto fin troppe femmine innamorate di stronzi bellocci: non tutte erano di età immatura -- anzi -- e in nessun caso entravano "la competizione, il desiderio di riconoscimento, status e appartenenza".
Desiderio e passione sì ma io continuo a non considerarli affatto estranei all'amore. Anzi, senza di essi l'amore mi pare poca cosa: roba da cattolici, da voti di castità, da matrimoni con Dio e cose del genere.

Ho inserito poi io il commento di Aldezabal, mosso da un suo appunto sulla presenza di link come possibile motivo del blocco: ho allora spostato il link mettendolo come mittente e ha funzionato.

Ciao

a

domenica, 06 marzo, 2011

 
Anonymous arte said...

Nessuno, qui, ha mai affermato che desiderio e passione siano estranei all'amore. Se "volere il bene dell'altro" è cattolico non è amore vorrei sapere una definizione alternativa di questo sentimento. Sospetto però che si dirà che non esiste una definizione, che è per ognuno una cosa diversa.
Quella delle "femmine" (e la scelta del vocabolo non può essere casuale) che si innamorano degli stronzi potrei correlarla da altrettante storie di "maschi" che si innamorano di stronze. Si torna al discorso che per molti l'innamoramento, almeno in certe fasi della vita, è una coazione a ripetere, un desiderio di autoannientamento, che non ha nulla a che fare col rispetto per se stessi nè col bene dell'altro.

Sulla manifestazione delle donne italiane, devo dire che mi sfugge il contenuto della critica di Alessandro, a parte la presenza della Bongiorno alla manifestazione stessa. Mi permetto di suggerire che forse sarebbe più saggio impiegare la propria capacità critica in maniera più costruttiva, piuttosto che dare addosso a un'iniziativa giusta e sacrosanta come quella di cui stiamo parlando.

@Fabio: Concordo. Non esiste un'opposizione decente. Esiste però molta energia positiva, idee e movimento. Non affossiamoci da soli.

domenica, 06 marzo, 2011

 
Blogger ALDEZABAL said...

carissimi, chi mi conosce sa che adoro queste sequele di commenti in cui si sovrappongono 3 o 4 argomenti diversi, però forse qui ora non si capisce più nulla!
ad ogni modo ringrazio Alessandro per l'inserimento a tradimento (di Google) della mia storiella e consiglio vivamente tutti di cliccare dove c'è scritto "per conto di Aldezabal" e magari andarsi a sentire qualche estratto di Rozaneh.
e poi mi chiedo: ma è la presenza di un link a impedire la pubblicazione o la presenza di QUEL link?
(per inciso, il nome del gruppo che è una parola che vuol dire "speranza" o "luce" è anche il nome di una formazione politica d'opposizione attualmente in Iran...).

domenica, 06 marzo, 2011

 
Blogger lophelia said...

@ale, ma è chiaro che se ami oltre a voler bene desideri l'altro e anche appassionatamente - che io intendo come "con tutto te stesso" (se no si parla di amicizia o fratellanza o altro). Mentre se non ami ma desideri soltanto non metterai mai tutto te stesso, integro, nel setimento. Quello di cui ho imparato a diffidare è quel tipo di passione direttamente proporzionale all'irraggiungibilità dell'oggetto. E che, ho notato, ha spesso affinità di sensazioni e di funzioni con le droghe. L'attrazione delle donne per i "bellocci stronzi" ha molto più a che fare con questo che con l'amore, fidati.
Poi, il discorso sarebbe molto lungo ma a me non pare strano cercare un principio etico in quello che facciamo: tu parli come se fossimo esseri in balìa di forze superiori, ma una scelta la compiamo sempre. Quando ci sembra di non scegliere vuol dire che la scelta avviene a livello incoscio. E sta a noi decidere se lavorare per portarla alla coscienza.
Fabio: grazie.
(cmq questo è potenzialmente un post infinito...)

domenica, 06 marzo, 2011

 
Blogger prospettive musicali said...

Nessuno, qui (o quanto meno non io), ha mai affermato che "volere il bene dell'altro è cattolico": io ho invece scritto che "volere il bene dell'altro" è bellissimo e nobilissimo ma non necessariamente amore, intendendo che si può "volere il bene dell'altro" anche se non lo si ama (e qui torna la distinzione che facevo l'altro giorno tra "voler bene" e "amare", laddove il "voler bene" può caratterizzare un rapporto tra genitori e figli, o tra fratelli, o tra amici, come accennava anche Lophelia, mentre amare è una cosa che vedo possibile -- o quanto meno "sana" -- solamente quando non disgiunta da desiderio e passione).
Che poi desiderio e passione siano possibili anche senza amore è verissimo ma è un altro paio di maniche (e anche qui ha ragione Lophelia: "se non ami ma desideri soltanto non metterai mai tutto te stesso, integro, nel sentimento").

Non ho una definizione di amore ma mi pare di avere almeno una vaga idea di alcune delle condiciones sine quibus non.

Non credo nell'esistenza di forze superiori ma, se ne esiste una, quella è l'amore, nel senso che non ha regole e non sottostà alle nostre. Noi possiamo solo cercare di contenerlo, di dargli una forma ma è come addomesticare una tigre adulta: forse ci si può riuscire ma quando avrà fame o si sentirà in pericolo tornerà una belva.
Cercare un principio etico in quello che facciamo non è strano e anzi è apprezzabile ma cercarlo è cosa diversa dal vederlo anche dove non c'è.

Non capisco se quando Arte dice "l'innamoramento, almeno in certe fasi della vita, è una coazione a ripetere, un desiderio di autoannientamento, che non ha nulla a che fare col rispetto per se stessi nè col bene dell'altro" mi stia dando ragione o stia tornando su quella distinzione alberoniana già scherzosamente stigmatizzata da se stessa l'altra sera.

"Quando ci sembra di non scegliere vuol dire che la scelta avviene a livello incoscio": giusto ma allora non è che l'inconscio stesso diventa una forza superiore? Noi possiamo "lavorare per portarla alla coscienza" ma se anche ci riusciamo ciò sminuisce forse in modo decisivo la sua forza?

domenica, 06 marzo, 2011

 
Blogger prospettive musicali said...

Le scelte dei vocaboli non sono quasi mai casuali, benché una certa sciatteria lessicale diffusa tenda sempre più a renderle tali. Nel caso incriminato, usavo la parola "femmine" per riferirmi a persone di sesso femminile (ma forse nella neolingua politically correct ricalcata sull'inglese si preferisce dire "di genere feminile") indipendentemente dall'età: ho una figlia che fa la seconda elementare e ricordo bene il fascino esercitato su di lei e sulle sue compagne di materna (e persino di nido) dai suoi compagni già stronzetti (definisco "già stronzetto" o anche "stronzo" tout court un maschio di quattro o cinque anni che ripetutamente o abitualmente strappi di mano l'orsacchiotto a una sua coetanea e lo getti nella pattumiera: i maschi imparano molto presto a comportarsi da stronzi e i genitori ne sono generalmente molto compiaciuti, perché è segno che, crescendo, i loro pargoli "non si faranno mettere i piedi sulla testa da nessuno").
Se però tu conosci una parola che possa abbracciare neonate, bimbe, ragazzine, ragazze, donne e anziane, ti prego di suggerirmela, contribuendo così a colmare una grave lacuna nel mio vocabolario e soprattutto a evitare che offenda qualcuna chiamandola "femmina" (sinceramente non sapevo che fosse un termine offensivo ma d'altra parte fino a pochi anni fa, nella mia beata ignoranza, non immaginavo neppure che fossero offensive -- o "derogatorie", come si dice in neoitaliano traducendo scorrettamente "derogatory" -- le parole che finiscono per -essa o per -ice, come "dottoressa" , "direttrice", "presidentessa" ecc.).
Invece conosco assai meno maschi che s'innamorino sempre di stronze: al momento mi viene in mente soltanto un mio caro amico (che credo anche di aver capito perché cerchi le stronze) ma per la maggior parte mi sembra che i maschi cerchino invece donne sottomesse o sottomettibili: nelle coppie c'è normalmente posto per un solo stronzo e il maschio -- salvo rari casi di masochismo -- vuole che quel posto spetti a lui.
E' invece diffuso anche tra i maschi (soprattutto tra l'adolescenza e la prima post adolescenza) quel "tipo di passione direttamente proporzionale all'irraggiungibilità dell'oggetto". Ma non lo vedo molto in relazione con l'attrazione delle donne per i "bellocci stronzi", dal momento che questi sono in genere tutt'altro che irraggiungibili: anzi, a raggiungerli non ci vuol niente ed è proprio dopo essere stati raggiunti che possono esercitare appieno la propria stronzaggine.

A più tardi per "Se non ora, quando", se perdonate la contraddizione.

domenica, 06 marzo, 2011

 
Anonymous artemisia said...

Avevo postato una replica piuttosto lunga ma dev'essere rimasta in qualche filtro. Non credo di aver voglia di riscriverla. Speriamo che rispunti fuori...

domenica, 06 marzo, 2011

 
Anonymous alessandro said...

