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Un taccuino di brevi riflessioni su vita, arte, societa'

venerdì 12 aprile 2019

Prospettive Musicali del 14 aprile 2019.


Domenica 14 aprile ascolteremo musiche tratte da:

ART ENSEMBLE OF CHICAGO
Tribute to Lester

ROSCOE MITCHELL AND THE NOTE FACTORY
Nine to get ready

LESTER BOWIE
The great pretender
All the magic!

LESTER BOWIE'S BRASS FANTASY
Avant pop

LEO SMITH
Divine love.

Ascolta la prima parte.

Ascolta la seconda parte.


Prospettive Musicali va in onda tutte le domeniche alle 22 a Radio Popolare Milano, Radio Wave International, Radio Popolare Salento e sul webSeguiteci anche alla pagina Prospmus. Le radioregistrazioni del programma le trovate alla nostra pagina nel sito di Radio Popolare e in Itunes.

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giovedì 11 aprile 2019

Una nazione di defunti.



Qualora non fosse gia' abbastanza evidente il significato simbolico di concedere un'estensione fino al giorno dei morti, il sempre ottimo John Crace stamattina in un articolo che e' un piacere leggere dalla prima all'ultima riga scrive:

The UK had long since ceased to have a meaningful say in anything. It was the EU that had taken back control. Now she could go back home and do nothing again. Another walking holiday in Wales perhaps. Everyone could down tools till the end of October. At which point the shit would hit the fan all over again.

E poi:

The blame lay entirely with everyone who had made her prime minister. There was no need to ask her what she would be dressing up as for Halloween. She would be coming as herself. The living dead. If that didn’t terrify the EU into giving us another extension, nothing would.

Si stenta a riconoscerli. Sono gli stessi che si sentivano cosi' superiori a noi immigrati europei? Che brutta fine hanno fatto.

martedì 9 aprile 2019

Democrazia formale e democrazia sostanziale.



Quindi il piano se capisco bene e' il seguente.

Oggi va con il cappello in mano a Parigi e Berlino. Domani va in ginocchio a Bruxelles a chiedere la carita' di un'ulteriore proroga. Poi la mandano fuori, decidono il destino dell'UK a porte chiuse pasteggiando tra loro mentre con gli scarti della cucina le preparano un panino per il mesto viaggio di ritorno. E infine con comodo, a cena finita, le comunicano il responso. 

Domandiamoci: che insegnamento possiamo trarre da questo capolavoro di autolesionismo e masochistica ricerca di umiliazione?

A me ha insegnato questo. Che per preservare la democrazia sostanziale (welfare redistrbutivo, politiche di accoglienza, protezione dell'ambiente) vadano apportate modifiche alla democrazia formale. Anche, se necessario, limitando il diritto di voto a chi puo' dimostrare una buona conoscenza dei fenomeni sui quali si e' chiamati a prendere una decisione, nella fattispecie quando si tratta di decisioni complesse.

E questo nell'interesse delle classi subalterne. I cui diritti vanno difesi dalla minaccia oggi rappresentata da campagne sociali sempre piu' subdole, veicolate da media sempre piu' invasivi, per smontare le quali servono strumenti culturali che la gran parte del corpo elettorale non possiede.

venerdì 5 aprile 2019

Prospettive Musicali del 7 aprile 2019.


Domenica 7 aprile a Prospettive Musicali ascolteremo musiche tratte da:

ART ENSEMBLE OF CHICAGO
Full force
Nice guys

LESTER BOWIE
The great pretender
All the magic!

LESTER BOWIE'S BRASS FANTASY
I only have eyes for you.

Ascolta la prima parte.

Ascolta la seconda parte.


Prospettive Musicali va in onda tutte le domeniche alle 22 a Radio Popolare Milano, Radio Wave International, Radio Popolare Salento e sul webSeguiteci anche alla pagina Prospmus. Le radioregistrazioni del programma le trovate alla nostra pagina nel sito di Radio Popolare e in Itunes.

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mercoledì 27 marzo 2019

Una nazione di dementi.



"With nothing meaningful to say about our future, we’ve retreated into the falsehoods of the past, painting over the absence of certainty at our core with a whitewash of poisonous nostalgia. The result is that Britain has entered a haunted dreamscape of collective dementia, a half-waking state in which the previous day or hour is swiftly erased and the fantasies of the previous century leap vividly to the fore".

THE NEW YORK TIMES
Britain is drowning itself in nostalgia.

sabato 16 marzo 2019

Il fiocco di neve dal quale e' nata la valanga.



Ieri sera guardavo il telegiornale italiano. Parlavano dello sciopero per l'ambiente, che e' l'evento piu' bello e importante degli ultimi anni. Centinaia di migliaia di ragazzi che in tutto il mondo marciano per chiedere e offrire cambiamenti radicali nel nostro stile di vita. Che salvino l'ecosistema e con esso la qualita' profonda delle nostre vite. E le nostre anime.

