284/ Fatti trovare dal tuo ikigai.



Buon venerdì cari amici.

Oggi per riflettere con voi vorrei partire da uno dei meravigliosi ritratti urbani che Joseph Mitchell era solito pubblicare sul New Yorker e che mi sono tornati tra le mani in questi giorni.

Mazie, cassiera di un cinema sulla Bowery, dice di non leggere di politica e guerra perchè non ci capisce nulla e la rendono triste. 

"Il mondo è fottuto, - ha detto una volta. - Così era e così sarà sempre".

E' molto facile giungere alla stessa sconsolante conclusione di Mazie.

Non ricordo in tutto il corso della mia vita un periodo più drammatico, più instabile di questo.

E allora chiediamoci: noi, come possiamo nonostante tutto questo rapportarci in modo costruttivo, positivo, con questo mondo che è l'unico che abbiamo e all'interno del quale si svolgono le nostre brevissime vite?

La risposta che mi sono dato ha a che fare con il concetto orientale di ikigai.

Non tanto nella versione occidentalizzata, secondo la quale l'ikigai sarebbe il nostro scopo nel mondo.

Ne conoscerete tutti la versione grafica basata sui diagrammi di Venn, vista fino allo sfinimento.

Dimentichiamola per un momento, e facciamo invece riferimento al Piccolo libro dell'ikigai di Ken Mogi, che è stato tradotto in italiano da Einaudi.

Secondo Mogi, i giapponesi non intendono l'ikigai come un grandioso obiettivo esistenziale e motivazionale, quanto piuttosto come una serie di piccoli rituali che sommati tra loro danno un senso alla nostra vita.

Wim Wenders con i suoi giorni perfetti ha illustrato in modo meraviglioso questa filosofia.

Non è quindi un'architrave pesante, è invece una serie di fiori leggeri e colorati che allietano e danno un significato alle nostre giornate. 

Che le proteggono dall'inutilità, dal vuoto, dal nulla.

Ognuno di noi può sviluppare il suo ikigai.

Anzi, forse in un certo senso deve, per sopravvivere, per non impazzire, per non farsi travolgere dal dolore e dalla paura.

Non, trovando uno scopo grandioso.

Lo ripeto perchè mi pare importante.

Lo scopo grandioso al quale dovremmo tendere con tutti noi stessi non c'entra con l'ikigai.

Il nostro ikigai lo generiamo (perchè l'ikigai non è qualcosa che si trova, è qualcosa al quale siamo noi a dare vita) domandandoci con quali piccoli gesti possiamo rendere vivibili e significativi le nostre giornate e quindi il nostro tempo.

Piccoli gesti, non uno scopo grandioso.

Non possiamo proporci di salvare il mondo, Mazie ha a suo modo ragione.

E' un obiettivo al di fuori della nostra limitatissima portata.

Non so se l'umanità si salverà dall'autodistruzione verso la quale fa un passo ogni giorno, e anzi se devo essere sincero ne dubito.

Ma forse possiamo vivere il nostro tempo cercando un'armonia con noi stessi per poi portare segni di quell'armonia nel mondo attorno a noi.

Cercando di avere un impatto positivo sulle persone con le quali entriamo in contatto.

Con spirito di curiosità, apertura, scoperta, meraviglia.

Il nostro ikigai è nel modo con il quale dialoghiamo con noi stessi e con gli altri.

Con comprensione, compassione, umiltà, vicinanza, unità.

Usando come stella polare il bene comune.

Con le domande, con l'ascolto, con il rispetto, con la connessione spirituale profonda.

A volte semplicemente con il silenzio.

Poi certo, il mondo è fottuto, così era e così sarà sempre.

Non lo salveremo.

Ma una piccola parte forse l'avremo fatta.

Trova il tuo ikigai dicono gli oratori motivazionali... pietà!

Il percorso è proprio quello inverso.

Identifichiamo e mettiamo in pratica questi piccoli rituali, ed è allora che l'ikigai lo troviamo.

Anzi, è l'ikigai che ci avrà trovati.

E allora, anche se viviamo in un mondo fottuto dominato dalla discordia e dal dolore, forse riusciremo a coricarci ogni sera con la consapevolezza di aver fatto la nostra parte per lasciare noi stessi e il nostro spicchio di quel mondo un pochino migliori.

Iniziamo da questo fine settimana, il cui significato spirituale è un invito alla rinascita?

***

A leggere le statistiche di Blogger, da quando pubblico con regolarità, il vostro numero è cresciuto settimana dopo settimana con un bel numero di voi che legge il venerdì (circa metà di tutti i lettori settimanali), e questo mi fa piacere.

Risultato che ho ottenuto senza usare i social, che proprio non fanno per me, ma invece attraverso un po' di passaparola vostro e mio.

Se volete iniziare a usare lo spazio commenti potete farlo e vi leggo volentieri.

Ma va benissimo anche se leggete e basta, non c'è bisogno di commentare tutto quello che si legge.

Passate un buon fine settimana di Pasqua e Pasquetta, anche se temo pioverà.

Cerchiamo nonostante questo di fare qualcosa che per noi ha valore e dà senso, di usare bene il nostro tempo.

Noi ci sentiamo per la versione radiofonica di questo blog la sera di Pasqua alle 22.45 sui 107.6 in FM di Radio Popolare, e poi in podcast.

E come sempre il venerdì alle 7 della mattina con un'altra piccola riflessione condivisa.

A pensarci bene, anche questi rituali fanno parte del mio ikigai.

Grazie per l'ascolto, e un abbraccio forte fino al nostro prossimo incontro,
Fabio

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