Che poi comunque tutto sto successo senza il verso would she go down on you in a theatre non l'avrebbe avuto
Quello che verra' ricordato come il mio momento piu' pop del 2008 e' accaduto questa notte attorno alle 3.45.
Mi sveglio di soprassalto, forse per via di un brutto sogno che non ricordo. Per riprendere sonno sento di dover leggere qualcosa. Accendo la luce, allungo un braccio, afferro il giornale di ieri dal pavimento.
Inizio a sfogliarlo e mi rendo conto che tutti gli articoli vagamente interessanti, quello sulla Clinton che forse e' la volta buona che si toglie dai coglioni le reazioni al discorso di Ahmadinejad le nuove assurde norme per entrare negli USA dal 2009 eccetera, li ho gia' letti.
Disperato mi rassegno a leggere un'intervista a Alanis Morissette nella sezione Spettacoli e TV. Che a un certo punto dice:
La mia aspirazione non e' la felicita' ma la ricerca di un equilibrio, la pace rispetto ai sentimenti di rabbia e angoscia. L'equilibrio e' il mio mantra mattutino.
Il giornalista intervistatore, uno pazzo scriteriato, dopo una frase del genere non ha trovato altro che passare alla domanda successiva, una roba sul mercato discografico di nessun interesse.
Ma sei matto dico. Questa ti butta li' la sua risposta alla questione filosofica fondamentale dell'umanita' e tu passi ad altro.
Fossi stato io l'intervistatore saremmo ancora li' adesso a discutere. Perche' quello e' il dilemma fondamentale che mi pongo dal momento in cui ho iniziato a comprendere vagamente concetti quali felicita' ed equilibrio. E l'impossibilita' empirica di trovare entrambi contemporaneamente.
Insomma che cosa ha piu' senso ricercare nella vita? La felicita', sapendo che e' generalmente uno stato up al quale segue inevitabilmente dopo un po' un crollo verticale. Oppure l'equilibrio, il controllo delle emozioni, uno stato geostazionario di pace e relativo appagamento.
Che se uno non sa cosa sta cercando come fa a trovarlo.
Spengo la luce e rimango con gli occhi sbarrati a pensare, senza trovare una risposta.
Commenti
Davvero non ho risposte, solo una valanga di domande...
Si' ma la malinconia della perdita non cancella la felicita', anzi ne amplifica il ricordo, magari per confronto con un presente non sempre felice. Almeno a me succede questo.
Ma questo ci porta fuori dal tema del post. Che e' felicita' vs. equilibrio. La malinconia per un momento mettiamola da parte. Quella e' un sottoprodotto a volte dolce e necessario, ma non puo' essere l'obiettivo al quale tendere. L'ho scritto cosi' me lo ricordo.
(Peraltro ti ho risposto ascoltando Prayer of the heart di Taverner nella versione del Brodsky Quartet con Bjork alla voce, che in caso non conoscessipensa che Nan Goldin l'ha scelta per sonorizzare una proiezione di sue diapositive. Parlando di felicita', equilibrio...).
Lophelia -
Credo che poi in fondo sia lo stato di equilibrio di cui parla l'intervista. Mi hai chiarito delle cose. Adesso rileggo il tuo commento e ci penso su. Pero' mi sa che hai pure concluso, in saggezza, il dibattito :)
Il fatto ĆØ che l'equilibrio della pace interiore va benissimo, ĆØ chiaro che quello ĆØ il giusto fine. Solo che senza quei momenti di felicitĆ inebriante non si ĆØ motivati a sforzarsi di perseguirlo. (Ma in realtĆ poi non dovrebbe essere uno sforzo, dovrebbe essere il fine naturale di un'autoconoscenza...)
come mai sento di stare ripetendo una lezione?
"Comunque chi dice che ĆØ meglio aspirare all’equilibrio, alla pace interiore, piuttosto che alla felicitĆ , non mi convince. Credo che ognuno di noi aspiri alla felicitĆ . Che poi sia disposto a rinunciarvi in nome della pace interiore e dell’equilibrio, ĆØ un’altra storia. Ma non mi vengano a dire che sotto sotto, in cuor loro, non aspirano ad essere felici, oltre che tranquilli".
E' chiaro che la felicita' alla quale stiamo facendo riferimento, e' una sorta di ebbrezza temporanea, pensate all'innamoramento, che per sua natura non dura in eterno. Capace di trasformarci, di farci uscire da noi stessi. Non e' quindi un obiettivo al quale tendere?
Paradossalmente, ieri me ne ero completamente dimenticato, sono appena stato a una lecture sulla felicita' tenuta da Jai Nitai dasa, presidente del tempio Krishna di Soho. Uno che lo guardi negli occhi e ti illumini anche tu.
Il tema era quello del post. La lecture e' durata un'ora e non provo nemmeno a sintetizzarla in un commento.
Si e' parlato dei tre stati d'animo della natura secondo la Baghavad Gita: bonta', passione e ignoranza. E di cosa rende felici.
Trascrivo almeno i titoli di ogni paragrafo dei miei appunti, relativi ai fattori della felicita':
1) Deep relationship (non importa quante, ma la loro qualita')
2) Caring
3) Exercise/ health (bastano anche esercizi di respirazione profonda per stare meglio)
4) Meaningful goals
5) Spiritual engagement
6) Cultivating strengths
7) Positive thinking (ottimismo, gratitudine).
Dopo la lecture sono stato mezz'ora a parlare con Jay. Secondo lui la permament happiness non esiste. Gli stati d'animo sono come le stagioni. C'e' l'estate e c'e' l'inverno. Bisona gioire dell'estate, ma non troppo, e imparare a tollerare l'inverno.
Questa la sua teoria.
In buona sostanza, a me sembra una scelta di pace ma non di felicita'.
Non so pero', resto ancora pieno di dubbi.
Ma da qui a dire che la felicitĆ non esiste, che non bisogna inseguirla fino alla morte, ce n'ĆØ.
I tuoi appunti mi hanno commossa, non so perchĆØ.
Dev'essere stata una bellissima lezione.
Anzi, la ricerca della pace mi sembra antitetica alla ricerca della felicita', che e' per sua natura folle e non pensa alle conseguenze di lungo periodo.
Pero' non so, continuo ad essere terribilmente confuso.
Oggi Jai mi ha scritto:
"I have also reflected several times on our talk and the sincerety and openess of your communication.
I am convinced you are a serious seeker of the truth and wisdom.
Though we may not have all the answers, if I can be of service to you in anyway please let me know".
Anche io mi sono commosso!