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Prospettive Musicali

lunedì 17 settembre 2018

Il difficile primo capitolo.



Ieri sera ho guardato il primo capitolo del romanzo che sto scrivendo. L'ho proprio guardato negli occhi, non solo riletto varie volte limando ogni parola. Ho visto tutti quei caratteri sulle pagine bianche, quei personaggi che dopo mesi di ripensamenti e schemi e indecisioni stanno prendendo vita.

Ho letto il capitolo alla Gio', che ha detto "Te lo rileggo domani con calma, ma mi piace da pazzi. Non c'e' nulla che toglierei". Togliere, come Eicher che toglie ogni nota di troppo in modo che quelle che rimangono esprimano un'idea di spazio. Bisogna fare lo stesso con le parole, dicevamo la Gio' e io mentre provavamo la storia prima di iniziare a scriverla.

Mi sono sentito dopo tanti anni come quella volta che trasportai il pesante amplificatore del basso giu' per le scale della cantina della casa dove abitava un mio compagno di liceo. Nello scantinato c'era gia' la batteria. Attaccammo i jack della chitarra e del basso e inziammo a suonare "Message in a bottle" che conoscevamo tutti e tre. Andammo avanti per un bel po' improvvisando su quel ritmo e quel giro di basso, direi un bel 10 minuti.

Quando dopo l'ultima nota dal frastuono che era rimbalzato sulle pareti emerse uno strano silenzio ovattato, quello di quando i timpani sono stati messi a dura prova e vedi la persona di fianco a te che muove le labbra ma senti solo un fischio insistente, ero cosi' contento che quasi mi veniva da piangere.

Stanotte mi sono sentito ancora cosi'.

***

Nei prossimi giorni saro' impegnato a scrivere cercando di non distrarmi. Qui voglio pero' postare i riferimenti che mi stanno aiutando e mi stanno dando ispirazione, se trovo un momento.

Tutto e' partito di qui, in fondo. Magari anche tutto finira' qui a un certo punto se non trovero' un editore. Andrebbe bene anche cosi'.

Scrivere e' un'esercizio che pulisce la mente e se scriviamo con sincerita' entriamo in contatto con l'anima. Il senso e' quello, l'obiettivo e' quello.

domenica 16 settembre 2018

Un messaggio che ho scritto stamattina a un amico che non trova lavoro.



L'anno scorso il CEO di Morgan Stanley si e' dato uno stipendio di 21.5 milioni di sterline, Sono 60mila sterline al giorno compresi sabati e domeniche. In un fine settimana guadagna quasi tre volte quello che guadagna un insegnante con 20 anni di esperienza in un anno di lavoro.

E di fronte a questo la gente cerca di attentare alla sua vita, lo copre di sputi e verdura marcia, gli brucia la macchina e l'abitazione? Ma va. Lo ammirano.

E le banche di investimento hanno pagato 15 miliardi di sterline in bonus.

Intanto i treni dei pendolari vengono ridotti di numero dopo l'ennesimo aumento. Gas e luce sono aumentati 2 volte in 3 mesi. Alla popolazione, stremata dalla crisi e dalla moderna eroina diffusa tra le masse (Facebook), vengono indicati come colpevoli di tutto questo migranti senza nulla che fuggono da campi di tortura.

Mentre i suddetti CEO vengono ammirati, riveriti.

Alle masse e' stato fatto credere che il loro pargolo che gia' a 2 anni sa usare Whatsapp e fare un video con l'Iphone e' un genio e diventera' qualcuno.

Diventera' un altro schiavo naturalmente, ma loro si baloccano con quel sogno e rifiutano di vedere la realta'.

E quindi non cambia nulla.

So bene che la felicita' non e' funzione dei possedimenti materiali. Non ho idea se il CEO di Morgan Stanley sia piu' o meno felice di voi o di me, infatti.

Sono convinto pero' che se temi per la sicurezza economica di base, intendo il livello piu' basso della piramide di Maslow (cibo e riparo), allora viene a mancare quella serenita' al di sopra della quale poggia ogni possibile ricerca della felicita'.

giovedì 13 settembre 2018

Chiamarsi fuori.



Fatto un calcolo mentale in base alla mia esperienza, ho concluso che standosene fuori dai social media quello che si guadagna e' molto piu' di quello che si perde. Assumendo che il tempo, il nostro preziosissimo e finitissimo tempo, abbia per noi valore.

Ed e' un'assunzione non secondaria questa: il tempo assume valore solo si sa che cosa farne.

E' questa paura di perdere qualcosa che dobbiamo vincere, perche' non perdiamo proprio nulla e soprattutto nulla di importante.

mercoledì 12 settembre 2018

Twitter, o del burro salato.



Il gusto del burro salato lo ricordo da quando ero ancora un ragazzino e venivo da queste parti a studiare la lingua. Mi piaceva gia allora tantissimo.

Quando venni a vivere qui non me lo facevo mai mancare. Tornavo a casa dopo una giornata di lavoro e il mio comfort food preferito era li' ad aspettarmi. Scaldavo una fetta di pane e ci stendevo sopra una badilata di burro salato.

Dopo qualche tempo feci un esame del sangue. Andava tutto bene, tranne il valore del colesterolo, come e' ovvio.

Cosi' all'improvviso smisi di comprarlo, e oggi non ho nemmeno idea di dove trovarlo quando vado al supermercato.

***

Sara' una settimana che sto dicendo a tutti che mi voglio cancellare da Twitter e poi non lo faccio. Come poi se la mia cancellazione fosse un evento mediatico planetario, quando invece credo di avere un'ottantina di followers la meta' dei quali probabilmente non esistono piu' o non sono mai esistiti.

