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Ambiente Uguaglianza Tempo

mercoledì 3 maggio 2006




Fino a non molti anni fa erano due le sezioni che saltavo leggendo un quotidiano: lo sport e l'economia. Ora che leggo il Guardian, dove fortunatamente lo sport non contamina il resto del quotidiano perche' e' proprio fisicamente diviso, la prima cosa che faccio e' prendere quella sezione e regalarla a qualcuno che puo' essere interessato a leggere di miliardari in mutande che corrono dietro a una palla oppure, piu' spesso, prenderla con due dita come si fa con qualcosa di sporco e infilarla al piu' presto in un contenitore per il riciclaggio della carta.

Invece le pagine economiche, quelle ora mi capita spesso di leggerle, cosi' come, ogni tanto, mi dedico alla lettura di qualche libro di approfondimento sul tema. Questo, per esempio, ricordo di averlo letto tutto d'un fiato. E ora che sul caso Enron qui al Barbican e' uscito il bel film di Alex Gibney, sono corso a vederlo.


One of the most remarkable things about Enron is how theatrical the company was.


I documentari di inchiesta giornalistica sono, insieme ai film di realismo sociale, le cose che vedo piu' volentieri al cinema, quindi il mio giudizio potra' suonare di parte. Ma il fatto e' che dopo il film mi sono alzato con la netta impressione di aver assistito a un capolavoro, paragonabile a questo.

Davanti a noi scorrono immagini davvero improbabili di convention aziendali principesche, ricchezze private infinite, nerds occhialuti che si trasformano in yuppies palestrati e abbronzati. E i dialoghi non sono da meno, come quelli tra giovani traders senza un'ombra di umanita', sicuri di non essere registrati:


I feel like crushing the market today, man. Gettin' ready to ruin someone's day.


L'intervista all'anziano sul furgone, che ha perso i risparmi di una vita di lavoro e con questi la prospettiva di un meritato riposo, spezza il cuore.

Che conclusioni traiamo dopo queste due ore, aperte e chiuse dall'inimitabile rantolo sarcastico di Tom Waits? Certamente molte conferme. Che l'America e' il sistema politico-economico piu' violento e impietoso del pianeta, ma questo gia' lo sapevamo tutti. Che l'enorme ricchezza, o la sua prospettiva, rendono incapaci di comprendere le conseguenze delle proprie azioni (e quindi vanno limitate con apposite leggi). E soprattutto che l'unico sistema economico che puo' permettere una vita dignitosa a tutti e' un welfare state forte, dove i grandi patrimoni privati e i mezzi di produzione vengono socializzati, tanto piu' in settori cruciali come quello energetico.

Per chi fosse interessato ad approfondire, un aggiornamento sullo stato del processo ai vertici di Enron lo trovate qui e i legami tra Enron e amministrazione Bush li potete leggere qui.

6 Comments:

Blogger PiB said...

Fabio quel film mi ha fatto riflettere non sai quanto. Mi sono trovato a parlare qui negli States con molte persone a riguardo di quella situazione e in molti sottolineavano quello che dici tu quanto successe fu possibile grazie al sistema politico di questo paese..realtà purtroppo applicabile anche ad altri (inclusa Italia con l'ultimo caso Parmalat)..sconvolgente la storia della finta crisi energetica della California

mercoledì, 03 maggio, 2006

 
Blogger Fabio said...

Io ho trovato anche eccezionale *come* la storia e' stata raccontata: con grande chiarezza, un mare di interviste di prima mano, video aziendali, accompagnamento musicale mozzafiato. E' un film che si vede come un giallo. A proposito, in Italia sul caso Parmalat e' gia' precipitato il silenzio, hai notato? Per altro proprio in America non piu' tardi di qualche mese fa sono sicuro di aver visto latte e yogurt Parmalat e mi sono domandato come mai. Sono io che ho le traveggole o li hai visti anche tu?

mercoledì, 03 maggio, 2006

 
Blogger berso said...

non è cosa semoplice il caso Parmalat.
Qui c'è ancora MOLTO movimento di ogni tipo e gli avvoltoi girano che è un piacere.

Però i sentimenti delle persone verso la famiglia Tanzi sono contrastanti, c'è chi li odia ora, chi li ammira, chi li accusa ma li stima, chi li stima e li crede vittime di altri.

Boh

giovedì, 04 maggio, 2006

 
Blogger Fabio said...

Quello che spiace e' vedere quella che e' poi una delle conclusioni che ho tratto dopo aver visto il film, e cioe' che la prospettiva di ricchezze inimmaginabili (come quelle che Lay, Skilling e il piu' ruspante Calisto avevano in mente) obnubila completamente sulle conseguenze delle proprie azioni, fa sentire invincibili. Ci sarebbero molte cose da dire a proposito dei servi contenti che sempre circondano queste figure, e che credo abbiano un ruolo importante nel determinare l'auto-percezione superomista dei protagonisti (nel film si vedono alcuni esempi). Ma quello che colpisce e' come esista una malattia di gigantismo intrinseca nel sistema, che finisce per colpire i colossi energetici texani cosi' come una famiglia profondamente legata a una bellissima tranquilla amabile citta' come la vostra. Inevitabilmente a Parma ci sara' sempre qualcuno che difendera' i Tanzi, perche' hanno comunque portato lavoro e ricchezza. Poi qualcosa e' successo. Io credo che il sistema non sappia auto-regolarsi, il film lo dimostra bene, e che quindi debba essere compito del legislatore proteggere gli interessi di tutti dall'avidita' di pochi. Bella Parma, ho segnato l'indirizzo del ristorante dove lavori, magari ti verro' a trovare se prometti che prepari una specialita' vegetariana!

giovedì, 04 maggio, 2006

 
Blogger PiB said...

hai ragione Fabio è compito del legislatore...il problema è che spesso il legislatore diviene parte di quel sistema.

giovedì, 04 maggio, 2006

 
Blogger Fabio said...

Che e' un'altra delle tesi del film infatti, come giustamente fai notare.

giovedì, 04 maggio, 2006

 

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