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Prospettive musicali e altri racconti

martedì 12 novembre 2019

43/ Tinder.



Nel fine settimana, sono stato a Milano. Una campagna pubblicitaria che a Londra non avevo mai visto mi ha molto colpito. E' davvero onnipresente, soprattutto se vi spostate con la metropolitana.

E' la campagna dell'app di incontri Tinder, e contiene secondo me due errori, uno logico e uno piu' di sostanza.

L'errore logico e' evidente. Se e' cosi' bello essere single, come la campagna sostiene, allora non c'e' bisogno di usare Tinder.

L'errore di sostanza e' che essere single sia un'esperienza appagante.

Di quando ero single ricordo ancora la percezione tangibile di mancanza, di vuoto. Passare da un'esperienza superficiale all'altra, generava una dinamica ripetitiva di illusione/ delusione che quel vuoto lo amplificava anziche' colmarlo.

C'era sempre quest'aspettativa che quello spazio vuoto un giorno sarebbe stato riempito di senso. E' solo che non sapevo quando, e questo generava impazienza e una costante attenzione a ogni segnale.

Ogni volta che mi capitava di essere invitato a una cena con persone che non conoscevo, ogni volta che avevo una collega nuova, ogni volta che arrivava una nuova vicina di casa, ogni volta che si sedeva di fianco a me una fascinosa sconosciuta su un mezzo pubblico o al cinema, addirittura ogni volta che una lettrice lasciava un messaggio qui, cercavo quel segnale.

Essere single non e' un'esperienza appagante. Non e' nemmeno un'esperienza di liberta' come la campagna sembrerebbe suggerire. Anzi. Non c'e' liberta' piu' grande di quando si genera un dialogo profondo e si condivide l'esperienza del vivere con chi ci capisce, ci apprezza, sta dalla nostra parte e ci aiuta a realizzare noi stessi.

Se poi Tinder aiuta a trovare questa persona, ottimo. Ma il messaggio dovrebbe essere questo, anziche' quello illusorio e superficiale della loro campagna.

domenica 10 novembre 2019

Prospettive Musicali del 10 novembre 2019.


WILLIAM BRITTELLE
Spiritual America

JOAN SHELLEY
Like the river loves the sea

BILL CALLAHAN
Shepherd in a sheepskin vest

BRIAN ENO
Apollo

SUSANNE ABBUEHL
Compass

MARIA FARANTOURI/ CIHAN TURKOGLU
Beyond the borders

MARCO AMBROSINI ENSEMBLE SUPERSONUS
Resonances.

Ascolta la prima parte.

Ascolta la seconda parte.


Prospettive Musicali va in onda tutte le domeniche alle 22 a Radio Popolare Milano, Radio Wave International, Radio Popolare Salento e sul webSeguiteci anche alla pagina Prospmus. Le radioregistrazioni del programma le trovate alla nostra pagina nel sito di Radio Popolare e in Itunes.

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giovedì 7 novembre 2019

42/ Introversione.



Stamattina ho letto un paio di articoli sul tema introversione/ estroversione, un tema che mi appassiona da quando la lettura del classico Quiet di Susan Cain mi ha fatto capire tante cose di me stesso.

Dagli articoli letti stamattina, mi sono reso conto che esistono tanti tipi di introversione. L'articolista del Guardian parla del suo disagio a parlare con persone che non conosce.

Per me e' tutto il contrario. Nella mia vita ho viaggiato da solo in cinque continenti, e se non avessi imparato a rompere il ghiaccio con altri viaggiatori e locali non so come sarei sopravvissuto. Parlare con gli sconosciuti mi piace, molto. Non mi da' alcun disagio.

La mia e' un'introversione legata a luoghi specifici. Sono tutti quelli affollati e rumorosi. Quelli nei quali una conversazione normale diventa impossibile. I pub, le feste, i luoghi dove si suona musica ad alto volume. Li evito, tutti, da anni. Se mi capita di trovarmici per non avere saputo declinare un invito, precipito in un mutismo che per quanto mi sforzi con tutto me stesso non riesco a rompere. La mente si focalizza in modo ossessivo solo su un obiettivo: andarmene senza offendere nessuno.

Poi, appena riesco a fuggire, magari salgo su un mezzo pubblico e capita che con un pretesto qualsiasi mi metta a parlare con il mio vicino di posto.

Domenica questo blog si trasferisce alla radio. Alle 22, su Radio Popolare e un po' di radio del network.

mercoledì 6 novembre 2019

41/ Un altro mondo e' necessario.



Cosa unisce la deforestazione dell'Amazzonia, la concessione dell'immunita' per chi inquina, l'utilizzo di combustibili fossili anziche' l'investimeno in energie rinnovabili? Io credo sia il senso di inevitabilita'.

Ci e' stato proposto questo mondo come il migliore possibile. La fine della storia. Ricordate il successo, travolgente quanto effimero, della teoria di Fukuyama?

