Post Statistiche Commenti Profitti Campagne Pagine Tema Impostazioni Elenco lettura Guida

Ambiente Uguaglianza Tempo

mercoledì 30 dicembre 2015

Domenica a Prospettive Musicali

Domenica a Prospettive Musicali esploreremo insieme il recente esordio della saxofonista norvegese Mette Henriette.

Si tratta di un album doppio: il primo disco e' intimo e cameristico, registrato in trio (saxofono/ piano/ violoncello). Il secondo, inciso da un ensemble di 14 elementi, e' piu' complesso e multiforme.

"I always loved adventure and challenges" ha dichiarato Mette in una recente intervista di presentazione di questo suo primo lavoro che spazia infatti in modo avventuroso e imprevedibile tra musica da camera, jazz e improvvisazione.

Molto belle le foto in bianco e nero che accompagnano la pubblicazione del disco, scattate da Anton Corbijn.


Prospettive Musicali va in onda tutte le domeniche alle 22 a Radio Popolare Milano, Radio Wave International, Radio Popolare Salento e sul web. Seguiteci anche su Facebook: Prospmus.

Etichette:

domenica 27 dicembre 2015

Prospettive Musicali del 27 dicembre 2015


BOB DYLAN
Hurricane

BOB DYLAN
Mozambique

MARTIN COURTNEY
Awake

JULIA HOLTER
Feel you


Dopo il GR:

JOHN ABERCROMBIE
Arcade

JOHN ABERCROMBIE
Neptune

JOHN ABERCROMBIE
Blue wolf

JOHN ABERCROMBIE
Boat song

JOHN ABERCROMBIE
What are the rules

FOOD
Where dry desert ends.



Prospettive Musicali va in onda tutte le domeniche alle 22 a Radio Popolare Milano, Radio Wave International, Radio Popolare Salento e sul webSeguiteci anche su Facebook: Prospmus.

Etichette:

mercoledì 23 dicembre 2015

Domenica a Prospettive Musicali

Mi sta piacendo parecchio, quando riascolto le mie puntate di Prospettive Musicali, l'ordine che ho iniziato a dare al programma (da almeno un anno in realta').

Iniziamo la puntata con un classico che tutti conoscono, un modo per includere tra i nostri ascoltatori anche chi magari non ascolta proprio tutti i giorni Terry Riley e Arvo Part: e' un modo per segnalare che Prospettive Musicali vuole essere un programma accogliente, comunitario, popolare, aperto a tutti.

Proseguiamo per la prima mezz'ora con qualche disco pop/ rock/ indie di oggi o di ieri. E poi, dopo il GR, abbandoniamo la forma canzone e ci immergiamo in puro suono, paesaggi sonori, atmosfere, colori.

Domenica nella seconda parte, quella piu' notturna e meditativa, ascolteremo insieme alcuni estratti dai tre volumi di musica pubblicati tra il 1979 e il 1981 dal primo quartetto di John Abercrombie: Arcade, Abercrombie Quartet e M.

"I'd been playing a lot of fusion music in the early 70's, and I realized that I didn't want to play that kind of music for the rest of my life; I really wanted to play jazz".

Il chitarrista newyorkese si circonda cosi' di musicisti con le radici nel bebop, che viene interpretato in chiave minimale e impressionista.

Vi auguro di passare un buon Natale e un buon giorno di Santo Stefano. Con i vostri affetti piu' cari e con un po' di tempo con e per voi stessi. Ci sentiamo alla radio domenica 27.


Prospettive Musicali va in onda tutte le domeniche alle 22 a Radio Popolare Milano, Radio Wave International, Radio Popolare Salento e sul web. Seguiteci anche su Facebook: Prospmus.

Etichette:

I dischi del 2015: # 1

JULIA HOLTER
Have you in my wilderness
Domino.

I can't swim. It's lucidity. So clear. E poi ancora e ancora e ancora. Per giorni dopo l'uscita di Have you in my wilderness il ritornello  e l'imprevedibile assolo di sax (un UFO) di Sea calls me home mi hanno accompagnato ovunque andassi.

Il quarto album di Julia Holter e' contemporaneamente naturale conseguenza del pop barocco contemporaneo di Joanna Newsom e Sufjan Stevens e della musica di ricerca del suo primo lavoro (Tragedy, che a Prospettive Musicali vi trasmisi al tempo della sua pubblicazione senza peraltro immaginare dove Julia Holter sarebbe arrivata).