Io l'ho ricevuta e la copio qui sotto, precisando che confermo di considerare amare e voler bene come sentimenti distinti e non come gradazioni di uno stesso sentimento: non mi spiegherei altrimenti il fatto che il voler bene possa giungere a intensità altissime senza diventare amore (nell'accezione anche erotica che intendo io) e l'amore possa sussistere anche quando volere il bene altrui non è suo elemento fondante. Ma potrei anche sbagliarmi su tutta la linea.
Inoltre non penso che la percentuale degli stronzi sia equamente retribuita tra i due sessi: in fin dei conti sono sempre i maschi a fare guerre, costruire armi, inventare bombe a grappolo e anche tra i torturatori le femmine sono arrivate solamente con la guerra in Iraq e in schiacciante minoranza.
Ma ecco l'intervento di Artemisia:

Tu, A., fai una distinzione interessante tra amare e voler bene, ponendo come discrimine la presenza o meno della passione. Se sono d'accordo sul fatto che non può esistere amore erotico senza passione, contesto però che quello tra genitori e figli non sia amore, ma un "voler bene", secondo te sentimento di natura distinta dall'amore. O forse, una sua gradazione più blanda, più evaporata diciamo, quasi più noiosa, benevola e chierichetta, il sentimento che ci lega alla zia Maddalena o che lega due vecchietti che non facciano più sesso ma si tengano per mano. Io non credo a questa distinzione. Io credo che l'amore sia uno, ma che abbia tante forme, e una caratteristica comune: il bene dell'altro e il rispetto della sua persona. Si può essere attratti da qualcuno, provare passione e rovinarcisi la vita, pur non rispettando questa persona, nè ciò che si fa di se stessi. Io penso che questo non sia amore ma altro. Il principio etico non lo "cerchiamo" affatto, esso esiste indipendentemente da quello che ne pensiamo noi. Ma noi però ne sperimentiamo gli effetti, perchè quando vogliamo il bene di una persona noi stiamo bene, contrariamente stiamo male, perchè non viviamo conformemente alla nostra natura che ci porta a cercare la pienezza dell'essere. Anche secondo me la forza superiore (e io credo che esista) è amore, anzi di più, è bene. Non è vero che l'amore non ha regole. E l'amore non va "contenuto" affatto, va anzi lasciato crescere ed espandersi. È la forza distruttiva dell'ego=ego che va contenuta, perchè quella ci porta a scelte infelici. Non sto parlando di passione, ma del vuoto di chi nell'altro vede solo un riflesso di se stesso, da usare per la propria gratificazione (non mancano gli esempi). Il desiderio e la passione sono bellissimi e necessari, sono forza vitale, sono potenzialmente parte dell'amore, ma possono non diventare amore. Io ti sto dando ragione quando dici che spesso non serve cercare di "addomesticare la tigre". Lo so per esperienza che non serve. Ma bisogna provarci, capire che esiste una differenza, che non è quello l'amore. Su questo invece sento che non siamo d'accordo, ma forse ho capito male.

domenica, 06 marzo, 2011

 
Anonymous artemisia said...

[interventeo Artemisia, segue:]

Non ho mai detto che "femmina" fosse un termine offensivo, come non lo è maschio. È però un termine biologico, e appunto sul piano biologico siamo quando parliamo di certi comportamenti. Io sto dicendo appunto che non siamo solo biologia. E stiamo parlando di uomini e donne, non di bambine o di anziane, come se le anziane non fossero donne, o le ragazze non fossero donne, o le bambine non fossero future donne. Ti assicuro poi che non mancano gli uomini che si innamorano di donne stronze, ne conosco diversi, e ci mancherebbe altro, visto che la percentuale degli stronzi è di sicuro equamente retribuita tra i due sessi. Il mito dello "sciupafemmine" però è duro a morire, perchè culturalmente più evidente, legalizzato diciamo da tutta una letteratura, iconografia e perchè se ne parla, mentre delle donne che manipolano i loro amanti riducendoli a stracci si parla meno. Esistono forse due modi diversi di essere stronzi, culturalmente sanciti. Non so. È una bella domanda, e anche una bella discussione.

domenica, 06 marzo, 2011

 
Anonymous arte said...

Grazie Alessandro!
:)
Un'ultima cosa: si può torturare in tanti modi, non occorre essere aguzzini in Irak, nè capobaracca ad Auschwitz (anche lì, equamente ripartiti tra i sessi). Penso che la capacità di fare del male sia innata all'essere umano, come quella di fare del bene, e che entrambe siano potenzialmente infinite. Se gli uomini sono stati e sono più "evidenti" le ragioni sono forse più culturali che naturali (come è lecito o meno sfogare certi impulsi e dare sbocco a frustrazioni e paure - si torna al bambino con l'orsacchiotto implicitamente incoraggiato dai genitori).

(Sono passata da Alberoni a Gianini Belotti: "Quello che gli pende lo difende.")

:D

domenica, 06 marzo, 2011

 
Blogger prospettive musicali said...

Non per sapere gli affaracci vostri ma non v'è mai capitato d'innamorarvi di una persona fidanzata o sposata? In tal caso, quand'anche fosse fidanzata o sposata con un/a vostr* amic*, avete dato retta all'amore o all'etica? Avete "voluto il bene dell'altro" o avete lasciato che fosse l'altro a decidere quale fosse il proprio bene (o comunque che cosa intendesse fare, bene o male che fosse)?

Detto questo, forse Aldezabal ha ragione: forse stiamo sovrapponendo e giustapponendo troppi argomenti. L'ideale sarebbe proseguire di persona davanti a una o due bottiglie di quello buono (e a una bottiglietta di qualche intruglio analcolico per chi non beve alcool) ma mi par di capire che viviamo tutti o quasi in città diverse.
Quindi un'alternativa per non intasare il blog di Fabio potrebbe essere la creazione di un blog ad hoc solamente per questa discussione ma forse è fin troppo.

Comunque, a me rimane solo da rispondere alla domanda sulla "manifestazione delle donne italiane", in merito alla quale Arte dice: "mi sfugge il contenuto della critica di Alessandro, a parte la presenza della Bongiorno alla manifestazione stessa".
Intanto la presenza della Bongiorno (e della Perina) non mi pare affatto un "a parte". Anzi, è il punto centrale della mia critica: purché siano contro Berlusconi, ci stanno bene anche i fascisti (o quanto meno le fasciste, trattandosi di "manifestazione delle donne italiane")?
Se anche non fossero fasciste (ma le sono: la Perina, in particolare, viene dall'ala più estrema dell'Msi, quella dell'ordinovista Rauti, della cui figlia -- ora moglie di Alemanno -- era la migliore amica, oltre che di Francesca Mambro, pluriassassina e terrorista nera; e la stessa Perina non ha mai chiarito che cosa sappia esattamente dell'omicidio fascista del diciannovenne Walter Rossi), prova ad andare in http://tv.repubblica.it/politica/la-bongiorno-il-vaso-e-gia-traboccato-prima-del-caso-ruby/61982?video e ascolta l'intervento della Bongiorno sapendo che (a parte aver fatto assolvere Andreotti, che qui non c'entra) è parlamentare berlusconiana dal 2006, prima nelle liste di An e poi, dal 2008, in quelle del Pdl, ed è inoltre presidente(ssa?) della Commissione giustizia della Camera (anche dopo aver lasciato il Pdl per il gruppo finiano) e quindi direttamente responsabile o corresponsabile di tutte le leggi approvate dal 2006 dai governi berlusconiani (o ti risulta che abbia mai votato contro?). Inoltre ha difeso in tribunale l'assassino e piduista Vittorio Emanuele di Savoia dall'accusa (peraltro ben comprovata) di associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione.
Be', sapendo tutto ciò ascolta il suo applaudito intervento a "Se non ora, quando" e suggeriscimi una critica costruttiva a chi l'ha accettata al proprio fianco in quella manifestazione, che era sì "giusta e sacrosanta" (o comunque giusta: lasciamo i santi sui loro piedistalli) ma non priva di difetti e aspetti migliorabili, sui quali dovremmo a tuo avviso invece tacere?
Io sono dispostissimo ad accettare il tuo suggerimento di "impiegare la propria capacità critica in maniera più costruttiva", se solo mi spiegherai, magari anche con qualche esempio, quale sia questa "maniera più costruttiva" (sempre invocata, che io ricordi, da chi vuole liquidare le critiche che colgono nel segno e negare agli altri il diritto di critica tout court).
[segue]

Alessandro

domenica, 06 marzo, 2011

 
Blogger prospettive musicali said...

Le altre mie critiche a quella manifestazione -- cui comunque ho partecipato, sia chiaro -- sono "tecniche", per così dire: a Milano non eravamo tanti quanti a Roma, anche sa le cifra di 60.000 mi pare largamente approssimata per difetto (per la manifestazione Fiom era stata fatta una valutazione analoga ma la folla di "Se non ora, quando" occupava uno spazio molto più ampio e per giunta con una distanza drammaticamente inferiore tra persona e persona: alla manifestazione Fiom eravamo a distanze normali, mentre il 13 eravamo pigiati come sardine in scatola; roba da sentirsi male anche senza bisogno di soffrire di claustrofobia). Quindi si è confermata assolutamente demenziale l'idea del presidio: manifestazioni come queste devono bloccare il traffico, invadere le città, farsi vedere da tutti. Invece a Milano bastava non passare tra piazza Castello e largo Cairoli (dove peraltro era impossibile arrivare per caso, tra le stazioni del metrò chiuse e il muro impenetrabile di folla) per non accorgersi della manifestazione: nelle altre strade c'erano i soliti decerebrati in Suv che giravano a vuoto, come tutte le domeniche. Quindi una manifestazione immobile, emblematica dell'opposizione che ci ritroviamo.
E questo immobilismo s'è confermato in seguito: dopo manifestazioni così grandi e in così tanti luoghi diversi, c'erano "energia positiva, idee e movimento" tali da proseguire nei giorni successivi non dico a oltranza ma almeno a macchia di leopardo, un giorno qui e l'altro là e così via, senza mai far calare la tensione. E invece cosa fanno le signore indignate? Si crogiolano per qualche giorno nel successo ottenuto (misurato in ampiezza della partecipazione e nella quantità di celebrità presenti, non certo sui risultati concreti, tipo dimissioni ecc.) e poi convocano l'appuntamento successivo per... un mese dopo! Per questo dicevo che dovrebbero ribattezzarsi "Anche dopo, tanto non c'è mica fretta".