La storia e' andata avanti, facendosi beffe di quella bizzarra teoria. Eppure, contro ogni logica, nell'opinione collettiva il messaggio che non esiste un'alternativa si e' radicato. Se non si comprende questo, non si comprende cosa determina il moto inerziale del presente.

Davanti a noi ci sono infinite possibilita' di inediti cambiamenti. Ma non le vediamo.

Per molti, per troppi, l'unico cambiamento possibile e' il ritorno al passato. Non l'invenzione di un futuro di uguaglianza di diritti, di rispetto delle differenze, di beni comuni, di tutela dell'ambiente. Un futuro che a me sembra piu' a portata di mano che mai, se lo volessimo realizzare.

Siamo di fronte al cadavere del sistema capitalista e in troppi si oppongono all'evidenza. Vent'anni fa dicevamo che un altro mondo e' possibile. Ora quel mondo e' necessario.

lunedì 4 novembre 2019

40/ La centralita' della periferia.



Sto leggendo l'ultimo saggio di Marco Revelli, La politica senza politica. E' molto interessante e lo consiglio. L'esperiemza d Revelli, lo sapete, parte piuttosto da lontano. Fu tra i fondatori di Lotta Continua.

Storicamente, scrive, i cambiamenti sociali sono sempre nati nei centri urbani, soprattutto quelli di dimensioni maggiori. Oggi non e' piu' cosi'. Anzi, le citta' sono diventate luoghi di resistenza al cambiamento. Che invece trae origine dal disagio delle periferie e dei piccoli centri.

Per questo mi rendo conto, e lo avverto come un limite, di non avere saputo cogliere quel cambiamento sul nascere e di non avere gli strumenti per saperlo interpretare ora che e' realta'.

Non e' solo un fatto di guardare dalla parte sbagliata. C'e' proprio dell'altro. Non basta immaginarlo quel disagio, forse bisogna proprio provarlo per comprendere.

Va sviluppato un atteggiamento umile. Sapere di non sapere.

sabato 2 novembre 2019

39/ La solitudine dei numeri primi.



Mi ha molto colpito  - l'avrete vista - la foto di John Bercow che lascia Westminster da solo e un po' pensieroso dopo la sua ultima seduta nel ruolo di speaker della camera.

Qualche giorno fa amici con i quali cenavo mi hanno chiesto di spiegare perche' sono cosi' attratto dalle persone sole. Il discorso non e' stato breve. Ho intenzione di riportarlo qui, ma non oggi. In sintesi proprio estrema - giusto per non lasciare il tema in sospeso - e' perche' sento affinita' con chi e' introverso come sono io.

(La Gio' e io diciamo sempre che siamo due introversi espressivi. Espressivi nel senso che non siamo musoni. Anzi veniamo considerati socievoli in genere. Ma abbiamo molto bisogno di tempo tutto per noi. Per leggere, scrivere, camminare per ore immersi nei nostri pensieri).

Credo che il coraggio dimostrato da Bercow nasca da una profonda solitudine, che quella foto cattura molto bene. Nel senso di solitude, non in quello di loneliness. Solo la solitudine prolungata consente di conoscere se stessi e quindi di comprendere e affermare le proprie convinzioni senza cadere nel conformismo.

giovedì 31 ottobre 2019

38/ Riviste femminili.



Nell'ufficio marketing e comunicazione dove lavoro arrivano tantissime riviste, comprese molte riviste femminili. A volte mi capita di prenderne in mano e sfogliarne qualcuna. Sono due le cose che mi colpiscono.

La prima e' i prezzi dei vestiti nei servizi di moda. Nessuna donna che conosco si puo' avvicinare a spendere quelle cifre. Specialmente se considerate che il gender pay gap, leggevo ieri, non si riduce ma anzi aumenta.

Quindi il metamessaggio qual e'? Sposa un uomo molto ma molto ricco e fatti mantenere, immagino.

La seconda cosa che mi colpisce e' la mancanza di gioia e di vita che le modelle su quei giornali esprimono.

Ho una brutta notizia. Nessun uomo che conosco desidera avere al proprio fianco, nella vita vera, una bella statuina finta e costruita.

L'amore e' fatto di tenerezza, comprensione, condivisione di esperienze uniche come di quotidianita'. L'attrazione non puo' prescindere da questo.

Dopo due minuti che le sfoglio, ripongo quelle riviste con un senso di fastidio, come se qualcuno stesse cercando di ingannarmi.

mercoledì 30 ottobre 2019

37/ Il cinismo e i giudizi affrettati.



Qualche volta, leggendo vecchie pagine di questo taccuino - e a volte mi capita di farlo perche' la nostalgia di tempi passati e' un sentimento malinconico ma dolce - mi colpisce la sincerita' di alcuni miei scritti. Una sincerita' che sconfina tante volte nell'ingenuita'.

E' quella stessa ingenuita' che a volte capita di leggere anche in certe interviste, verso la fine, quando l'intervistato - un artista, un politico, un architetto, uno scienziato, insomma qualcuno famoso e distante - si scioglie un po' e racconta di se' con apertura e umanita', abbassando le difese.