Stanca di sentirmelo dire ("Si'  lo so, me l'hai gia' detto ieri sera e anche domenica"), la Gio' ha evocato il famoso burro salato, della cui esistenza mi ero completamente dimenticato. Ha detto: "Ti viene ancora in mente di comprarlo? Eppure guarda che lo vendono ancora!".

E poi ha aggiunto che non c'e' bisogno di cancellarsi da Twitter. Che basta non aprirlo, proprio come non c'e' bisogno che Waitrose rimuova tutte le confezioni di burro salato dallo scaffale frigorifero, basta decidere che, da oggi, non si compra piu'.

Intanto Twitter l'ho cancellato dalla colonnina qui a destra. Mi sento gia' meglio. Come quando esci da una stanza affollata e respiri aria fresca, finalmente pulita, il rumore di fondo cessa improvvisamente e puoi ricominciare a pensare a quello che ti va.

martedì 11 settembre 2018

Scuse per mettere a tacere l'ansia.



E' da stamattina che mi sono preposto di iniziare a preparare la prossima puntata di Prospettive Musicali, per non lasciarmela per l'ultimo momento, anche perche' e' l'unica sera libera della settimana: domani ho una riunione di lavoro che comincia alle 18.30 e finira' chissa' quando, giovedi' come tutti i giovedi' sera vedo l'analista danese molto ECM e venerdi' vado a sentire Michele Serra all'Istituto di Cultura Italiana.

Vorrei pero' scrivere tutt'altro, iniziare un libro che ho in testa da quest'estate, una storia che mi piace da pazzi e che e' venuta fuori proprio in una seduta di analisi. Ha gia' una sua struttura, so come voglio dividere i capitoli, perfino un bel titolo, ma ho una gran paura di sbagliare, di non possedere gli strumenti per rendere vivi i personaggi come vorrei.

Quando ho capito che la storia non era male sono stato alla Libreria Italiana e ne ho parlato con Mancassola che tiene i corsi di scrittura creativa, ma il prossimo non lo inizia fino a gennaio ha detto.

Cosi' rimando e mi dedico a Prospettive Musicali.

(Il titolo del post si e' generato da solo dopo aver riletto).

Piu' uguaglianza, piu' verde, piu' welfare.



Il giorno che decisi che nella vita avrei voluto fare il ricercatore sociale, lo ricordo ancora molto bene.

Il mio professore di psicologia sociale, che qualche tempo dopo mi avrebbe voluto nel suo istituto, invito' noi studenti del suo corso all'Universita' di Pavia ad andarlo a trovare nel suo studio di Milano.

Fu dopo quella visita che pensai, sul treno che mi riportava a casa, che quello che avrei voluto era farmi interprete dei bisogni delle persone.

Tali bisogni sarebbero stati - non avevo alcun dubbio - piu' uguaglianza, piu' verde, piu' welfare.

venerdì 7 settembre 2018

Le api.



Qualche anno fa mi ammalai per tre volte in un solo inverno, facendo ben due ricadute di influenza.

Successe tutte e tre le volte durante periodi che avevo deciso di trascorrere a Milano. Naturalmente non e' bello stare a letto ammalati, ma quei giorni scanditi dalla Gio' che a meta' giornata mi portava a casa la spesa e mi preparava un pranzetto leggero prima di tornare al lavoro e poi per il resto trascorsi in solitudine (condizione che amo) me li ricordo ancora con piacere e un po' di nostalgia.

Il pomeriggio ascoltavo tutta Fahrenheit, tre ore filate. Ecco, se potessi io Fahrenheit lo ascolterei tutti i giorni. Invece mi forzo quando lavoro a tenere al massimo in sottofondo della musica, evitando programmi parlati che finiscono per distrarmi troppo.

Ma poi quasi tutte le sere un pezzo del podcast di Fahrenheit finisco per ascoltarlo (come dissi pure a Sinibaldi qualche tempo fa quando mi capito' di cenare insieme a lui all'Istituto di Cultura Italiana, prima di lanciarci in una lunga disquisizione su cos'e' diventata la radio ai tempi dei podcast). Oggi, che stanno trasmettendo dal Festivaletteratura di Mantova, non ho resistito a sapere di cosa parlano e infatti li sto ascoltando.

Una scrittrice norvegese che hanno intervistato poco fa ha detto che dobbiamo imparare dalle api, che lavorano per l'alveare e non per loro stesse.

E' un concetto molto bello. Ognuno dovrebbe fare quello che serve alla societa', in cambio dei prodotti e servizi che servono a ognuno e solo di quelli. Un modello nel quale non esisterebbero ne' profitti ne' rendite, quindi non esisterebbero plusvalore, disoccupazione e sfruttamento. Quindi si lavorerebbe il giusto, ne' troppo ne' troppo poco, tutti.

Per me sarebbe la perfezione, il punto piu' evoluto dell'umanita'. Fa riflettere pensare che quando eravamo api ci risultava naturale.

giovedì 6 settembre 2018

Contraddizioni, umanita', amore, spiritualita'.



Ci sono voluti anni di errori, c'e' voluto un percorso psicoterapeutico che e' stato tra le decisioni piu' sagge (poche, in verita') della mia vita, ma credo di avere capito una cosa.

Una soltanto, ma importante. Che non amiamo una persona fino a quando impariamo ad amarne le contraddizioni. Forse un giorno le risolveremo, le tue e le mie grandi e piccole contraddizioni. Se ci riusciremo sara' per tutto l'aiuto che ci siamo dati in questi anni, un giorno alla volta.

Ma intanto, come ha dichiarato Michael Stipe alla BBC settimana scorsa con quel suo caratteristico modo di parlare che sembra che stia parlando solo con se stesso, "If we have an understanding that within each of us there are multiple contradictions, we arrive at a higher place, which is humanity".

