Post Statistiche Commenti Profitti Campagne Pagine Tema Impostazioni Elenco lettura Guida

Prospettive musicali e altri racconti

mercoledì 27 giugno 2018

Domenica a Prospettive Musicali.


Qualche anticipazione su quello che ascolteremo domenica.

Elina Duni e' una cantante albanese che seguiamo ormai da anni e che ha da poco pubblicato un album inciso con il suo piano, la sua chitarra e le sue percussioni etniche. In totale solitudine.

Musiche del mondo, che si concentrano sulle tradizioni di popoli migranti. Dal repertorio italiano ha scelto di ri-interpretare il capolavoro Amara terra mia di Domenico Modugno, e lo ha fatto con l'empatia di chi ha dovuto lasciare una terra che pur amata diventa a un certo punto della vita inospitale, amara.

Jakob Bro e' un altro nome noto ai nostri ascoltatori. Arriva dalla Danimarca, suona la chitarra e si fa accompagnare da uno dei piu' brillanti contrabbassisti della sua generazione, Thomas Morgan. Morgan che abbiamo ascoltato recentemente insieme a un altro chitarrista che amiamo e al quale abbiamo dedicato un'intera puntata nel mese di maggio, Bill Frisell. Il suo ultimo album contiene note sparse che escono facilmente dalla nostra coscienza per farsi semplice atmosfera ambientale.

Prospettive Musicali va in onda tutte le domeniche alle 22 a Radio Popolare Milano, Radio Wave International, Radio Popolare Salento e sul webSeguiteci anche alla pagina Prospmus. Le radioregistrazioni del programma le trovate alla nostra pagina nel sito di Radio Popolare e in Itunes.

Etichette:

martedì 19 giugno 2018

Numeri.



1 e' un bel numero. Mi riporta alle mie passeggiate pensose, a quando ascolto un disco tutto concentrato, a quando scrivo.

2 e' il numero di quando sono con la Gio', di quando leggiamo a voce alta per l'altro, dei nostri passi sui sentieri, di quando riflettiamo insieme, di quando ci ritroviamo, di quando facciamo l'amore.

3 e' il numero di quando sono un po' indeciso, e allora scrivo 3 azioni, ci penso un po' su, le soppeso e poi ne scelgo una. Oppure divido un'azione complessa in 3 piu' facili da eseguire, magari in tempi diversi cosi' non mi stanco troppo. Provate, funziona.

4 non mi dice molto: e' troppo o troppo poco, a seconda di come lo guardi.

5 e' il numero degli elenchi che mi piace scrivere e leggere. 5 dischi su un tema ti vengono in mente in un attimo, per 10 ci devi pensare e fare fatica. Le scalette di Prospettive Musicali nascono quando ho in mente 5 dischi che stanno bene insieme.

6 e i numeri piu' grandi di 6 non mi piacciono, nessuno di loro.

lunedì 11 giugno 2018

L'inganno.



Perche' e' cosi' difficile per molti appartenenti alle classi subalterne identificarsi con la propria classe sociale e agire (votare per esempio) in coerenza con i propri interessi e non con quelli delle classi dominanti?

Mi sono fatto l'idea che non esista una sola risposta, ma almeno due. 

1) Una evidente inconsapevolezza della propria condizione e una sopravvalutazione della mobilita' sociale verso l'alto. Nonostante le evidenze empiriche contrarie, sono in molti a pensare che i propri figli, cosi' speciali ai loro occhi, riscatteranno la loro condizione diventando "qualcuno": un calciatore, una modella famosa, uno scienziato, un personaggio televisivo, un alto dirigente.

2) L'invisibilita' delle classi dominanti. I ricchi mandano i propri figli alle scuole private, si curano con la sanita' privata, frequentano circoli preclusi a chi non appartiene alla propria classe sociale, viaggiano in auto dai vetri oscurati e in classi esclusive.

Se ne intercettano le tracce, quasi delle evidenze semiotiche della loro esistenza (auto di lusso, negozi del centro, ristoranti di chef celebrita'), ma non li si incontra.

Questa distanza proietta sul di loro sia un rispetto che se li frequentassimo perderebbero subito, sia un'aura di desiderabilita' che fa perdere di vista che quei modelli di vita e consumo sono destinati a rimanere per i componenti delle classi subalterne aspirazioni irraggiungibili, desideri frustrati.

Ci si dimentica, attraverso questo stato autoillusorio, della propria condizione di mediocrita' e soprattutto del proprio stato di fragilita' e bisogno. Primario interesse degli appartenenti alle classe subalterne sarebbe un welfare di eccellenza: scuole, assistenza, sussidi, ospedali, trasporti pubblici. 

Ma non lo sanno.

Al contrario, sostengono con convinzione chi promette meno tasse. E quindi meno servizi e di peggiore qualita', piu' individualismo, piu' vulnerabilita', piu' solitudine. Si fanno inconsapevoli alfieri e difensori di un liberismo che e' legge del piu' forte e che va contro il loro tornaconto. 