Sono dichiarazioni che se lette freddamente fanno sorridere. Che ingenuo, che sentimentale, pensiamo.

Il problema non sono pero' quelle umanissime frasi rivelate un po' incautamente.

Al contrario, il problema io credo sia proprio la freddezza con la quale interpretiamo quelle frasi. La mancanza, non l'eccesso, di empatia e di una sana ingenuita'. Il cinismo. I giudizi affrettati.

L'ho definito un problema perche' il cinismo eleva una barriera invalicabile tra noi e la dolcezza del vivere, e va quindi respinto se vogliamo vivere bene le nostre brevissime, finitissime vite.

martedì 29 ottobre 2019

36/ All is full of love.



Ci sono cose che in tanti anni non vi ho mai scritto. Una, perduta nella memoria, e' riemersa in questi giorni. London Calling non e' stato il mio primo blog. (London Calling o come si chiama adesso con questi 5 quadrati dei quali poi se volete vi racconto la storia - che pure non e' niente di che).

All'inizio di questo secolo un'amica qui di Londra mi parlo' di questi diari online. Pensai: che strana cosa, adesso non solo la rete si puo' usare per cercare informazioni, ci si puo' anche scrivere. Era una novita' assoluta.

Spinto da curiosita' ne aprii subito uno. Era un sabato pomeriggio tardi. (Anche questo di blog nacque un sabato pomeriggio tardi, chissa' come mai).

Ero appena stato da Sounds of the Universe. Quando la procedura di registrazione mi chiese di dare un nome al mio blog, avevo in mente un bel remix di All is full of love di Bjork sentito poco prima, e il blog lo chiamai proprio cosi'. All is full of love.

All'epoca, dell'amore avevo un'idea molto ma molto vaga. Era piu' o meno una cosa che sapevo che esisteva perche' ne parlavano le canzoni e perche' qualche volta mi era capitato di pensare che due persone si vedeva che si volevano bene e mi sembrava una situazione molto desiderabile. Ve l'ho scritto recentemente, post 23 del nuovo corso.

Ma per quel poco che ricordo - il blog ebbe vita brevissima, credo 5 post in tutto - mi ero dato l'obiettivo di scrivere solo cose belle e piene di quella mia vaga e confusa idea di amore. Amore universale proprio.

Adesso penso che sia stata un'idea bellissima. Addirittura, se pensiamo al fenomeno degli haters, un'idea nobile, alta.

Dopo tutti questi anni e tutti questi post, una cosa anch'io l'ho capita. Scrivere di amore, di pace, di natura, di sentimenti positivi fa stare bene. Senti che ha un senso. E vale di converso anche il contrario. Scrivere di insoddisfazioni e lamentele avvelena un po' l'anima. Non la libera, anzi la imprigiona.

35/ Un passo indietro.


Sedici anni fa, quando iniziai a scarabocchiare su questo taccuino, mi capitava di scrivere parecchi post di argomento musicale.

Oggi facciamo un passo indietro e torniamo alle origini. One step behind e' il titolo del nuovo lavoro di una formazione newyorkese che si fa chiamare Garcia Peoples. Suonano un ibrido che fa stare insieme la liberta' dei Necks, le jam session interminabili dei Grateful Dead, e a momenti i ritmi rigorosi dei Neu.

Sono solo due tracce. La prima supera i 30 minuti. Inizia con scricchiolii di sax, ai quali si uniscono chitarre e tastiere suonati in modo free come erano free i Can e le sei note in logica di Cacciapaglia. Una decina di minuti dopo, da quel magma sperimentale nasce per magia una canzone bellissima, anche un po' byrdsiana, che sul finale assume un ritmo veloce e coinvolgente, squadrato e metronomico.

La seconda traccia e' una ballata romantica da notte stellata che si riflette nel mare. Inizia come A salty dog e lentamente scivola nella ripresa di Shine on you crazy diamond.

domenica 27 ottobre 2019

34/ Ogni tre anni.



Sempre piu' amici europei stanno lasciando Londra.

Una mia amica che proprio mentre scrivo questo post si sta trasferendo a Parigi mi ha appena scritto un bel messaggio dall'Eurostar.

Sono felice di questo cambiamento....la mia vita è così, ogni tre anni cambio. Cambio lavoro o città o amore o capigliatura.

Il suo messaggio mi ha fatto riflettere, perche' la mia amica ha molto carattere. Per capire noi stessi e per sviluppare un carattere forte e originale, vivace e resiliente, dobbiamo sapere abbracciare il cambiamento. Non temerlo.

Ogni tre anni fare un bilancio e cambiare quello che non ci soddisfa per apririci occasioni di sorprendenti pur se magari destabilizzanti scoperte.

Anche se questa fuga collettiva da un Paese che all'improvviso ha smesso di volerci non e' certo l'epilogo che avremmo asuspicato, forse e' un'opportunita'.

venerdì 25 ottobre 2019

33/ Architettura silenziosa.



Un paio di giorni fa ho fatto una riunione di lavoro nell'istituto di ricerche sulla comunicazione che in questi ultimi anni viene considerato il migliore qui a Londra.