E l'umanita', l'amore e la spiritualita' sono aspetti diversi della stessa cosa, come mi disse un giorno Patti Smith, quando ancora non ero in grado di capire le sue parole.

martedì 4 settembre 2018

Gli olivi, i fichi, i sorbi, i gelsi, i noci.



Da quando l'ho trovato citato in Divorare il cielo, mi e' venuta voglia di leggere Il barone rampante di Calvino. Cosi' l'ultima volta che sono tornato in Italia me ne sono procurato una copia uscita per gli Oscar Mondadori, con una bella foto di Ghirri in copertina.

Del libro mi piacciono le descrizioni degli alberi. Ogni albero ha una sua personalita', un suo carattere.

Gli olivi, per il loro andar torcendosi, sono a Cosimo vie comode e piane, piante pazienti e amiche, nella ruvida scorza, per passarci e per fermarcisi, sebbene i rami grossi siano pochi per pianta e non ci sia gran varietà di movimenti. 

Su un fico, invece, stando attento che regga il peso, non s’è mai finito di girare; Cosimo sta sotto il padiglione delle foglie, vede in mezzo alle nervature trasparire il sole, i frutti verdi gonfiare a poco a poco, odora il lattice che geme nel collo dei peduncoli. 

Il fico ti fa suo, t’impregna del suo umore gommoso, dei ronzii dei calabroni; dopo poco a Cosimo pareva di stare diventando fico lui stesso e, messo a disagio, se ne andava. Sul duro sorbo, o sul gelso da more, si sta bene; peccato siano rari.

Così i noci, che anche a me, che e' tutto dire, alle volte vedendo mio fratello perdersi in un vecchio noce sterminato, come in un palazzo di molti piani e innumerevoli stanze, veniva voglia di imitarlo, d'andare a star lassu'; tant’è la forza e la certezza che quell’albero mette a essere albero, l’ostinazione a essere pesante e duro, che egli s’esprime persino nelle foglie.

ECM.



Giusto per raccontarvi cosa succede dietro alle quinte di Prospettive Musicali, stamattina mi ha contattato l'ufficio stampa dell'ECM per proporre di mandarmi le loro uscite come si usa adesso, in formato file.

Come si usa adesso perche' io appartengo alla vecchia scuola, quando ancora le etichette ti mandavano a casa le copie promozionali dei dischi fisici.

Ci ho pensato un po' e poi ho cortesemente declinato, spiegando che per me l'esperienza di ascoltare i dischi ECM non puo' prescindere dalla loro carta e dalle loro fotografie rarefatte in quel bel bianco e nero elegante. La loro musica in formato file sono sicuro che suona diversa. E non ne sto facendo una questione di suono, ma di esperienza.

Pero' se passano di qui li ringrazio per aver pensato a me. E' stato un pensiero gentile, di quelli che ti fanno sentire parte di qualcosa. E sentirsi parte di qualcosa e' importante, specie per me che tante volte non mi sento parte di nulla e ci sto un po' male.

lunedì 3 settembre 2018

Un desiderio.



Ci sono ragioni molto contingenti, molto pratiche, per le quali non scrivo piu' questo blog. Fondamentalmente il tempo che manca, o piuttosto che ho scelto di spendere in altro modo.

Scrivo ancora molto, ma scrivo a mano sulla carta, scavando nell'anima e rivelando a me stesso in forma scritta, e poi in un secondo momento alla Gio', quello che scopro giorno dopo giorno. In genere succede a notte fonda, quando tutto si fa finalmente silenzioso. E poi, una volta alla settimana ne parlo con la ormai famosa analista danese molto ECM, cercando spiegazioni.

E' dei grandi scrittori sapere poi condividere, universalizzandole, queste scoperte. E io non sono ne' Kafka ne' Musil, e non ne sono capace.

Eppure mi spiace avere abbandonato questo medium, per tante ragioni. Non ultima il fatto che il blog si rivelo' a suo tempo un mezzo potentissimo per costruire ponti con anime affini. Forse si aprivano per solitudine questi taccuini online, e forse a un certo punto abbiamo deciso tutti di chiuderli quando le anime affini le abbiamo trovate nella vita reale.

Ma e' un po' un peccato. Ho pensato spesso a come riprendere il discorso interrotto. So solo che mi piacerebbe ripartire dalla nuda parola: da quando nemmeno sapevo come si faceva un link. Scrivendo semplicissime osservazioni senza limiti di spazio e senza l'imbarazzo che mi darebbe scriverle invasivamente su un social network.

Al centro vorrei mettere le emozioni e i sentimenti, e vorrei che i fatti restassero in secondo piano.

So per esperienza che servirebbero continuita' e impegno, e quindi non prometto nulla. E' un desiderio per il momento.

domenica 26 agosto 2018

Prospettive Musicali del 26 agosto 2018.



Le musiche di stanotte le abbiamo tratte da:

JIMI HENDRIX
Cornerstones 1967 - 1970

NABIHAH IQBAL
Weighing of the heart

DAVID MURRAY/ GERI ALLEN/ TERRI LYNE CARRINGTON
Perfection

THOMAS STRONEN/ TIME IS A BLIND GUIDE
Lucus

NICOLAS MASSON
Travelers

JOHN SURMAN
Invisible threads

NIK BARTSCH'S RONIN
Awase.

Ascolta il programma.

Prospettive Musicali va in onda tutte le domeniche alle 22 a Radio Popolare Milano, Radio Wave International, Radio Popolare Salento e sul webSeguiteci anche alla pagina Prospmus. Le radioregistrazioni del programma le trovate alla nostra pagina nel sito di Radio Popolare e in Itunes.


