In questa mia settimana milanese, leggo i giornali e ascolto le rassegne stampa con un senso di grande stupore.

Le notizie alle quali mi riferisco sono quelle relative alla manifestazione di Sabato a Vicenza e quelle, ancora piu' incredibili, di una ricostituzione anti-storica di una banda armata con non riesco a capire quali intendimenti.

Di marce per la pace, a Londra ne ho fatte ormai non so piu' quante. Marce che, in genere, passano davanti al Parlamento, all'incrocio di Downing Street, lungo la Piccadilly, e che di solito finiscono a Trafalgar Square. Ora, io non ho mai visto un negozio chiuso, e men che meno ho sentito che le scuole davano un giorno di vacanza. Certo, ci sono poliziotti in normale divisa - non quindi anti-sommossa - nei punti strategici della marcia, ma si tratta di manifestazioni colorate e piene di musica, nel corso delle quali non si paventa nemmeno l'ombra di un incidente. La forza di quelle manifestazioni e' la partecipazione popolare festosa.

Nessun home officer si e' mai sognato di indicare quelle marce come luoghi pericolosi. Se l'avesse fatto, sono sicuro che tutti, dai colleghi ai giornalisti, lo avrebbero deriso, schernito. In Italia, invece, non solo si ha il coraggio di nominare un leccapiedi craxiano Ministro dell'Interno, ma gli si permette pure di augurarsi scontri e di sconsigliare la partecipazione di chi intende esprimere un giusto dissenso a un progetto sciagurato di sudditanza al terrorista internazionale George Bush. Gli fa eco Ruttino Papalino, che dopo aver fatto vincere le elezioni a Berlusconi nel 2001 grazie alla sua incapacita' manifesta di rappresentare alcunche' a parte il ruolo del piacione romanesco, invece di ritirarsi a fare un lavoro finalmente onesto e' ancora li' a dire una scemenza dopo l'altra.

Le cosiddette nuove BR sono ancora piu' patetiche e, soprattutto incomprensibili. Se avete letto i testi delle intercettazioni ambientali, vi siete resi conto del dilettantismo da chiacchiera da bar dei personaggi. Mettiamo un petardo a Libero, uno davanti a casa di Berlusconi, un'altro a Mediaset, e invece perche' no all'ENI andiamo con un'autbomba. Immagino guidata da qualche Sunnita, chi lo sa. Ah, e volevano fare trovare morto un qualche esponente di un centro sociale.

Ma chi credevano di rappresentare, nell'Italia di oggi stregata dal Grande Fratello, da Dolce & Gabbana, dalle vacanze a Sharm El Sheik, da Flavio Briatore? Parlavano di rivoluzione dal basso. Ma quale basso, dato che nessuno in quel "basso" si riconosce - magari pure quelli che ci passeranno tutta la vita?

E cianciavano di armi, tenevano kalashnikov in giardino. Ma com'e' possibile perdere il senso della realta' in quel modo? Cioe' credere che alla violenza del sistema si possa contrapporre un'altra violenza, solo nelle loro teste bacate considerata "altra".

Non esiste un'altra violenza. Esiste la forza della dolcezza, l'unica forza che si contrappone davvero, in modo radicale e rivoluzionario, a un sistema nel quale voi che leggete London Calling e io non riusciamo a riconoscerci, che forse nemmeno riusciamo a capire tanto e' lontano da noi.

Esiste la forza della tenerezza, della gentilezza. Rivoluzionario e' fermarsi a fare due chiacchiere quando si incontra sulla nostra strada chi viene scansato da tutti. Rivoluzionario e' fare i complimenti a chi pulisce bagni e uffici, ringraziando queste persone, sorridendo, facendole sentire apprezzate e importanti. Rivoluzione e' dimenticare, per sempre, il sistema di valori dominante, capovolgerlo e propagare la nostra personale versione dei fatti.

Non lo trovo in rete, purtroppo, ma rivoluzionario, davvero, e' il discorso di Bob Kennedy che Estevez ha posto in chiusura di Bobby. Rivoluzione lontana, forse. Ma credo che dobbiamo iniziare da qui, prendendo le distanze dalla follia che ci circonda, estraniandocene, generando valori davvero altri.

