Post Statistiche Commenti Profitti Campagne Pagine Tema Impostazioni Elenco lettura Guida

Ambiente Uguaglianza Tempo

martedì 7 gennaio 2014

I film dell'anno di London calling: # 4


Considero un enorme privilegio avere conosciuto gli animali che la mia famiglia ha ospitato fin da quando ero bambino. Mi hanno fatto capire tante cose, su loro animali e su noi uomini. Crescendo, ho scelto di diventare prima vegetariano (28 anni fa) e da qualche anno quasi completamente vegano.

Da ragazzo (me lo ricordava ancora divertita la Gio' qualche tempo fa) mi piaceva affrontare in luoghi pubblici donne impellicciate, gridando: signora, guardi che perde sangue! Una volta attratta la loro attenzione, e quella delle persone attorno a loro, mi scusavo profusamente. Mi perdoni, mi sono sbagliato, non e' lei, e' la sua pelliccia.

Seguirono tanti banchetti e volantinaggi per raccogliere firme e sottoscrizioni: contro la caccia, la vivisezione, i circhi con animali. E alcune azioni dirette delle quali meglio non scrivere.

Uno dei miei film preferiti nell'anno appena trascorso, BLACKFISH, girato dalla documentarista americana Gabriela Cowperthwaite, affronta con competenza il tema dell'antispecismo e della liberazione animale. Lo fa mostrandoci la sofferenza inutile alla quale sono sottoposti gli animali nei parchi divertimento, e alcune conseguenze estreme.

E' un film bellissimo, che ci ricorda che ogni animale, umano e non umano, ha diritto alla sua vita, alla sua liberta', al rispetto della sua natura, e a un trattamento etico e compassionevole. In fondo, o ci salveremo tutti insieme, o non si salvera' nessuno.

8 Comments:

Anonymous Anonimo said...

Se hai visto "Blackfish" ti consiglio di cercare "The Ghost in Our Machine"...so che il Dvd sara' disponibie da Aprile, ma non so' se esiste la possibilta di vederlo prima in qualche cinema a Londra.
Ecco come viene descritto il film dal sito:

THE GHOSTS IN OUR MACHINE illuminates the lives of individual animals living within and rescued from the machine of our modern world. Through the heart and lens of acclaimed animal photographer Jo-Anne McArthur we become intimately familiar with a cast of animal subjects. Each story and photograph is a window into global animal industries: Food, Fashion, Entertainment and Research. All part of an epic photo project called We Animals, McArthur has documented the lives of animals around the world with heart-breaking empathic vividness.
THE GHOSTS IN OUR MACHINE charts McArthur’s efforts to bring wider attention to a topic that most of humankind strives hard to avoid. Are non-human animals property to be owned and used, or are they sentient beings deserving of rights?

Elena

mercoledì, 08 gennaio, 2014

 
Blogger Fabio said...

Grazie Elena, non ne ero a conoscenza. Ho appena visto il trailer. La fotografia mi sembra molto bella, e spero che il film venga distribuito in qualche sala, anche se per come vanno le cose qui a Londra e' probabile che sara' per una settimana solamente.

Negli anni ho capito che la questione animale non puo' essere disgiunta dall'affermazione dei diritti per tutti, umani e non umani: diritto alla vita, alla liberta', a un tetto, al fabbisogno di acqua pulita, di cibo, di cure.

Se si affermassero valori di solidarieta', empatia, compassione, unione si risolverebbe contemporaneamente il problema dei diritti di loro animali e di noi uomini.

La strada da percorrere e' lunga, ma io credo che se non ci stancheremo di tenere alta la guardia e di combattere egoismo, avidita', superficialita' e ignoranza dentro e fuori di noi, alla fine del percorso i nostri valori si affermeranno su vasta scala.

mercoledì, 08 gennaio, 2014

 
Anonymous Anonimo said...

bellissime parole che condivido. come sai sono abitualmente vegetariano anch'io da circa 30 anni.
Tuttavia le parole egoismo, superficialità e ignoranza mi fanno pensare più ai nazianimalisti di questi ultimi giorni che non ai frequentatori dei fast food
(a proposito, quello che ammorbava l'aria in pza Vittoria si è trasferito da tempo con grande gioia di tutti)
Auro

mercoledì, 15 gennaio, 2014

 
Blogger Fabio said...