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domenica 19 agosto 2018

Prospettive Musicali del 19 agosto 2018.



Le musiche di stanotte le abbiamo tratte da:

JOSHUA REDMAN/ RON MILES/ SCOTT COLLEY/ BRIAN BLADE
Still dreaming

JUN MIYAKE
Lost memory theatre - act 3

ARTURO STALTERI
Low and loud

NICOLAS MASSON
Travelers

STEVE TIBBETTS
Life of

MARC SINAN/ OGUZ BUYUKBERBER
White

NIK BARTSCH'S RONIN
Awase.

Ascolta il programma.

Prospettive Musicali va in onda tutte le domeniche alle 22 a Radio Popolare Milano, Radio Wave International, Radio Popolare Salento e sul webSeguiteci anche alla pagina Prospmus. Le radioregistrazioni del programma le trovate alla nostra pagina nel sito di Radio Popolare e in Itunes.


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martedì 14 agosto 2018

Autori consapevoli della nostra vita.



A titolo di semplice utente come siamo tutti e senza demonizzare la rete, ci mancherebbe, vorrei ribadire due pericoli da tenere sempre presenti.

Il primo e' quello di abitare all'interno di cerchi chiusi che non comunicano tra di loro. Leggo e seguo solo chi conferma il mio pensiero.

Il secondo e' quello di rimanere imprigionati nel rullo a ciclo continuo di notizie e commenti.

Dal primo pericolo ci si difende con la curiosita' di comprendere le ragioni dell'altro. Anche, se necessario, per proteggerci da un modo di pensare superficiale e grossolano che trova nella rete fertile terreno di coltura.

Dal secondo trasformando il continuo in discreto. Quando eravamo ragazzi ci informavamo due volte al giorno, la mattina comprando i giornali e la sera guardando il telegiornale. Aggiornandoci un paio di volte su cos'e' successo nel mondo, si ha tempo di riflettere, di elaborare con calma un'opinione senza essere vittime della rincorsa all'ultima notizia e all'ultimo post.

Torniamo autori consapevoli della nostra vita, insomma.

venerdì 10 agosto 2018

A Simona e a quelle scoperte che sembrava non sarebbero finite mai.



"Credo che, per chi scrive, un’età fondamentale sia quella della adolescenza: quando ancora non si fa parte del mondo degli adulti, ma si sente che la vita vera sta per arrivare, e si fanno le grandi scoperte, si provano le prime emozioni forti e ci si accorge che il mondo è fatto anche di libri, canzoni, film, quadri.

Quando ci si accorge, ad esempio, che la letteratura non è solo quella materia barbosa che si deve studiare a scuola, ma una cosa viva, che parla di esperienze che anche noi saremo destinati a fare e che per il momento possiamo solo vivere di riflesso, immedesimandoci in un qualche personaggio.

È in questa età che si viene segnati, in un modo o nell’altro”.

Daniele Benati, Qualcosa, Paolonori.it.


Non avevo ancora letto La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano. L'ho divorato in pochi giorni.

E' un libro bellissimo. L'episodio della laurea (Mattia che non vuole che nessuno lo vada a sentire e che poi quando viene proclamato dottore si sente molto solo fino a quando non incontra in biblioteca Alice) e' identico a quello che vissi io.

Il numero primo era Simona, che poi avrebbe lasciato questa Terra solo qualche anno dopo. Aveva solo 27 anni quando parti', chissa' dov'e' ora e se mi puo' leggere e sentire che tutto il nostro affetto e' rimasto cristallizzato a quei giorni.

La colonna sonora di quel periodo (Disintegration dei Cure, appena arrivato alla redazione della radio con la quale collaboravo allora) e' proprio la stessa citata da Giordano in quell'episodio. Anche per questo leggendolo sono sobbalzato sulla sedia.

A legarci fu proprio quella scoperta che il mondo è fatto anche di libri, canzoni, film, quadri: di un orizzonte emozionale infinito. Non e' una scoperta che devo esclusivamente a Simona. Quando ci conoscemmo quel percorso era gia' iniziato per entrambi.

Ma per un tratto di vita condividemmo letture, dischi, mostre, cineforum (parola bellissima e dimenticata), passeggiate nella natura, discussioni che non finivano mai. Senza quella condivisione sarei stato completamente solo e forse mi sarei perduto.

Il libro di Giordano mi ha riportato a quegli anni, a quell'energia, a quelle scoperte che sembrava non dovessero esaurirsi mai.

Se ho un augurio da fare a un giovane di oggi e' che dimentichi il telefonino e i social e viva proprio quelle esperienze, con tutta la loro confusione, con tutta la loro energia, con tutto quel patrimonio di emozioni che ha lasciato dietro di se' e che non mi abbandonera' mai.

(E domani la Gio' e io, perche' appunto i libri vanno condivisi con chi amiamo, abbiamo deciso che iniziamo Divorare il cielo).

domenica 5 agosto 2018

Per cui in questo mondo proprio non mi ritrovo.



Mi sono spesso domandato da cosa dipenda, ma d'istinto io sto sempre dalla parte dei piu' poveri, degli ultimi, di chi subisce. Trovo insopportabili i campioni, i vincenti, i padroni. Mi danno sui nervi le premiazioni, i trofei, lo champagne.

L'ideale di mondo che ho in testa io non ha ne' vincenti ne' perdenti, ne' ricchi ne' poveri. La ricchezza privata e' socializzata, i trasporti pubblici sono gratuiti e efficienti, la sanita' ottima, le scuole all'avanguardia, la casa e il lavoro garantiti a tutti. Si lavora tutti, 4 o 5 ore al giorno facendo cio' che serve alla comunita'. Poi si suona, si scrive, si disegna, si coltivano l'orto e il giardino, si passeggia contemplando la natura.

