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lunedì 30 maggio 2005

Le conseguenze dell'amore

Non faccio fatica a capire perche' gli Inglesi (il popolo piu' emotivamente gelido del pianeta) stiano impazzendo per "Le conseguenze dell'amore" di Paolo Sorrentino, uno dei film piu' insopportabili che io ricordi. Quello che invece non comprendo e' come sia possibile che una pellicola cosi' scialba e improbabible abbia preso tanti riconoscimenti anche in Italia.

Ma cosa c'e' di bello in questo film? Il personaggio di Titta? E' di un'inespressivita' sconcertante. L'ambientazione? Si svolge tutto in gelidi non luoghi (alberghi, una banca svizzera). La storia? Del tutto strampalata. Gli altri personaggi? L'unico che si salva e' il fratello di Titta. Il finale? Improbabile come il resto del film (se si fa eccezione per gli ultimi trenta secondi, che fanno intravedere un'amicizia tra persone profondamente sole).

Tutta l'oscurita' del film entra dentro, a poco a poco. Ho fatto davvero fatica ad addormentarmi ieri sera. E' un film che disturba, ma a me non ha lasciato altro che un gusto cattivo e il desiderio di non averlo visto.

Le conseguenze dell'amore sono altre, per fortuna.

7 Comments:

Anonymous Anonimo said...

Anch'io ho trovato questo film piuttosto noioso, pieno di situazioni improbabili, e il fatto che abbia ricevuto così tanti consensi in Italia dimostra l'inconsistenza del nostro cinema in questo periodo (o della miopia della critica). L'unica cosa che si salva è la canzone dei Lali Puna che apre il film. ciao.
http://qohelet.blog.tiscali.it/

mercoledì, 15 giugno, 2005

 
Blogger Fabio said...

Sai che invece non condivido piu' quello che ho scritto a proposito di "Le conseguenze dell'amore"? Cioe' hai ragione tu, e' un film piuttosto noioso e improbabile. Pero' se ci pensi dopo un po' (ci vuole qualche giorno per digerirlo), il film rivela una grande verita'. Difficile da comunicare, ed e' per questo che il film lascia disturbati. Ma prima o poi credo che tutti facciamo i conti con quel tipo di conseguenze dell'amore. E non e' vero che le conseguenze dell'amore sono necessariamente altre, come ho scritto un paio di settimane fa. Possono essere altre, e meno male. Ma l'amore puro puo' portare al sacrificio di se', ed e' un sacrificio doloroso ma bello e nobile. Si puo' sacrificare qualcosa di davvero importante, donare senza chiedere nulla in cambio, senza nemmeno rendersene conto. Rischiare, perdere, rendersi ridicoli, non riconoscersi. Tutte queste, anche quelle con le quali confrontarsi e' doloroso, sono le conseguenze dell'amore. Grazie di cuore per aver scritto e avermi permesso di ritornare su questo film. Un caro abbraccio, Fabio

mercoledì, 15 giugno, 2005

 
Blogger Myriamba said...

bah..boh..c'e' anche da capire perche' tutto il mondo sia impazzito per il "Da vinci code"..avvincente giallo, d'accordo..maaaaaaaa...un po' troppo sopravvalutato?

"Ma l'amore puro puo' portare al sacrificio di se', ed e' un sacrificio doloroso ma bello e nobile" erhm..si chiama masochismo!
Come puoi amare una persona se non hai capito prima l'amore che provi per te stesso?

martedì, 21 giugno, 2005

 
Anonymous Anonimo said...

A me invece è piaciuto. Non so, più che essere improbabile a me sembra sia riuscito a rendere una dimensione in qualche modo surreale e metafisica.
Titta non l'ho trovato per niente inespressivo, tutt'altro. E' un uomo inadeguato alla vita, che ha preferito ritirarsi e chiudersi in un non luogo, fuori dal mondo e dalle relazioni, in una routine che lo protegge e gli permette di non affrontare ciò che lo spaventa o gli crea problemi.
Però non è possibile nascondersi per sempre, e basta abbassare la guardia per un solo momento, e aprirsi al sentimento, per far sì che la vita prenda il sopravvento.
Nel momento in cui si apre alle emozioni, alla comunicazione con un' altra persona, la vita esce dagli argini entro i quali aveva cercato di costringerla, e il suo destino giunge a compimento.

L'amore è un grande catalizzatore, mai sottovalutare le sue conseguenze!

martedì, 12 luglio, 2005

 
Anonymous Anonimo said...

Il commento qua sopra era mio, Raffaella.
M'ero dimenticata di firmarlo... ciao!

martedì, 12 luglio, 2005

 
Blogger Fabio said...

Ormai riconosco il tuo stile, non ti preoccupare Raffaella! E il tuo commento e' straordinariamente in linea con quello che penso. Il film mi ha disturbato, da uomo in fuga da tutto quale sono (e lo sai immagino). Ho visto aspetti di fronte ai quali sono solito chiudere gli occhi, ma li avevo li' davanti a me, non potevo voltarmi, nascondermi, fuggire. Il post l'ho scritto subito dopo aver visto il film, ora penso proprio quello che hai scritto tu. Un abbraccio forte!

martedì, 12 luglio, 2005

 
Blogger theBIGsun0f06 said...

beh, sotto Lou Barlow ho trovato questo, mi fa piacere che dopo un po' tu abbia rivalutato questo film, a me ogni tanto ritornano in mente quelle scene in luoghi anonimi, di una vita sradicata, in esilio, Titta che sceglie di vivere in un albergo e rinuncia ad avere una storia e un presente. La svizzera rigorosa e gelida che offre un rifugio. Toni dosati fanno percepire ancora di più quanto i sentimenti non possano essere sopiti e se ne avverte il tumulto. La stessa amarezza del"l'uomo in più" (il primo film di Sorrentino) ma questa volta il protagonista non è sconfitto dalla vita, sembra che vinca lui...e c'è sempre il colpo di testa, l'ultimo, che restituisce una fine dignitosa. Io ieri ho visto Time, di Kim ki duk e non mi ha convinto particolarmente, ma spero di ricredermi anch'io tra qualche giorno. In ogni caso non è la condizione migliore per vedere un film quella di farlo precedere da un bombardamento di critiche posive ed ovazioni, si diventa subito sospettosi.

giovedì, 05 ottobre, 2006

 

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