Il fast food di piazza Vittoria fu oggetto di un'incursione anni fa. Lasciammo su ogni tavolo materiale informativo piuttosto scioccante, mentre distribuivamo volantini alle persone in coda. Erano autentici blitz che duravano qualcosa come 40 secondi, un minuto al massimo, poi era meglio correre via.

Li ricordo quei tempi con tenerezza. Eravamo giovani e molto idealisti, e pensavamo che con quelle azioni avremmo cambiato il mondo.

Invece probabilmente quel fast food ha chiuso per il caro affitti, e non per gli sparuti gruppi di animalisti rimasti.

Poi venne il periodo dei banchetti per strada. Per qualche tempo passai i fine settimana a montare tavoli, raccogliere firme e distribuire volantini con un gruppo di attivisti di Casale Monferrato. Per dovere di sincerita' sono obbligato a confessare che quella motivazione nasceva soprattutto dal fatto che mi ero infatuato di una di loro :)

Ricordo quante energie dovevamo impiegare per calmare i piu' scalmanati, piuttosto propensi allo scontro e all'insulto.

Spiegavamo loro che quel comportamento era solo controproducente, che solo il dialogo era un atteggiamento costruttivo che avrebbe potuto generare cambiamento. Alcuni lo capivano, altri no.

Pero' ricordo che gli scalmanati dopo un po' li isolavamo, chiedevamo loro di non partecipare piu' alle nostre iniziative.

Come dimostrato dai fatti di questi giorni, gli intemperanti fanno il gioco di vivisettori e pellicciai. Di sicuro parlano solo per se stessi, non certo a nome di chi degli animali apprezza, oltre alla simpatia, la mitezza.

mercoledì, 15 gennaio, 2014

 
Anonymous Anonimo said...

in effetti sembrano ottenere l'effetto contrario, a giudicare dai sondaggi
http://ansa.it/scienza/notizie/rubriche/ricerca/2014/01/15/sperimentazione-animale-6-italiani-10_9904520.html
inutile dire che le aziende (farmaceutiche in primis) hanno tanti difetti ma credere che spendano soldi solo per soddisfare le voglie di qualche sadico vivisettore mi sembra pura paranoia
le prove su animali costano tempo e soldi, in genere sono ridotte al minimo indispensabile e vi si ricorre solo dopo aver applicato i test microrganismi e cellule in vitro
e poi, per i prodotti di uso veterinario cosa si dovrebbe fare? li sperimentiamo prima sull'uomo come modello, poi se vanno bene li approviamo per uso veterinario? Mengele approverebbe
ciao
Auro

giovedì, 16 gennaio, 2014

 
Blogger Fabio said...

"Per soddisfare le voglie di qualche sadico vivisettore" e' probabile di no.

Pero' almeno per la mia limitata esperienza sono scettico sul fatto che le aziende, farmaceutiche e no, applichino nella realta' i comportamenti economicamente razionali che uno si aspetterebbe.

Ad esempio "Per soddisfare un amico che dirige un laboratorio universitario dove si sperimenta su animali" invece, mi sa che e' piu' plausibile.

Si legge poi peraltro assai spesso di esperimenti inutilmente replicati, cosi' come si e' spesso letto di casi di farmaci ampiamente sperimentati che sull'uomo sono risultati gravemente dannosi (il Thalidomide, per dire il primo che mi ricordo).

La sezione domande e risposte di questo sito spiega tante cose: http://www.novivisezione.org/, che molto probabilmente quei 6 su 10 non si sono mai preoccupati di conoscere.