Per cui in questo mondo proprio non mi ritrovo.

giovedì 26 luglio 2018

E tu splendi.



"Non lasciarti tentare dai campioni dell’infelicità, della mutria cretina, della serietà ignorante. Sii allegro.

I ‘destinati a essere morti’ non hanno certo gioventù splendenti: ed ecco che essi ti insegnano a non splendere.

E tu splendi, invece".


PIER PAOLO PASOLINI
Lettere luterane.

domenica 15 luglio 2018

Prospettive Musicali del 15 luglio 2018.


Le musiche di stanotte le abbiamo tratte da:

MODERN STUDIES
Welcome strangers

SKYDIVE TRIO
Sun sparkle

ARTURO STALTERI
Low & loud

KETIL BJORNSTAD
A suite of poems

STEVE TIBBETTS
Life of.

Ascolta il programma.

Prospettive Musicali va in onda tutte le domeniche alle 22 a Radio Popolare Milano, Radio Wave International, Radio Popolare Salento e sul webSeguiteci anche alla pagina Prospmus. Le radioregistrazioni del programma le trovate alla nostra pagina nel sito di Radio Popolare e in Itunes.

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mercoledì 11 luglio 2018

Domenica a Prospettive Musicali.


Un paio di anticipazioni sui nostri ascolti di domenica notte.

Arturo Stalteri ha da poco pubblicato un album molto gentile e delicato, che comprende composizioni nello stile che il pianista romano definisce post-minimalismo romantico e qualche cover. Tra le quali una bella versione di Lady Jane dei Rolling Stones (grande passione del nostro collega di Radio 3) che sentiremo insieme.

Celebreremo poi il ritorno del chitarrista americano Steve Tibbetts, a otto anni dal memorabile Natural casuses. Life of, questo e' il titolo del suo nuovo lavoro, prosegue nell'esplorazione della relazione tra musica, contemplazione, spiritualita', meditazione zen.

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domenica 1 luglio 2018

Prospettive Musicali del I luglio 2018.


Le musiche di stanotte le abbiamo tratte da:

NORMA WINSTONE
Descansado songs for films

ELINA DUNI
Partir

JAKOB BRO
Returnings

ARILD ANDERSEN/ PAOLO VINACCIA/ TOMMY SMITH
In-house science

TONY BUCK
Unearth.

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mercoledì 27 giugno 2018

Domenica a Prospettive Musicali.


Qualche anticipazione su quello che ascolteremo domenica.

Elina Duni e' una cantante albanese che seguiamo ormai da anni e che ha da poco pubblicato un album inciso con il suo piano, la sua chitarra e le sue percussioni etniche. In totale solitudine.

Musiche del mondo, che si concentrano sulle tradizioni di popoli migranti. Dal repertorio italiano ha scelto di ri-interpretare il capolavoro Amara terra mia di Domenico Modugno, e lo ha fatto con l'empatia di chi ha dovuto lasciare una terra che pur amata diventa a un certo punto della vita inospitale, amara.

Jakob Bro e' un altro nome noto ai nostri ascoltatori. Arriva dalla Danimarca, suona la chitarra e si fa accompagnare da uno dei piu' brillanti contrabbassisti della sua generazione, Thomas Morgan. Morgan che abbiamo ascoltato recentemente insieme a un altro chitarrista che amiamo e al quale abbiamo dedicato un'intera puntata nel mese di maggio, Bill Frisell. Il suo ultimo album contiene note sparse che escono facilmente dalla nostra coscienza per farsi semplice atmosfera ambientale.

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martedì 19 giugno 2018

Numeri.



1 e' un bel numero. Mi riporta alle mie passeggiate pensose, a quando ascolto un disco tutto concentrato, a quando scrivo.

2 e' il numero di quando sono con la Gio', di quando leggiamo a voce alta per l'altro, dei nostri passi sui sentieri, di quando riflettiamo insieme, di quando ci ritroviamo, di quando facciamo l'amore.

3 e' il numero di quando sono un po' indeciso, e allora scrivo 3 azioni, ci penso un po' su, le soppeso e poi ne scelgo una. Oppure divido un'azione complessa in 3 piu' facili da eseguire, magari in tempi diversi cosi' non mi stanco troppo. Provate, funziona.

4 non mi dice molto: e' troppo o troppo poco, a seconda di come lo guardi.

5 e' il numero degli elenchi che mi piace scrivere e leggere. 5 dischi su un tema ti vengono in mente in un attimo, per 10 ci devi pensare e fare fatica. Le scalette di Prospettive Musicali nascono quando ho in mente 5 dischi che stanno bene insieme.

6 e i numeri piu' grandi di 6 non mi piacciono, nessuno di loro.

lunedì 11 giugno 2018

L'inganno.



Perche' e' cosi' difficile per molti appartenenti alle classi subalterne identificarsi con la propria classe sociale e agire (votare per esempio) in coerenza con i propri interessi e non con quelli delle classi dominanti?

Mi sono fatto l'idea che non esista una sola risposta, ma almeno due. 

1) Una evidente inconsapevolezza della propria condizione e una sopravvalutazione della mobilita' sociale verso l'alto. Nonostante le evidenze empiriche contrarie, sono in molti a pensare che i propri figli, cosi' speciali ai loro occhi, riscatteranno la loro condizione diventando "qualcuno": un calciatore, una modella famosa, uno scienziato, un personaggio televisivo, un alto dirigente.

2) L'invisibilita' delle classi dominanti. I ricchi mandano i propri figli alle scuole private, si curano con la sanita' privata, frequentano circoli preclusi a chi non appartiene alla propria classe sociale, viaggiano in auto dai vetri oscurati e in classi esclusive.