A un certo punto hanno intervistato alcuni ragazzi. Hanno inquadrato un ragazzino sui 13 o 14 anni,  con gli occhiali. Marciava serio, un po' pensieroso, un po' per conto suo. Gli hanno chiesto: tu sai chi e' Greta Thunberg?

Lui sembrava preso alla sprovvista, ci ha pensato un paio di secondi. Poi ha guardato la giornalista. Certo, ha detto, e' il fiocco di neve dal quale e' nata questa valanga.

Stavo cenando e mi e' rimasta la forchetta a mezz'aria. Ho fermato il nastro. Sono tornato indietro di 20 secondi perche' credevo che la mia immaginazione si fosse inventata tutto. Ho rivisto quei 20 secondi.

E improvvisamente ho capito che una speranza di un cambiamento radicale c'e', se al mondo esiste un ragazzino come quello.

mercoledì 13 marzo 2019

Una nazione di pagliacci.



"Then came the vote. Things fall apart. Again. The entire country reduced to a third-rate reality freak show. An international laughing stock. Anarchy in the UK. We mean it, man!".

THE GUARDIAN
As the losses take their toll, May is now a leader in name only.

venerdì 8 marzo 2019

Aria fresca che profuma di stelle.



"Most men, the herd, have never tasted solitude.

They are never alone, they never commune with themselves. And when a solitary man crosses their path, they fear him and hate him like the plague; they fling stones at him and find no peace until they are far away from him. 

The air around him smells of stars, of cold stellar spaces; he lacks the soft warm fragrance of the home and hatchery".

Letter to a young German.


Ogni tanto amo riservarmi una domenica solitaria, tutta per me. Se il tempo lo permette faccio una lunghissima passeggiata nel verde, in genere ad Hampstead Heath. Se invece piove vado da qualche parte a leggere. Tra le mete preferite ci sono la bella libreria Waterstone di Bloomsbury, con le sue poltroncine di vimini davanti alle grandi finestre ai piani superiori e il caffe' molto buono al piano terra, o quella nuova della Tate Modern con la sua sterminata selezione di riviste indipendenti e il tavolo da lettura. Il tempo vola, ogni volta.

Qualche tempo fa, in una di queste domeniche solitarie ho fatto un esperimento. Ho iniziato a passeggiare per Regent's Park con una regola precisa: ogni volta che mi trovavo a un bivio sceglievo la direzione dove vedevo meno persone. Dopo qualche bivio mi sono trovato completamente solo. Ho visto a distanza una panchina in parte coperta di foglie cadute. L'ho raggiunta. Mi sono seduto. Ho fatto qualche respiro profondo. Mi sono immerso in quel silenzio e in quei colori cosi' naturali lasciandomi trasportare, con la sensazione di non avere bisogno di nient'altro. Di avere trovato tutto quello che cercavo. 

Spesso la mattina o la sera quando attraverso le sopraelevate del Barbican mi capita di incontrare persone che si godono la compagnia propria e della loro macchina fotografica. Trovo questi flaneur urbani bellissimi. Mi fanno sempre pensare che la vera ricchezza sia il tempo per passeggiare, per immergersi nella lettura e nella natura.

Li guardo e capisco cosa intende Hesse quando parla di aria fresca e profumata di stelle. 

giovedì 7 marzo 2019

Due domande per decidere.



Per una fraintesa interpretazione del concetto di democrazia, una disciplina di pensiero molto raffinata qual e' la politica e' oggi gestita da tifoserie divorate dall'emotivita', dal rancore, da un acritico spirito di appartenenza pronto a scadere nella barbarie alla prima provocazione.

Mi permetto di auspicare e suggerire che a tale atteggiamento si sostituisca una serie di domande con un contenuto valoriale.

Vi spiego come ragiono io, e vi assicuro che si tratta di uno schema di pensiero molto semplice.

Di fronte a ogni misura che viene proposta io mi pongo sempre due questioni. E sulla base delle risposte che mi do, decido da che parte stare.

1) La misura che viene proposta arreca beneficio all'ecosistema?

2) La misura che viene proposta riduce le disuguaglianze?

Se la risposta e' si', allora sostengo la proposta, altrimenti la valuto negativamente. Questo indipendentemente da chi se ne fa promotore.

Con la stessa forza politica posso essere in disaccordo nel momento in cui sostiene la chiusura dei porti per impedire lo sbarco di migranti (misura che aumenta le disuguaglianze, perche' i migranti sono piu' poveri e in difficolta' di noi e quindi vanno accolti). E un momento dopo in accordo quando propone una ridistribuzione della ricchezza (il reddito di cittadinanza per esempio, che le disuguaglianze le riduce).

Non mi sembra un ragionamento difficile. E quindi mi domando perche' invece prevalga l'atteggiamento fideistico, questo bisogno di appartenenza a un gregge o all'altro, che il dibattito politico lo svilisce e lo riduce a una serie di conflitti faziosi e controproducenti all'adozione di misure che migliorino le nostre vite.

mercoledì 6 marzo 2019

In cammino.



"Tutto cio' che ogni essere umano che desidera non essere parte delle masse deve fare e' smettere di semplificarsi la vita".

