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Osservazioni e ascolti

mercoledì 28 dicembre 2011

Anteprima Prospettive Musicali

Questa domenica, il I gennaio, sara' il mio turno di condurre Prospettive Musicali. Ascolteremo insieme musiche di Philip Glass, Georg Friedrich Handel, e un brano dei Dr. Strangely Strange, la risposta irlandese alla Incredible String Band.

Prospettive Musicali, settimanale di altre musiche di Radio Popolare, va in onda tutte le domeniche alle 22.35 in FM 107.600 e sul web.

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giovedì 22 dicembre 2011

Natale

Ho girato il quartiere trascinato dal cane senza accorgermi quasi del Natale che arriva. Se non per qualche filo di luci intermittenti arrotolato intorno ai balconi o al corrimano delle scale di ingresso.

Qua e là un Babbo Natale aggrappato al muro. Non si capisce bene se in fuga oppure in arrivo. Orrendi. Li brucerei tutti.

[...]

Perché c'è poco da festeggiare e da celebrare. Con la crisi che incombe, il lavoro incerto, i redditi a rischio, il futuro corto e angoscioso.

[...]

Perché ormai è sempre Natale e Natale è, da troppo tempo, un giorno come gli altri. Neppure più una festa consumista, visto che il consumo è rito quotidiano e per questo non può stupire. Ci siamo assuefatti.

[...]

Poche luci, pochi alberi di Natale e pochi presepi. Poca attesa e poca emozione. Per dirla con Spinoza: è l'epoca delle passioni tristi. Ma forse "passioni" è una parola fin troppo forte. Come la "tristezza".

Anche parlare di "epoca" pare esagerato. Più che un'epoca: un periodo. Un giorno come altri. Neppure tanto triste. Neppure tanto buio. Ma grigio. Qualche luce intermittente e un Babbo Natale dimenticato sul muro dietro casa.


- Ilvo Diamanti, Sillabario dei tempi tristi

martedì 20 dicembre 2011

Batagraf, Say and play (ECM, 2011)


I Batagraf di Jon Balke sono una formazione davvero misteriosa. In teoria, la sovrapposizione di jazz nordico e ritmi del mondo (africani, centro-americani, arabi), alla quale a sua volta viene aggiunta la recitazione di poesie, suonerebbe quanto meno stucchevole.

E invece per qualche ragione che non so spiegare, dopo un po' di sconcerto iniziale, questa acrobatica fusione di culture riesce a conquistare: musica mai ascoltata prima, e non e' cosa da poco. Al limite, l'unico riferimento che viene in mente puo' essere la filosofia quartomondista di Jon Hassell (con il quale il percussionista dei Batagraf, Helge Andreas Norbakken, collaboro' in passato).

A funzionare e' proprio l'incontro tra ritmo e parola. Parola che si fa ritmo, come in altri ambiti hanno fatto i Last Poets (altro riferimento possibile, adesso che ci penso). Flusso di coscienza che incontra il fluire ritmico dei tamburi.

Prendetevi un po' di tempo, e leggetevi la traduzione delle belle liriche recitate dal poeta norvegese Torgeir Rebolledo Pedersen, che alterna la propria voce a quella delicata di Emilie Stoesen Christensen (la figlia del batterista Jon Christensen, colonna ritmica del jazz norvegese). Parlano di nuvole, vento, stagioni.

La traccia del disco che preferisco e' questa Everyday music.

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domenica 18 dicembre 2011

Trasmettere a tutti quella gioia

In Bach, i giovani sentono una spiritualità che non possono trovare né in Mozart né in Beethoven. Ogni sua battuta è piena di spirito divino. In Bach non c’è egoismo, Bach non mette se stesso al centro, questo piace molto ai giovani.

Non dice "io sono importante": Bach serve Dio, come nel Medioevo i grandi costruttori di cattedrali, rimasti sovente anonimi. In Bach i giovani avvertono poi il senso della comunità, l’essere parte di qualcosa di più grande.

In Bach la ritualità esiste, non viene elusa, ma il rito nella sua musica è qualcosa di non-dogmatico: il Gloria della Messa in si minore è leggero come una danza. In Bach sacro e profano si intrecciano.