(E invece e' altrettanto probabile che sappiano tutto di smartphone, Facebook, Twitter, ecc., dato che continuo a pensare che il rincretinimento globale di massa messo in piedi da Jobs, Zuckerberg e compagnia bella sia uno dei piu' riusciti esperimenti su creature viventi di tutta la storia).

giovedì, 16 gennaio, 2014

 
Anonymous Anonimo said...

sorry, il talidomide ha fatto dei danni (prevalentemente all'estero, dove è entrato in commercio prima che in Italia) proprio perché non è stato sperimentato su ratte gravide ma solo su animali adulti non gravidi. Rimane un buon farmaco se usato dai maschi, mentre per le donne in età fertile c'è sempre il rischio che una sia incinta e non lo sappia.
Comunque, devo supporre che sia il ricercatore universitario ad essere un sadico perverso?
E che facciamo per le nuove tecniche chirurgiche, le proviamo direttamente sull'uomo?
Temo che per ora, in alcuni campi, la sperimentazione sugli animali sia ancora indispensabile, mentre in altri non è eticamente giustificabile.
Vorrei comunque vedere un comportamento coerente anche da chi si oppone: che rinuncino ai farmaci, per esempio. Tutti i farmaci, visto che sono tutti testati su animali, come noi vegetariani rinunciamo alla carne. Alla prima polmonite seria cambieranno idea
ciao
Auro

venerdì, 17 gennaio, 2014

 
Blogger Fabio said...

La storia del talidomide (tranquillante per gestanti) e' molto nota, dato che con i suoi "effetti collaterali" causo' 10mila casi di bambini nati focomelici (con gli arti superiori e inferiori non sviluppati).

Leggiamo insieme cosa scrive, in proposito, il sito Novivisezione.org, assai documentato:

"Widikund Lenz, un pediatra tedesco, fu il primo a suggerire una correlazione tra il talidomide e la teratogenesi. Le gestanti che avevano assunto il talidomide diedero alla luce bambini focomelici, cioè privi di arti sviluppati. Il primo caso registrato di focomelia causata dal talidomide risale al 25 dicembre 1956, ma nel 1957 il farmaco fu comunque messo trionfalmente in commercio. Seguirono altri casi di nati focomelici a cui seguirono nuove sperimentazioni sugli animali. Gli scienziati cercavano negli animali la prova di ciò che già era noto nell'uomo. Nessuno degli animali da laboratorio trattati con il talidomide produsse feti focomelici e ciò ritardò il suo ritiro dal mercato.

Soltanto dopo la catastrofe, con dosi massicce di talidomide provate in innumerevoli specie di animali, si ottennero alcuni nati focomelici in una delle (circa) 150 razze di coniglio, il coniglio bianco neozelandese, a dosi comprese tra le 25 e le 300 volte superiori a quella normale per l'uomo. Inoltre, si ottennero malformazioni in certe specie di scimmia a dosi dieci volte superiori a quella normale.

L'assunzione del Dr. Lenz, basata su un riscontro epidemiologico con centinaia di casi focomelici, fu ignorata per cinque anni. Il farmaco fu ritirato nel 1962 quando ormai erano nati oltre 10.000 bambini focomelici. Gli studi sugli animali giocarono un ruolo attivo nell'ampliare questa tragedia. La ricerca su tessuti umani in vitro avrebbe evitato tutto questo.

Il talidomide ha impartito un insegnamento: è assolutamente inutile saggiare la teratogenicità di una sostanza negli animali".

Risulterebbe quindi che:

1) Il farmaco fu ripetutamente sperimentato su animali senza che si osservasse alcuna relazione con la teratogenesi: relazione che invece si verifico' in seguito all'assunzione da parte di donne in gravidanza

2) I "ricercatori" riuscirono a individuare una relazione tra assunzione di talidomide e teratogenesi *solo* in una delle 150 specie di conigli presenti in natura, il coniglio bianco della Nuova Zelanda, e *solo* dopo l'immissione in commercio del farmaco, e quindi a danni gia' avvenuti

3) La relazione si verificava solo dopo un'assunzione di 25 - 300 volte superiore alla dose assunta dalle donne che diedero alla luce bambini focomelici

4) La ricerca sui tessuti umani in vitro avrebbe evitato la tragedia.

Detto tutto questo, per me sulle considerazioni scientifiche prevalgono quelle etiche: http://www.antispecismo.net/.

Infine, non si tratta di rinunciare ai farmaci: mi sembra molto piu' utile chiedere che i farmaci vengano sperimentati con metodi moderni come le colture in vitro e le simulazioni al computer.

Comunque Auro, queste discussioni occupavano le mie giornate una ventina di anni fa: hai deciso di farmi sentire ancora giovane? :)

venerdì, 17 gennaio, 2014

 

Posta un commento

<< Home