Sull'opposizione do ragione a Fabio (ma non a Moretti, che quei partiti "incapaci e incompetenti" -- Pci, Pds, Ds, forse persino Pd -- ha sempre votato) e di ciò dobbiamo ringraziare la combinazione mefitica tra soglie di sbarramento nella legge elettorale della destra, appelli di Veltroni al "voto utile" e autolesionismo di una sinistra che, ossessionata dall'accusa di aver fatto cadere il primo governo Prodi, ha accettato e votato qualsiasi risoluzione del secondo.
Provate anche voi a fare il piccolo test che sto facendo io: domandate ad amici e conoscenti che cos'hanno fatto i pochissimi governi di centrosinistra degli ultimi quasi vent'anni. Se domandaste che cosa NON hanno fatto sarebbe certo più facile: la legge sul conflitto d'interessi, l'abrogazione delle leggi ad personam e di tutte le altre leggi immonde promulgate dalla destra ecc. ecc.
Ma provate a domandare che HANNO fatto e scoprirete molto facilmente perché -- nonostante le schifezze berlusconiane -- siano ancora minoranza.
Le sole risposte che -- dopo un bel po' di mmm... mmm... -- ho raccolto io sono: la guerra (fu il governo D'Alema e non la destra a reintrodurla tra le opzioni di politica internazionale, come se bombardare per 78 giorni donne e bambini ex jugoslavi fosse un'alternativa accettabile a trattative diplomatiche e pranzi di lavoro nelle ambasciate: diecimila missioni da parte di circa mille aerei Nato -- tra cui cinquanta italiani -- che sganciarono 23.000 ordigni esplosivi tra missili, bombe convenzionali e cluster bomb, più decine di migliaia di proiettili all'uranio impoverito, provocando migliaia di vittime civili, sanguinose ritorsioni delle milizie serbe e l'esodo di centinaia di migliaia di profughi kosovaro-albanesi); l'ingresso nell'euro (ma la percezione più diffusa è il conseguente raddoppio dei prezzi); qualche provvedimento economico impopolare che il centrodestra non poteva permettersi di prendere; qualche privatizzazione. Altro?

Alessandro

domenica, 06 marzo, 2011

 
Blogger ALDEZABAL said...

oh sì, molto altro hanno fatto:
- hanno di fatto spianato la strada alla precarizzazione del lavoro prima col pacchetto Treu e poi con la bipartisan legge 30;
- hanno in effetti bloccato il Ponte sullo Stretto ma lasciato andare avanti la TAV e molte altre schifezze:
- hanno lasciato costruire una nuova base americana a Vicenza e continuato imperterriti a votare il finanziamento delle missioni militari all'estero (e pure ora lo continuano a fare che non sono più al governo);
- hanno partecipato a molti talk show contribuendo a creare l'orribile teatrino della politica televisiva che sta distruggendo qualsiasi possibilità di confronto umano che abbia a che fare con le idee e non con le urla e il desiderio di avere ragione.

Quanto alla manifestazione del 13: come è noto a me le questioni di "genere" fanno venire l'orticaria e il tutto, benché non privo di qualche senso, mi è sembrato prendere già in partenza una brutta piega.
Vedendo il largo disinteresse anche di molte donne che giustamente non si sentono offese nella loro dignità più di quanto accada normalmente per altre questioni consimili o di gruppi più radicali, sempre di donne, che non ne condividevano affatto i temi pur decidendo di aderire comunque.

Il fatto è che secondo me dovremo anche imparare a difendere le nostre idee, se ne abbiamo.
E non sempre giocare di rimessa o di indignazione.
Berlusconi, è del tutto evidente, se ne strafrega di tutto questo e anzi ha messo in atto una neanche troppo velata strategia di rivendicazione di ogni sua scelta che, male che vada, non aumenta ma neppure intacca il suo consenso. anche quello femminile.
Dovremo capire una volta per tutte che in Italia ci sono larghissime fasce di popolazione, per lo più classi popolari o ex-popolari, a cui Berlusconi e Bossi vanno più che bene, anzi vanno benissimo e sono coloro che hanno permesso a queste persone di essere rappresentate, nel momento in cui la cosiddetta "sinistra" che non osa dirsi più neppure "social-democratica" ha smesso di occuparsi di loro per andare a rappresentare classi medie e borghesia più o meno illuminata.

Ci vorrebbe qualcuno che tirasse fuori le unghie (e la passione) e li azzannasse rivendicando: "sì, siamo comunisti e a te e quelli come te faremo le festa!".

Invece abbiamo Bersani che fa una figura da fesso dietro l'altra offrendo alla Lega di fare i federalismo con lui invece che con Berlusconi (coi bei risultati che vediamo) e Vendola che non sa più cosa inventarsi per uscire fuori dal gioco dei veti incrociati UDC, FLI, IDV e via dicendo, tra un po' pur di rientrare in gioco accetterà pure Montezemolo candidato premier.

Altro che volere il bene dell'altro!
Aprire il fuoco invece, come diceva Bianciardi!

domenica, 06 marzo, 2011

 
Blogger Fabio said...

Un grandissimo piacere leggere i vostri commenti interessantissimi, grazie di cuore.

Dato che ben quattro di noi (Lophelia, Arte, Aldezabal e io) abbiamo visto cancellati nostri commenti da Blogger per via della lunghezza, racomando a tutti di spezzarli, in modo da non perderli. Non so quanti caratteri Blogger accetti come massima lunghezza del singolo commento, ma diciamo che dopo una trentina di righe conviene pubblicare, e poi proseguire con un commento nuovo. Ringrazio Alessandro per avere recuperato alcuni interventi che sembravano persi.

(segue)

lunedì, 07 marzo, 2011

 
Blogger Fabio said...

Iniziamo dall'argomento piu' in tema con il post.

Condivido molto quello che hanno scritto Arte e Lophelia. Nessuno di noi ha mai negato l'importanza di passione e desiderio. Ripensando a quello che abbiamo scritto fino a qui, io credo che le cose si chiariscano se oltre a parlare di bene dell'"altro", facciamo riferimento al bene di "noi".

Non si tratta di principi etici astratti, secondo me. Quando si ama si viene a creare spontaneamente, naturalmente, un'entita' nuova. Cade insomma la distinzione tra "io" e "altro". Si genera quel rafforzamento reciproco del quale scriveva Lophelia venerdi'. E' un "noi" che non afferisce alla sfera etica, e' infatti qualcosa che si percepisce spontaneamente, senza alcuno sforzo.

Peraltro a me l'ipotesi di amore come forza superiore convince molto poco. Nel senso che, ancora una volta, non dobbiamo secondo me confondere il desiderio e la passione con l'amore, che certamente nasce dal desiderio e dalla passione, ma che e' anche qualcos'altro.

Infine, sono abbastanza d'accordo con quell'esponente della labeling theory (potrebbe essere Goffman, meno probabilmente Becker, ma non ho qui con me il manuale di psicologia sociale dove lo studiai per potere controllare) che sostiene che l'amore e' di fatto uno, e che siamo noi poi a declinarlo in forme diverse, a seconda che l'oggetto d'amore sia la donna/ l'uomo che amiamo, una figlia, ecc. In questo mi sento di condividere (pur non essendo genitore) quello che sostiene Arte.

lunedì, 07 marzo, 2011

 
Blogger Fabio said...

(segue)

Passiamo al tema politica/ movimenti.

Se vedo un limite nei movimenti dal basso che mi sembrano molto attivi (pur senza una rappresentanza parlamentare, come dicevamo ieri), e' lo spirito reattivo, piuttosto che attivo che li anima.

In buona sostanza, da quello che mi pare di capire da questa distanza, l'agenda la scrive sempre Berlusconi.

Berlusconi offende le donne e allora le donne scendono in piazza, Berlusconi delira in tema di scuola pubblica e allora insegnanti e studenti scendono in piazza, ecc.

Questo nasce, purtroppo dal fatto che parole d'ordine condivise, sulla base delle quali lanciare un'offensiva autonoma, questa sgangherata opposizione non ne ha.

(segue)

lunedì, 07 marzo, 2011

 
Blogger Fabio said...

Mi hanno mandato qualche giorno fa un articolo di Flores D'Arcais che diceva pressappoco: i sondaggi dicono che per la prima volta Berlusconi se si andasse alle urne sarebbe sconfitto, quindi bisogna chiedere subito elezioni anticipate.

Ma scusate, sconfitto da chi? Perche' se fosse battuto da un'alleanza che va da Vendola a Fini, poi sulla base di quali ideali condivisi una tale coalizione potrebbe governare?

L'attuale governo, che non dimentichiamolo e' un bipartito, sostenuto poi da qualche disperato che se gli estingui il mutuo vota qualsiasi cosa (e che serve a fare 316 ogni volta che si vota alla Camera), si regge su un patto chiarissimo:

- gli uni vogliono portare a casa il federalismo

- gli altri vogliono realizzare il piano massonico di sovvertimento dello Stato e della Costituzione incarnato da Berlusconi.

Attraverso concessioni reciproche, governano.

Ma questa nuova coalizione caldeggiata da Scalfari e Flores D'Arcais su quali basi/ programma/ obiettivi condivisi fonderebbe le proprie basi?

lunedì, 07 marzo, 2011

 
Blogger Fabio said...

(segue)

Infine l'argomento sobrieta'.

Io credo che sostenere che la sobrieta' la sceglie chi puo' permettersi tutto sia una critica infondata, gratuita, in genere portata avanti da chi cerca di smontarne il paradigma.