La sede e' in una warehouse di Clerkenwell, a due minuti a piedi da dove vivo. Lo stile e' molto casual. Muri scrostati, biciclette di fianco alle scrivanie, divani e sedie scompagnate, una batteria su un soppalco, molto movimento di persone. L'intenzione e' quella di trasmettere un senso di incessante creativita'.

La mia casa e' l'esatto contrario di uno spazio come quello. I muri, la libreria, il tavolo, le sedie, la cucina, le lenzuola sono tutti di un solo colore, bianco.

Per creare qualsiasi cosa, da un rapporto di ricerca a una puntata di Prospettive Musicali a un semplice post di questo blog - ma anche per non creare proprio niente, per riposarmi e basta - ho bisogno di un ambiente uniforme, silenzioso, calmo, ordinato, con pochi stimoli visivi, che mi renda facile pensare senza perdere la concentrazione.

giovedì 24 ottobre 2019

32/ Cosa mi fa stare bene.



Ieri sera a una cena con due amici che mi conoscono da molti anni mi e' stato fatto notare che sono molto fortunato perche' tutto cio' che mi da' gioia non passa attraverso transazioni commerciali.

Camminare, contemplare il mondo, scrivere, leggere, portare a passeggio il cane, passeggiare in bicicletta sono attivita' gratuite o molto economiche. Eppure, soprattutto se le condividiamo con chi amiamo, fanno stare bene.

Sono molto diverse per esempio da fare shopping, collezionare oggetti, frequentare club,  dedicarsi a hobby costosi, frequentare persone socialmente competitive. E magari anziche' condividere con chi amiamo, dare il tutto in pasto senza risparmio di hashtag alla folla anonima e frettolosa dei social network.

Queste attivita' a pagamento e ostentative non mi hanno mai attratto. Forse per via dei miei studi sociologici, le ho sempre considerate compensative. Chi vi si dedica, io credo che dovrebbe porsi domande importanti. Anche se mi viene il dubbio che vi si dedichi proprio per evitarle.

martedì 22 ottobre 2019

31/ Scegliere con cura.



Naturalmente non si tratta di opporsi al progresso. Ma non sembra anche a voi che la parola che riassume meglio questi tempi, diciamo gli ultimi vent'anni, sia troppo?

Troppa velocita', troppe informazioni, troppi eventi, troppe app, troppi aggiornamenti, troppi prodotti per il nostro limitatissimo tempo.

Per questo e' essenziale semplificare. Scegliere, sapendo che se la scelta e' eseguita con attenzione, non perdiamo nulla. Perche' di tutto quel troppo l'imperdibile e' una frazione infinitesima. Ammesso che l'imperdibile esista ancora in quest'epoca in cui di tutto si serba registrazione e memoria.

Scegliere richiede tempo, preparazione. Ma e' tempo speso bene. Perche' la vera dscriminante e' la consapevolezza che guida le nostre scelte.

Sembra un'affermazione tautologica e forse la e', ma e' il pensiero che vi lascio su questo taccuino di appunti oggi.

lunedì 21 ottobre 2019

30/ Diventare amici di noi stessi.



Friedrich Nietzsche sosteneva che se un uomo non conserva per se' due terzi della propria giornata e' uno schiavo. Allora perche' essere sempre impegnati in faccende del mondo e' oggi diventata ragione di vanto?

Lavoro incessante, iperattivita' nel tempo libero, sovraesposizione vengono ricercati e ostentati. E invece avrebbe molto piu' senso fare spazio per noi stessi, per riflettere, meditare, contemplare. Ricercando silenzio, quiete, vuoto. Che sono precondizioni essenziali per ascoltarci, conoscerci, diventare amici di noi stessi.

domenica 20 ottobre 2019

29/ Il mare, le montagne, gli alberi, il cielo.



Stiamo vivendo una fase nella storia dell'umanita' che non ha precedenti. Le nuove generazioni criticano con forza e radicalita' inedite il consumo, lo shopping, lo spreco.

Con i loro sguardi puliti vedono la bellezza straordinaria del mare, delle montagne, degli alberi, del cielo.

Allo sfruttamento della natura da parte del sistema capitalista, contrappongono il concetto di limite. Chiedono sostenibilita', protezione delle risorse comuni, economia circolare.

E' un cambiamento di paradigna radicale. Vaclav Havel in una raccolta di pensieri dal visionario titolo The impossible will take a little while sosteneva che la storia non e' qualcosa che ha luogo altrove. Si svolge qui. Si svolge adesso. Ognuno di noi e' chiamato a fare la propria parte.

sabato 19 ottobre 2019

28/ Anch'io.



Movimenti come Me Too hanno un importanza fondamentale. Denunciano un ricatto inaccettabile: carriera, o semplicemente lavoro, in cambio di favori sessuali.

In questi giorni pero' mi sto confrontando con il fenomeno opposto. Favori sessuali in cambio di carriera.

