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Un taccuino di brevi riflessioni su vita, arte, societa'

mercoledì 16 gennaio 2019

Un'esplicita ammissione.



Come a seguito di un'esplosione, nel Regno Unito le lancette degli orologi si sono fermate al momento dello scoppio dell'ordigno, le 4 del mattno del 24 giugno 2016.

Ogni tentativo di ripararli e' fino a oggi fallito, e non si vede perche' dovrebbe riuscire nei prossimi giorni, settimane, mesi.

Ma il tempo, a differenza degli orologi, non si ferma mai, continua a correre.

Questo ho scritto ieri, senza sapere che altro aggiungere.

Da settimane sto cercando di scrivere un post sul tema sul quale non siete in pochi ad aspettare che scriva un commento. Me ne sono reso conto ieri sera quando dopo il voto parlamentare ho ricevuto un numero elevatissimo di visite qui, oltre a un mare di messaggi personali.

Vi chiedo scusa. Scrivo. Rileggo. E poi sempre cancello.

Non ne so scrivere nulla con lucidita'. Troppo forte e' il dolore. Troppo breve la distanza. Troppo intenso il mio coinvolgimento emotivo.

Aggiungo solo che trovo molto fuori luogo le manifestazioni di giubilo, da qualsiasi parte provengano. Abbiamo perso tutti. Non comprenderlo offre un'ulteriore conferma che l'onda d'urto di quell'esplosione non si e' ancora esaurita, e mette ancora piu' paura.

martedì 15 gennaio 2019

L'incomprensibile entusiasmo di fronte a una sconfitta.



Non comprendo come si possa desiderare con tanta cattiveria punire oggi chi, nel contesto culturale vivo degli anni '70, ha lottato per i diritti dei lavoratori. Chi ha vissuto una parte della propria gioventu' in clandestinita' per liberare il proletariato dalle catene del capitale e da rapporti di produzione improntati al furto di plusvalore, allo sfruttamento, al ricatto della disoccupazione.

Lo Stato deve perdonare e accogliere, non punire e escludere, queste persone.

Men che meno capisco che a gioire sia chi di quello stesso proletariato fa parte. Che condanna cosi' se stesso e i propri figli a una vita di stenti e sacrifici, a una mobilita' sociale inesistente e a una lotta senza fine contro chi ha ancora meno per stare a galla.

lunedì 7 gennaio 2019

Una societa' bella e' una societa' giusta.



Bellezza e' armonia e proporzione tra le parti.

Una societa' bella e' quella nella quale tutti hanno abbastanza e nessuno ha troppo. Chi ha troppo deve dare a chi e' meno fortunato: staranno meglio entrambi.

I modi per realizzare una bella societa' certo non mancano, da una forte progressivita' fiscale alla socializzazione dei patrimoni privati oltre la soglia del necessario. Sono convinto che chi verrebbe alleggerito del peso superfluo, fatta esperienza di una vita piu' semplice e naturale, meno lussuosa e artificiale, sarebbe grato del cambiamento.

Vivrebbe una vita piu' autentica e in contatto con se stesso.

Purtroppo esistono condizionamenti sociali che impediscono che cio' si realizzi. I componenti piu' fragili e ignoranti della societa' ammirano chi ostenta, anziche' disprezzarlo e ridicolizzarlo come sarebbe logico fare. E la loro ignoranza viene nutrita di proposito, con programmi televisivi scadenti e social network sgrammaticati, ostentativi e violenti.

Ho letto che qui nel Regno Unito un amministratore delegato gudagna 133 volte lo stipendio medio dei lavoratori della sua azienda. Per guadagnare lo stipendio medio annuale (medio, non minimo) degli altri dipendenti impiega 29 ore di lavoro. Il 4 gennaio aveva gia' guadagnato quello che voi e io ci metteremo un anno di fatiche per ottenere.

Basterebbe unirci per riprenderci cio' che e' nostro. E voglio ripeterlo: si farebbe solo del bene a queste persone, ricchissime ma poverissime, che hanno perso se stesse.

La ridistribuzione e' l'unica via per una societa' oltre che piu' giusta anche piu' bella, proporzionata, armonica.

domenica 6 gennaio 2019

Il mio bagaglio a mano.



Ogni volta che torno a Londra, la mia mamma mi prepara due squisite torte, una di mandorle e una di verdure di stagione, e la mamma della Gio' un sacchetto di altrettanto squisite ciambelline fatte da lei, da portare con me.

E' un rituale che trovo bellissimo, per il quale sono e saro' sempre loro grato.

Quei cibi preparati in casa soddisfano oltre al palato la vista. Sono sempre un po' irregolari, sempre un po' diversi. Nel colore, nelle venature dovute alla cottura, oltre che nel gusto.

Le cose fatte dalle mani e non dalle macchine sono proprio belle. Nella loro irregolarita' ricordano la meravigliosa originalita' della natura. Trasmettono un senso di cura, di identita', di individualita'.

La tecnologia e' utile. Senza la tecnologia non potremmo conunicare in questo modo, ad esempio. Ma la tecnologia non ha nulla di bello. La tecnologia e' omologazione e standardizzazione, che sono l'opposto della bellezza.

