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martedì 31 agosto 2010

Karsten Stueber, L'empatia (Il Mulino, 2010)

Sempre bello, d'estate, dedicare una parte dei pigri pomeriggi liberi da ogni preoccupazione di lavoro, a ripassare e approfondire i contenuti dei nostri studi, sempre piu' distanti nel tempo.

Chi all'universita' ha studiato scienze sociali, come il redattore di questo blog, credo sia ancora affezionato alle analisi rigorose e alla grafica sobria e minimale dei volumi pubblicati da Il Mulino, che rappresentano sempre, ad ogni visita in libreria, una forte tentazione.

Tra i titoli letti quest'estate, consiglio in particolare questo saggio, parte della bella collana di testi e studi di psicologia, dedicato alle teorie sull'empatia e alla sua, da alcuni messa in discussione, importanza epistemica nella comprensione del comportamento degli agenti attorno a noi.

Il volume e' certamente "di parte": la centralita' dell'empatia nella formazione dei nostri percorsi interpretativi, sostenuta con forza dal filosofo tedesco, e' probabilmente un po' estremizzata. I sociologi e gli antropologi, in genere, infatti ridimensionano l'importanza delle teorie psicologiche del senso comune, che enfatizzano l'aspetto istintivo dell'approccio empatico al mondo, sottolineando l'importanza di un approccio epistemico che privilegi l'interpretazione del comportamento sociale attraverso una prospettiva culturale complessa (cioe' legata alle singole culture di riferimento).

La teoria dell'empatia ricostruttiva, che combina i due approcci (istintivo e culturale), riferendosi anche all'evidenza fisiologica dei neuroni specchio, mi sembra pero' particolarmente convincente.

A tratti il linguaggio diventa un po' per addetti ai lavori, ma con un po' di impegno (e qualche sbirciatina a Wikipedia per ripassare concetti un po' impolverati), credo che si tratti di una lettura su un tema coinvolgente (e per me la e' decisamente stata).

domenica 29 agosto 2010

Prospettive Musicali del 29 agosto 2010

Stamattina mi sono svegliato con il timer dello stereo, proprio mentre su Radio Popolare stava andando in onda la programmazione del giorno letta da Claudio Ricordi. E quindi Prospettive Musicali e il mio nome sono state tra le prime parole ascoltate nel momento del risveglio. Il sottofondo usato da Claudio era un brano del liutista Rolf Lislevand, e di conseguenza l'incipit del programma si è un po' scelto da solo.

Poi mi sembrava ci stesse bene, per proseguire sul tema delle etichette tedesche che studiano il complesso rapporto tra musica e silenzio, una traccia scelta da un disco dell'ottima e sconosciuta Wandelweiser.

Per interrompere tutto quel silenzio, ho pensato di introdurre a questo punto qualcosa di fragoroso, e cercando qualcosa di decisamente caotico mi sono capitati tra le mani un volume dedicato alla rara (musica cerimoniale di strada, per festività religiose e manifestazioni politiche), registrato a Haiti, presso la comunità creola, e un disco di Tony Da Gatorra, anziano hippy e riparatore di televisioni di Sao Paulo, inventore della gatorra, una specie di chitarra elettrica con rozzo campionatore di suoni e altrettanto rudimentale drum machine. Non risolvendomi a scegliere, li ho messi in scaletta entrambi.

E poichè il disco di Tony Da Gatorra che posseggo è una collaborazione con Gruff Rhys dei Super Furry Animals, per associazione mi è venuta in mente un'altra riuscita collaborazione, ascoltata spesso in tempi recenti, quella messa in piedi dallo stagionato free-jazzista inglese Paul Dunmall insieme all'astro nascente della batteria jazz, Chris Corsano. Irresistibile l'assolo di cornamusa che lo apre.

Per ulteriore associazione spontanea, ho poi scelto una distesa traccia da un'altra riuscita collaborazione, quella tra Evan Parker al sax tenore e Sten Sandell all'organo da chiesa, registrata l'anno scorso in una chiesetta del Kent.

La scaletta quindi è diventata:

1) ROLF LISLEVAND
Ricercata prima
da Diminuito
(ECM New Series, 2009)

2) EVA-MARIA HOUBEN
Drei chorale
da Works for piano
(Wandelweiser, 2010)

3) RARA IN HAITI
Pistache grie - Remon O/ Gade machann
da Rara in Haiti
(Soul Jazz, 2010)

4) TONY DA GATORRA VS. GRUFF RHYS
In a house with no mirrors
da The terror of cosmic loneliness
(Ovni, 2010)

5) PAUL DUNMALL & CHRIS CORSANO
Identical sunsets
da Identical sunsets
(ESP-Disk, 2010)

6) EVAN PARKER & STEN SANDELL
Psalm 4
da Psalms
(Psi, 2010).