Nessun altro compositore realizza una simile unità: pensiamo alla Variazione XXV delle "Goldberg", così dolente: una musica che potrebbe benissimo figurare nella "Passione secondo Matteo".


Quando è gioioso, in Bach sentiamo la voglia di trasmettere a tutti quella gioia.


- Andras Schiff, Corriere della Sera

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mercoledì 14 dicembre 2011

Lisa Smirnova, Georg Friedrich Handel Die acht grossen suiten (ECM New Series, 2011)

Per la prima volta in dieci anni, Alessandro, Gigi e io abbiamo deciso che a fine 2011 non ci vedremo per la consueta puntata di Prospettive Musicali dedicata ai dischi dell'anno. La ragione e' pratica: Gigi sara' in giro per il vasto mondo, io mi fermero' a Milano solo un paio di sere e una la devo gia' passare in radio a registrare una puntata che sentirete in gennaio.

Ma c'e' anche un'altra ragione. Se penso alle musiche che mi ricorderanno nei prossimi tempi questo 2011, mi vengono in mente tre dischi nessuno dei quali e' uscito quest'anno. Le poesie di Walt Whitman, William Blake e Henry Vaughan recitate e musicate dal bardo scozzese Robin Williamson (che uscirono nel 2002). Un volume di composizioni barocche italiane, spagnole e tedesche, interpretate dal collettivo di cornettisti e trombonisti londinesi His Majestys Sagbutts and Cornetts (pubblicato nel 1996). E un disco di sinfonie e concerti di Tomaso Albinoni, eseguiti dall'Insieme Strumentale di Roma (uscito nel 2006). Tre dischi che sono stati la colonna sonora di un bel viaggio sui monti della Toscana che restera' nella memoria ancora per molto tempo. I miei dischi dell'anno sono questi tre.

Se poi fosse proprio necessario invece scegliere un disco pubblicato nel 2011, allora credo che la mia preferenza cadrebbe su questa esecuzione delle 8 suite per clavicembalo di Handel, che proprio qui a Londra vennero composte durante la prima meta' del 1700. A interpretarle impeccabilmente e' la pianista russa Lisa Smirnova (anche lei molto legata a questa citta': e' stata allieva di Robert Levin).

Di Handel si ascoltano spesso le opere, gli oratori, ecc. Ma a mio parere (e devo ancora ascoltare molto, quindi prendete questa opinione per quello che vale) la sua musica composta per il clavicembalo solo possiede caratteristiche di piu' spiccata modernita', quella stessa modernita' che abbiamo spesso evidenziato parlando di suoi contemporanei come Bach e Biber.

In rete ho trovato questa magnifica esecuzione degli ultimi 2 movimenti della seconda suite, forse quella che preferisco delle otto, suonata dal pianista americano Garrick Ohlsson.

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martedì 13 dicembre 2011

Keith Jarrett, Rio (ECM, 2011)

L'anno scorso, come qualche affezionato ascoltatore di Prospettive Musicali forse ricordera', rimasi per un po' di tempo letteralmente ossessionato da Jasmine, collaborazione tra Keith Jarrett e Charlie Haden.

Una sera mentre lo stavo trasmettendo mi arrivo' in studio l'SMS di un ascoltatore che diceva semplicemente: non so come possa piacerti Keith Jarrett. Non so cosa intendesse esattamente, se cioe' stesse affermando che non comprendeva come a me possa piacere Jarrett, oppure genericamente che non capiva le ragioni del succcesso del pianista americano.

Non ho mai risposto a quell'ascoltatore, dato che quando sono in studio non riesco a rispondere agli SMS che arrivano sul computer davanti a me, e finita la trasmissione esco in tutta fretta e corro a prendere l'ultima metropolitana. E il giorno dopo mi sono gia' dimenticato.

Ma insomma, la risposta e' questa: mi piace Jarrett perche' ascoltarlo mi permette di ripercorrere la storia della musica, piu' o meno da Johann Sebastian Bach a Cecil Taylor, passando per Handel, Schumann, Rachmaninov, Gurdjeff, Bartok, Cage, Monk, Evans.