FRIEDRICH NIETZSCHE
Schopenhauer come educatore.


E' uno spunto di riflessione interessante quello che ci offre il filosofo tedesco. Nel proseguimento del testo, Nietzsche parla di necessita' di liberazione, prima di tutto dalle nostre paure. E sottolinea che nessuno puo' costruire il ponte che serve a ognuno di noi per attraversare indenni il fiume della vita, se non noi stessi.

Mette in guardia da seguire strade segnate e ci responsabilizza. Suggerisce che la via e' scoscesa e tutta da inventare.

Mi ha fatto riflettere sull'importanza di incontrare compagni di cammino determinati con i quali sviluppare relazioni improntate a fiducia e solidarieta'. Persone in cammino, incapaci di accontentarsi di mezze verita'.

Alcune le ho trovate e a loro sono molto grato per quello che condividiamo, per la strada che stiamo percorrendo insieme passo dopo passo. Alcune le ho perdute. Altre sto ancora aspettando di incontrarle.

Sono le persone con le quali mi trovo a mio agio, forse le uniche delle quali in questa fase della mia vita apprezzo la presenza e la compagnia.

mercoledì 27 febbraio 2019

La cura: 5) Le piccole gioie che fanno una grande differenza.



In questa puntata di La cura ci facciamo aiutare da un articolo che ho letto qui in rete qualche giorno fa e che fa proprio al caso nostro.

Dei 26 segni di maturita' emotiva elencati, mi ha colpito in modo particolare il numero 19, che vi ricopio integralmente:

"You cease to put too much hope in grand plans for the kind of happiness you expect can last for years. You celebrate the little things that go well. You realise that satisfaction comes in increments of minutes.

You’re delighted if one day passes by without too much bother. You take a greater interest in flowers and in the evening sky. You develop a taste for small pleasures".

Durante la fase acuta della depressione, avevo perso del tutto la capacita' di vedere le piccole gioie come quelle citate nell'articolo.

***

La guarigione e' iniziata quando ho ricominciato a prendere coscienza di momenti piacevoli molto quotidiani, a volte davvero minimi. Vissuti assaporando il presente, sapendo che magari si trattava solo di parentesi, piccole oasi nel deserto. Canape' in un giorno buio, come forse li definirebbe Ghostpoet che sta uscendo dal mio stereo mentre scrivo questo post. Senza costruire aspettative, senza fare progetti.

A quelle sensazioni mi sono aggrappato con un senso di gratitudine. Ho iniziato a prenderne nota, a descriverle nel Moleskine che porto sempre con me.

E' stato un passaggio molto importante del processo di guarigione.

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mercoledì 20 febbraio 2019

La cura: 4) Uno stato imperturbabile del vivere.



Atarassia era il nome che i filosofi stoici e epicurei attribuivano all'imperturbabilita' che nasce dalla conoscenza e soprattutto dalla conoscenza di noi stessi.

Mi sono chiesto spesso se abbia cosi' tanto senso controllare le nostre emozioni per raggiungere l'imperturbabilita'. Successe soprattutto durante un'estate che trascorsi un quarto di secolo fa in un ashram nella remota regione indiana del Bihar, meditando e praticando yoga. Nemmeno dopo quell'esperienza trovai una risposta.

Durante il percorso di guarigione, ancora una volta mi sono domandato: esiste un modo per diventare imperturbabili alle emozioni negative e pero' sentire tutta la forza vitale del nostro migliore essere umani, il prana delle filosofie orientali?

***

Ho iniziato questo cammino di ricerca, provando ad adottare un cambio radicale di prospettiva. Prova a considerare chi si comporta male con te come una persona in stato di sofferenza, offesa dalla vita, mi sono detto. Sotto alla superficie che mostra al mondo deve per forza sentirsi poco amata o poco realizzata se si comporta cosi'.

Ho fatto cosi' un tentativo di tendere una mano a una collega particolarmente difficile. Una persona in posizione di grande potere e a me molto ostile. Purtroppo, e lo ammetto con un senso di sconfitta, non e' servito a nulla.

Allora mi sono fatto coraggio, perche' un po' di coraggio ci vuole. E ho porto l'altra guancia. Degli insegnamenti evangelici, se ne avete fatto laicamente esperienza, sapete che hanno poco a che vedere con una eventuale ricompensa futura. Molti fanno stare bene qui e ora.

Come mi sarei aspettato, alla prima occasione quella persona mi ha colpito, per umiliarmi ancora una volta. Io pero' ero altrove, mi verrebbe da scrivere su un piano di realta' diverso. E cosi', non ho sentito nulla se non un umano senso di compassione per la sua condizione. Sono rimasto per la prima volta imperturbabile.

***

La mia esperienza suggerisce che spesso non abbiamo la possibilita' di cambiare la realta'. Ma scegliere di osservare il mondo attorno a noi da una prospettiva nuova e diversa lo possiamo fare sempre e dipende solo da noi.