Ho bisogno di un assenso, che non arriva. La persona che deve approvare il mio documento, in gioventu' uso' la sua avvenenza per avanzare in corsia di sorpasso. Un'avvenenza banale, tra l'altro. Per uomini di bocca buona. Tacchi alti, unghiolina, trucco.

Passo' davanti a persone piu' meritevoli e piu' oneste. Lo fece senza scrupoli. Senza empatia. Con un'arroganza che e' ancora oggi una caratteristica che ostenta con chiunque abbia la sfortuna di doverci avere a che fare, senza occupare una posizione di potere.

Me Too va salutato con favore. Ma senza dimenticare le donne che non solo stanno al gioco, ma lo alimentano.

venerdì 18 ottobre 2019

27/ Eleganza, stile, controllo.



Il primo libro che ho letto nel 2019 ha avuto un impatto che quando lo lessi non potevo proprio prevedere.

E' un saggio scritto dal filosofo e teologo Vito Mancuso. Si intitola La via della bellezza. Ha cambiato molti miei comportamenti. E dopo tutti questi mesi lo posso dire con certezza, lo ha fatto in meglio.

Un esempio. Ho deciso di ripulire completamente il linguaggio che uso. Questo ha sortito due implicazioni. La prima e' che il linguaggio diventa piu' ricco e gradevole. La seconda e' che si fa piu' preciso e ci consente cosi' di definire meglio situazioni problematiche.

E' facile definire con un epiteto una persona che ci ha danneggiato. Ma non serve. Serve invece definire il suo comportamento con precisione. E' stata inaffidabile? Pettegola? Egoista?

Questa definizione precisa della situazione ci aiuta a risolverla. A nostro vantaggio o limitando il danno. E lo facciamo comportandoci con eleganza, stile, controllo.

giovedì 17 ottobre 2019

26/ Il sole di giorno, e di notte le stelle del paradiso.



La depressione mi ha tenuto compagnia da molto prima della diagnosi clinica. Ha condizionato molte scelte che con sofferenza porto con me come un fardello del quale non riesco a liberarmi.

Ma la natura mi e' sempre, sempre, stata di grande conforto. E risuona in me la risposta che Walt Whitman si diede domandandosi cosa rimane quando ai nostri occhi la vita perde lucentezza:

Nature remains: to bring out from their torpid recesses the affinity of a man or woman with the open air, the trees, fields, the changes of seasons - the sun by day and the stars of heaven by night.

mercoledì 16 ottobre 2019

25/ Io sono uguale.



Esiste una canzone che vi irrita dalla prima nota? Per me si'. E' We are the champions dei Queen. La trovo insopportabile piu' di qualsiasi altro rumore.

Purtroppo ogni tanto, in genere in luoghi dove non vorrei e non dovrei essere, eccola la', inossidabile negli anni.

A parte la musichetta, una specie di marziale marcia trionfale da concerto di capodanno fuori tempo massimo, le parole sono terrificanti.

*Noi*. Fa subito pensare al branco. Siamo tanti. Abbiamo la bandiera. Il distintivo. La maglietta.

*Siamo*. Nessuno di noi e'. L'identita' e' collettiva. L'individuo e' solo un elemento indistinto del noi.

*Campioni*. Meglio degli altri. Piu' forti e rumorosi. L'altro e' diverso. Avversario. Nemico. Inferiore.

Tre parole che si contrappongono ad altre tre.

*Io*. La mia identita' unica nel mondo, che entra in contatto di scambio e comunione con altre identita' uniche.

*Sono*. Sono me stesso e nel corso della mia vita faccio il possibile per conoscere chi sono e migliorarmi.

*Uguale*. So che la societa' e' bella e armonica solo se esiste uguaglianza, e per me questo e' un valore. L'altro e' come me. La diversita' culturale e' ricchezza. L'uguaglianza di diritti un traguardo.

24/ Viaggiare informati.



Viviamo immersi in una corrente di informazioni continue. Scegliere cosa ascoltare e leggere non e' semplice ma e' essenziale. Perche' il nostro tempo e' limitato.

E' da un po' che la Gio' mi manda articoli tratti da Open, che e' una testata online italiana relativamente nuova. E' un po' diventato il suo punto di riferimento e da qualche giorno e' anche il mio. Gli articoli sono molto chiari. Il fatto che abbiano pochi mezzi non e' un limite. Come non lo e' per Radio Popolare, per dire. La domenica sera prima di entrare in studio osservo i miei colleghi mentre preparano il GR. Hanno mezzi quasi di fortuna, ma sono bravissimi.

I mezzi scarsi costringono a scegliere. Non trovi tutto su Open. Ma e' un bene, perche' il rumore di fondo viene cancellato e si arriva meglio a sapere quello che ha una certa importanza. A essere davvero informati, dunque.

23/ L'amore.



Qualche giorno fa ho letto un tweet di Casa Lettori che citava una frase di Gandhi. Scopri l'amore e fallo conoscere al mondo. Per accompagnarlo hanno scelto una bella fotografia in bianco e nero con una coppia in un'auto scoperta, che guarda il mare.