Commenti

Anonimo ha detto…
E' tutto verissimo. Purtroppo l'Italia è diventato un paese dove la violenza si trova ovunque, e dove accade che un poliziotto possa morire davanti ad uno stadio di calcio.
E' un caso oppure è la conseguenza dell'istigazione alla rezione violenta che ormai permea la nostra vita? Dai talk show alle trasmissioni suol calcio all'intrattenimento domenicale: tutte cose sotto gli occhi di chiunque e da cui la maggioranza dele persone non è vacciata e che prende ad esempio. Non c'è da stupirsi se poi qualcuno si sente autorizzato a fare altrettanto o anche di peggio....
Fabio ha detto…
Qualche sera fa ero a cena con cari amici, alcuni dei quali ex sessantottini rimasti estremamente coerenti. A un certo punto ho chiesto loro perche' tutto quanto e' cambiato in modo cosi' completo, perche' questa generazione trova piu' eccitante documentare atti di bullismo con il videofonino piuttosto che cercare di proporre un mondo davvero diverso. Le risposte sono state articolate, hanno fatto riferimento alla differente complessita' del presente e al disorientamento che ne consegue. Alla diversa intensita' repressiva di quegli anni - una risposta che mi diede tempo fa Mary Quant a proposito della societa' inglese di quei tempi. Pero' tutti sono d'accordo nell'indicare l'enorme potere della televisione nel determinare culture e comportamenti. Le nuove generazioni, come dici tu, non sono vaccinate, non sono stati loro forniti strumenti critici. Le conseguenze sono quelle che vediamo. A proposito, ora che sto uscendo devo ricordarmi di non fare affidamento sulle strisce pedonali, altra differenza con Londra. Ho rischiato di venire stirato gia' un paio di volte questa settimana. Stessa cultura? Io credo di si'.
Anonimo ha detto…
è che la gente ci casca. L'altro giorno sentivo un signore sparare una fila di cazzate arrivando alla fine a mettere assieme Genova e Catania. E penso che lo scopo sia questo; chiunque non ingoi la pillola della verità mediatica, chiunque pensi di andare a Vicenza deve passare per brigatista, no-global, teppista ecc. E questi non sono ragazzi, sono tutti gli italiani ignoranti rincoglioniti che ci ritroviamo come concittadini
Fabio ha detto…
Sai che non lo so se sono tanto ignoranti rincoglioniti? O meglio, non credi che quelli che tu chiami ignoranti rincoglioniti, una parte almeno e secondo me abbastanza consistente, abbiano in realta' un lucido interesse ad affermare le assurde conclusioni alle quali giungono? Genova, dove ero presente, come Catania. Il sindacato culla del terrorismo. Pensaci: in fondo a molti interessi un sindacato debole e un'opposizione sociale ridotta al silenzio fanno molto molto comodo.
Anonimo ha detto…
mi riferivo proprio a quelli che non ci guadagnano niente da tutto sto baillame; secondo me c'è una fetta grossa di gente ignorante che si sente minacciata dai no-global, ora dalle nuove Br ecc. e che non ha niente da guadagnarci economicamente Naturalmente poi c'è chi ha interessi economici e di potere che lo porta a sostenere questo clima e questo è chiaro
Fabio ha detto…
Si' sono d'accordo. E hai ragione, tendo sempre a dimenticare le persone che guardano molta televisione e leggono poco o nulla: pensionati, casalinghe, ecc. Tutti pronti a ingoiare ogni verita' rivelata dalla loro migliore amica.
Anonimo ha detto…
Ciao,
è tanto tempo che non ci vediamo di persona, l'ultima volta dev'essere stata a Londra ad un giro per Old Street con paola, però un'occhiata al tuo blog è sempre una delle cose positive della giornata.
Volevo rovinarti il blog con una considerazione banale.
Mi riferisco a quella che chiami la forza della tenerezza e della gentilezza. Una delle notizie che mi ha colpito ultimamente è l'accordo raggiunto con la Corea del Nord. Mi fa sorridere, amaramente sorridere, come l'unico risultato concreto (per il resto sono stragi in divenire) ottenuto in politica estera dall'amministrazione Bush sia arrivato tramite l'unico mezzo che tanto disprezzano: la diplomazia. Probabilmente lo vivrà come un'indelebile macchia sul suo perfetto curriculum di guerrafondaio...
Fabio ha detto…
Non e' affatto una considerazione banale. Un autentico insuccesso per Bush non potere compiere qualche strage. Sono tra quelli che contano i giorni che mancano alla sua cacciata dalla Casa Bianca, e spero di cuore che Obama vinca le primarie dei Democratici. Se poi vincesse le elezioni, allora si' che cambierebbe tutto e l'America diventerebbe finalmente una democrazia con la quale aprire dialoghi. Peccato non esserci visti a Howe Gelb. Paola mi ha detto che c'eri e che sei rimasto deluso, proprio come me.
Anonimo ha detto…
Howe Gelb è stato una delusione però ho conosciuto 2 ragazze simpatiche che mi han reso meno noiosa la serata.
Qualche altro concerto in vista? Domani vado con un amico al concerto della Bandabardò (siamo in piena sindrome di Peter Pan) se ti va di unirti lascia un messaggio qui sul blog che ti contatto.
Riguardo le nuove...io non ho più parole. Ti allego il link ad un post che probabilmente ti farà perdere ogni residua speranza nei confronti delle nuove generazioni....
http://www.lagrandefamiglia.it/html/modules.php?name=News&file=article&sid=1214

