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giovedì 29 marzo 2012

Billy Hart, All our reasons (ECM, 2012)

Da On the corner a A jewel in the lotus, alcuni dei miei dischi preferiti includono percussioni suonate dal veterano newyorkese Billy Hart.

Alla veneranda eta' di 71 anni, Hart e' ancora molto attivo: insegna in varie universita' e conservatori, e registra dischi a cadenza regolare, per la HighNote, la Enja e l'ECM.

Il suo ultimo progetto mi ricorda in particolare la sua storica collaborazione del 1974 con Bennie Maupin e Herbie Hancock (frequentemente citata in questo blog). Stesso spirito guida astratto, stesso uso delle percussioni che aggiungono colore anziche' dettare ritmi.

Un omaggio al Coltrane di Giant steps, posto quasi in apertura, suggerisce un'altra delle coordinate possibili, cosi' come i frequenti riferimenti a certo jazz spirituale (pensate a Charles Lloyd, con il quale peraltro Hart ha in passato collaborato). Mentre i momenti piu' sospesi (ad esempio la magnifica Nostalgia for the impossible) evocano la magia del trio di Charlie Haden, Paul Bley e Paul Motian.

Musica profondamente notturna, di un romanticismo urbano, che richiama alla mente quella strana quiete che i centri cittadini sanno evocare quando si spopolano, quando le presenze del giorno si trasformano in echi e ombre, quando luci immobili riportano finalmente silenzio e equilibrio dove regnavano fragore e disordine.

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martedì 27 marzo 2012

Glenn Gould, Johann Sebastian Bach: The Goldberg variations (Columbia, 1955)

E' un periodo strano, che suggerisce tante domande sul tempo. Ieri, d'istinto, sono salito su un treno e sono tornato nel paese della Valcamonica dove, nel 1989, feci il servizio civile come obiettore di coscienza. Non ci tornavo da allora.

Avevo 23 anni. Ne sono passati altri 23. Un mare di tempo. Il mio lavoro consisteva nell'assistenza ad anziani e portatori di handicap. Molti non ci sono piu' naturalmente. La persona che mi insegno' quel lavoro non mi ha immediatamente riconosciuto. Sono entrato nel suo ufficio come se invece di 23 anni fosse passato un giorno. Le ho detto: "Marisa, ma dove hai parcheggiato la Ritmo, che non la vedo qui fuori?". Ha sgranato gli occhi, probabilmente spaventata, pensava fossi un pazzo.

Gia', il tempo. Mi affascina il fatto che non lo puoi risparmiare, immagazzinare. Ne fai qualcosa oppure e' perduto. Andato, per sempre. Un giorno ci spiacera' averne perso cosi' tanto.

Tornando a casa, mi domandavo quanti sono i dischi davvero essenziali che abbiamo nelle nostre collezioni, e quanti ascolti sono, sostanzialmente, dei riempitivi di tempo - di quelli che non riempiono nulla pero', e fanno sentire ancora di piu' il vuoto.

Forse di dischi ne basterebbero 100. 150, to'. Un po' di Beatles, un po' di Rolling Stones, un po' di Miles Davis, un po' di Bob Dylan, l'antologia del folk americano di Harry Smith, un po' di Jimi Hendrix. Un po' di Woody Guthrie, un po' di Pete Seeger. I dischi, pensavo ieri sera, stanno sparendo adesso, ma in realta' dovevano sparire 40 anni fa.

Prendete Bach suonato da Gould. Cosa vi serve ancora? Non serve nemmeno scriverne. Ti metti all'ascolto, e il cuore si apre. Sorridi, galleggi nell'aria. Aveva 22 anni Glenn Gould nel gennaio del 1955. Esegui' le variazioni Goldberg come nessuno prima di lui e nessuno dopo.

Fu un uomo solo Glenn Gould. Riservato, immerso in un mondo suo. C'e' chi dice fosse autistico. Mori' ancora giovane, quando stava per abbandonare il pianoforte per fare altro della sua vita. Forse e' stato il suo piano. Non voleva essere abbandonato. Era solo anche lui.