L'imperturbabilita' alle emozioni negative non ha alterato il mio trasporto nei confronti delle persone e delle situazioni che mi suscitano emozioni positive, anzi. Mi e' capitato in questi ultimi mesi di provare un entusiasmo molto spontaneo. E pero' in alcune situazioni che lo richiedevano ho esercitato un senso di distacco consapevole, uno stato atarassico del vivere che mi ha protetto dalla sofferenza e fatto fare un passo decisivo nel cammino di guarigione.

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domenica 17 febbraio 2019

Prospettive Musicali del 17 febbraio 2019.


Le musiche di stanotte le trarremo da:

VV. AA.
Black man's pride 2

ART ENSEMBLE OF CHICAGO
Urban bushmen
The third decade
Nice guys
Full force.


Ascolta la prima parte.

Ascolta la seconda parte.


Prospettive Musicali va in onda tutte le domeniche alle 22 a Radio Popolare Milano, Radio Wave International, Radio Popolare Salento e sul web. Seguiteci anche alla pagina Prospmus. Le radioregistrazioni del programma le trovate alla nostra pagina nel sito di Radio Popolare e in Itunes.

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venerdì 15 febbraio 2019

La cura: 3) Il linguaggio.



Osservavo qualche settimana fa durante una seduta con l'analista danese molto ECM che il mondo attorno a me non e' cambiato molto, in un anno. Ma che e' cambiato in modo radicale il mio modo di guardarlo e definirlo.

Il nostro mondo e' definito dal linguaggio che usiamo per descriverlo a noi stessi. In questo senso, per guarire da ansia e depressione e' stato per me essenziale lavorare con cura sul mio linguaggio.

Prima di tutto, l'ho ripulito dalle espressioni volgari. Fa una grande differenza. Si acquisisce una maggiore precisione, perche' ci costringiamo a definire le nostre emozioni negative e quindi a comprenderle. Che e' il primo passo per cercare di rimuoverle o decidere di accettarle.

Poi ho cercato di renderlo il piu' possibile ricco, un po' come quando scrivo o parlo alla radio. In questo mi ha molto aiutato il lavoro autobiografico che e' alla base dell'analisi: raccontare ricordi con precisione e da una prospettiva soggettiva profonda.

Il risultato mi ha molto stupito, perche' il mio modo di definire la realta' - contesti, persone, situazioni - ha acquisito colori e profondita' che prima non possedeva.

Mi farebbe piacere, se deciderete di cimentarvi in questo esercizio, che tra qualche settimana mi raccontaste se anche voi avete provato lo stesso senso di sorpresa e scoperta.

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martedì 12 febbraio 2019

La cura: 2) Accettazione.



Premessa essenziale di questa serie di post e' che ho scelto consapevolmente un taglio personale. Ho deciso di tenermi lontano dalla teoria, che del resto conosco solo in parte.

La cura e' un racconto della mia esperienza con la malattia. Sono osservazioni scritte da chi sta scalando piano piano una montagna, non consigli di una guida alpina. Per quelli ci sono gia' molti siti professionali ai quali vi rimando.

L'accettazione, della quale vi vorrei parlare in questo post, e' un tema in qualche modo ambiguo e puo' avere senso definire la linea netta di confine tra accettazione e rassegnazione. L'accettazione la associo a un atteggiamento in qualche misura positivo, la rassegnazione a un'ammissione un po' grigia di sconfitta, non liberata da recriminazioni.

A differenza della rassegnazione, l'accettazione aiuta a superare la depressione e l'ansia perche' mette un punto al nostro passato. Accettando, chiudiamo una porta alle nostre spalle. Cominciare da zero, senza portare con noi il pesante bagaglio del nostro passato, ci consente di scalare la montagna con maggiore agilita'.

***

Ricordo molto bene la prima seduta di psicoterapia. Ho affermato qualcosa tipo: se avessi fatto xyz, adesso ecc. ecc. L'analista danese molto ECM non mi ha nemmeno lasciato finire la frase. Evento credo unico in tutte le nostre conversazioni, mi ha interrotto con fermezza. Lei non ha fatto xyz, ha detto perentoria, quindi quello che sarebbe successo se avesse fatto xyz non lo sa e non lo potra' sapere mai.

Non abbiamo fatto xyz. Accettiamolo. Possiamo ancora farlo? Allora mettiamoci d'impegno. Non possiamo piu' tornare indietro? Dimentichiamo xyz. Ma senza un senso di grigia rassegnazione. Abbiamo fatto altre scelte, che in quel momento ci sembravano quelle migliori per noi.

Il passato e' passato. Accettiamolo per quello che e' stato. Abbracciamolo quel passato e perdoniamo noi stessi per i nostri inevitabili e umanissimi errori.

Una volta conquistato un senso di sincera accettazione, possiamo guardare davanti a noi. E fare qualcosa di nuovo, introducendo elementi di discontinuita' nelle nostre vite.

***

Un'osservazione che vale per questa e per altre parole chiave che affronteremo nei prossimi episodi di La cura: non si procede in modo lineare nella consapevolezza.