Ascolta.

Prospettive Musicali torna domenica 5 settembre, alle 22.35 su Radio Popolare, con le selezioni di Gigi Longo.

domenica 22 agosto 2010

Prospettive Musicali del 22 agosto 2010


Nella redazione programmi della radio, deserta. Di là nella redazione giornalistica, dall'altra parte del corridoio, stanno cercando di preparare il GR che va in onda prima di Prospettive. Mi dicono che non sta succedendo niente stasera, che quasi non hanno notizie da leggere.

Cerco di dare un ordine ai dischi che ho portato con me, provo e riprovo, poi mi ricordo di averli infilati nella sacca da viaggio proprio facendo un modo che un ordine non possa esistere.

Sono un po' agitato, come sempre appena prima di entrare in studio: ho sempre paura che qualcosa non funzioni, di avere dimenticato qualcosa, o di dimenticarla mentre sto parlando. Ma so anche che appena entrato di là nello studio giallo ogni timore si stempererà nella musica e svanirà, improvvisamente.

Sono contento di essere qui: alla radio, a Milano. Mi sento sempre bene quando torno in Italia, letteralmente rinasco, avvolto in un senso di protezione: tra persone, paesaggi, gusti che mi sono piacevolmente familiari. Londra e' ormai solo un luogo dove torno perchè il mio lavoro è lì, e in Italia è praticamente impossibile trovarne uno: potessi, non ci tornerei mai più, per il resto dei miei giorni, così come dopo un'indigestione di un piatto particolare non ne puoi più sopportare nemmeno la vista.

Mi sono regalato un po' di voli: in ottobre, novembre, per Natale. Il fatto di sapere che tornerò a casa spesso mi rende Londra, almeno vagamente, sopportabile.

Ma sto tergiversando, e invece dovrei preparare la scaletta di stanotte, perchè è quasi ora di entrare nello studio-acquario:

1) DIRTY PROJECTORS & BJORK
Ocean
da Mount Wittenberg orca
(Mountwittenbergorca.com, 2010)

2) TITO PUENTE
Oye como va
da VV. AA. Nu yorica roots!
(Soul Jazz, 2000)

3) MICHAEL GREGORY JACKSON
Clarity
da Clarity
(ESP-Disk, 1976)

4) PAUL METZGER
II
da The uses of infinity
(Locust, 2010)

5) DIRTY PROJECTORS & BJORK
When the world comes to an end
da Mount Wittenberg orca
(Mountwittenbergorca.com, 2010)

6) STEFFEN BASHO-JUNGHANS
Rolling thunder variation II
da VV. AA. We are all one, in the sun: a tribute to Robbie Basho
(Important, 2010)

7) RAY BARRETTO
Acid
da VV. AA. Nu yorica roots!
(Soul Jazz, 2000)

8) AUGUSTUS PABLO & THE UPSETTERS
Lama lava mix one
da VV. AA. Sound system scratch - Lee Perry's dub plate mixes 1973 to 1979
(Pressure Sounds, 2010)

9) GLENN JONES
1337 Shattuck avenue apartment D
da VV. AA. We are all one, in the sun: a tribute to Robbie Basho
(Important, 2010)

10) DIRTY PROJECTORS & BJORK
No embrace
da Mount Wittenberg orca
(Mountwittenbergorca.com, 2010).

Ascolta (leggermente tagliato all'inizio perche' non riuscivo a registrare).

Ci risentiamo tra sette giorni, domenica 29 agosto alle 22.35, su Radio Popolare.

mercoledì 18 agosto 2010

Sound system scratch - Lee Perry's dub plate mixes 1973 to 1979 (Pressure Sounds, 2010)

Quest'anno ho sentito classici di Marley per tutta la prima meta' dell'estate, e poi nella seconda meta' sono passato ad ascoltare ossessivamente Lee Perry.

Dopo aver rovinato di ascolti questo superclassico che usci' una quindicina di anni fa su Pressure Sounds (etichetta, ricordiamolo, co-fondata da Adrian Sherwood), mi sono procurato questo Sound system scratch, che per quante raccolte di musica di Perry abbiate ascoltato, suona incredibilmente originale e con un suono cosi' grezzo e lo-fi in molte delle venti tracce, che sembra di ascoltare un disco dub per la prima volta.