La sobrieta' e' un modo di pensare, di scegliere, che ha basi culturali anziche' economiche.

Io, non ne ho mai fatto mistero, sono convinto che nel corso delle nostre vite abbiamo vissuto, chi in piena coscienza, chi piu' per riflesso, quella stagione d'oro che va dalla seconda meta' degli anni '60 fino alla fine degli anni '70.

In quel quindicennio, un allineamento planetario di fattori economici, sociali e culturali, ha portato un vento di consapevolezza e rinnovamento di portata rivoluzionaria.

A un certo punto, con il volgere del nuovo decennio, il vento cambio', e inizio' quella stagione di disimpegno diffuso che ancora oggi stiamo vivendo.

Tutto cio' che appartiene a quel quindicennio (di straordinaria fioritura artistica e politica) a me piace. Non fatemi l'osservazione che allora mi dovrebbero piacere anche i Cugini di Campagna e la Prinz, perche' sarebbe un commento gratuito: credo sia chiaro a cosa mi riferisco).

"Se mai verrà il fausto giorno in cui i film in tv non saranno più interrotti da pubblicità, anche una vecchia videoregistrazione di un film continuamente spezzettato da quelle pubblicità evocherà il passato". Si', certo, ma non un passato del quale ho nostalgia, cosi' come non colleziono gagliardetti del fascismo o medagliette commemorative dell'incoronazione della regina Elisabetta II.

Mi fermo qui se no mi taglia.

lunedì, 07 marzo, 2011

 
Anonymous arte said...

Comunque io conoscevo una persona, a me molto cara, che aveva una malattia mortale. Nell'ultimo anno di questa malattia, che minava il suo cuore, lui si innamorò perdutamente della moglie del suo migliore amico. Questo causò dolore, lacrime, liti, una separazione, recriminazioni, incomprensioni. Tuttavia, io parlando a lungo con questa persona mi resi conto che questo suo sentimento lo aveva fatto sentire vivo, fino alla morte. Potentemente e umanamente vivo, nonostante la sofferenza e il dolore causati e sofferti (perchè era un sentimento non ricambiato in uguale misura). Non avrebbe mai voluto o potuto fare diversamente.

Non so se era amore, passione, innamoramento o cosa. Ma era vero.

lunedì, 07 marzo, 2011

 
Blogger lophelia said...

@ale, visto che accetti questa mia frase "se non ami ma desideri soltanto non metterai mai tutto te stesso, integro, nel sentimento", lo ripeto: la differenza tra amare e desiderare per me la fa la ricerca del bene - che se no si gira sempre intorno alle frasi.

- la "irraggiungibilità" è esercitata dalle donne spesso facendosi corteggiare ma non concedendosi fisicamente, dagli uomini facendosi raggiungere solo fisicamente.

- "Cercare un principio etico in quello che facciamo non è strano e anzi è apprezzabile ma cercarlo è cosa diversa dal vederlo anche dove non c'è".
Per come la vedo io non è che il principio etico c'è o non c'è: siamo noi a darcelo. Altrimenti ci si lascia vivere, il che va bene comuque ma è una scelta diversa.

- "non è che l'inconscio stesso diventa una forza superiore? Noi possiamo "lavorare per portarla alla coscienza" ma se anche ci riusciamo ciò sminuisce forse in modo decisivo la sua forza?"

i contenuti inconsci sono una forza superiore proprio in quanto sfuggono alla coscienza, e quindi ci muovono a dispetto di essa: riuscire a portarli alla coscienza vuol dire renderli meno pericolosi, ed è secondo Jung proprio quello che ognuno dovrebbe fare nel corso della vita per raggiungere la completezza del proprio essere (il cosiddetto "processo di individuazione"). Non vuol dire, se capisco i tuoi timori, sminuire l'amore.

- "Non per sapere gli affaracci vostri ma non v'è mai capitato d'innamorarvi di una persona fidanzata o sposata?"
No. E mi auguro di continuare a riuscire ad evitarlo. Posso dirti che in gioventù ero attratta da un tipo ma quando capii che piaceva alla mia migliore amica mi divenne "tabù" - lo rimossi. Quando poi fu chiaro che tra di loro non sarebbe successo niente tornai a "vederlo". Ripeto, io credo che una scelta ci sia più spesso di quanto non pensiamo: sono però consapevole mentre scrivo che questo è il mio personale modo di cercare di dare ordine al mondo - non sono regole, è la ricerca di un principio (etico, appunto) che mi faccia star bene. Senza voler negare che siamo umani e fallibili.

@arte, leggo ora il tuo ultimo commento: mi sembra un comprensibilissimo caso in cui possibilità di scelta non c'era.

Mi attengo strettamente al tema di inzio, che già mi sembra troppo...e convengo che il tutto verrebbe meglio faccia a faccia, con un buon bicchiere a disposizione. Mai dire mai...

lunedì, 07 marzo, 2011

 
Blogger lophelia said...

anzi, il racconto di Arte mi pare confermare la valenza "anestetica" che si ritrova spesso nelle passioni.

lunedì, 07 marzo, 2011

 
Anonymous arte said...

Si è perso un mio commento.
Ma non importa, perchè Lophelia l'ha detto meglio di me.

E poi vero, tutto sarebbe più semplice da spiegare di persona.

lunedì, 07 marzo, 2011

 
Blogger prospettive musicali said...

Questo commento è stato eliminato dall'autore.

lunedì, 07 marzo, 2011

 
Blogger ALDEZABAL said...

più che "anestetiche" io credo che le passioni siano temute e allontanate, più che altro culturalmente, perché "poco estetiche".
esse infatti ci riportano a un grado zero dell'umanità che si è perso nelle nostre società fortemente dominate dalla tecnologia e dall'utilitarismo, oltre che dalla "second life" veicolata dalla tv che ammazza il pensiero e le emozioni in un colpo solo.
non è un caso infatti che in società più arcaiche, se così si può dire, la passionalità è un pregio e non un difetto.
mentre noi eurocentrici ci permettiamo di guardare a queste forme dell'umano dall'alto in basso e le vediamo come infantili, poco evolute, irrazionali e paurose.
intanto là smuovono le acque e qui invece siamo tutti immobili e abbruttiti oltre ogni dire dal benessere, materiale e spirituale.

vorrei poi aggiungere una considerazione su Vendola, proprio perché la sua figura spicca per "passionalità".
questo indubbiamente il suo lato positivo e caratteristico ma io mi sono convinto nel corso del tempo, assistendo a diverse sue comparsate in tv, che non sia nient'altro che un elemento funzionale alla rappresentazione televisiva.
infatti lui si guarda bene dal dire che cosa vuole o al massimo enuncia concetti vuoti, mai un fatto concreto tipo aboliamo questa legge o facciamo quest'altra cosa.
alla lunga questo stanca e insospettisce, magari avessimo un Masaniello capace di aggregare un 8 o 10% di elettori attualmente sparsi e spersi con 3 o 4 proposte chiare e dirompenti.
invece anche lui gioca di rimessa col PD, schiavo del solito meccanismo bipolare.
da questo punto di vista, spiace dirlo ma è la verità, dovrebbero tutti imparare da Bossi che pur essendo in minoranza riesce ad imporre i suoi temi e addirittura, come di recente ha detto lo stesso Fini, essere di fatto il capo del governo, giacché quell'altro alla fine è talmente impegnato a districarsi nelle sue cose che lascia fare alla Lega e a Tremonti la politica vera, a dispetto di tutti quelli che dicono che non fanno nulla.

io ho imparato come si fa a non farsi mangiare i commenti: dopo che ho finito di scrivere li copio per sicurezza e poi li reinserisco quando il sistema mi logga con l'account, almeno credo...

lunedì, 07 marzo, 2011

 
Blogger lophelia said...

Il termine passione non lo si può usare senza chiarirlo.
Vivere con passione è bellissimo, mettere passione nel senso di energia, convinzione, entusiasmo in tutto - in amore come nell'impegno politico, nell'arte, nel lavoro per i più fortunati.
Esserne dominati o dipendenti - che prima o poi succede a tutti - è un'altra cosa.
Dietro una passione incontrollabile c'è spesso un dolore, che prima o poi chiederà di essere curato in altri modi.
(non è tratto da una versione di latino)

lunedì, 07 marzo, 2011

 
Blogger ALDEZABAL said...

Lophelia, ne parli come se fosse una colpa, quando invece il dolore alla fine è insito nella vita e non penso proprio che sia una malattia.
come infatti è dimostrato dal fatto che, anche nella terapia psicologica, è assai più facile fare la diagnosi che trovare la cura.
la passione, lo dice la parola stessa, implica sofferenza e io penso proprio che sia questo il tabù che ci impedisce, socialmente e individualmente, di accettare di viverne.
per carità, non voglio esaltare la sofferenza ma non sopporto neppure che venga negata a priori.
generando tra l'altro rimozioni, tamponamenti e compressioni che prima poi si riflettono sul povero corpo che finisce per sviluppare varie malattie che finiscono in -ite o in -oma e poi allora sì che tocca curarsi!

lunedì, 07 marzo, 2011

 
Blogger prospettive musicali said...