All'inizio mi e' sembrato un accostamento stridente. Una frase di Gandhi, che con ogni probabilita' faceva riferimento all'amore universale. E un'immagine che rappresenta l'amore romantico.

Ma mi sbagliavo. L'amore e' uno. Chi ama davvero ama il proprio compagno di vita, il prossimo, le manifestazioni della natura. Amare e' una forma mentale. Io l'ho capito tardi nella mia vita, grazie alla Gio' che mi ha amato come nessuno aveva mai fatto. Non mi ha spiegato nulla. Mi ha dato l'esempio, giorno dopo giorno.

E' un grande dono che la vita mi ha voluto fare. E' l'unico insegnamento davvero fondamentale.

venerdì 11 ottobre 2019

22/ ATM e TfL.



Non so se siete mai stati all'ATM Point di Garibaldi. E' un'esperienza da fare. Settimana scorsa attorno alle 9.30 della mattina ho preso un numero. 540. Ho guardato sul display a che numero erano arrivati. 061. C'erano aperti due sportelli su tre.

Ho passato la giornata a guardare sulla app dell'ATM i numeri che procedevano lentissimamente, mentre lavoravo.

Alle 18.30 ho finito di lavorare e sono sceso all'ATM point. Non erano ancora arrivati a 500. Davanti agli sportelli ormai l'ossigeno era raro come oltre 5000 metri. Ho calcolato che sarei riuscito a fare la spesa all'Esselunga di Porta Nuova senza problemi.

Fattta anche la spesa sono sceso di nuovo. Saranno state le 19. Mi hanno servito che erano le 19.26, cioe' 9 ore e 56 minuti dopo avere preso il numero.

Oggi dovevo fare aggiustare il saldo della Oystercard. Ho fatto una piccola pausa dal lavoro per andare all'equivalente dell'ATM point di Liverpool Street station, che dista una decina di minuti a piedi da qui.

Nel percorso mi sono fermato a bere una tazza di caffe' a un Pret. La ragazza dietro al bancone, una napoletana simpatica che non avevo mai visto prima, ha insistito per offrirmelo.

Arrivato al TfL centre di Liverpool Street station dove tutti i sei sportelli erano aperti, mi hanno servito immediatamente. L'impiegato non ha nemmeno voluto vedere la prova che avevo portato con me. Here you go mi ha detto dopo 20 secondi ridandomi la mia Oyster con il saldo corretto.

Non ho dovuto prendere un numero. Non ho dovuto scaricare nessuna app. Dieci minuti dopo ero di nuovo qui al lavoro. In tutto, compreso il caffe' e la passeggiata, ho impiegato meno di mezz'ora, non dieci ore.

sabato 5 ottobre 2019

Prospettive Musicali del 6 ottobre 2019.


BILL CALLAHAN
Shepherd in a sheepskin vest

CHRIS BROKAW
End of the night

SARAH DAVACHI
Pale bloom

SUSANNE ABBUEHL
Compass

TRYGVE SEIM
Different rivers

ARILD ANDERSEN
The triangle

MICHELE RABBIA/ GIANLUCA PETRELLA/ EIVIND AARSET
Lost river.

Ascolta la prima parte.

Ascolta la seconda parte.

Prospettive Musicali va in onda tutte le domeniche alle 22 a Radio Popolare Milano, Radio Wave International, Radio Popolare Salento e sul webSeguiteci anche alla pagina Prospmus. Le radioregistrazioni del programma le trovate alla nostra pagina nel sito di Radio Popolare e in Itunes.

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domenica 29 settembre 2019

Prospettive Musicali del 29 settembre 2019.



HAYDEN THORPE
Diviner

ENRICO RAVA
Easy living

MICHELE RABBIA/ GIANLUCA PETRELLA/ EIVIND AARSET
Lost river

STEPHAN MICUS
White night

ARILD ANDERSEN
The triangle

PAUL BLEY/ GARY PEACOCK/ PAUL MOTIAN
When will the blues leave.

Ascolta la prima parte.

Ascolta la seconda parte.


Prospettive Musicali va in onda tutte le domeniche alle 22 a Radio Popolare Milano, Radio Wave International, Radio Popolare Salento e sul webSeguiteci anche alla pagina Prospmus. Le radioregistrazioni del programma le trovate alla nostra pagina nel sito di Radio Popolare e in Itunes.

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venerdì 23 agosto 2019

Prospettive Musicali del 25 agosto 2019.


Ascolti:

STEREOLAB
Transient random-noise bursts with announcements

DREAM SYNDICATE
These times

JJ CALE
Stay around

ARENI AGBABIAN
Bloom

STEPHAN MICUS
White night

ENDLESS BOOGIE
Endless boogie.


Lettura:

VANDANA SHIVA
Il pianeta di tutti.


Ascolta la prima parte.

Ascolta la seconda parte.

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venerdì 16 agosto 2019

Prospettive Musicali del 18 agosto 2019.