Se ne intercettano le tracce, quasi delle evidenze semiotiche della loro esistenza (auto di lusso, negozi del centro, ristoranti di chef celebrita'), ma non li si incontra.

Questa distanza proietta sul di loro sia un rispetto che se li frequentassimo perderebbero subito, sia un'aura di desiderabilita' che fa perdere di vista che quei modelli di vita e consumo sono destinati a rimanere per i componenti delle classi subalterne aspirazioni irraggiungibili, desideri frustrati.

Ci si dimentica, attraverso questo stato autoillusorio, della propria condizione di mediocrita' e soprattutto del proprio stato di fragilita' e bisogno. Primario interesse degli appartenenti alle classe subalterne sarebbe un welfare di eccellenza: scuole, assistenza, sussidi, ospedali, trasporti pubblici. 

Ma non lo sanno.

Al contrario, sostengono con convinzione chi promette meno tasse. E quindi meno servizi e di peggiore qualita', piu' individualismo, piu' vulnerabilita', piu' solitudine. Si fanno inconsapevoli alfieri e difensori di un liberismo che e' legge del piu' forte e che va contro il loro tornaconto. 

Media, politici, influenzatori, autorita' per distrarre deliberatamente dalla rapacita' senza limiti delle classi dominanti amplificano ad arte la distanza tra chi ha poco e chi non ha nulla. Confermano che chi sta a galla e' diverso dai migranti e da chi per un rovescio della sorte e' sceso sotto alla soglia di poverta'.

A costoro, agli ultimi, agli esclusi, viene attribuita la responsabilita' di quel progressivo scivolamento verso il basso che i ceti medio-bassi non possono non percepire, ma che non hanno gli strumenti per interpretare per quello che e': sottrazione di diritti e ridistribuzione verso l'alto.

In questo modo si preclude alle classi subalterne quella unione senza la quale non avranno mai la massa critica per rovesciare il tavolo e riprendersi cio' che e' anche loro.

 L'inganno e' riuscito alla perfezione.

venerdì 8 giugno 2018

Suoni, parole, colori, movimento, domande, idee.



Ho letto una biografia, di un'illustratrice, che mi piace tantissimo. La voglio condividere con voi.

"Ohara Hale is a self-taught artist who works with many different forms and materials. She sings, writes, draws, and performs sounds, words, colors, and movements that are questions and ideas about love, life, nature, and all the unseen, unknown, and dreamed in between. Hale lives on planet Earth with her rescue dog, Banana".

A me una descrizione cosi' apre mondi. 

Perche' e' in fondo questo il senso della vita. Immergersi in suoni, parole, colori, movimento, domande, idee.

Sull'amore, sulla natura, su cio' che e' visibile e anche su cio' che invisibile agli occhi.

Spero che queste parole vi diano ispirazione per il fine settimana, perche' e' per questo che le ho condivise.

E poi per la settimana, anzi le settimane, i mesi, gli anni, la vita.

giovedì 7 giugno 2018

Meno e' piu'? (Reprise).



"Non c'e' bisogno di rischiare vita o liberta', per essere vigliacchi", scrive Salvatore La Porta. "Spesso sono le paure piu' minuscole quelle capaci di rendere opaca un'esistenza: se fossero la conseguenza di sfide piu' evidenti, forse troveremmo il coraggio di reagire".

La psicoterapia insegna a farsi domande. Anche quelle scomode, anzi soprattutto proprio quelle che evitiamo con cura.

Non e' necessario rispondere. Non subito. Questo ci da' sollievo. Le risposte le troveremo, se le troveremo, al termine di un percorso di riflessione che ci avra' portati a esplorare luoghi sconosciuti.

L'enfasi e' proprio su questo percorso. Durante il quale comprendi cosa e' importante. E a liberarti di tutto il resto. A vivere con poco. Solo con cio' a cui ci lega un rapporto affettivo profondo.

Vale anche con le relazioni. Impari a usare il tempo, facendo spazio con consapevolezza, accogliendo l'imprevisto.

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La psicoterapia insegna a trovare il coraggio per reagire, rendendo evidente quell'opacita' della quale La Porta parla nel suo libro. Della quale tanti non sembrano avere consapevolezza e credo non serva spiegare perche'. Tanti include anche noi, beninteso.

Questo e' quello che ho capito, e volevo condividerlo con voi.

venerdì 1 giugno 2018

Meno e' piu'?



Ho iniziato un libro che ho comprato l'ultima volta che sono tornato a Milano. Less is more, Salvatore La Porta, il Saggiatore.

La tesi e' che la nostra liberta' intellettuale e il possesso del nostro tempo dipendono da quanto sappiamo rinunciare ai beni materiali, o se preferite all'alienazione di tempo che si rende necessaria per acquistarli.

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E' una tesi interessante. Mi domando pero' se il sistema nel quale viviamo rende la scelta praticabile. Nel momento in cui tutto e' stato privatizzato ed e' in vendita, c'e' ancora una possibilita' reale di scelta?

Se il cibo salutista costa significativamente piu' del cibo non sano, per esempio, che facciamo? Restiamo padroni del nostro tempo e ci adattiamo a comprare frutta e verdura coltivati con quantita' massicce di pesticidi? Oppure decidiamo che ha senso vendere un certo numero di ore della nostra giornata, in genere non poche, al termine della quale pero' possimo portare sulla nostra tavola cibo biologico?

Gli esempi sono moltissimi. Nelle nostre citta' vivere in zone verdi e sicure costa molto. Siamo disposti a rinunciare alla sicurezza quando torniamo a casa la sera o a tenere le finestre chiuse per non sentire i rumori della tangenziale, per riavere il nostro tempo?

