283/ La città e noi.



Come vi ho già raccontato, ho da poco cambiato casa.

Era dal 2005 che non mi succedeva.

E' vero che nel 2020 ho lasciato Londra e sono tornato a Milano, ma in quell'occasione mi sono trasferito in una casa dove avevo già vissuto negli anni '90.

Quindi in una zona che conoscevo, pur essendo un po' cambiata in tutti questi anni.

Questa volta invece è diverso.

La casa dove vivo adesso è una specie di incidente di percorso.

Ho passato mesi cercando casa nella zona dove stavo prima (Navigli) o all'Isola.

Ore e ore sui soliti portali di compravendita, poi a visitare le proposte che mi sembravano corrispondere alle mie esigenze, a parlare con agenti immobiliari, a fissare appuntamenti.

Giorno dopo giorno, sera dopo sera, settimana dopo settimana.

Niente, non trovavo niente che mi piacesse davvero.

Una sera, era passata mezzanotte e eravamo sui soliti portali dalle 21, ormai stremati, la Giò ha proposto di cambiare completamente prospettiva.

Quali sono i posti che ci piacciono davvero a Milano, ha chiesto, quelli dove torniamo spesso.

Pensiamo a quelli al di fuori dalle zone dove stiamo cercando, ha detto.

E a tutti e due è venuta in mente la Feltrinelli di piazza Piemonte.

Così abbiamo cambiato i criteri di ricerca, includendo questa zona (De Angeli, Buonarroti, Wagner).

E' bastato quello.

Una delle prime case che sono uscite è stata questa da dove sto scrivendo.

Eccola, è lei.

Appena messa sul mercato.

Il giorno dopo alle 9 ero già al telefono con l'agenzia.

Il pomeriggio siamo venuti a vederla. 

Siamo arrivati un po' in anticipo e abbiamo passeggiato nelle vie del quartiere.

Era tarda primavera, il profumo dei gelsomini delle siepi delle ville qui attorno era così forte che sembrava di essere ovunque tranne che a Milano.

Poi è arrivata l'agente immobiliare, una dinoccolata signora bionda di mezza età saltata fuori da una minuscola city car.

Entrati nell'appartamento, ho capito che non volevo più uscire.

Ho cominciato a muovermi da una stanza all'altra, passare da un balcone all'altro.

Senza sapere dove posare il mio sguardo, guardavo in basso i folti alberi della via, davanti a me le torri di City Life, in alto a distanza i profili delle montagne, le pareti che avrei trasformato in librerie a tutta altezza, la camera in più che sarebbe diventata un accogliente e raccolto studio dove lavorare, le venature del bel pavimento di legno disposto a spina di pesce.

Ora purtroppo vi devo lasciare, ha detto l'agente dinoccolata bionda di mezza età, perchè ho un'altra visita e i miei clienti sono già qui sotto.

Dato che non l'ascoltavamo, non ha potuto fare altro che dire va bene, state qui, ma io devo proprio portare su i prossimi clienti perchè stanno aspettando da un po'.

E noi niente, non uscivamo.

Mentre i prossimi clienti, una giovane coppia dall'aria simpatica, entravano in cucina, noi ci spostavamo in soggiorno, quando erano in camera da letto, noi entravamo in uno dei bagni, cercando di evitare lo sguardo imbarazzato dell'agente bionda e dinoccolata.

La mattina dopo ho presentato l'offerta.

La proprietaria ha preso nota ma non ha accettato immediatamente.

L'agente bionda dinoccolata mi aveva messo in guardia e preparato al passo successivo.

Non si trattava di aggiungere all'offerta,

Si trattava di fare un'impressione di impeccabilità alla proprietaria.

Il condominio è abitato molto bene, ha detto l'agente bionda dinoccolata.

Anche la venditrice e la famiglia di sua figlia vivono lì e vogliono passare al setaccio ogni nuovo condomino.

Mi raccomando dottore (così mi ha chiamato per tutto il tempo della trattativa, prima che nelle ultime fasi passassimo a un confidenziale tu), si presenti nella sua veste migliore e sia pronto a rispondere a tante domande.

L'incontro non si tenne negli uffici dell'agenzia, ma nell'attico affacciato su corso Vercelli dell'agente bionda dinoccolata.

In perfetto orario si presentò un'elegantissima signora in un colorato abito estivo, direi Gucci.

R moscia, occhi azzurri, non un capello biondo fuori posto.

Però sorridente, vivace nel parlare, in fondo accogliente.

Io mi ero premurato di mettere la camicia dentro ai pantaloni, cosa che mi sono ricordato per miracolo perché non lo faccio mai.