Copiare i commenti su un file a parte, come suggerisce Aldezabal, è sempre utile. In ogni caso, Blogger sostiene che il testo "deve contenere al massimo 4.096 caratteri" ed effettivamente stamattina ho provato a inserire un finto testo di 4096 caratteri e me l'ha preso.
Il commento saltato di Arte era però molto più corto.
Eccolo:

"Alessandro: Per motivi spaziotemporali mi limito a dirti due cose: Quindi secondo te basta la presenza di persone delle quali non condividi le idee e attività politiche per invalidare il contenuto di una manifestazione. Bene, basterà inviare un paio di noti fascisti a qualsiasi manifestazione per dichiararla automaticamente un fallimento.
L'altra cosa che mi interessa dirti riguarda la "maniera più costruttiva". Dai un'occhiata ai blog di persone come Lorella Zanardo o Laura Albano e magari ti vengono delle idee in questo senso.
Fabio: Ma a me la Prinz piaceva! È mitica la Prinz!"

Ed ecco la mia risposta:

Bersani, Dandini, Emma Bonino, Binetti, Pannella, Rosy Bindi, Lella Costa, al limite anche John Zorn o Clint Eastwood sono persone delle quali, semplicemente, non condivido le idee e attività politiche.
Invece Perina e Bongiorno sono fasciste.
La differenza non è da poco, per me ma anche per chi ha scritto la nostra Costituzione.
Se un paio di noti fascisti partecipa oggi a una manifestazione d'opposizione, vuol dire che c'è qualcosa che non va nelle parole d'ordine di quella manifestazione o nella testa dei due noti fascisti.
Se invece i due noti fascisti non si limitano a prender parte alla manifestazione ma vengono inseriti nella lista degli oratori ufficiali, allora sì, incominciano a esserci buoni motivi per parlare di fallimento.
Se poi al passato (?) fascista dei due oratori aggiungi un presente in cui per esempio uno dei due si è reso complice, non come semplice deputato ma come presidente della Commissione giustizia della Camera, dell'emendamento 1707 "Violenza sessuale di lieve entità verso minori" (http://www.repubblica.it/rubriche/la-legge-bavaglio/2010/06/07/news/diteci_chi_ha_firmato_la_norma_reati_sessuali_di_lieve_entit-4644607/) contro il quale l'altro, direttore di giornale, non ha scritto una riga, be', allora diventano davvero forti i dubbi di "incapacità e incompetenza" di chi li ha invitati sul palco senza chiedere loro conto di queste e mille altre leggi.
Incapacità e incompetenza sulle quali getta luce Fabio quando parla di una nuova coalizione ("che va da Vendola a Fini") caldeggiata da Scalfari e Flores D'Arcais.

Ho dato "un'occhiata ai blog di persone come Lorella Zanardo o Laura Albano" e vi ho trovato un sacco di cose interessantissime ma nulla che possa servirmi da modello per "critiche costruttive", a meno che tu non ti riferissi al confronto di Laura Albano tra una copertina del '78 e una dell'82 di una stessa rivista -- ragazza con rossetto arancio e aria remissiva nella prima e ragazza con rossetto rosso, occhialoni da sole (peraltro fuori moda nell'82) e aria vagamente aggressiva nella seconda -- in cui quella dell'82 era descritta come "perfetto paradigma dell'involuzione dell’immaginario collettivo che era appena iniziata".
Contraccambio comunque la segnalazione con questo volantino che mi è appena arrivato:
http://consultoriautogestita.files.wordpress.com/2011/03/ottomarzor.pdf

Vocabolario: negli anni settanta le mie amiche femministe non parlavano di "questioni di genere" ma di "differenza sessuale" (o talvolta, ma forse in anni successivi, di "differenza sessuata"). In tempi di linguaggio ipocrita ed eufemistico, invece, le parole "sessuale" e "sessuata" stanno tornando tabù e quando si parla di "questioni di genere" non ci si riferisce al dubbio se "For Four Orchestras" di Braxton sia da considerare musica ("classica") contemporanea o jazz, come accadeva invece allora...

lunedì, 07 marzo, 2011

 
Blogger prospettive musicali said...

Di Goffman ho letto "La vita quotidiana come rappresentazione", "Asylums", "Il comportamento in pubblico: l'interazione sociale nei luoghi di riunione", "Frame analysis", "Relazioni in pubblico" e i suoi capitoli di "Modelli di interazione" ma non ricordo che in alcuno di essi parlasse d’amore. Però li ho letti trent'anni fa e quindi potrei essermene dimenticato. Come che sia, se l'idea "che l'amore e' di fatto uno, e che siamo noi poi a declinarlo in forme diverse, a seconda che l'oggetto d'amore sia la donna/l'uomo che amiamo, una figlia, ecc." equivale a dire che a fare la differenza tra i due è il tabù dell'incesto (opportunamente "tradotto"), non sono d'accordo.

«La "irraggiungibilità" è esercitata dalle donne spesso facendosi corteggiare ma non concedendosi fisicamente, dagli uomini facendosi raggiungere solo fisicamente»: su questo invece concordo, con le dovute eccezioni.

No, il mio timore non è che l'amore venga sminuito se portato alla coscienza. Mi domandavo semmai, più in generale, se sia davvero sufficiente individuare e portare alla coscienza certi contenuti inconsci "pericolosi" per risolverli.

Quando, relativamente a innamorarsi di persona fidanzata o sposata, dici "mi auguro di continuare a riuscire ad evitarlo", chiarisci meglio la differenza tra le nostre concezioni dell'amore: io non posso fare proprio nulla, per quanto mi sforzi, per evitare di innamorarmi di una persona. Posso decidere di tenermi il mio innamoramento senza agire di conseguenza, sperando che pian piano si spenga, ma non posso decidere io se mi innamorerò o no e di chi. Tu invece racconti che riuscisti a far diventare "tabù" per te stessa il tizio che piaceva anche alla tua migliore amica e a detabuizzarlo quando capisti che alla tua amica non interessava. Cioè operasti a livello consapevole scelte che normalmente agiscono a livello inconscio?

E dire che non volevo intasare il blog di Fabio...

lunedì, 07 marzo, 2011

 
Anonymous arte said...

Di nuovo grazie per aver salvato il mio commento Alessandro. Quello che scrivo adesso sarà l'ultimo che dovrai salvare, su questo post.
Le discussioni si esauriscono, per i limiti del mezzo e per esaustione proprio.
Su una cosa mi trovi d'accordo, e cioè sul fatto che neanch'io riuscirei ad evitare di innamorarmi di qualcuno perchè questa persona è magari sposata. Non ci sono mai riuscita. Questo però va tutto a merito di Lophelia. C'è anche da dire che non sempre era amore.

Non ho capito se la tue intenzione citando l'esempio della ragazza copertina fosse ironica. Nell'analisi di Laura Albano invece io vedo tutt'altro, cioè esattamente quello che ti ho detto: un esempio di cosa si può fare per smascherare certi meccanismi e portare a un cambiamento. E ti dirò: capire come pensiamo e perchè, ai fini del cambiamento è molto più importante della Bongiorno.

lunedì, 07 marzo, 2011

 
Blogger prospettive musicali said...

Non volevo fare dell'ironia ma penso che il colore del rossetto e il piglio più o meno aggressivo non siano granché come meccanismi da smascherare: definirli «un perfetto paradigma dell'involuzione dell'immaginario collettivo che era appena iniziata» mi pare francamente un'esagerazione, non perché quell'involuzione non fosse iniziata -- era iniziata eccome, putroppo! -- ma perché non passava certo dalla scelta del colore del rossetto o degli occhiali da sole (oltre tutto, se tra le due foto dovessi indovinare quale delle due dica «io sono mia», indicherei probabilmente quella dell'82). Poi come indizi di quell'involuzione sono indicati anche gli «strilli» di copertina ma anche lì non è che si possa separare così facilmente il prima dal dopo il diluvio: è vero che la copertina dell'82 «strilla» «un'estate da miss» ma pure quella del 1979 mette «militare» tra le proposte di abbigliamento e soprattutto «strilla» un «come avere successo» (che è praticamente il motto-ossessione del berlusconismo) e un «cucina superorganizzata» che non rispecchia certo le rivendicazioni femministe di quegli anni.
Allora, se una persona è davvero capace di «smascherare certi meccanismi e portare a un cambiamento», non può, mostrandomi quelle due copertine, dirmi semplicemente che la seconda è «un perfetto paradigma dell'involuzione dell'immaginario collettivo che era appena iniziata».
Capire come pensiamo e perché è sicuramente importantissimo ma fin quando la Bongiorno sarà presidente(ssa?) di una Commissione giustizia della Camera che sancisce l'esistenza di una «violenza sessuale di lieve entità nei confronti di un bambino» e ciò nonostante riscuote applausi alla manifestazioni antiberlusconiane, be', temo che sara più importante ricacciare nelle fogne lei e quelli come lei.

lunedì, 07 marzo, 2011

 
Blogger lophelia said...

giuro che non volevo più intervenire, ma: Aldezabal, non capisco perché travisi così il senso delle mie parole. Se fossimo di persona ti direi che non mi ascolti, ma senti quello che tu credi che io dica.
Come fai a dire che nego il dolore, quando ho appena detto che questo dolore "chiederà di essere curato in altri modi", mentre anestetizzarlo nelle dipendenze sentimentali (spesso chiamate passioni)significa proprio generare "rimozioni, tamponamenti e compressioni".
Il dolore si può curare, forse la terapia psicologica da sola non basta, ma si può. Quale modo migliore per rispettare il dolore che non curarlo?