Non sto a cercare un pezzo in Youtube. Non sto a cercare i link. Fatelo voi. Io mi ri-immergo nell'ascolto. Ci sentiamo in un momento piu' normale di questo. E scrivo un post normale, promesso.

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domenica 25 marzo 2012

Prospettive Musicali del 25 marzo 2012

1) DENES VARJON
Sonata op. 1
da Precipitando
(ECM New Series, 2012)

2) SOFIA GUBAIDULINA
Glorification of life
da Canticle of the Sun
(ECM New Series, 2012)

3) HANNE HUKKELBERG
Featherbrain
da Featherbrain
(Propeller, 2011)

4) PUNCH BROTHERS
Movement and location
da Who's feeling young now?
(Nonesuch, 2012)

5) DENES VARJON
V mlhach: molto adagio
da Precipitando
(ECM New Series, 2012)

6) PETE SEEGER
Banks of the Ohio
da American favorite ballads 4
(Folkways, 1961).

Ascolta il podcast.

Prospettive Musicali, settimanale di altre musiche di Radio Popolare, va in onda tutte le domeniche alle 22.35 in FM 107.600 e sul web.

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mercoledì 21 marzo 2012

Anteprima Prospettive Musicali

Buona primavera! Questa domenica ascolteremo insieme una composizione di Alban Berg, una traccia dall'ultimo disco di Hanne Hukkelberg e una ballata folk tradizionale dell'Ohio eseguita da Pete Seeger.

Prospettive Musicali, settimanale di altre musiche di Radio Popolare, va in onda tutte le domeniche alle 22.35 in FM 107.600 e sul web.

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domenica 18 marzo 2012

Prospettive Musicali del 18 marzo 2012

1) SOFIA GUBAIDULINA
The lyre of Orpheus
da Canticle of the Sun
(ECM New Series, 2012)

2) OLAFUR ARNALDS
Fyrsta
da Living room songs
(Erased Tapes, 2011)

3) TANGERINE DREAM
Atem
da Atem
(Ohr, 1973).

Ascolta il podcast.

Prospettive Musicali, settimanale di altre musiche di Radio Popolare, va in onda tutte le domeniche alle 22.35 in FM 107.600 e sul web.

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mercoledì 14 marzo 2012

Anteprima Prospettive Musicali

Questa domenica ascolteremo insieme un brano registrato da Olafur Arnalds nel suo soggiorno, una traccia dei Tangerine Dream pre-Virgin years, e una composizione di Sofia Gubaidulina.

Prospettive Musicali, settimanale di altre musiche di Radio Popolare, va in onda tutte le domeniche alle 22.35 in FM 107.600 e sul web.

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lunedì 12 marzo 2012

Denes Varjon, Precipitando (ECM New Series, 2012)

Un viaggio davvero emozionante, che parte dalla seconda scuola viennese e a ritroso arriva fino a una delle composizioni piu' astratte e moderne di Liszt.

Si inizia con la sonata opera 1 di Alban Berg, esponente di quel cenacolo di artisti austriaci che includeva anche Arnold Schoenberg e Anton Webern. Siamo nel 1908, una quindicina di anni prima dell'invenzione della musica dodecafonica, e quello che ascoltiamo e' un Berg ancora molto influenzato dal tardo romanticismo di Sergei Rachmaninoff.

Si prosegue con un lavoro di Leos Janacek che affonda anch'esso le radici nel romanticismo ma che, arricchendolo con riferimenti alle musiche popolari e folkloriche dell'est Europa, anticipa gia' lo stile moderno di Bela Bartok.

E si finisce con la sonata in Si minore di Franz Liszt, quindi in pieno romanticismo (siamo attorno alla meta' dell'ottocento). Liszt e' per me un autore ancora tutto da scoprire: ne ho fatto la conoscenza durante un Late Night Prom, l'anno scorso. Al di la' di qualsiasi raffinata considerazione tecnica, per me la sua musica resta legata all'atmosfera di quella tepida notte estiva, e a una passeggiata dopo il concerto nei Kensington Gardens deserti, appena illuminati dalle luci in movimento rapido delle macchine che correvano a distanza.