Racconta storie struggenti e bellissime, che parlano di abbandono (Lucette stranded on the island), di scoperta di infinite possibilita' nel momento in cui si fanno a pezzi abitudini (Sea calls me home), di un'attesa della quale non si vede la fine (Betsy on the roof).

E' musica mai ascoltata prima ma che stranamente e nonostante questo suona familiare, come se fosse sempre esistita dentro di noi: per questo, quando eravamo convinti di avere asoltato tutto, Have you in my wilderness merita di essere considerato il disco piu' emozionante e riuscito del 2015.

Grazie "per l'ascolto", e a tutti i lettori di London Calling e agli ascoltatori di Prospettive Musicali gli auguri di un 2016 di serenita', pienezza, salute, con tante buone letture e tanta buona musica a accompagnare le nostre giornate.

Etichette: ,

I dischi del 2015: # 2

JULIA HULSMANN QUARTET/ THEO BLECKMANN
A clear midnight - Kurt Weill and America
ECM.

Quando nel 1933 Kurt Weill fugge dalla Germania nazista, per il compositore tedesco inizia una nuova vita. Dopo un paio di anni trascorsi a Parigi e Londra, attraversa l'Oceano e si stabilisce a New York.

Da questo momento e fino alla sua prematura scomparsa avvenuta pochi giorni dopo il suo cinquantesimo compleanno, Weill abbandonera' la musica colta europea e comporra' per Broadway, per Hollywood, per la radio, attingendo da e contribuendo ad ampliare il repertorio del jazz vocale.

A questo ultimo periodo della vita del compositore e' dedicato il toccante omaggio della pianista tedesca Julia Hulsmann e dello straordinario cantante (anch'egli tedesco ma naturalizzato newyorkese) Theo Bleckmann.

Bleckmann a Prospettive Musicali lo conosciamo molto bene per le sue collaborazioni con Meredith Monk, Laurie Anderson, Philip Glass, Dave Douglas. Ma e' soprattutto in queste atmosfere nostalgiche, evocative degli anni d'oro del jazz, che il suo stile vocale eccelle.

Le sue interpretazioni di Mack the knife (originariamente composta da Weill per L'opera da tre soldi di Brecht) e soprattutto di September song (una delicata riflessione sull'effetto del passare degli anni) sono semplicemente perfette.

A clear midnight e' una mezzanotte che lascia intravvedere gia' la luce del mattino. Ci invita a pensare che l'oscurita' porta sempre con se' segnali di rinascita.

Usci' in primavera e lo ascoltai spesso osservando i cambiamenti di quella stagione. Mi diede allora, e continua a donarmi ancora oggi, un senso di sospensione del tempo. Musica totalmente unhurried, che rallenta e approfondisce respiro e pensieri. Ascolto indispensabile.

Etichette: ,

I dischi del 2015: # 3

JOANNA NEWSOM
Divers
Drag City.

Divers e' forse il disco piu' complesso di Joanna Newsom. Perche' e' costruito sovrapponendo, a volte caleidoscopicamente, elementi dei tre album che l'hanno preceduto. E soprattutto perche' ci mette davanti alla natura fragile della vita, delle relazioni, dell'amore.

Lo fa attraverso canzoni dagli arrangiamenti ancora piu' eccentrici  e barocchi che in passato, canzoni che mischiano ritmi (ragtime, passacaglie, madrigali, gighe), periodi, strumentazioni, senza alcun senso del limite.

L'effetto e', incredibilmente, leggero come una piuma, una specie di versione piu' sospesa e eterea della migliore Kate Bush.

Divers evoca voli di farfalle, fiocchi di neve, la sensazione di immersione profonda dentro noi stessi che proviamo ogni volta che camminiamo in montagna lontanissimi dagli affanni terreni.

Joanna Newsom ha inciso un altro inimitabile capolavoro di musica delicata e profondissima: un altro classico da ascoltare negli anni a venire.

Etichette: ,

martedì 22 dicembre 2015

I dischi del 2015: # 4

PAOLO FRESU/ DANIELE DI BONAVENTURA
In maggiore
ECM.

Mi ha molto emozionato il video che e' girato molto in rete in questi giorni nel quale si vedono i compagni di Podemos, domenica scorsa subito dopo il trionfo elettorale, cantare El pueblo unido jamas sera' vencido di Sergio Ortega.