Marco

P.S. quando ti deciderai a darti all'irish folk? Ho trovato un sacco di gruppi qui in Italia che meriterebbero la tua attenzione :-)
Anonimo ha detto…
Ops.....

l'indirizzo del link è rimasto tranciato.
Pazienza. Era il post di un 14enne che vuole diventar comunista e chiedeva quali gruppi doveva ascoltare....
Fabio ha detto…
Grazie per l'invito, ma sono in partenza per il mare. Buffa la lettera, ma mi sembra un po' una presa in giro, a te no?
Anonimo ha detto…
ho la netta impressione che sia iniziata, con data luglio 2001, una nuova "era della tensione". Il governo all'epoca aveva fatto di tutto per provocare dei casini con i manifestanti e per confondere i pacifisti con i delinquenti in un unico calderone.
Non mi spiego invece come mai la repressione con i manganelli e gli scudi non venga applicata fuori dagli stadi, dove i poliziotti rischiano davvero la pelle.
Il tutto comunque rientra nel sunto della politica berlusconiana: "non andate in piazza, statevene a casa vostra a guardare le cose che succedono tramite le mie televisioni. Anzi, in generale non uscite di sera, è pieno di extracomunitari e delinquenti, state in casa a guardare la TV".
Ma perchè un governo di centro-sinistra deve avere la stessa politica di quello di destra?

Auro
Lateo ha detto…
Non credo che quello che succede possa essere ricondotto alla politica alla destra o alla sinistra, questo modo di pensare non fa altro che deresponsabilizzarci, pensare che non è colpa nostra e che non ci possiamo fare nulla fino a che non cambierà governo. Siamo noi che dobbiamo cambiare noi per primi dalle piccole cose quotidiane dal rispetto per gli altri, contrapporre gentilezza alla forza, pace alla guerra.
artemisia ha detto…
Fabio, vorrei ringraziarti per questo bellissimo post nel quale mi riconosco senza riserve.

La non violenza è l'unica, assolutamente l'unica via. Datemi di scema, illusa, ma io ci credo. Non so perchè, ma mi rimane più facile insegnarla a mia figlia piuttosto che tante altre cose.