Ascolti:

CHRIS FORSYTH
All time present

KINLOCH NELSON
Partly on time: recordings 1968 - 1970

VV. AA.
Spiritual jazz 9. Blue notes: parts I & II

DOMINIC MILLER
Absinthe

ARENI AGBABIAN
Bloom

ROSCOE MITCHELL & NOTE FACTORY
Far side.


Lettura:

FRANCK MARTIN
Il potere della gentilezza.


Ascolta la prima parte.

Ascolta la seconda parte.

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venerdì 12 luglio 2019

Prospettive Musicali del 14 luglio 2019.


Ascolti:

DOMINIC MILLER
Absinthe

SOKRATIS SINOPOULOS QUARTET
Metamodal

JOE LOVANO
Trio tapestry

VIJAY IYER/ CRAIG TABORN
The transitory poems

DAVID TORN/ TIM BERNE/ CHES SMITH
Sun of Goldfinger.

Lettura:

MARCELLA DANON
Clorofillati.

Ascolta la prima parte.

Ascolta la seconda parte.

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venerdì 28 giugno 2019

Prospettive Musicali del 30 giugno 2019.


Ascolti:

JOE LOVANO
Trio tapestry

JACK DEJOHNETTE
New directions in Europe
Made in Chicago.

Lettura:

THE BOOK OF LIFE
The definition of love.

Ascolta la prima parte.

Ascolta la seconda parte.

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giovedì 20 giugno 2019

21/ Porte aperte.



Il curriculum di un introverso figlio unico non sarebbe completo senza il fatto di avere imparato a leggere prima di andare a scuola. Credo che leggere mi piacesse tanto, allora come oggi, perche' mi ha sempre fatto sentire meno la solitudine.

Nel suo controbuto a A velocity of being, una raccolta di riflessioni sulla lettura, lo scrittore americano Alexander Chee ha scritto:

A book to me is like a friend, a shelter, advice, an argument with someone who cares enough to argue with me for a better answer than the one we both already have. Books aren’t just a door to another world — each book is part of a door to the whole world, a door that always has more behind it.

Negli anni ho preso l'abitudine, quando finisco un libro, di lasciare passare due o tre giorni prima di iniziarne un altro. In quei due o tre giorni non ripongo il libro che ho terminato in libreria. Lo lascio sul divano e ne rileggo alcune pagine, per fissarlo nella memoria.

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Ognuno di noi ha sviluppato piccoli rituali basati sull'esperienza di cio' che ci da' piacere.

Un altro esempio, per quanto mi riguarda, e' comprare dischi, perche' una volta che ho comprato un disco lo ascolto varie volte. Mentre se ascoltassi musica in streaming ne cercherei sempre di nuova e la qualita' dell'ascolto sarebbe superficiale.

Un altro esempio ancora e' il fatto che non ho mai smesso di andare al cinema. Una volta alla settimana mi prendo un po' di tempo per studiarmi per bene i programmi dei tre cinema che frequento qui a Londra - British Film Institute, Institute of Contemporary Arts e Cine Lumiere.

Leggo le descrizioni, le recensioni, guardo i trailers. Poi scelgo uno o due film che desidero vedere. Nuovi o di repertorio, non fa differenza. L'importante e' che si tratti di una storia che parli della vita. Una storia che potrebbe capitare davvero, non campata per aria. Senza eroi, con persone comuni.

L'attesa di quei momenti e' per me piacevole come il momento stesso. E mi piace la metafora che usa Alexander Chee, quella di aprire una porta, entrare in un altro ambiente. Se possibile non tanto diverso da quello nel quale si svolge la vita vera, per vedersi riflessi e, proprio per questo, riflettere.

martedì 11 giugno 2019

20/ 70.



Bruce Springsteen, ho letto oggi, tra qualche mese compira' settant'anni. Non sono mai stato un fanatico della sua musica, ma ho i suoi primi dischi e anche qualcuno dei successivi. E mi e' capitato quei primi dischi di ascoltarli in varie circostanze e eta' della mia vita. Dalle gite scolastiche al tempo del liceo in poi. Per cui a quelle canzoni sono un po' legato, inevitabilmente.

Il nome di Springsteen lo lessi per la prima volta su un muro vicino alla scuola media che frequentavo. Bruce is the boss, avevano scritto. Doveva essere il 1976 o giu' di li'. Il senso di quella scritta lo capii non molto tempo dopo, quando la mia passione per la musica prese forma.

Lui era un ragazzo, e io ancora un bambino. Oggi lui e' un signore anziano, e buona parte della mia vita e' volata via, in un soffio.

Non e' un memento mori il fatto che Springsteen compia settant'anni. E' un signore in grande forma. Eppure e' una misura del tempo che scorre come sabbia tra le dita. Molto ma molto piu' velocemente di quanto avrebbe potuto pensare quel bambino che si domandava cosa volesse dire quella scritta che leggeva ogni mattina su quel muro, trotterellando verso la scuola.

domenica 9 giugno 2019

19/ Forza, debolezza, resilienza, vulnerabilita'.



"In real life we're not strong: we go through things and we react to them. You don't have to be strong to be interesting".