Forse se abbiamo tempo possiamo coltivare le nostre verdure e andare a vivere in un paese lontano da tutto dove problemi di sicurezza e inquinamento sonoro non sussistono. Ma saremmo felici, noi che siamo abituati all'offerta culturale di una grande citta'?

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Non ho una risposta. Per elaborare la quale sto infatti leggendo il libro. Appena giungo a qualche possibile conclusione la scrivo qui e se volete ne parliamo.

Intanto, buon fine settimana.

mercoledì 30 maggio 2018

Scrivere.



Se c'e' qualcosa che e' cambiato in questi anni e' stato per me imparare a amare la musica delle parole. Una frase costruita con cura ha sempre un bel suono.

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"Outside the Downs had disappeared, obliterated by a swelling wall of thunderheads. The cloud was growing as I watched, banking up into headwalls and cornices and deep ice-blue gullies. It looked like the aftermath of an explosion, like the world beyond the hills had been bombed to smithereens. But that’s how we go, is it not, between nothing and nothing, along this strip of life, where the ragworts nod in the repeating breeze?

Like a little strip of pavement above an abyss, Virginia Woolf once said. And if she’s right, then the only home we’ll ever have is here. This is it, this spoiled earth. We crossed the river then and pulled away, and in the empty fields the lark still spilled its praise".

E' un frammento tratto da To the river di Olivia Laing, che stasera leggevo a voce alta a me stesso. 

*

Chi scrive bene, ti fa venire voglia di leggere i suoi libri a voce alta. Cosa che peraltro la Gio' e io facciamo spesso, alternandoci alla lettura anche in luoghi e mezzi pubblici. Le letture di Gio' alla radio le scegliamo e le proviamo di solito nel lungo tratto che facciamo sul tram 14 da Porta Genova a Via McMahon. 

Leggevo qualche tempo fa che se scrivi male perche' tutti nel tuo ambiente scrivono cosi', dovresti cambiare ambiente. Chi parla male pensa male, mi pare dicesse in un suo film Nanni Moretti. E chi scrive male mi da' sempre l'impressione che viva male, con sciattezza, senza prestare attenzione, senza la capacita' e la volonta' di analizzare le proprie emozioni. 

Prima che mi diagnosticassero i problemi di salute mentale dei quali ho sofferto nella prima parte di quest'anno, conseguenti a una situazione molto difficile al lavoro perche' per fortuna la mia vita personale e' al contrario molto serena e in equilibrio, mi svegliavo di soprassalto di notte. E allora mi alzavo e iniziavo a scrivere, per un'ora o anche un'ora e mezza che volavano. Ho scritto tantissime riflessioni, che rilette a distanza di mesi mi sembrano profonde e bellissime, come se non le avessi nemmeno scritte io.

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La scrittura salva. La scrittura ci fa capire tante cose di noi e del mondo, se solo le dedichiamo tempo e attenzione ogni giorno.

Evitiamo il fracasso dei social media. Scriviamo per noi stessi. Pagine bianche da riempire di osservazioni e riflessioni da rileggere quando ci va. E magari, se ci sentiamo, ogni tanto annotiamo qualche pensiero anche su un blog, per chi passa di qui e senza chiedere nulla in cambio.

lunedì 28 maggio 2018

Ai miei pensieri, a com'ero ieri, e anche per me (reprise).



"Ha mai pensato di scrivere un blog?", ha chiesto giovedi' scorso nella nostra sessione settimanale l'analista danese molto ECM.

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Ieri pomeriggio se ne scherzava via Whatsapp con Laura, ricordando quando scrivevamo proprio qui che il blog ci serviva per non andare dall'analista.

Abbiamo concluso lo scambio concordando che se tutti ci andassero, il mondo sarebbe molto migliore di com'e'. Tutti ne hanno bisogno. Specialmente chi non lo sa. Mi viene in mente (scritto con la piena consapevolezza che autocitarsi non e' un gran che elegante) quello che dicevo in conclusione del mio ultimo Prospettive Musicali. Quando affermavo che e' chi ha piu' bisogno di rompere i propri schemi di ascolto ad essere meno disposto a farlo.

*

Stamattina leggevo in un'intervista a un'analista di New York che si chiama Jamieson Webster: "But it's very difficult to tell your story, and the story you tell is always a lie".

Il fatto, l'ho capito proprio grazie all'analisi, e' che non sei consapevole di questo strato di finzione fino a quando quella storia l'hai raccontata. E' solo raccontandola che capisci, magari non subito, quali parti della tua autobiografia non hanno tanto senso nel contesto della narrazione. Sono quelle che hai ricostruito attraverso acrobazie compiute ad arte per tenerti a distanza di sicurezza dalla realta'. E sono nel contesto dell'analisi le piu' importanti di tutte.

Ci vuole un po' di tempo (molte ore nelle quali brancoli un po' nella nebbia), ma poi quando meno te l'aspetti si chiarisce tutto.

La mia analista ha lo studio vicino a una chiesa con un cortile alberato (St. Bartholomew's, non lontano dal mercato di Smithfields). Poco piu' di un mese fa sono uscito e avevo questa distinzione cosi' chiara che ho passato un'ora a scriverla sul mio Moleskine nel giardinetto alberato della chiesa. Un'epifania, un atto noetico, chiamatelo come preferite ma di quello si e' trattato. Avevo una riunione di lavoro ma l'ho cancellata, non potevo fare altrimenti.