Media, politici, influenzatori, autorita' per distrarre deliberatamente dalla rapacita' senza limiti delle classi dominanti amplificano ad arte la distanza tra chi ha poco e chi non ha nulla. Confermano che chi sta a galla e' diverso dai migranti e da chi per un rovescio della sorte e' sceso sotto alla soglia di poverta'.

A costoro, agli ultimi, agli esclusi, viene attribuita la responsabilita' di quel progressivo scivolamento verso il basso che i ceti medio-bassi non possono non percepire, ma che non hanno gli strumenti per interpretare per quello che e': sottrazione di diritti e ridistribuzione verso l'alto.

In questo modo si preclude alle classi subalterne quella unione senza la quale non avranno mai la massa critica per rovesciare il tavolo e riprendersi cio' che e' anche loro.

 L'inganno e' riuscito alla perfezione.

venerdì 8 giugno 2018

Suoni, parole, colori, movimento, domande, idee.



Ho letto una biografia, di un'illustratrice, che mi piace tantissimo. La voglio condividere con voi.

"Ohara Hale is a self-taught artist who works with many different forms and materials. She sings, writes, draws, and performs sounds, words, colors, and movements that are questions and ideas about love, life, nature, and all the unseen, unknown, and dreamed in between. Hale lives on planet Earth with her rescue dog, Banana".

A me una descrizione cosi' apre mondi. 

Perche' e' in fondo questo il senso della vita. Immergersi in suoni, parole, colori, movimento, domande, idee.

Sull'amore, sulla natura, su cio' che e' visibile e anche su cio' che invisibile agli occhi.

Spero che queste parole vi diano ispirazione per il fine settimana, perche' e' per questo che le ho condivise.

E poi per la settimana, anzi le settimane, i mesi, gli anni, la vita.

giovedì 7 giugno 2018

Meno e' piu'? (Reprise).



"Non c'e' bisogno di rischiare vita o liberta', per essere vigliacchi", scrive Salvatore La Porta. "Spesso sono le paure piu' minuscole quelle capaci di rendere opaca un'esistenza: se fossero la conseguenza di sfide piu' evidenti, forse troveremmo il coraggio di reagire".

La psicoterapia insegna a farsi domande. Anche quelle scomode, anzi soprattutto proprio quelle che evitiamo con cura.

Non e' necessario rispondere. Non subito. Questo ci da' sollievo. Le risposte le troveremo, se le troveremo, al termine di un percorso di riflessione che ci avra' portati a esplorare luoghi sconosciuti.

L'enfasi e' proprio su questo percorso. Durante il quale comprendi cosa e' importante. E a liberarti di tutto il resto. A vivere con poco. Solo con cio' a cui ci lega un rapporto affettivo profondo.

Vale anche con le relazioni. Impari a usare il tempo, facendo spazio con consapevolezza, accogliendo l'imprevisto.

*

La psicoterapia insegna a trovare il coraggio per reagire, rendendo evidente quell'opacita' della quale La Porta parla nel suo libro. Della quale tanti non sembrano avere consapevolezza e credo non serva spiegare perche'. Tanti include anche noi, beninteso.

Questo e' quello che ho capito, e volevo condividerlo con voi.

venerdì 1 giugno 2018

Meno e' piu'?



Ho iniziato un libro che ho comprato l'ultima volta che sono tornato a Milano. Less is more, Salvatore La Porta, il Saggiatore.

La tesi e' che la nostra liberta' intellettuale e il possesso del nostro tempo dipendono da quanto sappiamo rinunciare ai beni materiali, o se preferite all'alienazione di tempo che si rende necessaria per acquistarli.

*

E' una tesi interessante. Mi domando pero' se il sistema nel quale viviamo rende la scelta praticabile. Nel momento in cui tutto e' stato privatizzato ed e' in vendita, c'e' ancora una possibilita' reale di scelta?

Se il cibo salutista costa significativamente piu' del cibo non sano, per esempio, che facciamo? Restiamo padroni del nostro tempo e ci adattiamo a comprare frutta e verdura coltivati con quantita' massicce di pesticidi? Oppure decidiamo che ha senso vendere un certo numero di ore della nostra giornata, in genere non poche, al termine della quale pero' possimo portare sulla nostra tavola cibo biologico?

Gli esempi sono moltissimi. Nelle nostre citta' vivere in zone verdi e sicure costa molto. Siamo disposti a rinunciare alla sicurezza quando torniamo a casa la sera o a tenere le finestre chiuse per non sentire i rumori della tangenziale, per riavere il nostro tempo?

Forse se abbiamo tempo possiamo coltivare le nostre verdure e andare a vivere in un paese lontano da tutto dove problemi di sicurezza e inquinamento sonoro non sussistono. Ma saremmo felici, noi che siamo abituati all'offerta culturale di una grande citta'?

*

Non ho una risposta. Per elaborare la quale sto infatti leggendo il libro. Appena giungo a qualche possibile conclusione la scrivo qui e se volete ne parliamo.

Intanto, buon fine settimana.