L'ho letto stamattina in un'intervista a Julianne Moore. Le sue parole sono risuonate in me, come del resto tutte quelle che mi capita di leggere e poi annoto qui.

Non siamo forti, nessuno di noi lo e' di fronte alle circostanze della vita. Che sono imprevedibili e in larga parte incontrollabili come mi ha fatto comprendere bene nelle nostre sessioni l'analista danese molto ECM. Circostanze che sono di molte volte piu' forti di noi.

Tutto cio' che possiamo provare a sviluppare e' la capacita' di affrontare le difficolta' rialzandoci e riprendendo il nostro cammino. Senza perdere la tenerezza, la compassione reciproca, la consapevolezza delle nostre umanissime debolezze e della nostra intrinseca vulnerabilita'.

Non dobbiamo essere forti per essere interessanti, afferma Julianne Moore. Io estremizzerei il concetto. Solo le persone che ammettono le proprie debolezze e sanno guardarle negli occhi mi paiono interessanti.

martedì 4 giugno 2019

18/ John Trundle Highwalk.



Ho lavorato da casa tutto il giorno e stasera, avendo finalmente smesso di piovere, sono uscito a fare una passeggiata.

Arrivato al Barbican, ne ho percorso il perimetro in direzione Est. Poi mi sono fermato un po' su una panchina di John Trundle Highwalk, a pensare e a scrivere.

Di John Trundle Highwalk che sembra il titolo di una canzone di Bob Dylan, Quiet London che e' l'unica guida di questa citta' davvero essenziale se siete lettori di questo blog scrive: le canne che ondeggiano dolcemente, le ninfee galleggianti e l'abbondanza di fiori selvatici rendono questo angolo del Barbican quasi rurale.

Mentre ero immerso nei miei pensieri, si e' palesata una volpe molto bella. Non si aspettava di vedere un umano e io di incontrare lei. Si e' avvicinata pur restando a distanza di sicurezza e siamo rimasti un po' a guardarci. Incuriositi ma cercando di non disturbarci vicendevolmente. E poi siamo tornati a fare quello che stavamo facendo, lei a cercare la sua cena e io a scrivere.

Quando e' diventato troppo buio per annotare i miei pensieri sul mio Moleskine, ho ripreso a camminare sempre percorrendo il perimetro Est. Seguendo le sopraelevate tra gli uffici si finisce nella City, a quell'ora deserta.

Prima di tornare a casa sono entrato nel centro culturale. L'atmosfera di sera e' molto silenziosa. Ci sono un po' di persone che leggono e scrivono, per lo piu' immerse nei loro computer. Ma non tante.

Ho preso il programma di Luglio e Agosto e mi sono messo a leggerlo sotto a un lampione in riva al lago. A cavallo tra questi due mesi, Ludovico Einaudi che qui e' molto popolare terra' sette concerti consecutivi nella Barbican Hall che e' una sala da quasi milleduecento posti. Notevole. La presentazione dei concerti dice che il giorno in cui e' stato pubblicato, l'ultimo lavoro di Einaudi ha totalizzato due milioni di streaming.

L'unita' di misura usata, fa pensare. A me piacciono tanto i dischi, con le loro copertine, le fotografie e le loro note da leggere. Lo streaming, e magari pure sentito col computer, lo associo a una pila di fotocopie in bianco e nero e non rilegate di una rivista a colori.

E poi per me componenti importanti di ogni esperienza piacevole sono: l'immaginazione, l'attesa, il desiderio, la sorpresa. Senza, l'esperienza perde spessore, profondita'.

Tornando a casa pensavo che questo fanatismo per il tutto subito, questa moda collettiva dell'eiaculazione precoce simbolo definitivo di questi anni di Spotify e Amazon Prime, questa corsa senza freni alla gratificazione immediata e alla novita' che tra un'ora sara' gia' sorpassata da un'altra e da un'altra ancora, non riescono proprio a coinvolgermi.

Entrato in casa, ho messo nel lettore un vecchio disco di Susanne Abbuehl, abbandonandomi all'ascolto dalla prima all'ultima nota. E ho scritto questo post. 

QUIET LONDON.

17/ Senza fine.



"Perdonare è sapere che siamo, ciascuno a nostro modo, inadeguati proprio quanto il nostro prossimo. Considerando che tutti abbiamo mancanze, non abbiamo altra scelta che essere vicendevolmente comprensivi.

E' naturale, nella vita abbiamo tutti commesso errori e siamo stati affrettati e non certo esemplari. Ma questa non è una ragione per la quale non venire trattati amorevolmente. Impariamo a perdonare quando mettiamo da parte l'ipocrisia, cioè quando siamo abbastanza coraggiosi da comprendere le parti più oscure del nostro cuore.

L'amore sa uscire dagli argini nel quale lo rinchiudiamo. Amare non implica amare solo una persona, amare comprende anche l'amore nei confronti di qualcuno che hai appena incontrato, di estranei di un'altra terra, del pianeta, delle piante, degli insetti, dei pipistrelli e di una falena vicino alla finestra che stanotte potrebbe gia' essere morta".

The definition of love.