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La domanda dell'analista mi ha fatto capire anche un'altra cosa, dopo averci pensato un po' in questi giorni. Che un blog non e' un Moleskine, non e' un diario. E', e non puo' essere altrimenti che questo, un racconto romanzato della realta'. Una rappresentazione in bassa fedelta'. A lie, direbbe forse Jamieson Webster. O almeno una fotografia passata attraverso un effetto di Instagram. La realta', ma filtrata attraverso la lente deformante delle parole.

E' dopo essermi chiarito bene questo che ieri ho ricominciato a scrivere qui, dopo molto tempo.

domenica 27 maggio 2018

Altruismo.



Ieri sera sono stato alla Tate Modern, che come vi ho detto tante volte il sabato sera e' magnifica. Ci saranno massimo 150 persone sparse per tutti i piani. Capita spesso di avere intere sale tutte per se'. Il silenzio e' irreale, si sentono i ronzii dei neon e si e' tentati di camminare in punta di piedi.

La mostra da vedere in questo periodo qui a Londra e' quella intitolata "Shape of light", sulla fotografia astratta. Le foto degli artisti Bauhaus da sole si pagano il prezzo di ingresso. E la sala 10, quella dedicata al minimalismo, e' cosi' emozionante nelle sue geometrie semplici e naturali  e nei suoi colori minimi e uniformi che non volevo piu' uscire.

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Ma sto divagando, come faccio sempre. Volevo parlare di un'altra cosa, e cioe' che nel negozio al secondo piano (quello che collega le due ali della galleria) da qualche tempo hanno messo un bel tavolone di fianco alle riviste, per cui se uno ha tempo ci puo' passare un'ora o due indisturbato a leggere.

Poi tanto sanno che nessuno riesce a uscire a mani vuote: una di quelle riviste bellissime la compri per forza, una volta Another Escape, un'altra Cereal, un'altra Kinfolk, ecc.

Sull'ultimo numero di Kinfolk (quello dedicato a Parigi), che e' in edicola per altro da credo un mese abbondante e che ieri sera ho finalmente comprato prima che esca il prossimo e questo diventi difficile da trovare, stamattina ho letto un bell'articolo sul sacrificio di se'.

Espressione che non mi piace. Massimo Recalcati qualche settimana fa a Torino presentando il suo ultimo libro diceva che ci sacrifichiamo per ottenere un risarcimento futuro (su questa Terra o nel Regno dei Cieli, non fa differenza). Il sacrificio e' un differimento del guadagno, diceva.

Il sacrificio si differenzia quindi dalla donazione, che si realizza nel suo atto. La donazione infatti non prevede risarcimento, non chiede nulla in cambio.

Dice l'articolo: "The key is to make altruism a lifetime habit. Selflessness helps us to identify and connect with other people, and it boosts our ability to work well with others".

*

Sto pensando che forse dovremmo lasciare perdere termini come sacrificio e donazione, e parlare di altruismo. Altruismo richiama un modo di pensare, un'abitudine piu' che un atto. E le parole sono importanti, teniamolo sempre presente. Il loro significato, le loro evocazioni, il loro suono.

Altruismo ha a che fare con connessione profonda, con empatia.

L'articolo e' a pagina 23, ma lo trovate anche qui.

domenica 13 maggio 2018

Prospettive Musicali del 13 maggio 2018.


SYLVIE COURVOISIER TRIO
D'agala

MARKUS EICHENBERGER & DANIEL STUDER
Suspended

ANDY SHEPPARD QUARTET
Romaria

KRISTJAN RANDALU
Absence

HARALD KIMMIG/ DANIEL STUDER/ ALFRED ZIMMERLIN STRING TRIO
Im hellen.

Ascolta il programma.

Prospettive Musicali va in onda tutte le domeniche alle 22 a Radio Popolare Milano, Radio Wave International, Radio Popolare Salento e sul webSeguiteci anche alla pagina Prospmus. Le radioregistrazioni del programma le trovate alla nostra pagina nel sito di Radio Popolare e in Itunes.

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mercoledì 9 maggio 2018

Domenica a Prospettive Musicali.


Come sempre, per i miei affezionati lettori un paio di anticipazioni su cosa ascolteremo domenica a Prospettive Musicali.

Apriremo la puntata con la straordinaria fantasia cromatica della pianista svizzera Sylvie Courvoisier accompagnata da una stellare sezione ritmica composta da Kenny Wollesen (batterista gia' con John Zorn, Tom Waits, Bill Frisell) e da Drew Gress (contrabbassista che ha collaborato con Tim Berne e Dave Douglas).

Ascolteremo poi un altro trio, quello del pianista estone Kristjan Randalu, formato insieme al chitarrista americano Ben Monder (che suonava la chitarra su Black star di David Bowie) e al batterista finlandese Markku Ounaskari. Con loro il suono si fara' poi ancora piu' essenziale e sospeso, come spesso succede nella seconda parte del programma.

Prospettive Musicali va in onda ogni domenica alle 22 su Radio Popolare, 107.6 in modulazione di frequenza stereofonica.

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domenica 6 maggio 2018

Prospettive Musicali del 6 maggio 2018.


JOHN LENNON
Legend

CARLA MARCOTULLI
Love is the sound of surprise

MICHAEL DESSEN TRIO
Somewhere in the upstream

MATHIAS EICK
Ravensburg

EVE RISSER
Les deux versants se regardent.

Le letture (con un grazie di cuore a Gio' e Franci per avere letto per noi) le abbiamo tratte da:

ERLING KAGGE
Il silenzio.

Ascolta il programma.

Prospettive Musicali va in onda tutte le domeniche alle 22 a Radio Popolare Milano, Radio Wave International, Radio Popolare Salento e sul webSeguiteci anche alla pagina Prospmus. Le radioregistrazioni del programma le trovate alla nostra pagina nel sito di Radio Popolare e in Itunes.

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