E' una canzone davvero bellissima, un frammento della quale compare in coda a un'altra cover (la magnifica O que sera' di Chico Buarque) tra le tracce di questa collaborazione tra il trombettista sardo Paolo Fresu e il fisarmonicista marchigiano Daniele di Bonaventura.

Rispetto al disco che i due incisero con il gruppo vocale corso A Filetta (che vi trasmettemmo quando usci' e del quale scrissi qui), In maggiore e' un volume di musiche ancora piu' intime e silenziose, all'interno del quale la tradizione musicale sudamericana (oltre a Ortega e Buarque anche l'immancabile Victor Jara) incontra quella italiana (Puccini, la canzone napoletana, la musica sacra e liturgica).

E' un album che mi ha accompagnato nei momenti piu' riflessivi di quest'anno dal quale mi aspettavo alcuni cambiamenti che non sono mai avvenuti. Mi ha aiutato a ritrovare me stesso in frangenti un po' difficili, quelli in cui la musica diventa ancora piu' importante.

Etichette: ,

sabato 19 dicembre 2015

I dischi del 2015: # 5

SUFJAN STEVENS
Carrie & Lowell
Ashtmatic Kitty.

A proposito di Carrie & Lowell, Sufjan Stevens ha dichiarato a Pitchfork:

"It’s something that was necessary for me to do in the wake of my mother’s death—to pursue a sense of peace and serenity in spite of suffering. It’s not really trying to say anything new, or prove anything, or innovate.

It feels artless, which is a good thing. This is not my art project; this is my life".

Sufjan Stevens ho smesso di seguirlo molti anni fa. Ho sempre pensato che non sarebbe piu' riuscito a incidere un altro capolavoro epocale come i due album dedicati al Michigan e all'Illinois. Che ho riascoltato spesso in questi anni senza che mi stancassero mai.

E infatti Carrie & Lowell l'ho scoperto alcuni mesi dopo la sua pubblicazione. E' stata, davvero, una folgorazione, una di quelle che accadono poche volte in un intero anno.

E' un album acustico, intimo, fragilissimo. Di quella fragilita' che ci rende profondamente umani, vulnerabili, capaci di provare quelle emozioni profonde che ci fanno piangere o sorridere apparentemente senza motivo.

Racconta un rapporto difficile, quello di Sufjan con la madre Carrie che abbandono' la sua famiglia quando Sufjan aveva solo 1 anno per trasferirsi molti stati piu' a Ovest, nell'Oregon. Qui sposo' Lowell, che divenne per Sufjan piu' di un padre: un maestro, una guida, un amico.

Ancora oggi Lowell gestisce la Ashtmatic Kitty. Carrie invece li ha lasciati, nel 2012, dopo una vita davvero difficile (abuso di alcol, abuso di farmaci, sindrome bipolare, depressione).

Carrie & Lowell e' il modo che Sufjan ha trovato per dire alla madre tutto quello che non le ha saputo dire durante la vita.

E' un album dedicato a quella forza straordinaria di rinnovamento che e' il perdono.

Ed e' un disco pieno di amore: per i pochi momenti di vera felicita' della vita, e per chi non li puo' piu' condividere con noi.

Mi sbagliavo, tanto, quando pensavo che quelli dedicati al Michigan e all'Illinois sarebbero stati per sempre gli apici creativi di Sufjan. Erano solo una preparazione per un disco che rimarra' per sempre nell'anima di chi gli dedica tempo.

Profondo, silenzioso, intensissimo. Carico di dolore e meraviglioso come solo la vita sa essere.

Etichette: ,

giovedì 17 dicembre 2015

I dischi del 2015: # 6 - 10

Ci si scriveva, Alessandro, Gigi e io, qualche giorno fa a proposito dell'opportunita' di una puntata collettiva speciale di Prospettive Musicali, dedicata ai dischi dell'anno che sta per terminare.

Alla fine abbiamo deciso di soprassedere, sia perche' io non so ancora quando (ne' se) riusciro' a essere a Milano nel periodo delle vacanze, sia perche' due di noi hanno candidamente ammesso di avere ascoltato prevalentemente musica proveniente da molti anni fa.

Pero' una decina di titoli usciti negli ultimi 12 mesi da portare con noi negli anni a venire, cercandoli li ho trovati.

