She's like heroin to me

Inferno, di Henri-Georges Clouzot e' una scatola cinese di ossessioni e dipendenza. La storia del film e' questa. Nel 1964, Clouzot decide di dare una bella lezione alla nouvelle vague, e in particolare all'enfasi posta da Truffaut, Godard, Rohmer, Chabrol, su uno stile di recitazione naturale e in qualche misura improvvisativo.

Con un budget apparentemente illimitato, inizia a girare una pellicola che dovrebbe raccontare la gelosia ossessiva di un uomo nei confronti della propria moglie. Gli attori sono Serge Reggiani nel ruolo del marito e Romy Schneider, che interpreta l'oggetto della sua gelosia.

Per ragioni che riusciamo a immaginare, Clouzot si concentra con particolare attenzione sulle scene che vedono quale protagonista la Schneider. Con lei sperimenta per mesi, girando chilometri di pellicola dopo averla coperta di vernice blu, olio d'oliva, lustrini, ed esposta a psichedelicissimi, pinkfloydiani light shows, alla ricerca dell'inquadratura perfetta.

A Serge Reggiani invece chiede di girare lunghe sequenze nelle quali l'attore e' costretto a correre a perdifiato per chilometri, al punto che Reggiani a un certo punto si dara' per malato e dovra' essere sostituito...

Il film non verra' mai terminato. Qualche anno fa, pero', una squadretta di cinefili francesi si e' messa in testa di riprendere in mano la sceneggiatura e il girato, aggiungere qualche scena recitata da attori di oggi in chiave ultra-minimalista, alcune interviste a collaboratori di Clouzot (tra i quali Costa Gavras), mettere tutto insieme e fare un film sul film.

Il risultato dell'esperimento a me e' molto piaciuto, soprattutto per la capacita', attraverso quello che doveva essere un trattamento delle immagini immensamente innovativo, di raccontare la deformazione della realta' conseguente a uno stato d'animo di sofferenza. Una specie di monito a non lasciare che le passioni prendano un completo sopravvento, realizzato con spirito coraggioso da un regista che a tali passioni finira' per soccombere, travolto dall'infinito fascino della Schneider.

Tra l'altro, alla sfortunata attrice austriaca, ho visto che l'Istituto Culturale Francese dedichera' una bella retrospettiva a partire dal 20 Novembre.

Inferno, i lettori di Londra lo trovano in questi giorni all'Istituto Culturale Francese e all'Istituto di Arti Contemporanee.

Commenti

artemisia ha detto…
Ho visto uno spezzone del film, mi sembra bellissimo, e particolarmente interessante la tematica ossessioni-dipendenza.
Non avevo mai pensato a Clouzot come "controparte" degli amati Truffaut e Rohmer.
A distanza di tempo, non c'ĆØ dubbio che le elucubrazioni di Clouzot avevano altrettanta ragione d'esistere.
lophelia ha detto…
Anni fa vidi la dimenticabile versione di Chabrol ispirata alla stessa sceneggiatura, interpretata da un'altrettanto bella Emmanuel BĆ©art.
Questa, vedendo il trailer, mi sembra imperdibile.
Ecco, mi fa pensare alla fotografa di cui ho appena parlato sul blog, che riesce a ritrarre la sua vita con apparente distacco rendendola simile a una messa in scena. Qui siamo all'opposto: Clouzot ĆØ partito dalla messa in scena e ci si ĆØ smarrito.
Fabio ha detto…
Arte -

Sono d'accordo, anche se Truffaut e Rohmer sono rimasti moderni fino ad oggi, mentre gli esperimenti di Clouzot oggi li guardiamo un po' come ascoltiamo una di quelle trasmissioni che Radio 3 manda di notte quando decide di aprire i suoi archivi e dare una spolverata a vecchi nastri.

Retro-modernismo, di quello ancora interessante.

Lophelia -

Io invece la rendition di Chabrol credo proprio di averla persa, terro' gli occhi aperti sul programma dell'Istituto Francese (il mio "cinemino di Rifredi").

E' proprio come dici. Ho letto il tuo post, e appena ho un minuto di calma vado a vedere le foto di Elinor Carucci per capire meglio.

Certo a me affascina molto questa immedesimazione emotiva di Clouzot con il suo personaggio, al punto di voler eliminare fisicamente l'attore che avrebbe dovuto impersonarlo, visto a un certo punto come concorrente.

L'animo dell'uomo e' un libro aperto, sfogliato dal vento.
Unknown ha detto…
visto il film...mi ha lasciato con l'amaro in bocca perche' sarebbe potuto diventare un capolavoro del cinema mondiale e si e' perso a causa di varie psicosi. Divertente il tuo punto di vista sulla relazione di Cluzot con gli attori..io penso che la sua fosse proprio la ricerca dell'immagine perfetta e per questo si perdeva in miliardi di dettagli, dalla recita degli attori, ai colori, alla luce, alla musica, alla disposizione di oggetti..era diventato ossessivo nella ricerca della perfezione in tutto anche della perfetta rappresentazione della pazzia, dell'ossessione.. che l'ha appunto portato al collasso fisico...che film, che film! Grazie del suggerimento
Fabio ha detto…
Contento tu abbia apprezzato (e immagino Olivier anche!).

La sua era la ricerca dell'immagine perfetta di Romy Schneider, certamente :)
Unknown ha detto…
eh eh ...secondo me la fissa l'aveva per il cinema non per la Romy..vabbe poi ha avuto l'attacco cardiaco quando girava la scena lesbo sulla barca..mah no no per lui uomini/donne non esistevano..era lui e la pellicola. Era la pellicola la sua vera Romy