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venerdì 9 settembre 2011

Tinariwen, Tassili (Wedge, 2011)


Il suono dei Tinariwen (dei quali abbiamo gia' parlato qui e qui e che ho fotografato qui) e' linea che unisce Africa e occidente: una linea di scambio, permeabile, che facilita il dialogo.

Tassili e' un disco raffinatissimo, pieno di dettagli, che emergono in tutta la loro magnificenza negli espisodi piu' essenziali. Sentite l'arabesco di chitarra acustica che apre Tameyawt, attraverso il quale passano il vento del deserto e mulinelli di sabbia.

Tassili lo hanno registrato all'aperto, nella luce abbagliante dell'Algeria, che si riflette fuori e dentro di noi quando ci mettiamo all'ascolto.

Tassili soddisfa il nostro bisogno di colori. E' intimista, crepuscolare, autunnale come solo il blues sa essere, infuso di un'energia calda e avvolgente.

Di Tassili cercate la versione doppia, perche' le quattro tracce addizionali aggiungono preziose tonalita' ritmiche e acustiche a questa affascinante traversata desertica.

Da Tassili sentite come la chitarra di Nels Cline dei Wilco galleggia con grazia sul blues in tempo dispari di questa Imidiwan ma tenam, aggiungendo profondita' e mistero.

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6 Comments:

Blogger Andrea said...

destinati a pochi, anche per quel meraviglioso linguaggio sconosciuto...

come dai commenti sul video:
My favorite part is where they go "Dunyai Giedeyeyeee kono molkiy duniyah duniyoh"

lunedì, 12 settembre, 2011

 
Blogger Fabio said...

Il mio commento preferito al video pero' e':

"My kids made me play this on repeat on our way to school this morning".

Un po' ti vedo mentre porti Alessio al nido ascoltando i Tinariwen.

Mi ha fatto piacere vedervi ieri, e le illustrazioni di Ila sono sempre numero 1.

lunedì, 12 settembre, 2011

 
Anonymous Anonimo said...

grande disco: guarda indietro e avanti insieme, come meglio non si potrebbe. Grandissimi.

JC

lunedì, 12 settembre, 2011

 
Blogger Fabio said...

La grandezza dei Tinariwen e' proprio quella di appartenere a un passato misterioso e antichissimo, e pero' di saperlo far dialogare, con enorme rispetto, con i linguaggi del presente, inventando un futuro possibile.

Questo disco e' superlativo, soprattutto nei momenti acustici, di una ricercatezza che lascia senza fiato.

Il futuro, se ce n'e' uno, passa di qui.

lunedì, 12 settembre, 2011

 
Blogger Andrea said...

per te, dato che te lo trovi ovunque nella tube...

http://www.youtube.com/watch?v=B41EOkqeFWs

martedì, 13 settembre, 2011

 
Blogger Fabio said...

Davvero brava Laura Marling, e il sorriso finale ("e' proprio venuta bene!" sembra che dica) e' una delizia.

Grazie!

martedì, 13 settembre, 2011

 

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