Il fatto che paiano versioni non definitive, in progress, con livelli ancora da mettere a punto ed equilibrare, aggiunge un senso di scoperta, come osservare Lee al lavoro nei suoi Black Ark studios, mentre prepara le sue stordenti alchimie.

Formidabile nella sua imprecisione, ben calibrato tra strumentali (versions cioe') e brani cantati, Sound system scratch e' tra i piu' riusciti manifesti di un'epoca di sperimentazione ritmica forse perduta per sempre, ma nella quale e' sempre un piacere immergersi.

Jah rules. Irie irie.

(E ne approfitto per segnalare che tocchera' a me condurre Prospettive Musicali questa domenica, alle 22.35 su Radio Popolare: non ci faremo certamente mancare il bellissimo strumentale di Augustus Pablo contenuto in questa raccolta, e se ci stara' anche qualche altro dub plate).

lunedì 16 agosto 2010

Nu Yorica roots! (Soul Jazz, 2000)

E' una bella serata qui a Londra. Sono stato a mangiare una fetta di torta di mandorle di Paul e a leggere a Parliament Hill fino a quando c'e' stata un po' di luce. E adesso sono in terrazzo a sorseggiare un buon te' e a prendere il fresco della sera, mentre sul piatto sta girando una delle piu' riuscite raccolte della sempre ottima Soul Jazz di Soho (house label del negozietto Sounds of the Universe, che insieme a Honest Jon's e' il mio preferito di questa citta').

Un po' tutte le raccolte Soul Jazz hanno la statura di classici: le ascolti per anni. Ma forse, insieme a questa, Nu Yorica roots! e' la piu' memorabile della loro storia. Usci' nel 2000, e documenta la scena latin jazz che si sviluppo' a New York nel corso degli anni '60 grazie agli immigrati di origine portoricana e cubana che mischiarono le proprie tradizioni col jazz e il soul. Dando cosi' vita a salsa, mambo, rumba, boogaloo.

Ci sono tutti: Tito Puente (con la sua classica Oye como va che farebbe resuscitare un morto), Ray Barretto, Mongo Santamaria, Eddie Palmieri, Tito Rodriguez e tanti altri che non vi sto a elencare.

La raccolta e' dalla prima all'ultima nota espressione di gioia di vivere e solarita', dalle quali e' impossibile non lasciarsi contagiare. Il volumetto allegato al disco, 24 pagine di note e fotografie d'epoca, contestualizza storicamente l'ascolto, se siete in vena di approfondire. Cosi' come fanno quattro cartoline, una costante delle curatissime raccolte Soul Jazz: una delle quali reclamizza un flower festival che si tenne al Bronx Music Palace, costo del biglietto 3 dollari e 98.

Il secondo volume, che usci' a breve distanza, e' decisamente meno riuscito, ma questo e' una raccolta imprescindibile per partire alla ricerca degli album dai quali sono state pescate queste sedici tracce, che sanno di mare e di estate.

(E non c'entrera' tantissimo, almeno cronologicamente siamo molto dopo, ma mi e' venuta voglia di ascoltare anche loro).

venerdì 13 agosto 2010

Dirty Projectors & Bjork, Mount Wittenberg orca (mountwittenbergorca.com, 2010)

E' iniziato il fine settimana di Ferragosto, che quest'anno e' festa anche qui perche' grazie al cielo cade di domenica. Per festeggiare, Engadina Calling ha scelto per voi una raccolta di canzoni davvero leggiadra, incisa dai Dirty Projectors insieme alla sempre sublime Bjork.

La prima collaborazione avvenne in una libreria di New York, in occasione di un benefit in supporto di Housing Works, una charity che si occupa di trovare una tetto sotto il quale dormire per i senza casa malati di AIDS.

Per quella serata, che precedette di poco la registrazione del superlativo Bitte orca (vincitore dell'ambito Engadina d'oro per voi giovani edizione 2009), i Dirty Projectors prepararono un ciclo di canzoni che sembrano un po' il proseguimento in chiave pop della musica che Bjork compose per Drawing restraint 9 di Matthew Barney.

E' musica ispirata dall'avvistamento di una famiglia di balene al largo della California settentrionale (da qui): animali cosi' imponenti e regali, eppure cosi' fragili e minacciati.