Facciamo cosi'. Se vi armate di un po' di pazienza perche' non riesco a dedicarci tanto tempo, nei prossimi giorni, uno alla volta, vi racconto perche' mi sono piaciuti tanto, in particolare, 5 dischi.

Oggi invece vi propongo 5 titoli (e link) di dischi che per un soffio non sono entrati nella cinquina che commenteremo insieme.

Si tratta, come sempre accade sia qui che a Prospettive Musicali, di scelte eclettiche, assai diverse una dall'altra. Adatte a situazioni, ore della giornata, stagioni metereologiche e dell'anima differenti. Cioe' alla vita.

Buona lettura e buon ascolto.


BEACH HOUSE
Thank your lucky stars
Sub Pop/ Bella Union

BJORK
Vulnicura
One Little Indian

ELINA DUNI QUARTET
Dallendyshe
ECM

JESSICA PRATT
On your own love again
Drag City

STEFANO BATTAGLIA TRIO
In the morning
ECM.

Etichette: ,

martedì 8 dicembre 2015

Uscire da noi stessi



Cos'e' la misericordia? E' spiegato molto bene nelle pagine culturali dell'Avvenire di oggi:

"È una regola di empatia e di simpatia, che chiede di oltrepassare il proprio io, di mettersi nella situazione dell’altro e di agire come io desidererei che l’altro agisse in tale situazione verso di me.

Il misericordioso esce da se stesso; il misericordioso non è autocentrato e autoreferenziale, non è rinchiuso in se stesso, ma è un uomo che è pronto ad aprirsi all’altro".

Scegliendo di dedicare il Giubileo alla misericordia, Francesco ci invita a riscoprire l'essenza del messaggio d'amore del Vangelo.

Lo fa suggerendoci una parola attuale, semplice, che se pero' decidiamo di approfondire contiene per noi moderni, che le religioni e le filosofie le interpretiamo sincreticamente, una sua complessita': la misericordia cristiana e' un concetto non cosi' lontano dall'imperativo categorico della morale kantiana (potremmo definire la misericordia un concetto illuminista? Forse, se ci pensate, si') e dalla compassione delle religioni orientali. 

Pensiamoci durante l'anno che si apre davanti a noi, e cerchiamo, se ne saremo capaci, di agire come il Vangelo e Francesco ci invitano a fare.

La mia generazione ha perso



"Questo è quello che, in letteratura, racconta e spiega da vent'anni Michel Houellebecq, che di sinistra certo non è ma già dal suo primo libro ci parla proprio di questo - con una critica esistenzialista (e non solo economica) al neocapitalismo - e nell'ultimo profetizza che l'implosione non può che portare in Francia al bipolarismo tra Fronte nazionale e integralismo islamico, forme diverse ma speculari di ricoesione sociale, qualcosa di simile ai due fascismi contrapposti di cui ha da poco parlato anche Hanif Kureishi, un'altra bella mente che forse dovremmo ascoltare.

Questo è stato, questo è: disintegrazione dei sindacati e di ogni corpo sociale intermedio, riduzione dei partiti di massa a comitati elettorali per l'elezione di un leader carismatico, e poi giovani contro anziani, partite Iva contro salariati, disoccupati contro insegnanti, disoccupati contro somministrati, e via così all'infinito".

L'ha scritto stamattina Alessandro Gilioli, Piovono rane.

Quella tra opposti integralismi e' una guerra che si preannuncia lunga: speranze di pace non se ne vedono neanche guardando anni davanti a noi.

Noi l'abbiamo gia' perduta. 

Noi, che abbiamo creduto di poter costruire una socialdemocrazia armoniosa, con le disuguaglianze ridotte al minimo, servizi efficienti e uguali per tutti, un forte impegno condiviso per la risoluzione pacifica delle controversie che avrebbe portato all'inutilita' di polizie e eserciti.

Niente di tutto questo e' successo. Niente di tutto questo succedera' nel corso delle nostre vite. 

Facciamocene una ragione: abbiamo perso su tutta la linea.

Se non ora quando



"[Lou Reed] gets the last word, and it's right to the point: don't go looking to the past with your regrets, don't go to the future and how much better it's going to be. All we have is now".

Laurie Anderson, intervistata da Andrew Male.

martedì 1 dicembre 2015

Formidabili quegli anni (put the world back together again)



Quella di oggi e' una lettura un po' lunga, ma se appartenete alla mia generazione e se quindi avete vissuto la dimensione naturale del tempo e dello spazio prima dell'avvento di Internet, vi fara' riflettere e forse anche cambiare qualche abitudine.