:)
lophelia ha detto…
Anch'io mi riconosco nelle tue parole. Chi usa la violenza lo fa per se stesso o contro gli altri, mai "per gli altri".
Hai ragione anche sugli strumenti critici che mancano. Una volta nelle università si studiavano gli strumenti di comunicazione per smontare i meccanismi del potere: adesso per usarli al meglio.
(e se torni nella mitica casa di Enrico prova a leggere uno di quei suoi vecchi numeri di Zoom e confrontalo con un numero di adesso, e poi ne parliamo)
Fabio ha detto…
Auro -

In realtà ho un po' smesso di usare le categorie sinistra/ destra come chiave interpretativa della realtà. Sono comode, ma nascondono la complessità del reale, non aiutano a comprendere. Preferisco riferirmi a tematiche come pace, ambiente, equità. Per esempio oggi leggevo su Repubblica un bell'intervento di Angela Ferretti, una delle quattro persone arrestate a Sesto San Giovanni per aver esposto cartelli che chiedevano libertà per i presunti terroristi arrestati. A quanto pare, il governo Berlusconi è stato molto più progressista di quello attuale nei confronti dei reati d'opinione, avendo abrogato un articolo del codice penale proprio relativo alla "propaganda sovversiva". D'accordo, l'ha fatto per aiutare dei leghisti che quell'articolo non l'avevano rispettato, però fa capire come le distinzioni sinistra/ destra possono portare fuori strada, non credi? E comunque, molto semplicemente, questo governo possiede al suo interno componenti conservatrici che mi rendono molto difficile classificarlo come prossimo al mio pensiero.

Lateo -

Sono molto d'accordo sul tuo commento, sulla responsabilità individuale a partire dalle piccole scelte quotidiane. Una scelta altruista o antagonista o ambientalista fa stare davvero bene sia noi che le persone attorno a noi.

Artemisia -

Anch'io credo nella non violenza, perchè credo nella forza delle nostre idee, che non ha bisogno di violenza per affermarsi. Anzi, la violenza è del tutto controproducente, allontana e isola - la storia del terrorismo degli anni '70 e primi '80 sta lì a dimostrarlo se solo si vuole andarsela a studiare.

Lophelia -

Un commento davvero pieno di spunti il tuo. Molto vero che chi usa la violenza lo fa per sè. Belli gli interventi di Giorgio Bocca su Repubblica di questi giorni - lui che i terroristi li ha conosciuti e intervistati sostiene proprio la tua teoria. E ho visto Enrico, e mi ha invitato ancora nella sua casa di S. Andrea, e questa primavera credo che accetterò l'invito. Ho molta voglia di Toscana e di averti come preziosa guida.
Unknown ha detto…
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
CICCILLO ha detto…
ricopio anche qui, oltre che sul mio blog, due lettere sulla questione bierre, tratte dal Manifesto di ieri, con le quali mi trovo molto d'accordo.

ciao a presto

Caro Parlato, dove vivi?

Che delusione il suo editoriale del 13 febbraio, nel riscontrarvi la medesima piattezza, il medesimo conformismo, la medesima pigrizia che modellano le opinioni in scatola dei vari maitres à penser del liberalismo borghese ogni volta che si scoperchia il grande pentolone degli anni settanta. Possibile che in un paese come il nostro, votato all'individualismo più gretto, all'opportunismo di corte, al razzismo, al familismo omicida cattolico, un paese in cui il fascismo continua a essere una categoria dello spirito e in cui un'insopprimibile afflato papalino anima in ogni occasione la classe politica di ogni colore, in un paese del genere ci si debba ancora stupire e indignare a comando e scattare sull'attenti a difesa delle istituzioni perchè un gruppo di studenti, operai e ideologi di vecchio corso ha tentato di mettere mano alle armi per resuscitare il mito delle Brigate Rosse? Dov'è la sorpresa? Dov'è lo scandalo? Davvero nel sistema vi è rimasto ancora qualcosa da difendere? Davvero gli strepiti e le ammucchiate un po' sconce a imperitura conservazione di un "ordine di valori condiviso" nascondono qualcosa che non sia inerzia, abitudine, coazione a ripetere di un meccanismo formalista e inerte che ha perso da tempo qualsiasi spinta propulsiva?
Le regole del gioco, così accanitamente difese a spada tratta anche da certa sinistra che si vuole «antagonista», che appeal e che senso possono avere nel momento in cui precludono qualsiasi modifica che non sia cosmetica dell'esistente? Perché nessuno sforzo di analisi? «Non volevamo la Luna», intititolava il suo editoriale G. Pajetta ripercorrendo la triste parabola del primo anno di governo del centrosinistra. Non la volevamo, ma della luna non abbiamo ottenuto nemmeno un singolo raggio su un tetto. Di cosa allora dovremmo stupirci, se un operaio ventenne decide che non gli può più bastare, e non trova di meglio che collocarsi in una tradizione passata di contrapposizione violenta e non più mediata all'ordine costituito? Cosa abbiamo da offrirgli che non sia una rinuncia? Che cosa ha la politica in serbo per lui se non un orizzonte che abbia un senso? Se al disincanto, all'esclusione, alla rabbia, alla frustrazione e all'abissale carenza di senso generati da questa «fine della Storia» non si troveranno risposte all'altezza di un sogno, allora anche le strade meno concilianti continueranno, in un modo o nell'altro, inevitabilmente ad essere battute. Ci si potrà indignare, non stupire.
Lorenzo Ciòrcalo, Giulianova (TE)