Mount Wittenberg orca e' la registrazione di quel ciclo di canzoni, per lo piu' sostenute solo da voci, che a me sembrano addirittura superiori a quelle di Bitte orca (ma forse anche perche' Bitte orca lo conosco davvero ormai a memoria).

Non esiste un supporto fisico, ne' LP ne' CD, ma potete scaricarla da questo sito, in cambio di un'offerta alla National Geographic Society, che si occupa di realizzare santuari marini nei quali gli animali del mare possono ricevere protezione (se avete dubbi, suggerisco di guardare questo interessantissimo speech dell'oceanologo Enric Sala).

Sono sicuro che dopo aver fatto una generosa offerta, non solo gusterete questa meravigliosa e eterea musica, ma quando in questi giorni vi immergerete nel mare sentirete di avere fatto qualcosa di importante per proteggere questo tesoro che ci circonda e che stiamo giorno dopo giorno distruggendo.

(Sullo stesso tema, non smettero' mai di consigliare il libro + CD Thousand mile song di quel David Rothenberg che in una puntata di luglio di Prospettive Musicali vi ho proposto in duo con Marilyn Crispell).

Buon Ferragosto.

giovedì 12 agosto 2010

Paul Metzger, The uses of infinity (Locust 2010)

Nel sito di Paul Metzger leggo now booking Europe Oct 2010. Il che fa ben sperare nella possibilita', da tempo attesa, di assistere a una sua performance.

Paul Metzger e' un suonatore di banjo che arriva dal Minnesota e incide per la mai troppo lodata Locust, etichetta della quale a Prospettive Musicali vi ho gia' proposto No-Neck Blues Band, Henry Flynt, Sir Richard Bishop e Jay Bolotin.

Il suo nuovo album e' probabilmente, finora, la migliore uscita della piccola indipendente di Chicago. E' stato registrato nella cattedrale del Sacro Cuore, a Duluth (la citta' dello zio Bob), ed e' un'unica improvvisazione di circa quaranta minuti divisa in sei movimenti, o come li chiama Metzger, meditazioni.

Un ruolo essenziale lo gioca proprio lo spazio che circonda il banjo di Metzger e che con i suoi echi e risonanze funge da secondo strumento.

The uses of infinity e' un meditativo raga nel corso del quale Metzger esplora le possibilita' del suo strumento, che al posto di sei ha ventitre corde, ed e' capace di coprire uno spazio emozionale davvero ampio: viene accarezzato, pizzicato, percosso, suonato con un arco (e in questo caso ditemi se non ricorda il suono di un sarangi. Anzi, il quarto movimento sembra composto e suonato in un ghat di Varanasi, sulle rive del Gange).

Musica di grande spiritualita', capace di portarci a uno stato di grande pace e sintonia con noi stessi.

Tenetevi liberi in ottobre.

martedì 10 agosto 2010

Singularidades de uma rapariga loira (Manoel de Oliveira, 2009)

Che si traduce come Eccentricita' di una giovane ragazza bionda, ed e' una deliziosa operetta morale dell'ultracentenario regista portoghese.

E' curioso come si avvicini, nel linguaggio, agli ultimi lavori di Eric Rohmer: come Rohmer, Oliveira dimostra un grazioso distacco dalla gioventu' contemporanea che prova a rappresentare. Si viene cosi' a generare una curiosa discrasia temporale che mischia in forma libera usanze e costumi appartenenti a diverse epoche.

Il protagonista viaggia in aereo e usa gli euro, e pero' si comporta come un gentiluomo d'altri tempi, nemmeno sfiorato da modi e stili contemporanei.

Come Bernardo Soares di Pessoa, e' anch'egli un contabile. Il quale si invaghisce di una giovane che vede affacciarsi (con un ventaglio cinese, particolare che accentua la ricercata confusione di tempi) alla finestra di fronte al proprio ufficio.

Per lei lascera' il lavoro e partira' per Capo Verde in cerca di fortuna. Ma quando finalmente i due saranno vicini al matrimonio, qualcosa accade...

Film freschissimo e contemporaneamente di sapore classico (mi ha ricordato, oltre a Rohmer, le atmosfere surreali di Bunuel).