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mercoledì 7 marzo 2012

Hanne Hukkelberg, Featherbrain (Propeller, 2011)

Hanne Hukkelberg e' una PJ Harvey nordica, molto influenzata dalle sue piu' eccentriche colleghe norvegesi (Susanna Wallumrod, Maja Ratkje, Jenny Hval, Mari Kvien Brunvoll: nomi molto familiari a chi frequenta Prospettive Musicali), nonche', inevitabilmente, da Bjork, alle originali intuizioni della quale tutte loro devono molto.

Featherbrain e' considerato abbastanza unanimemente il piu' coraggioso dei suoi quattro dischi. E' un album di atmosfere fatate, che ricordano anche un po' gli islandesi Mum e la francese Colleen: come nei loro dischi, anche in Featherbrain si coglie lo spirito di certa psichedelia progressiva. To good to be good, la traccia piu' visionaria, mi fa pensare addirittura che Hanne abbia recentemente ascoltato parecchio Tangerine Dream e Cluster, e che pero' sia riuscita a evitarne certe cupezze e ripetitivita'.

Quello che mi colpisce maggiormente in queste dieci canzoni sghembe e fragili, sempre sul punto di collassare su se stesse e' il modo nel quale tutti gli strumenti sono suonati in chiave ritmica, spezzata. Eppure i ritmi sono cosi' sincopati e dispari, fuori registro e discontinui, da sembrare solo suggeriti, impliciti.

E' un disco pieno di poesia tipicamente nordica. Se avete sentito Floriography, capolavoro misconosciuto del giovane norvegese Pal Moddi Knutsen, sapete di cosa sto parlando (anche se qui di Nick Drake non c'e' traccia).

Abbiamo citato Too good to be good.

I'd rather not know, not see
What I see frightens me.

Eccola qui.

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martedì 6 marzo 2012

VV. AA., American roots collection (Smithsonian Folkways, 1996)

Il manifesto della Smithsonian Folkways (etichetta no profit della Smithsonian Institution) recita:

"We are dedicated to supporting cultural diversity and increased understanding among peoples through the documentation, preservation, and dissemination of sound. We believe that musical and cultural diversity contributes to the vitality and quality of life throughout the world".

Parole che mi piacciono molto, naturalmente, e che danno molta ispirazione alle scelte di Radio Engadina e ai miei contributi a Prospettive Musicali.

E se e' vero che Smithsonian Folkways e' associata soprattutto all'antologia della musica folk americana, che come ho spesso ripetuto e' il pezzo fondamentale di tutta la mia collezione di dischi (da li' tutto ha inizio), un po' tutti i dischi pubblicati dell'etichetta di Washington DC meritano la nostra attenzione.

Questa raccolta, pubblicata in occasione dei 150 anni dell'istituzione, e' un'introduzione validissima. Ventisei tracce che spaziano tra blues, bluegrass, ballate, gospel, canzoni di protesta e jazz. Il meglio di quel patrimonio musicale ricchissimo che l'America ha generato nel corso del ventesimo secolo.

Ci sono nomi per lo piu' noti: Lightnin' Hopkins (con la sua Penitentiary blues: se dovessi spiegare a un marziano cos'e' il blues gli farei sentire questo brano), Bill Monroe (con la struggente Blue Moon of Kentucky, e poi in duo con Doc Watson), Woody Guthrie (con due tracce tra le quali This land is your land che ispiro' immensamente il primo Dylan), Lead Belly (la cui In the pines ispiro' Cobain), Pete e Peggy Seeger (quest'ultima con una traccia irresistibile, Gonna be an engineer, immenso inno femminista), Mary Lou Williams (citata tra le influenze di Thelonious Monk, Charlie Parker, Miles Davis e chissa' quanti altri). E tanti altri ancora.

Scegliere un pezzo, uno solo, da trasmettere a Radio Engadina non e' facile, mi piacerebbe ascoltare insieme tutta la raccolta. Scrivendovi pero' in una notte ancora molto fredda e un po' cupa, propongo di abbandonarci a questo notturno blues del penitenziario, peraltro terribilmente sensuale.

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