Visto che evidentemente non riesco a spiegarmi o perlomeno non a tutti, porto un esempio dalla letteratura. Un libro che cito spesso a proposito di "passioni/dipendenze" è "Passione semplice" di Annie Ernaux.
La scrittrice racconta in modo scarno la sua autobiografica relazione sessuale con un giovane diplomatico di un altro paese, temporaneamente residente in Francia. Ne racconta l'essenza, semplice appunto: quella dipendenza totale dal desiderio, per cui ogni altra cosa svanisce e tutto riporta all'altro -una dimensione ossessiva dove tutto è mancanza salvo quelle poche ore trascorse a letto insieme.
Poi c'è un altro libro dell'autrice, ancora più autobiografico: si intitola "Se perdre", perdersi, ed è il suo diario integrale di quel periodo.
Di quel distillato di passione il diario ci svela "l'eziogenesi": l'autrice aveva da poco perso sua madre dopo un lungo periodo di Alzheimer. E cercava più o meno consciamente lo stordimento dal dolore, anche a costo di un altro dolore che, insieme al piacere, le facesse da anestetico.
E' un caso, mi direte. No, non lo è affatto. Quando ho potuto guardare dietro storie di quel genere (in me stessa e in altri) vi ho sempre trovato l'origine in un lutto, un vuoto, una ferita, un dolore a volte radicato così tanto da non riconoscerlo neanche.
Se ti sembra, Aldezabal, che stia facendo un torto al dolore non hai proprio capito.

@ale: il tabù dell'amicizia agì automaticamente, me ne accorsi solo dopo. Quindi direi radicato inconsciamente, come l'imperativo che normalmente ti impedisce un incesto.

E pur avendo seguito di sfuggita l'altra discussione, essendo stata una ragazza adolescente a cavallo tra il 1979 e il 1982, ti posso garantire che il cambiamento di costumi passò anche attraverso quei precisi segni della moda, che si ritrovano anche nelle foto dell'epoca.

lunedì, 07 marzo, 2011

 
Blogger ALDEZABAL said...

Questo commento è stato eliminato dall'autore.

lunedì, 07 marzo, 2011

 
Blogger ALDEZABAL said...

Lophelia, evidentemente non la vediamo allo stesso modo ma non è un problema, davvero.
se anche fosse sempre così, cioè che le passioni nascono da un dolore da risarcire, allora io dico: bene, è umano risarcire quel dolore in quel modo.
che lo si faccia, forse è proprio quella la miglior cura.

poi in generale, vista la mia età e il punto a cui sono, non mi interessa più di tanto la passione amorosa.
mi preoccupa piuttosto l'assenza di passioni, di tutte le passioni, nella società in cui vivo.
e in particolare nei giovani che sono quelli che avrebbero le energie per viverle pienamente.

io trovo interessante invece, anche se tardiva, la riflessione fatta sul mondo dell'immaginario nei vari blog citati in questa discussione.
il problema sarebbe piuttosto quello di contrapporre un altro immaginario a quello dilagante.
ma secondo me non avviene perché vi sono, anche da parte femminile, troppe implicazioni e, per l'appunto poche passioni.
più che sentirsi offesi dallo squallido teatrino del bunga-bunga (appunto del tutto privo di ogni passione anzi il suo esatto contrario) o pretendere che tutti gli uomini si sentano tirati in causa, anche coloro (e sono tanti) che sono completamente estranei a questo genere di cose, dovremmo tutti tentare di rovesciare questo immaginario e proporne un altro, come appunto avveniva nei mitici anni 70 che tutti più o meno qui dentro abbiamo vissuto e, chi più chi meno, rimpiangiamo.
ma, ripeto, troppe implicazioni ce lo impediscono e apprezzo molto la rivolta contro certi supplementi di Repubblica.
io più invecchio e più divento un nemico del mercato, dunque in fondo non mi stupisco più di tanto di quello che vedo, peraltro non molto diverso dalle gigantografie che affollano i muri e i palazzi della città in cui abito da almeno una ventina d'anni a questa parte.
spero solo che prima o poi la critica dell'immaginario torni a essere anche critica del sistema economico che lo genera.
altrimenti, a mio parere, ci terremo bunga-bunga, Dolce & Gabbana e Velvet ancora per molto tempo, in fondo perché dovrebbero smettere, dal loro punto di vista?
è il mercato, bellezza!

lunedì, 07 marzo, 2011

 
Blogger Fabio said...

Si', anch'io penso che analisi come quella di Laura Albano e Lorella Zanardo siano molto illuminanti, come sostiene Arte, se non altro perche' sono analisi condotte sui segni di appartenenza dell'universo femminile.

Analisi che assumono che
l'involuzione e appiattimento dei ruoli femminili sia passata, anche, attraverso un'estetica che riportava (e riporta) le donne a autorappresentarsi principalmente come oggetto di desiderio maschile, anziche' esprimere un'identita' indipendente, un modello rappresentativo proprio.

Casomai, come dissi a suo tempo a Laura Albano, che ho la fortuna di conoscere personalmente, le donne dovrebbero secondo me analizzare a fondo le ragioni per le quali cosi' tante di loro sono disposte a tale mortificante (come ho gia' detto, sia per le donne che per gli uomini) autorappresentazione.

Ma insomma, le analisi che Albano e Zanardo portano avanti una critica costruttiva proprio nella misura nella quale de-costruiscono (mi si conceda il gioco di parole) il modello dominante.

martedì, 08 marzo, 2011

 
Blogger Fabio said...

Anche io, che pure credo che la manifestazione "Se non ora quando" sia molto riuscita, penso che si debbano mettere limiti alla partecipazione di personaggi impresentabili: possono prendere parte, ma insomma io non esagegerei nel renderli protagonisti, come e' stato fatto: una nota decisamente stonata in un coro peraltro ammirevole.

Piu' che altro sono preoccupato del futuro che si prepara attraverso tali aperture. Futuro che appare confuso, sfocato. Con un comune punto di partenza, ma direzioni cosi' divergenti che si rischia in breve la paralisi, il non andare davvero da nessuna parte.

Credo, e questo lo ha espresso molto bene Aldezabal (con il quale condivido un atteggiamento molto scettico nei confronti del mercato e delle sue leggi, che sono poi le leggi della giungla e del piu' forte), che sia fondamentale contrapporre con convinzione al modello egemone, una ideologia (e uso questa parola con orgoglio) totalmente altra.

Fatta di solidarieta', giustizia redistributiva, ecologia, rispetto, regole.

E qui torniamo al punto dal quale siamo partiti, ormai qualche giorno fa, perche' tutto questo richiede quella passione che oggi trova pochissimi canali di espressione.

martedì, 08 marzo, 2011

 
Blogger Fabio said...

Infine, chiedo scusa per la confusione, perche' l'articolo Labeling theory of passionate love che ho citato un po' di commenti fa non e' di Goffman (come giustamente ricorda Alessandro) o Becker, come mi sembrava di ricordare, ma di Elaine Hatfield and Ellen Berscheid, due psicologhe americane che assunsero come punto di partenza la teoria delle emozioni di Stanley Schachter. I miei ricordi di quell'articolo peraltro risalgono a un esame di psicologia sociale che devo avere sostenuto nel lontano anno accademico 1987 - 88, e in rete non riesco a trovarlo (ne trovo solo il titolo e poche righe di riassunto).

martedì, 08 marzo, 2011

 
Blogger prospettive musicali said...

Ok, va bene tutto ma avete guardato le due copertine cui facevo riferimento?
Se sì, mi spiegate esattamente perché rossetto rosso e occhialoni da sole = involuzione e appiattimento dei ruoli femminili, e mortificante autorappresentazione come oggetto di desiderio maschile (http://unaltradonna.files.wordpress.com/2011/02/lei1982.jpg)
e invece trucco presente ma falsamente assente, boccoli biondi e aria da santarellina = identita' indipendente e modello rappresentativo proprio (http://unaltradonna.files.wordpress.com/2011/02/lei1978.jpg)?
Tra il 1979 e il 1982 avevo 21-24 anni e quindi ricordo anch'io il cambiamento di "precisi segni della moda". Gli anni ottanta sono stati certamente uno dei periodi peggiori nella storia della moda ma più per le spalle imbottite, certi tagli di capelli e cose del genere che per "un'estetica che riportava le donne a autorappresentarsi principalmente come oggetto di desiderio maschile". Quelle che volevano (o accettavano di) autorappresentarsi in quel modo non avevano mai smesso di farlo, neppure durante gli anni sessanta-settanta, e sappiamo benissimo che il look da santarellina può funzionare da oggetto di desiderio maschile tanto quanto le labbra rosse: tutt'al più cambia il tipo di maschio che ne viene attirato (spero che il disastro culturale berlusconiano non sia ancora arrivato al punto di farci vergognare di apprezzare una donna con un bel rossetto deciso: per non essere confusi con il vecchio bavoso, dovremo trasformarci tutti in preti?).
Analogamente, per quanto improbabile possa parere adesso, anche i gonnelloni a fiori e gli zoccoli olandesi potevano essere (ed erano) usati come strumenti di seduzione, perché anch'essi identificavano un determinato oggetto di desiderio maschile. Per converso, la minigonna nacque anche come simbolo di liberazione e sfida alla morale bacchettona e -- allora come sempre -- maschile.
Gli zoccoli olandesi (di cui per breve tempo esistette anche una variante maschile) non erano peraltro molto più comodi dei tacchi a spillo; anzi, conosco donne che riescono a correre in tacco ma non ho mai visto nessuna riuscire a fuggire in zoccoli inseguita dai celerini.
Dunque ben venga la decostruzione del modello dominante ma che non si fermi in superficie.
E comunque: forse le leggi che ignominiosamente inventano una violenza carnale «di lieve entità» nei confronti di un bambino non sono anch'esse -- e in modo ancor più schifosamente diretto -- "modello dominante" da decostruire, attaccare e abbattere assieme a chi le ha promulgate?
Se chi le ha fatte approvare e le ha difese ha cambiato idea, intanto che ce le o dica chiaramente, assumendosi le proprie responsabilità, e che faccia da subito tutto quanto è in suo potere per farle abrogare, ammesso che davvero lo voglia (guardate che i finiani -- e le finiane -- considerano per esempio la riforma Gelmini un'ottima legge e lo dicono. Ha ragione Fabio: "un comune punto di partenza, ma direzioni cosi' divergenti che si rischia in breve la paralisi, il non andare davvero da nessuna parte").
E in ogni caso non vedo il motivo per manifestare fianco a fianco con i (post?) fascisti ancorché antiberlusconiani: che si facciano anch'essi le proprie manifestazioni, in luoghi e ore diversi dalle nostre. Oltre tutte, da un punto di vista mediatico due o dieci manifestazioni, convocate da soggetti diversi e divergenti, sono più efficaci di una.

martedì, 08 marzo, 2011

 
OpenID unaltradonna said...

grazie Fabio, la fortuna è ovviamente reciproca...anche se di questo passo non so se continuerai a ritenerla tale ;-)

Mi dispiace se l'analisi del post sulle riviste appare superficiale, è anche vero che un blog non è un trattato e la mia intenzione sarebbe essenzialmente fornire spunti e materiali.
E' strano che la ragazza così normale e naturale del '79 venga vista come "santarellina" (peraltro un aggettivo che implica un giudizio morale): credo che questo sia l'effetto dell'odierna assuefazione all'estetica Mediaset.