E' piu' un sentiero percorrendo con caparbieta' il quale si incontrano quelli che Platone e Aristotele chiamavano atti noetici, salti improvvisi della coscienza. Alla meta si giunge con il pensiero logico dialettico, ma in qualche modo sospendendone il controllo razionale. Lasciandosi un po' trasportare.

All'accettazione io sono giunto dopo averci riflettuto molto, ma se devo essere sincero quando non me lo sarei aspettato. Un mattino mi sono trovato di fronte a un dilemma che avevo rimosso per un'intera settimana, spostando un impegno perche' non sapevo come affrontarlo.

Dopo una settimana, non mi e' piu' stato possibile posticiparlo ancora. Cosi' ho scelto. Ho pronunciato a me stesso il celebre aforisma di Gandhi, sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo. E mi sono buttato un po' nel vuoto. Per farlo, ho dovuto spingere in un angolo il mio ego, sospenderlo completamente. Metterlo in condizione di non ostacolarmi.

***

Quel mattino ho scoperto di avere ali che non sospettavo di possedere. Invece di cadere, sono planato dolcemente.

A quel punto ho capito che era successo. Con tanta fatica, avevo raggiunto l'accettazione. Sapevo volare, perche' ero, finalmente, leggero.

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domenica 10 febbraio 2019

Prospettive Musicali del 10 febbraio 2019.


Stanotte ascolteremo musiche tratte da:

VV. AA.
Black man's pride 2

MOSE
Film musik

MARK ISHAM
Arkangel original music

ART ENSEMBLE OF CHICAGO
A Jackson in your house

MARK TURNER/ ETHAN IVERSON
Temporary kings

WOLFGANG MUTHSPIEL
Where the river goes

MARCIN WASILEWSKI TRIO
Live.


Ascolta la prima parte.

Ascolta la seconda parte.


Prospettive Musicali va in onda tutte le domeniche alle 22 a Radio Popolare Milano, Radio Wave International, Radio Popolare Salento e sul webSeguiteci anche alla pagina Prospmus. Le radioregistrazioni del programma le trovate alla nostra pagina nel sito di Radio Popolare e in Itunes.


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sabato 9 febbraio 2019

La cura: 1) Chiedere aiuto.



Io ci ho messo tanto tempo prima di chiedere aiuto. Alcuni mesi. Sono sempre stato un po' pessimista e malinconico, mi dicevo. Passera' anche questa volta.

E invece no, ogni notte veniva a trovarmi, puntuale. Tra le 4 e le 4.30. Mi svegliavo ed era li' ad aspettarmi. Tutte le notti mi diceva le stesse cose. Che la mia vita non vale niente. Che non sono bravo a fare nulla. Che le persone attorno a me mi evitano. Che presto avrei perso il lavoro. Che la vita mi ha offerto tante opportunita' e non sono riuscito a coglierne nessuna.

Rimuginavo la giornata precedente e interpretavo ogni segnale in negativo. Non meriti nulla, non significhi nulla, mi dicevo. Il buio diventava un peso opprimente.

Non soffrite in silenzio, come ho fatto io. Chiedete aiuto prima di stare cosi' male.

Le tipologie di cura disponibili sono essenzialmente tre: psicoterapia, terapia cognitivo-comportamentale e terapia farmacologica.

Io quest'ultima ho scelto di rifiutarla, per cui non ve ne so parlare. Ma posso affermare di avere tratto beneficio dalla psicoterapia con elementi di terapia cognitivo-comportamentale. Una seduta settimanale, con tanto lavoro di auto-analisi scritta tra una e l'altra.

Qualsiasi scelta terapeutica sceglierete, ricordate: non tenetevi il male dentro. Chiedete aiuto.

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giovedì 7 febbraio 2019

La cura.



Sabato mattina, mentre sotto un bel cielo azzurro camminavo da casa in direzione Tate Modern, mi e' venuta l'idea per una serie di post che ho intenzione di pubblicare nelle prossime settimane.

Sapete gia', perche' ne ho gia' scritto svariate volte, che l'anno scorso di questi tempi mi sono stati diagnosticati una depressione moderatamente grave e uno stato ansioso grave. Ne scrivo con una certa tranquillita', perche' immagino che siate a conoscenza che una persona su quattro - e secondo studi recenti anche di piu' - nel corso della propria vita soffre di questa tipologia di disturbo. Non vi e' quindi nulla di cui vergognarsi. Once in a lifetime (cit.) puo' capitare a tutti.

Nei prossimi giorni, vorrei raccontarvi che cosa mi ha aiutato a uscire lentamente, giorno dopo giorno, dalla fase acuta della malattia. Che cosa ho imparato. Mettendo in comune la mia esperienza spero di dare a chi passa di qui una mano per prevenire o alleviare depressione, distimia, ansia.

Useremo come punto partenza di ogni breve post di questa serie - che chiameremo "La cura" - una parola chiave, che ho isolato da ore e ore di colloqui con la psicoterapeuta che mi ha assistito.