Questo superlativo concerto (uno dei suoi sette del 2011), registrato il 9 aprile al Teatro Municipale di Rio de Janeiro, rende quello che ho appena scritto evidentissimo: il dialogo tra momenti storici e stilistici diversi si stempera in qualcosa di molto personale, eppure pieno di citazioni che e' un piacere riconoscere.

Mi piace specialmente l'inizio, cosi' spiazzante, senza tracce di melodia. E poi la seconda traccia, con quel suo vagare astratto e atmosferico, senza meta. Ma mi emoziono anche quando Jarrett sembra abbandonarsi ai ricordi, e le note si muovono su percorsi jazz piu' tradizionali e poetici.

In rete ho trovato una specie di trailer, che raccoglie alcuni momenti salienti di questo memorabile doppio (tra le sue cose migliori, come hanno osservato tanti prima di me). Non rende giustizia della complessita' di questo concerto, ma se ancora non vi siete procurati Rio, un'idea consente di farsela:

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giovedì 8 dicembre 2011

John Surman, The amazing adventures of Simon Simon (ECM, 1981)

Sono passati trent'anni dalla pubblicazione di quello che considero il lavoro piu' visionario del saxofonista britannico John Surman, e uno dei capisaldi del catalogo ECM.

The amazing adventures of Simon Simon porta a pieno compimento la fusione tra improv jazz e utilizzo del sintetizzatore, suonato come base sonora alla quale vengono progressivamente (avverbio non scelto a caso) sovrapposti intricati overdubbing di sax soprano, baritono e clarinetto basso.

La batteria di Jack DeJohnette anziche' tenere ritmi aggiunge dinamiche suggerite, percorrendo impreviste strade oblique.

Le avventure di Simon Simon si aprono con una delle tracce piu' memorabili del jazz spirituale e progressivo degli anni '70 e '80, quella Nestor's saga che e' rinnovamento, estasi assoluta, ascesa al cielo.

Interrompete qualsiasi cosa state facendo, almeno per una decina di minuti: chiudete gli occhi e immergetevi in questo suono purissimo.

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giovedì 1 dicembre 2011

Armonico Consort, Naked Byrd two (Signum Classics, 2011)

Riascoltando l'ultima puntata di Prospettive Musicali, mi sono stupito a constatare di avere scelto solo musica strumentale. E allora fatemi rimediare qui, dedicando il primo post di dicembre a un disco di musica corale, stimulated by overpowering feelings and potent sentiments that have the power to move and inspire the listeners, come leggo sul retro-copertina.

Armonico Consort e' un coro britannico relativamente giovane, ha da poco festeggiato il decennale, certamente meno noto rispetto ai nostri amatissimi (e vicini di casa) Sixteen e all'Hilliard Ensemble, formazioni che abbiamo ascoltato spesso insieme a Prospettive Musicali.

Il loro repertorio spazia tra composizioni antiche (Hildegard von Bingen, Thomas Tallis, Henry Purcell, Tomas Luis de Victoria) e contemporanee (Samuel Barber, John Tavener), interpretate con straordinario calore. E' questo un disco che genera un bel dialogo tra musiche scritte a mille anni di distanza.

La qualita' della registrazione e' eccellente, sono nel mio soggiorno ma mi sembra di essere in una cattedrale gotica.

Le tracce che preferisco: un'avvolgente Salve Regina composta attorno alla meta' dell'XXI secolo dal monaco benedettino Hermann Contractus, una bella interpretazione del celeberrimo Agnus Dei dall'Adagio per archi di Samuel Barber, un requiem composto da John Tavener sul finire dello scorso secolo e, modernissima, una composizione di Jonathan Roberts (componente dell'Armonico Consort, neanche trentenne), musicata su un testo di William Blake.

Mi piacerebbe farvi ascoltare la loro versione dell'Agnus Dei di Barber, ma in rete non la trovo. Pero' ne ho trovato un'eccellente interpretazione eseguita da un altro coro che amo particolarmente, e che vi proposi in questa puntata, i giovani francesi Accentus. Suggerisco di ascoltare quella: il video che l'accompagna mi piace molto.

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