Non ho idea se verra' distribuito in Italia, ma i lettori di Londra lo trovano all'Istituto di Arti Contemporanee.

venerdì 6 agosto 2010

Paul Dunmall & Chris Corsano, Identical sunsets (ESP-Disk 2010)

Una bella sorpresa, quattro distese improvvisazioni realizzate a Cheltenham dal decano dei musicisti free jazz britannici insieme al piu' in vista tra i giovani esponenti dell'avanguardia rock-jazz americana: il saxofonista Paul Dunmall e il batterista Chris Corsano (collaboratore di Thurston Moore e Bjork, tra gli altri).

La musica contenuta nel disco (realizzato proprio mentre mentre Corsano era in giro per l'Inghilterra con Bjork) non e' molto diversa da quella che potete ascoltare nel link qui sopra: free jazz spirituale, che ci invita ad accettare il nostro essere parte del dionisiaco caos cosmico.

Molto interessante l'incipit, con Paul Dunmall che apre suonando una piccola cornamusa appartenente alla tradizione delle contee piu' a nord dell'Inghilterra. L'effetto non e' diversissimo dalla iterativa respirazione circolare alla quale ci ha abituati Evan Parker.

Il resto e' free suonato con grande passione, energia e agilita', efficace e coinvolgente nei frangenti piu' concitati cosi' come quando i suoni si fanno appena udibili.

Non l'album piu' originale dell'anno, ma se cercate echi di Albert Ayler e dell'ultimo John Coltrane interpretati con competenza, questi tre quarti d'ora di libero pensiero musicale vedrete che non vi deluderanno.

We are all one, in the sun: a tribute to Robbie Basho (Important 2010)

Sono tornato con l'ultimo volo per Gatwick, l'ultimo treno per Londra, l'ultima metropolitana per il Barbican, la strada verso casa gia' deserta. La valigia leggera, il cuore pieno di ricordi di quelli che portano armonia e serenita' in tutto quello che vedi, incontri, fai.

Nella cassetta della posta, sepolta tra junk mail, bollette e comunicazioni della banca accumulatesi negli ultimi venti giorni, ho trovato questa deliziosa raccolta dedicata al maestro Robbie Basho e al suo discepolo Jack Rose.

Ci hanno messo tre anni a realizzare questo sentito omaggio, preferendo la qualita' alla quantita', e soprattutto un approccio disteso alla musica: quasi mantrico, proprio come i raga occidentali di Basho.

Non tutte le letture sono letterali. Lo sono quelle di Steffen Basho-Junghans, che apre e chiude la raccolta con il suo sereno fingerpicking. Molto meno l'interpretazione, assai personale, della violoncellista svedese Helena Espvall (non vedo l'ora di mettere le mani su un suo album). E quella del suonatore di oud Rahim Al Haj, che arricchisce il fingerpicking di Basho con i sapori della sua Baghdad.

Magnifiche le versioni eseguite da Meg Baird, dei troppo sottovalutati Espers di Greg Weeks, che riprende il classicissimo Moving up a way, quella di Glenn Jones, e quella del duo Arborea, esponenti di un'America rurale diretta conseguenza della filosofia naturalista di Emily Dickinson e Henry David Thoreau (e che mi ricordano tanto i compianti Clay Allison e Sonora Pine).

Esiste un altro modo di vedere il mondo, rilassato e profondo. Senza fretta. Ed e' un approccio alla vita davvero rivoluzionario. Questa musica ne e' l'ideale colonna sonora. Buon ascolto.

martedì 3 agosto 2010

Cercando una ragione per tornare a Londra

Una rassegna?
Una mostra?
Un concerto?

domenica 1 agosto 2010

Prospettive Musicali del I agosto 2010


Sempre un grande piacere condividere con voi musiche che mi hanno emozionato:

1) TEARDROP EXPLODES
Sleeping gas
da Kilimanjaro
(Mercury 1980)

2) TEARDROP EXPLODES
Ha ha I'm drowning
da BBC sessions
(Mercury 2010)

3) FAIRPORT CONVENTION
Come all ye
da Liege and lief
(Island 1969)

4) BRIDGET ST. JOHN
I don't know if I can take it
da BBC radio 1968-1976
(Hux 2010)

5) TEARDROP EXPLODES
Second head
da Kilimanjaro
(Mercury 1980)

6) DANGER MOUSE & SPARKLEHORSE
Revenge
da Dark night of the soul
(Parlophone 2010)

7) DINO SALUZZI
Plegaria andina
da El encuentro
(ECM 2010).

Ascolta.

Prospettive Musicali ritorna tra 7 giorni in compagnia di Gigi Longo. Le mie prossime puntate andranno in onda il 22 e 29 agosto.