La cadenza sara' un po' simile a quella che uso a dicembre quando scrivo la lista dei dischi dell'anno: un post ogni tanto. Intervallato da altri argomenti, senza fretta. Un'idea alla volta, con tanto tempo per farne esperienza.

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martedì 5 febbraio 2019

La pacchia.



Ha detto Pietro Bartolo, medico di Lampedusa, che prima di intraprendere l'ultimo tratto di viaggio verso l'Europa, i genitori vestono i loro bambini a festa perche' arrivino da noi in ordine.

Poi ha raccontato:

"Tempo fa hanno portato a Lampedusa una ragazza giovane che aveva perso l'uso delle gambe. L'avevano violentata fino a paralizzarla. È arrivata con una bambina. La mamma era in condizioni ai minimi termini, non pesava più di trenta chili.

Quando abbiamo dato alla bambina i biscotti, lei non li ha mangiati. Li ha sminuzzati e imboccava la mamma come un uccellino. Erano sei mesi che si prendeva cura della mamma. Aveva quattro anni. Quando le abbiamo dato un giocattolo non lo ha voluto, non era più una bambina".

sabato 2 febbraio 2019

Perche' ho avuto fame e mi avete dato da mangiare: il tempo dei silenziosi e dei gentili.



Ha scritto il poeta Franco Arminio:

Il rancore è un ferro vecchio.
Sta per venire il tempo
dei silenziosi, dei gentili.


Io credo che abbia ragione. Pensare in modo rancoroso, competitivo, divisivo e' ormai anacronistico. Perche' porta all'elaborazione di risposte sbagliate. E le risposte sbagliate - soluzioni semplicistiche, capri espiatori di convenienza - impediscono la risoluzione dei problemi del presente. Che sono concreti, reali e per molti, per troppi, dolorosi.

Molto meglio sviluppare un senso di solidarieta', accoglienza, comunione, fratellanza consapevole e disinteressata. Come in questo esempio meraviglioso.

"Nel corso della mia vita ci sono stati momenti in cui ho davvero patito la fame, quindi so cosa significa e come ci si sente quando si è soli ed emarginati. Questo è il mio contributo".

Perche' ho avuto fame e mi avete dato da mangiare.

mercoledì 30 gennaio 2019

Con senso di responsabilita'.



Fonti ufficiali hanno dichiarato in questi giorni che verra' data priorita' all'approvvigionamento di medicinali rispetto ai generi alimentari, i quali si prevede che scarseggeranno.

E' ormai evidente a chiunque che un gruppo ben organizzato di imbroglioni senza alcun piano di uscita ha ingannato elettori che non avevano la preparazione necessaria ad assumere una decisione cosi' importante.

Un governo responsabile emetterebbe questo comunicato, senza attendere ulteriormente:

Grazie per avere partecipato al referendum consultivo del 23 giugno 2016. 

L'opzione che ha ricevuto il 51.9% dei voti e' stata presa in considerazione per prima. Tuttavia, una volta constatate le conseguenze gravemente negative per gli equilibri economici del Regno Unito, si e' deciso a favore dell'opzione che ha ricevuto il 48.1% dei consensi. 

Siamo certi che questa decisione sia la migliore per il Paese.

Non sembra anche a voi piu' sensato che tornare a Bruxelles col cappello in mano e farsi coprire di ridicolo ancora una volta?

lunedì 28 gennaio 2019

Schedato e felice.



Niente di personale, soprattutto trattandosi di un giornalista che mi e' capitato di incontrare abbastanza spesso.

Pero' leggere un articolo cosi' fa cascare le braccia. Nel senso che da un giornalista di fama e esperienza ci si aspetterebbe indignazione rispetto a una schedatura razziale, non entusiasmo perche' la app che consente la schedatura, e che stanno testando da mesi, funziona.

Va bene, i tempi sono cambiati, accetto questa ulteriore conferma che appartengo a un'altra epoca. Lasciatemi pero' scrivere almeno nel mio blog che quelli la', di tempi, erano un pezzo migliori di questi.

sabato 26 gennaio 2019

Gratitudine.



In questi giorni mi sono imbattuto piu' volte in modo casuale in articoli e interventi sul tema della gratitudine. Cosi' durante la seduta settimanale con l'analista danese molto ECM ne abbiamo parlato.

Una delle cose che ho imparato e' che la gratitudine e' un concetto centrale della psicologia positiva. E che fa molto bene tenere un diario della gratitudine.

Secondo l'analista danese molto ECM, ha senso scrivere tre ragioni di gratitudine ogni sera, pensando alla giornata appena trascorsa. Non fermarsi a una sola, ma sforzarsi di farsene venire in mente altre. Mentre mi versava un bicchiere d'acqua, ha detto: per esempio potrebbe essere grato di bere acqua pulita ogni volta che desidera, non crede? Le ragioni di gratitudine sono tantissime se ci pensa.

Il 2019 per me e' iniziato piuttosto bene. La richiesta del mio trasferimento a Milano sta facendo passi avanti. Esami clinici hanno scongiurato un problema che precedenti esami avevano evidenziato. La fase acuta della depressione che mi e' stata diagnosticata quasi un anno fa sembra alle spalle.

