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Ambiente Uguaglianza Tempo

mercoledì 25 gennaio 2006

The sound of silence



"- Avevi detto che tua moglie prima di andare via aveva lasciato un biglietto, vero?

-Si'

-Cosa c'era scritto?

- C'era scritto che vivere con me era come avere accanto una bolla d'aria".

- MURAKAMI HARUKI Atterra un UFO su Kushiro

Si diventa bolle d'aria per paura della solitudine, una sorta di destino scritto nel quale ci vediamo soli anche quando qualcuno ci tende una mano. Soli dentro come siamo, finiamo per pensare che quella mano non esiste se non nella nostra immaginazione, che ci siamo inventati tutto.

E si continua a vivere come se fossimo davvero ancora soli, come sempre presi per le maniche da impegni a basso peso specifico, commitments che riempiono il nostro tempo. Quel tempo del quale abbiamo paura, quel vuoto interiore che avvertiamo quando per una frazione di secondo ci troviamo senza una scadenza da rispettare, un programma da preparare, un articolo da scrivere, una persona da vedere.

Circolo di solitudine che non sappiamo spezzare, e forse in fondo non lo desideriamo neanche piu'.

13 Comments:

Anonymous Kit said...

Il miglior commento possibile a questo post è questa immagine, da Postsecret...

mercoledì, 25 gennaio, 2006

 
Blogger PiB said...

la bolla d'aria...il vuoto dentro

mercoledì, 25 gennaio, 2006

 
Blogger Myriamba said...

si, poi capita che gli amici per vederti devono stare ai tuoi programmi..altrimenti fanno perdere tempo..ci saranno altri amici magari meno intimi e meno importanti che rientreranno nei piani....il tempo cosi' prezioso?...per alcuni e non per altri

giovedì, 26 gennaio, 2006

 
Blogger Myriamba said...

Kit sono d'accordissimo..Il problema e' che certi muri sono fatti di cemento armato!
Sai Fabio..ci sono persone che hanno cosi' paura della solitudine che persino in bagno devono fare qualcosa, leggere un giornale..altrimenti e' tempo sprecato..bisogna anche imparare a vivere la solitudine interiore e forzarsi a condividerla con il tempo e le persone accanto per far si che diventi una plenitudine..

giovedì, 26 gennaio, 2006

 
Anonymous "in quel preciso momento" said...

Li vedo: durante la conversazione uno di colpo si distrae, sta fermo e pensieroso, magari pochi secondi ma è quanto basta per capire che la sua verità è là, dentro quel silenzio. Come uno che dinanzi a casa stia conversando con gli amici e a un tratto li lascia, corre dentro a vedere chissà cosa e subito dopo ritorna, col volto di prima tale e quale, e nessuno sa che cosa sia andato a fare e se qualcuno glielo domanda, lui risponde "niente", e d'altra parte non si poteva scorgere nulla attraverso la porta quando lui l'ha aperta, che cosa ci fosse dietro, non si vedeva che un rettangolo di buio.
Una immensa piazza, dunque, con intorno un'infinità di case, questa è la vita;
e, in mezzo, gli uomini che trafficano fra di loro e nessuno riesce mai a conoscere le altre case; soltanto la propria e in genere male anche questa perché' restano molti angoli bui e talora intere stanze che il padrone non ha la pazienza o il coraggio di esplorare. E la verità' si trova soltanto nelle case e non fuori. Cosicché' del restante genere umano non si sa mai niente.
L'uomo passa distratto in mezzo a questi infiniti misteri e ciò non sembra poi dispiacergli eccessivamente.

giovedì, 26 gennaio, 2006

 
Blogger Fabio said...

Kit -

Ti ho risposto via mail.

Pib -

Sai di cosa sto parlando vero?

Myriam -

Non sono sicuro che si tratti di tempo, quanto piuttosto di una condizione che parte da dentro di se', indipendente da "variabili esogene".

In quel preciso momento -

Splendido quello che scrivi. Pero' poi, come diceva Hesse c'e' sempre una "passerella di fortuna", ed e' spesso quella a salvarci Ricordi l'aforismo al quale faccio riferimento?

giovedì, 26 gennaio, 2006

 
Blogger Myriamba said...

il tempo puo' portare anche alla paura di fermarsi..tutto dipende dalla concezione che uno ha del tempo che puo' essere legato anche a una certa paura della morte o anche egocentrismo..

venerdì, 27 gennaio, 2006

 
Blogger artemisia said...

Siamo prigionieri del tempo ma abbiamo perso l'eternità.

La paura della morte ci costringe ad attaccarci a questo corpo, a questo tempo, a vagare come pesantissime bolle d'aria che non riescono a librarsi, gli uni accanto agli altri, senza mai toccarsi.

"Solo nella solitudine, dove cioè ognuno di noi si è ritirato in se stesso, solo là si mostra ciò che abbiamo"
(Schopenhauer)

martedì, 31 gennaio, 2006

 
Blogger Fabio said...

Myriam -

Nel mio caso credo entrambe le cose purtroppo.

Artemisia -

Paura della morte o della vita? Sai che non lo so piu'?

martedì, 31 gennaio, 2006

 
Blogger artemisia said...

Di entrambe le cose, certamente. Perchè l'una non esiste senza l'altra, e chi ha paura di morire ha anche paura di vivere (e viceversa).

martedì, 31 gennaio, 2006

 
Blogger PiB said...

e chi ha paura di esistere?

martedì, 31 gennaio, 2006

 
Blogger artemisia said...

Pib, chi ha paura di esistere legge di filosofia...

martedì, 31 gennaio, 2006

 
Blogger Myriamba said...

Una cosa e' certa, il mondo sopravvivera' anche senza me e/o noi..la vita' andra' avanti..:)meno male!

mercoledì, 01 febbraio, 2006

 

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