Oggi sono di corsa ma tornerò a rispondere alle osservazioni: spero però che abbiate letto l'articolo di Aspesi linkato nel post (http://unaltradonna.files.wordpress.com/2011/02/lei791.pdf) che spiega molto meglio di come potrò farlo io il "giro di boa" che avveniva in quel periodo.
A presto.

martedì, 08 marzo, 2011

 
Anonymous arte said...

@Laura: L'analisi non è e non appare superficiale.
Questa cosa della "santarellina" l'ho trovata interessante anch'io, un po' come quella del dare per scontato che ai preti non sia lecito apprezzare un rossetto rosso.

Comunque se ti servono foto anni ottanta da analizzare ne ho alcune di classe con gli orecchini a bottone di plastica che sono un amore.

martedì, 08 marzo, 2011

 
Blogger prospettive musicali said...

Riferendomi al post sulle riviste non ho usato la parola "superficiale" con intenti offensivi (a differenza della tua gratuita accusa di "assuefazione all'estetica mediaset") ma semplicemente nel suo significato letterale, per dire che si ferma alla superficie, il che -- quand'anche non si scriva un trattato -- è esattamente ciò che una qualsivoglia analisi NON dovrebbe fare.
L'aggettivo "santarellina" non implica necessariamente un giudizio morale: secondo il dizionario, significa "ragazza che simula un'ingenuità e un candore che non possiede". Io non do giudizi morali su tale simulazione (per esempio, la simulazione come gioco mi piace e mi diverte ma la simulazione come inganno ovviamente no); intendevo però dire che l'aspetto "così normale e naturale" della ragazza del '79 è un "effetto di senso" -- una simulazione -- né più né meno dell'aspetto sexy e aggressivo della ragazza dell'82.
Entrambi ottengono infatti il proprio risultato tramite ingredienti piuttosto elementari (come il trucco, la pettinatura, i colori degli abiti e dei capelli, e qualche accessorio) che evocano alcuni stereotipi tipici e abbastanza banali: per esempio, la ragazza "così normale e naturale" ha i capelli angelicamente biondi mentre la "cattiva ragazza" li ha rossicci (e immagino che non ci sia bisogno di ricordarvi tutti gli stereotipi negativi associati da secoli al capello rosso o "rosso malpelo"). Oppure: entrambe sono truccate ma la "bad girl" non lo nasconde mentre la "così normale e naturale" ha quel tipo di trucco che si usa per non sembrare truccate (ma se ingrandite la foto vedrete chiaramente che ha almeno altrettanto rossetto dell'altra, ancorché di una tonalità di arancio più simile al colore della pelle). E ancora: la ragazza del '79 sorride benevolmente, mentre quella dell'82 pare ostentare un certo sussiego, incrementato dagli occhialoni da sole di moda un po' di anni prima. Nessuna delle due lascia neppur lontanamente intravvedere il seno, indossando entrambe una maglia girocollo, ma quella del '79 ha più i colori di una maglia da "ragazza" mentre quella dell'82 è nera e perciò meno fanciullesca.

Insomma, ditemi voi quali di questi elementi implichino un "autorappresentarsi principalmente come oggetto di desiderio maschile". Qualcuno/a di voi, in tutta onestà, vede nella copertina dell'82 (http://unaltradonna.files.wordpress.com/2011/02/lei1978.jpg) la "donna seminuda e un po' sporcacciona" di cui parla la Aspesi nell'articolo linkato?
L'articolo linkato non è peraltro DI Aspesi ma di Maddalena Sisto, che di Aspesi si limita a citare la definizione che ho riportato anch'io tra virgolette: definizione che -- con la connotazione negativa attribuita a "sporcacciona" -- non pare tanto da femminista quanto da vecchia bacchettona; ed è più o meno così che la Aspesi (benché avesse "solo" la mia età attuale) appariva allora a noi giovani sporcaccioni e sporcaccione.

P.S.: credo che i gusti dei preti in fatto di rossetti vengano subito dopo la finanza, le automobili e il calcio nella graduatoria delle cose che meno m'importano al mondo.

martedì, 08 marzo, 2011

 
Blogger ALDEZABAL said...

vi segnalo a questo link una serie di foto molto belle di donne e uomini che non sottintendono o simulano nulla, solamente esprimono bellezza e umanità in modo indubitabile:

http://www.repubblica.it/ambiente/2011/03/08/foto/_volti_di_terra_madre_la_mostra_di_vallinotto-13345302/1/

martedì, 08 marzo, 2011

 
Blogger Fabio said...

Che raccolta fotografica meravigliosa, grazie Aldezabal.

A proposito delle copertine di Lei, possiamo andare avanti all'infinito a dissezionare i dettagli delle due tipologie femminili o a discutere il significato semantico delle parole che usiamo per farlo.

Di fatto, i due modelli esprimono ideali di bellezza femminile antitetici, i quali, mi pare di poter dire, sottintendono un modo di porsi rispetto alla vita, e quindi anche al rapporto tra i generi, radicalmente diverso.

Il modello del 1979 e' quello di una donna che esprime una bellezza naturale, non artefatta.

Quello del 1982 esprime invece sofisticazione e un'idea di seduzione artificiale e forzata, "a tutti costi".

Messi fianco a fianco, rappresentano bene, a mio parere, il cambiamento che intercorse tra gli anni nei quali le foto vennero pubblicate.

(Nessuna delle due mi suggerisce un'idea di santita', peraltro. Alla naturalezza della prima foto associo una limpidezza, una semplicita', una spontaneita', un'indipendenza che nelle donne mi attraggono tantissimo, laddove personalmente le donne sofisticate e finte come la seconda generano in me disinteresse, e in genere appena aprono bocca confermano e rafforzano l'impressione che non abbiamo nulla da dirci).

mercoledì, 09 marzo, 2011

 
OpenID unaltradonna said...

Grazie Aldezabal, le foto della Galleria sono molto belle.
Per Alessandro. Un’Altra Donna non è un blog di critica politica, e se sono gratissima ad Artemisia per averlo citato posso capire che tu non vi abbia trovato quello che cercavi rispetto alla discussione che si stava svolgendo qui.
L’argomento centrale di quel blog è la rappresentazione della donna attraverso le immagini. In quel post si sono prese in considerazione immagini da una rivista femminile: le riviste femminili sono notoriamente un sistema di segni estremamente codificato, in cui lo stereotipo è un elemento portante. L’analisi che del tuo ultimo commento è infatti assolutamente giusta: la differenza tra le due immagini si situa in quel preciso margine di libertà, di certo asfittico, con cui le riviste femminili rappresentano la donna. Il volto naturale sarà in realtà truccato, ma qui conta quello che la sua naturalezza ci vuol significare – una presa di distanza dall’artificio, un investimento non eccessivo di tempo e di soldi (come nel titolo “Testa nuova da sole”, impensabile oggi nella proliferazione di prodotti in commercio); dall'altro lato, se è vero che il rossetto rosso le donne lo usano dalla notte dei tempi, il fatto che ricompaia in copertina dopo un periodo di latenza - perdipiù su un numero interamente dedicato al mito dei concorsi di bellezza, mi svela l’intenzione di riportare in voga un’immagine di donna riconducibile alle Miss degli anni ’50 con il suo bagaglio simbolico (modello di donna rassicurante, pre-liberazione). Fermo restando che si parla di simboli e non di comportamenti individuali, i segni della moda dicono comunque molto sui relativi periodi storici. In questo senso io leggo nelle affermazioni di Aspesi in risposta a Sisto (pardon per il lapsus) il timore di assistere non a qualche scollatura di troppo, ma ad una regressione del costume più reale che simbolica. E a distanza di tempo, si può dire che ragioni di temere l’aveva: anche se regresso e progresso non sono mai lineari, e il passaggio dalla donna “liberata” alla “donna appesa a mo’ di prosciutto” (vedi video “Il corpo delle donne” di Lorella Zanardo) non è stato così immediato né immediatamente percepibile.
In tutto ciò qualsiasi considerazione sul fatto che si volesse e potesse sedurre anche con gli zoccoli esula dalle implicazioni del discorso: fortunatamente le strade della seduzione sono sempre state e saranno sempre infinite.

Spero di aver chiarito; per ogni eventuale ulteriore discorso che riguardi Un'altra donna vi aspetto sul mio blog. E Fabio, veramente grazie di cuore per l'ospitalità.

mercoledì, 09 marzo, 2011

 
Blogger prospettive musicali said...