Allora, mi parli di lei, esordì.

Lo dico io a voi adesso.

Parlatemi di voi.

Ecco, da dove cominciate?

Sembrava davvero un colloquio di lavoro.

Durò un'ora.

La Giò non era con me, per cui dovetti parlarne io, con l'agente immobiliare bionda dinoccolata che sottolineava le mie parole come se la Giò fosse un caso umano da portare come esempio alle nuove generazioni nelle scuole.

Come se la conoscesse da anni.

Si erano viste prima di allora una sola volta scambiando un massimo di 50 parole.

Dopo mezz'ora, la proprietaria guardò con sguardo d'intesa l'agente bionda dinoccolata e capii che era fatta al 90 per cento ma che il minimo errore di distrazione sarebbe potuto essere fatale.

Appunto, come ai colloqui di lavoro.

***

Mi sono fatto prendere dal racconto

Il tema del post quando mi sono messo a scriverlo doveva essere il rapporto con la città, pensate un po', poi i ricordi hanno preso il sopravvento.

I post acquistano vita propria mentre li scrivi e va bene così.

Del rapporto con la città parleremo un'altra volta, ve lo prometto. 

Ma una cosa a tema la voglio aggiungere.

Alla fine della via, proprio all'angolo, c'erano gli uffici dell'istituto di ricerche del mio professore di psicologia sociale, dove lavorai tra il 1994 e il 1997.

L'ufficio dove avevo la mia scrivania era al primo piano, la finestra si vede passando dalla strada.

In quell'ufficio lavoravamo il direttore del dipartimento di ricerche internazionali e io, allora giovane ragazzo di bottega.

Non passavo di lì dal 1997, ora mi capita quasi tutti i giorni.

Qualche giorno fa, sono passato verso fine giornata.

La luce era accesa, e ho guardato dentro.

Sembra sia diventato uno studio professionale, non so se di un avvocato, di un commercialista o cos'altro.

Un signore alto, vestito elegantemente in giacca e cravatta, in piedi davanti a una scrivania parlava con un tipo di una ventina d'anni più giovane.

Mi sono fermato per un po' a guardarli e a pensare.

Tanti anni prima, quel tratto di via mi aveva visto irrigidito prima dei colloqui di lavoro, e dopo qualche settimana, felice con nella borsa il contratto da firmare.

In quell'ufficio, tanti anni prima, chi fosse passato dalla strada e avesse guardato dentro avrebbe visto un signore alto vestito elegantemente e un giovane un po' sperduto e preoccupato per l'incontro con un cliente importante il giorno dopo.

La città contiene tante memorie.

La città sa tante cose di noi.

La città non dimentica.

La città ci sa accogliere e riaccogliere.

Poi ho continuato per la mia strada, come se nulla fosse successo.


***

Ci sentiamo ancora qui tra una settimana se volete, come sempre venerdì alle 7.

Se visitate Fà la cosa giusta ci vediamo allo stand di Radio Popolare. Sono lì domenica pomeriggio, se volete passare per un saluto.

Grazie per l'ascolto, buon primo fine settimana di primavera,
Fabio

Commenti

Anonimo ha detto…
Penso di non aver mai fatto un vero e proprio colloquio di lavoro
quindi anche avendone avuto la possibilità avrei esordito male e la signora non mi avrebbe mai venduto la casa!

..comunque come se fossi un giocatore d'azzardo la butto li (ma tu non rispondermi) Via Correggio.
Ciao Fabio

Hrundi V. Bakshi
Fabio ha detto…
Tu sei molto empatico, per cui per te un colloquio di lavoro non dovrebbe proprio rappresentare un problema Beppe!

La situazione mi apparve abbastanza surreale, anche se avevo sentito di selezioni simili quando vivevo a Londra. Ma decisi di accettarla come un piccolo obolo da versare, perchè cercare casa a Milano consuma tantissimo tempo.

E di converso quando ne trovi una che ti piace davvero ed è in budget (caratteristiche il più delle volte incompatibili tra loro), devi fermarla a velocità supersonica senza quasi tempo per pensare.

La venditrice è la figlia del costruttore, per cui a suo modo ci sta che desideri selezionare chi abita qui anche per ragioni affettive nei confronti della casa dove ha vissuto fin da bambina.

Non credo si tratti di una selezione di classe (che troverei incompatibile con i miei valori), quanto piuttosto della ricerca di affinità che semplificano la convivenza e i processi decisionali.

Di fatto non ho mai assistito a riunioni di condominio pacifiche e educate come queste, per cui alla fine forse è una scelta che ha i suoi vantaggi per tutti.