Dove porta la disperazione

Caro Parlato, mi dispiace ma, come spesso mi capita (non sempre però), non sono d'accordo con le tue analisi. Vedi, in un paese in cui ormai siamo costretti a rassegnarci al peggio (dalla scuola al lavoro, dai rapporti sociali allo sport, etc.), accettare al ribasso i compromessi, in cui la precarietà è la colonna portante della società, e l'unica risposta al disagio giovanile è la politica della «tolleranza zero», ecc. non mi sembra per nulla strano che qualche disperato abbracci la causa della lotta armata; anzi sono sorpreso che il fenomeno sia così limitato. Quanto poi al giudizio politico sul terrorismo hic et nunc, siamo d'accordo: è un'avventura disperata e senza prospettive. Ma lasciamelo dire: il disprezzo io lo riserverei alla classe politica che ha condotto il nostro paese a un punto di non ritorno di disperazione.
Marco Di Branco
Fabio ha detto…
Grazie per avre condiviso queste lettere Francesco. Mi domando se Parlato abbia risposto, non ho letto quel numero del Manifesto.

La mia critica era sui metodi e una valutazione la condividiamo tutti credo, almeno da Parlato a chi lo critica. Purtroppo si sta parlando di disperati. Non discuto le cause della disperazione, ma vedi, io credo che il mondo sia andato davvero avanti rispetto agli anni '70. Sono aumentate esponenzialmente le possibilita' di sorveglianza e repressione - come e' stato dimostrato dai fatti di questi giorni. Come scrivevo in risposta ad Auro, sinistra e destra si mischiano, la palla e' sempre al centro in un palleggio infinito. Pensa a cosa succede da noi in Inghilterra, dove avremmo, si dice, un governo "di sinistra". Che pero' tiene bordone a George Bush. O a quello che sta succedendo in Francia, dove una parte della sinistra pare appoggi Sarkozy e una parte della destra la Royal - cosi' leggevo stamattina in un articolo di Tahar Ben Jelloun che puoi trovare sull'Espresso di questa settimana. la direzione di marcia la detta l'economia globalizzata, e guarda, questa e' una bella differenza rispetto agli anni '70.

La lotta e' indispensabile, ma gli strumenti vecchi del terrorismo non sono piu' adatti, come e' stato dimostrato dai fatti. Io credo che questo sistema sia ormai cosi' estremo che contiene in se' una intrinseca debolezza. Il re non e' mai stato cosi' nudo. I meccanismi economici mai cosi' scoperti. Lo strumento di lotta e' la trasmissione della consapevolezza. In tutti i modi possibili, e sono tanti - il tuo blog e il mio sono qui a dimostrarlo.

Le armi, storicamente, hanno sempre alienato simpatie dalle lotte sociali giuste. A vicenza, i dimostranti l'hanno capito, agendo di conseguenza. Credo che qualcuno abbia cambiato idea. E' stato uno scacco matto per i menagramo Amato, Rutelli, Fede, Berlusconi, Borghezio e tutti gli altri - altri da noi.
lophelia ha detto…
La trasmissione di consapevolezza come strumento di lotta: sottoscrivo e controfirmo, assolutamente. Argomento su cui tornare...