Grazie Unaltradonna: adesso mi sembra che ci capiamo meglio.
Tuttavia il 1979 è un po' troppo tardi per "una presa di distanza dall’artificio", giunta invece ben prima e semmai già al tramonto nel '79.
Negli anni settanta nessuna delle mie amiche avrebbe mai messo un rossetto come quello della ragazza nella "copertina 79" ma non perché sarebbe apparsa artificiosa, bensì perché, molto semplicemente, per quasi dieci anni rossetti e tacchi furono considerati cose da mamme e da zie. Così tutto il trucco fu concentrato dalle giovani sugli occhi e sugli zigomi. Tra le ragazze, neanche le pericolose femmine "sofisticate e finte" usavano il rossetto: truccavano invece molto più pesantemente gli occhi (e usavano più fard), laddove le giovani femministe si limitavano a una riga di matita e a poco fard.
1979 e 1982 non sono affatto date significative, perché nel '79 il cambio di costumi era già in atto (gli anni settanta finirono per certi versi nel '78). Tra la fine del '78 e l'inizio del '79 arrivai a Bologna, all'università, e lì le femministe portavano già rossetti sgargianti e trucchi più marcati ma non per questo erano meno femministe.
Mi sembra semmai più rassicurante la donna della "copertina 79", che non a caso evoca a Fabio limpidezza, semplicità e spontaneità, tutte caratteristiche innegabilmente rassicuranti, che Fabio contrappone alla "sofisticazione": una contrapposizione un po' inquietante, perché è la stessa che negli anni settanta ricorreva in moltissima retorica antifemminista, secondo la quale la donna "vera" sarebbe stata quella limpida, semplice e spontanea, senza tutti i "grilli per la testa" che avevano invece le sofisticate femministe.
Infatti il look femminile che piace tanto a Fabio divenne ben presto appannaggio delle cielline (Comunione e liberazione) che, almeno nella Bologna dei primi anni ottanta, lo abbinavano a scarpe basse (per lo più mocassini), kilt, maglioncini di cashmere beige, lacoste (verdi o blu o bordeaux) e tutto il resto del corredino casual della ragazza bon ton.
L'idea che la donna con rossetto rosso sia sofisticata, finta e dica solo stupidaggini mi pare un preconcetto bell'e buono, non troppo lontano dall'idea -- tipicamente "pre-liberazione" -- che la donna truccata sia sempre un po' puttana.
Sono luoghi comuni che ci sempre stati serviti bell'e pronti ma che almeno un tempo mettevamo in discussione, anziché accettarli supinamente: decostruire il modello dominante passa anche da lì.

mercoledì, 09 marzo, 2011

 
Blogger Fabio said...

Posso accettare il tuo commento e rifletterci, e lo faro'.

Pero' non facciamo dire alle persone cose che non hanno mai detto ne' pensato (lo stai facendo, oltre che con me, con Arte, Lophelia e Laura).

A me di pensare che "la donna truccata sia sempre un po' puttana" non sarebbe mai venuto in mente prima di leggerlo nel tuo commento, per cui ti assicuro che sbagli quanso sostieni che sono "non troppo lontano dall'idea".

Poi: come chi legge Engadina Calling sa, io sono molto legato agli anni '70. Tuttavia, sono pienamente consapevole che gli anni '70 appartengono al passato. Io vivo nella Londra del 2011. E i miei riferimenti appartengono alla Londra 2011.

Quindi prendo atto che nel 1980 a Bologna "il look femminile che piace tanto a Fabio divenne ben presto appannaggio delle cielline". Ma dato che si tratta di un look molto naturale, restringerlo alle cielline di Bologna nel 1980 mi sembra molto ma molto limitativo.

Io conosco tante persone che mettono scarpe basse e maglioncini di cachemire ma che di Comunione e Liberazione non hanno mai nemmeno sentito nemmeno parlare (credo peraltro che fosse una moda delle grandi citta', perche' dove ho fatto il liceo io CL non esisteva) e che con quel modo di pensare non hanno nulla a che spartire.

Non ho nemmeno sostenuto che la donna con il rossetto rosso dica solo stupidaggini. Ho piuttosto scritto che ci sono tipologie di donna che "generano in me disinteresse, e in genere appena aprono bocca confermano e rafforzano l'impressione che non abbiamo nulla da dirci".

E' un fatto della vita che ci sono persone con le quali abbiamo poco da spartire, indipendentemente dal colore del rossetto e dal fatto che hanno la "lacoste (verde, blue o bordeaux)" ma non mi sembra che si debba necessariamente correre alla conclusione che dicono "solo stupidaggini". Semplicemente ci sono persone che frequentiamo piu' o meno volentieri, credo vada accettato come un fatto naturale della vita.

mercoledì, 09 marzo, 2011

 
Blogger ALDEZABAL said...

mah, sono andato a vedermi 'ste due foto e non le trovo affatto seduttive, né l'una né l'altra.
ciò che invece mi colpisce, nella seconda, è la presenza degli occhiali da sole che, a mio modo di vedere, sono l'esatto contrario della seduzione e in generale di una qualsivoglia idea di relazione.
quella sì che fu una brutta abitudine entrata in uso nei primi anni '80, vale a dire l'uso degli occhiali da sole anche laddove non ve n'è alcun bisogno.
per me le persone, donne o uomini, che ne fanno questo uso, semplicemente non esistono, scompaiono nel momento in cui scompaiono i loro occhi.
detto questo, la seconda immagine mi pare rappresenti più che un modello di seduzione un modello sociale.
la donna aggressiva anche se provocante che fondamentalmente rimanda a una sessualità più che altro rappresentata e come tale, insieme a molte altre cose, funzionale al ruolo (quello sì un contraccolpo micidiale dell'epoca della liberazione sessuale e dei contraccettivi) assegnatole nella società del mercato.
dove, finalmente liberata dai ruoli precedenti, la donna può essere allegramente sfruttata nel lavoro al pari degli uomini, anzi meglio sfruttata poiché è entusiasta di poter finalmente emanciparsi tramite il lavoro e dunque lavora meglio degli uomini stessi.
da questo punto di vista, tralasciando le povere operaie che non possono certo permettersi di andare alla catena con certe mise, sono già illuminanti e ferocemente graffianti certe descrizioni delle efficientissime segretarie nella Milano della fine degli anni '50 tracciate da Bianciardi nella Vita Agra.
un pauroso mix di iper-attivismo, attitudine servile e seduttività anaffettiva che risale a ben prima del "bunga-bunga" che in qualche modo ne è solo una rappresentazione estrema e decadente, operata per di più sfruttando le più deboli, vale a dire le straniere extra-comunitarie.
magari tornassero zoccoli olandesi e gonne a fiori ma temo non siano graditi nemmeno alle neo-coraggiose apartitiche e autosufficienti del 13 febbraio (vedi articolo di oggi della Bongiorno su Repubblica).
le gonne a fiori fanno troppo "zingara" e, al pari degli zoccoli che non sono neppure tanto pratici, non mettono certo la voglia di lavorare!

mercoledì, 09 marzo, 2011

 
Blogger Fabio said...

Quegli ingombranti occhialoni sembrano messi li' apposta per prendere le distanze dal mondo, dagli altri, non rivelare nulla di se', delle proprie emozioni, del proprio sentire, bloccando sul nascere ogni tentativo di comunicazione.

Riguardando le due foto, credo proprio che la differenza fondamentale stia nell'espressione delle emozioni: che sembra libera, spontanea, distesa nella foto del 1979. E invece contratta, preoccupata, attenta a non far trapelare nulla nella foto del 1982.

Una cosa che mi ha spesso colpito nelle foto e pubblicita' di moda che mi capita di vedere sfogliando le riviste femminili e' che molte volte le modelle sono colte senza espressione, distanti, annoiate. Come se questo rendesse loro e i capi di abbigliamento che reclamizzano desiderabili. Ma io desidero quello che mi da' gioia, che esprime emozioni!

Il "pauroso mix di iper-attivismo, attitudine servile e seduttività anaffettiva" che la donna copertina del 1982 esprime e' tuttora un modello molto diffuso, e mi domando per quale ragione.

Esprime un mondo senza spontaneita', senza dolcezza, senza comunicazione profonda, in fondo senza umanita'.

Mi domando quel mondo a chi possa piacere, e per quale ragione.

giovedì, 10 marzo, 2011

 
Blogger ALDEZABAL said...

dialogo da un film visto ieri sera, mi aspettavo peggio e invece non malissimo, intitolato, guarda un po', "La Passione" e ambientato in certi luoghi ben noti a me e ad altri frequentatori di questo blog:

Orlando e la Capotondi seduti al tavolo di un ristorante, lui un regista in crisi, lei una star di una fiction televisiva in cerca di ruolo, lui le racconta una tram che si inventa al momento e alla fine lei esclama, riferendosi al ruolo che il regista ha pensato per lei:
"ma questa è una sfigata!"
e lui:
"ma come, allora diresti che anche Adele H. è una sfigata?"
e lei:
"Adele chi?"

giovedì, 17 marzo, 2011

 
Blogger Fabio said...

A questo punto mi vengono due domande: 1) quali luoghi, dato che potrebbero essere familiari anche a me e 2) il film lo consigli, dato che nei prossimi giorni saro' a Milano e avro' la possibilita' di vederlo.

giovedì, 17 marzo, 2011

 
Blogger ALDEZABAL said...

purtroppo il film non è più nelle sale, io l'ho visto...ehm, dopo averlo scaricato.
però puoi sempre noleggiare il dvd, così puoi scoprire in quali luoghi è girato...

:-)

giovedì, 17 marzo, 2011

 

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