Shaft in Soho



Cosa dite, iniziamo anche noi a ragionare su quello che e' stato il 2009? Senza affrettare definitive liste, per compilare le quali abbiamo ancora un po' di tempo.

Gli ultimi dodici mesi sono trascorsi senza rivoluzioni, ma con tanta musica di qualita'. La parte del leone l'hanno fatta ristampe e raccolte, come accade da alcuni anni in qua. Va benissimo cosi': il patrimonio underground delle musiche che amiamo e' ricco, e merita di essere recuperato da un prematuro oblio.

E se il Paese nel quale questo blog viene scritto ha saputo esprimere solo una manciata di dischi davvero degni di nota (nella lista di venti album dai quali estrarro' i dieci dischi del 2009 di Engadina Calling solo due titoli sono di musicisti inglesi), l'etichetta dell'anno di Engadina Calling e' ancora una volta la Soul Jazz di Soho.

Casa discografica associata al negozietto Sounds of the Universe di Broadwick Street, uno dei miei tre negozi di dischi preferiti del pianeta Terra (gli altri sono Other Music di New York e Dusty Groove di Chicago), Soul Jazz da anni realizza raccolte assolutamente immense.

Quest'anno la consueta competenza sulla musica black, giamaicana, brasiliana di Soul Jazz e' stata ampliata con i primi due volumi della serie World Audio Foundation, dedicati ai ritmi afro-cubani e ai canti polifonici sacri della Georgia.

Sono almeno tre i gioielli di assoluta eccellenza che l'etichetta di Soho ha pubblicato nel 2009: Fly girls, dedicato alle donne rapper, Freedom rhythm & sound, su jazz e movimento per i diritti civili degli afro-americani, e il mio preferito Can you dig it?, sulle colonne sonore dei film blaxploitation.

Ci sono tutti: Isaac Hayes, Curtis Mayfield (e per quanto siano stra-sentiti, l'uno-due Shaft - Pusherman piazzato all'inizio del secondo LP stende per giorni), Roy Ayers, Marvin Gaye, Quincy Jones, James Brown, Martha Reeves, Bobby Womack, Jack Ashford, Earth, Wind & Fire. E archi, trombe, flauti, Rhodes, clavinet, bonghi, atmosfere grandiose e magniloquenti.

Il libretto di 100 pagine, tutto illustrato, e' pieno di informazioni storiche, sociali e politiche che contestualizzano la musica. E soprattutto di foto mozzafiato: un'estetica fatta di capigliature, orecchini, colletti, cinture, tutti stra-esagerati eppure misteriosamente lontanissimi dal cattivo gusto, e sinesteticamente in linea con i suoni.

E forse e' questo il principale pregio delle raccolte Soul Jazz, questa straordinaria capacita' di calare l'ascoltatore nel contesto culturale, estetico, artistico, politico, sociale di un'epoca e di un luogo geografico. Il primo Engadina d'oro 2009 e' quindi per loro, e ne abbiamo ancora un bel po' da assegnare insieme prima che si chiuda il sipario su quest'anno.

Commenti

Marco Reina ha detto…
Ottima scelta davvero.
Curioso di leggere chi saranno i meritevoli degli altri Engadina d'oro 2009.
Fabio ha detto…
E qui si attende trepidanti la lista di The music is inside.
Anonimo ha detto…
La lista di "The Music Is Inside" e' da ieri sera (12/12) nel tuo inbox, come promesso: buona lettura!
Fabio ha detto…
Server giu', tanto per cambiare.