Ho molti motivi per provare gratitudine e credo mi fara' bene scriverli ogni sera.

venerdì 25 gennaio 2019

Il pifferaio.



A volte mi capita di domandarmi se il mondo non sia impazzito.

Per esempio quando vedo che un soggetto squallido, vestito con tetre divise come se fosse sempre Carnevale, suscita in tante persone anziche' fastidio o ilarita' addirittura ammirazione. Al punto che si rivolgono a questa macchietta chiamandolo capitano. Vi rendete conto? Cercano uno che li comandi.

E piu' costui dice stupidaggini razziste, violente, brutali, o semplicemente becere, grossolane, sguaiate, da osteria, piu' gli vanno dietro, rapiti.

Ora, va bene, si tratta di individui culturalmente deprivati. Persone infantili, fragili, alle quali mettere in mano Facebook ha fatto l'effetto che si ottenne diffondendo l'alcol tra i nativi americani.

Pero' guardate che il loro voto vale come il vostro e il mio. E questo quando siamo a pochi mesi dalle elezioni europee fa una certa paura.

Poi se volete suggerirmi che ho abbastanza da pensare e scrivere guardando a cio' che sta per accadere qui, non posso darvi torto.

E' solo che questi fenomeni autolesionistici non li comprendo, in qualsiasi parte del mondo si manifestino.

giovedì 24 gennaio 2019

Social media o newsletter?



Come ho scritto tante volte, non sono capace di usare i social media. Ho fatto vari tentativi, tutti goffi, tutti di breve durata. Pubblico ancora qualche foto su Instagram, piu' che altro per farne una copia, ma credo che anche di quello mi stanchero' presto.

Leggerli poi mi da' un senso di vertigine e ansia. Quella sequenza casuale e velocissima di curiosita' e notiziole a ciclo continuo che mette sempre in alto post che non suscitano in me un qualsivoglia interesse mi innervosisce. Non ne comprendo il senso. E poi non percepisco alcuna autenticita'.

Per converso, amo tantissimo le newsletter tematiche. Sono iscritto a un numero spropositato e le scorro tutte. Alcune le stampo, o almeno ne stampo articoli e li conservo per un po' rileggendoli piu' volte, sottolineandoli, condividendoli.

Con il tempo che risparmio non usando i social media, mi sto domandando se provare a scrivere una newsletter mia. Una raccolta di articoli e frammenti di libri che mi hanno colpito, con brevi scritti miei. Tutto ben diviso per temi (cultura, musica, arte, osservazioni sul mondo, eccetera). Se mi do come cadenza un paio di uscite al mese, qualcosa di sensato potrebbe venire fuori lavorandoci una o due sere alla settimana.

Ci sto un po' pensando, ma iniziero' solo se sapro' dare continuita' al progetto.

mercoledì 16 gennaio 2019

Un'esplicita ammissione.



Come a seguito di un'esplosione, nel Regno Unito le lancette degli orologi si sono fermate al momento dello scoppio dell'ordigno, le 4 del mattno del 24 giugno 2016.

Ogni tentativo di ripararli e' fino a oggi fallito, e non si vede perche' dovrebbe riuscire nei prossimi giorni, settimane, mesi.

Ma il tempo, a differenza degli orologi, non si ferma mai, continua a correre.

Questo ho scritto ieri, senza sapere che altro aggiungere.

Da settimane sto cercando di scrivere un post sul tema sul quale non siete in pochi ad aspettare che scriva un commento. Me ne sono reso conto ieri sera quando dopo il voto parlamentare ho ricevuto un numero elevatissimo di visite qui, oltre a un mare di messaggi personali.

Vi chiedo scusa. Scrivo. Rileggo. E poi sempre cancello.

Non ne so scrivere nulla con lucidita'. Troppo forte e' il dolore. Troppo breve la distanza. Troppo intenso il mio coinvolgimento emotivo.

Aggiungo solo che trovo molto fuori luogo le manifestazioni di giubilo, da qualsiasi parte provengano. Abbiamo perso tutti. Non comprenderlo offre un'ulteriore conferma che l'onda d'urto di quell'esplosione non si e' ancora esaurita, e mette ancora piu' paura.

martedì 15 gennaio 2019

L'incomprensibile entusiasmo di fronte a una sconfitta.



Non comprendo come si possa desiderare con tanta cattiveria punire oggi chi, nel contesto culturale vivo degli anni '70, ha lottato per i diritti dei lavoratori. Chi ha vissuto una parte della propria gioventu' in clandestinita' per liberare il proletariato dalle catene del capitale e da rapporti di produzione improntati al furto di plusvalore, allo sfruttamento, al ricatto della disoccupazione.

Lo Stato deve perdonare e accogliere, non punire e escludere, queste persone.