Non si tratta di essere fondamentalisti, ovvio. Questa comunicazione tra voi e me passa proprio attraverso la rete. Piuttosto si tratta secondo me di imparare a definire zone della nostra vita libere da ogni connessione: spazi di introspezione e solitudine, particolarmente necessari se come me siete un po' introversi.

Sono frammenti estratti da The encyclopedia of trouble and spaciousness di Rebecca Solnit. Buona lettura.


1995

"When I think about, say, 1995, or whenever the last moment was before most of us were on the Internet and had mobile phones, it seems like a hundred years ago. Letters came once a day, predictably, in the hands of the postal carrier.

News came in three flavors — radio, television, print — and at appointed hours. Some of us even had a newspaper delivered every morning".


Ona cosa alla volta

"The bygone time had rhythm, and it had room for you to do one thing at a time; it had different parts; mornings included this, and evenings that, and a great many of us had these schedules in common. I would read the paper while listening to the radio, but I wouldn’t check my mail while updating my status while checking the news sites while talking on the phone.

Phones were wired to the wall, or if they were cordless, they were still housebound. The sound quality was usually good. On them people had long, deep conversations of a sort almost unknown today, now that phones are used while driving, while shopping, while walking in front of cars against the light and into fountains. 

The general assumption was that when you were on the phone, that’s all you were".


Non ti sento, ti richiamo

"Letters morphed into emails, and for a long time emails had all the depth and complexity of letters. They were a beautiful new form that spliced together the intimacy of what you might write from the heart with the speed of telegraphs.

Then emails deteriorated into something more like text messages… Text messages were bound by the limits of telegrams — the state-of-the-art technology of the 1840s — and were almost as awkward to punch out. 

Soon phone calls were made mostly on mobile phones, whose sound quality is mediocre and prone to failure altogether (“you’re breaking up” or “we’re breaking up” is the cry of our time) even when one or both speakers aren’t multitasking. 

Communication began to dwindle into peremptory practical phrases and fragments, wile the niceties of spelling, grammar, and punctuation were put aside, along with the more lyrical and profound possibilities. 

Communication between two people often turned into group chatter: you told all you Facebook friends or Twitter followers how you felt, and followed the popularity of your post or tweet. Your life had ratings".


Soli non si muore

"Previous technologies have expanded communication. But the last round may be contracting it. The eloquence of letters has turned into the nuanced spareness of texts; the intimacy of phone conversations has turned into the missed signals of mobile phone chat. 

I think of that lost world, the way we lived before these new networking technologies, as having two poles: solitude and communion. The new chatter puts us somewhere in between, assuaging fears of being alone without risking real connection. 

It is a shallow between two deeper zones, a safe spot between the dangers of contact with ourselves, with others".


Un tavolo per 8

"It seems less likely that each of the kids waiting for the table for eight has an urgent matter at hand than that this is the habitual orientation of their consciousness. At times I feel as though I’m in a bad science fiction movie where everyone takes orders from tiny boxes that link them to alien overlords.

Which is what corporations are anyway, and mobile phones decoupled from corporations are not exactly common".


Ansia da prestazione

"A restlessness has seized hold of many of us, a sense that we should be doing something else, no matter what we are doing, or doing at least two things at once, or going to check some other medium. It’s an anxiety about keeping up, about not being left out or getting behind".


C'e' tutto un mondo intorno

"It’s hard, now, to be with someone else wholly, uninterruptedly, and it’s hard to be truly alone. The fine art of doing nothing in particular, also known as thinking, or musing, or introspection, or simply moments of being, was part of what happened when you walked from here to there, alone, or stared out the train window, or contemplated the road, but the new technologies have flooded those open spaces.

Space for free thought is routinely regarded as a void and filled up with sounds and distractions".


Il mondo ricomposto

"Getting out of [the rabbit hole of total immersion in the networked world] is about slowness and about finding alternatives to the alienation that accompanies a sweater knitted by a machine in a sweatshop in a country you know nothing about, or jam made by a giant corporation that has terrible environmental and labor practices and might be tied to the death of honeybees or the poisoning of farm workers. 

It’s an attempt to put the world back together again, in its materials but also its time and labor. It’s both laughably small and heroically ambitious".