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Osservazioni e ascolti

lunedì 31 gennaio 2011

Pedro Almodovar, Tutto su mia madre (1999)

La brutalita', e mi pare di poter dire anche la grossolana incomprensione, con la quale viene rappresentato in questi desolanti giorni l'universo femminile, mi ha fatto venire voglia di andare a rivedere Tutto su mia madre.

Appare quasi paradossale che un film come questo sia stato girato da un uomo. Direi che depone certamente a favore dell'estrema, unica sensibilita' di uno dei piu' grandi registi viventi. Solo un regista di infinito talento avrebbe potuto inventare un personaggio reale come Manuela, con quel misto di melodramma e humour che caratterizza il tono bunueliano di tutta la pellicola (e un po' di tutto il linguaggio di Almodovar).

A colpirmi e' stata soprattutto l'empatia profonda con la quale Manuela, sorella Rosa e Lola vengono rappresentate, nel confronto con la nascita e la morte. E poi l'interpretazione della maternita', come atto piu' profondamente creativo nella vita di una donna (Manuela e' stata da giovane una brava attrice, che lascia la sua carriera per vivere appieno l'esperienza di madre).

Tutto su mia madre e' anche un film di colori primari: rossi, blu, gialli, motivi cromatici ricorrenti in Almodovar. Non so se avete notato come per i titoli Almodovar sembra essersi ispirato all'estetica dei classici Blue Note.

Ed e' un film nel quale la musica gioca un ruolo importante, pur senza essere mai invadente. La colonna sonora di Alberto Iglesias e Dino Saluzzi (arricchita da una malinconica e bellissima canzone di Ismael Lo) e' un disco che mi e' capitato spesso di ascoltare anche indipendentemente, anzi che comprai prima di vedere il film.

Decisamente pertinenti anche i riferimenti/ omaggi a Tennessee Williams e a Truman Capote con una bella citazione da Musica per camaleonti (1980):

Quando Dio ti concede un dono, ti consegna anche una frusta; e questa frusta è predisposta unicamente per l'autoflagellazione.

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8 Comments:

Anonymous oceano said...

sulla frase "maternita', come atto piu' profondamente creativo nella vita di una donna" ti sputo in un occhio.

solo un uomo....

mercoledì, 02 febbraio, 2011

 
Blogger Fabio said...

Non ti sembra che il film sostenga questo pero'? Pensi sia solo una mia interpretazione?

mercoledì, 02 febbraio, 2011

 
Blogger oceano said...

contesto la generalizzazione.
diceva simone de beauvoir: non esiste la donna ma le donne.

mercoledì, 02 febbraio, 2011

 
Blogger Fabio said...

Si', certo, per molte donne. Le generalizzazioni sono sempre sbagliate, sono d'accordo.

E comunque il film mi sembra sostenga che sia l'atto piu' profondamente creativo di molti atti profondamente creativi. Non a caso, Almodovar ha scelto delle attrici e ex-attrici per dimostrare la tesi.

mercoledì, 02 febbraio, 2011

 
Anonymous Tania said...

Bellissimo film, visto più volte. Humor e melodramma è come se corressero sullo stesso filo. E anch'io ho notato, soprattutto l'ultima volta che l'ho visto, la predominanza di alcuni colori e l'impatto visivo di molti oggetti scenici, che denotano un fortissimo senso estetico.

Non so però se potrei immaginarlo girato da una donna, benché Almodovar sia un regista di sensibilità straordinaria, certo.

mercoledì, 02 febbraio, 2011

 
Blogger Fabio said...

Mi interessa molto quello che dici. In che senso secondo te non sarebbe potuto essere un film girato da una donna? Hai notato delle incongruenze nel modo di descrivere i personaggi femminili e le loro emozioni? O la storia, cosi' com'e' stata concepita da Almodovar secondo te non sarebbe venuta in mente a una donna (perche' irrilevante, ad esempio)?

mercoledì, 02 febbraio, 2011

 
Anonymous arte said...

Io, a rischio di farmi sputare in entrambi gli occhi, direi che la genitorialità è l'atto più profondamente creativo nella vita di un uomo o di una donna.

martedì, 08 febbraio, 2011

 
Blogger Fabio said...

In misura diversa e con ruoli diversi, ma credo tu abbia ragione, Arte.

martedì, 08 febbraio, 2011

 

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