Men che meno capisco che a gioire sia chi di quello stesso proletariato fa parte. Che condanna cosi' se stesso e i propri figli a una vita di stenti e sacrifici, a una mobilita' sociale inesistente e a una lotta senza fine contro chi ha ancora meno per stare a galla.

lunedì 7 gennaio 2019

Una societa' bella e' una societa' giusta.



Bellezza e' armonia e proporzione tra le parti.

Una societa' bella e' quella nella quale tutti hanno abbastanza e nessuno ha troppo. Chi ha troppo deve dare a chi e' meno fortunato: staranno meglio entrambi.

I modi per realizzare una bella societa' certo non mancano, da una forte progressivita' fiscale alla socializzazione dei patrimoni privati oltre la soglia del necessario. Sono convinto che chi verrebbe alleggerito del peso superfluo, fatta esperienza di una vita piu' semplice e naturale, meno lussuosa e artificiale, sarebbe grato del cambiamento.

Vivrebbe una vita piu' autentica e in contatto con se stesso.

Purtroppo esistono condizionamenti sociali che impediscono che cio' si realizzi. I componenti piu' fragili e ignoranti della societa' ammirano chi ostenta, anziche' disprezzarlo e ridicolizzarlo come sarebbe logico fare. E la loro ignoranza viene nutrita di proposito, con programmi televisivi scadenti e social network sgrammaticati, ostentativi e violenti.

Ho letto che qui nel Regno Unito un amministratore delegato gudagna 133 volte lo stipendio medio dei lavoratori della sua azienda. Per guadagnare lo stipendio medio annuale (medio, non minimo) degli altri dipendenti impiega 29 ore di lavoro. Il 4 gennaio aveva gia' guadagnato quello che voi e io ci metteremo un anno di fatiche per ottenere.

Basterebbe unirci per riprenderci cio' che e' nostro. E voglio ripeterlo: si farebbe solo del bene a queste persone, ricchissime ma poverissime, che hanno perso se stesse.

La ridistribuzione e' l'unica via per una societa' oltre che piu' giusta anche piu' bella, proporzionata, armonica.

domenica 6 gennaio 2019

Il mio bagaglio a mano.



Ogni volta che torno a Londra, la mia mamma mi prepara due squisite torte, una di mandorle e una di verdure di stagione, e la mamma della Gio' un sacchetto di altrettanto squisite ciambelline fatte da lei, da portare con me.

E' un rituale che trovo bellissimo, per il quale sono e saro' sempre loro grato.

Quei cibi preparati in casa soddisfano oltre al palato la vista. Sono sempre un po' irregolari, sempre un po' diversi. Nel colore, nelle venature dovute alla cottura, oltre che nel gusto.

Le cose fatte dalle mani e non dalle macchine sono proprio belle. Nella loro irregolarita' ricordano la meravigliosa originalita' della natura. Trasmettono un senso di cura, di identita', di individualita'.

La tecnologia e' utile. Senza la tecnologia non potremmo conunicare in questo modo, ad esempio. Ma la tecnologia non ha nulla di bello. La tecnologia e' omologazione e standardizzazione, che sono l'opposto della bellezza.

Usiamola per quel tanto che serve, ma per fare esperienza della bellezza alziamo il nostro sguardo.

sabato 5 gennaio 2019

Piccolo manifesto per il 2019.



Mi hanno regalato un libro che ho letto quasi tutto d'un fiato tornando a Londra qualche sera fa. Si intitola La via della bellezza e l'ha scritto il teologo Vito Mancuso.

La tesi e' la stessa che Mancuso ha enunciato nelle quattro puntate di Uomini e profeti che ha recentemente condotto su Radiotre. Secondo Mancuso, ricercando la bellezza (un armonico equilibrio dinamico tra logos e caos, tra ordine e imprevedibilita') si raggiunge in modo naturale l'etica, il bene.

E allora perche' non sostituire faticose e ripetitive risoluzioni per il nuovo anno con il proponimento di riempire le nostre vite di bellezza?

Rendiamo la bellezza una pratica consapevole, una stella polare che ci diriga e ci ispiri. Una bellezza che sia cura: prendiamoci cura della nostra persona, di chi amiamo e di coloro con i quali entriamo in contatto anche solo casualmente (il prossimo, nella terminologia delle Scritture), delle nostre abitazioni, del nostro linguaggio, dei nostri ascolti, delle nostre letture, dei nostri percorsi, del cibo che prepariamo e con il quale ci nutriamo.

Trasformiamo noi stessi. Trasformiamo il nostro tempo. Diventiamo esempi di una bellezza armonica, autentica, naturale: in ogni nostra azione, in ogni nostra parola.

Proponiamoci di essere protagonisti contagiosi di una nuova rivoluzione gentile che e' individuale e sociale, collettiva.

Buon anno, buona bellezza.


Un grazie speciale alla Gio' che qualche settimana fa ha ascoltato la prima delle puntate di Uomini e profeti condotte da Mancuso e me l'ha subito segnalata. E a Radiotre, naturalmente: la radio che ascolto anche quando sono qui, nella cui filosofia mi riconosco, che mi fa sentire sempre un po' a casa e non solo geograficamente.