Usiamola per quel tanto che serve, ma per fare esperienza della bellezza alziamo il nostro sguardo.

sabato 5 gennaio 2019

Piccolo manifesto per il 2019.



Mi hanno regalato un libro che ho letto quasi tutto d'un fiato tornando a Londra qualche sera fa. Si intitola La via della bellezza e l'ha scritto il teologo Vito Mancuso.

La tesi e' la stessa che Mancuso ha enunciato nelle quattro puntate di Uomini e profeti che ha recentemente condotto su Radiotre. Secondo Mancuso, ricercando la bellezza (un armonico equilibrio dinamico tra logos e caos, tra ordine e imprevedibilita') si raggiunge in modo naturale l'etica, il bene.

E allora perche' non sostituire faticose e ripetitive risoluzioni per il nuovo anno con il proponimento di riempire le nostre vite di bellezza?

Rendiamo la bellezza una pratica consapevole, una stella polare che ci diriga e ci ispiri. Una bellezza che sia cura: prendiamoci cura della nostra persona, di chi amiamo e di coloro con i quali entriamo in contatto anche solo casualmente (il prossimo, nella terminologia delle Scritture), delle nostre abitazioni, del nostro linguaggio, dei nostri ascolti, delle nostre letture, dei nostri percorsi, del cibo che prepariamo e con il quale ci nutriamo.

Trasformiamo noi stessi. Trasformiamo il nostro tempo. Diventiamo esempi di una bellezza armonica, autentica, naturale: in ogni nostra azione, in ogni nostra parola.

Proponiamoci di essere protagonisti contagiosi di una nuova rivoluzione gentile che e' individuale e sociale, collettiva.

Buon anno, buona bellezza.


Un grazie speciale alla Gio' che qualche settimana fa ha ascoltato la prima delle puntate di Uomini e profeti condotte da Mancuso e me l'ha subito segnalata. E a Radiotre, naturalmente: la radio che ascolto anche quando sono qui, nella cui filosofia mi riconosco, che mi fa sentire sempre un po' a casa e non solo geograficamente.

venerdì 28 dicembre 2018

Le mostre del 2018.


Mi domando qualche volta quanto cambia il nostro giudizio sulle mostre che vediamo in funzione del nostro stato d'animo del momento. Io per esempio quando entro alla Tate Modern il sabato sera e mi muovo in quegli spazi enormi a quell'ora deserti, mi sento gia' bene. La mia predisposizione rispetto a quello che vedro' e' certamente positiva.

Di fatto due mostre viste di sera alla Tate, una grande, dedicata alla fotografia astratta, e un'altra piu' raccolta, sull'arte tedesca della prima meta' del Novecento, sono state tra quelle che mi hanno piu' emozionato negli ultimi dodici mesi.

Nella seconda parte dell'anno sono stato spesso alla National Gallery. Mi alzavo il sabato mattina e ci andavo a piedi. Al termine della lunga passeggiata visitavo qualche sala della collezione permanente oppure una mostra temporanea. La piccola retrospettiva su Lorenzo Lotto, solo quattro sale, l'ho visitata varie volte e mi ha sempre rivelato particolari che mi erano sfuggiti.

Ho visitato anche regolarmente le gallerie private di Soho e Mayfair. Richard Serra da Alan Cristea e Tara Donovan alla Pace Gallery sono state le mostre che ho preferito durante quei pellegrinaggi. A volte interessanti, a volte deludenti. 

SHAPE OF LIGHT
Tate Modern

LORENZO LOTTO
National Gallery

MAGIC REALISM
Tate Modern

RICHARD SERRA
Alan Cristea

TARA DONOVAN
Pace Gallery.

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giovedì 27 dicembre 2018

I film del 2018.


E' stato un altro anno di grande cinema questo 2018. Ho visto davvero tanti bei film e non e' stato facile selezionarne solo 5. Ma e' la tradizione di fine anno di questo blog: 10 dischi, 5 film e 5 mostre.

Il film che ho amato maggiormente e' stato, stranamente per me, un film di Natale. Dicembre 1985: Adrian, pubblicitario newyorkese, torna in una cittadina del Texas dai genitori repubblicani e iper-religiosi per celebrare le feste. Riuscira' a rivelare loro che sara' il loro ultimo Natale insieme, essendo malato conclamato di AIDS?

Apostasy, L'assoluto presente e The square sono descrizioni provocatorie del nostro confuso presente: e' proprio grazie a storie cosi' che vado al cinema con passione, settimana dopo settimana, anno dopo anno.

Studio 54 e' un capolavoro di documentario. Ci riporta a un'epoca che abbiamo solo sfiorato facendoci sentire suoni e atmosfera come se ne fossimo stati parte.

YEN TAN
1985

DANIEL KOKOTAJLO
Apostasy

FABIO MARTINA
L'assoluto presente

MATT TYRNAUER
Studio 54

RUBEN OSTLUND
The square.

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lunedì 24 dicembre 2018

Ore 13: il blog e' servito.



Qualche giorno fa pensavo a come rendere piu' facile l'esperienza di chi desidera seguire questo blog e mi e' venuta un'idea che credo risolva allo stesso tempo due problemi, uno vostro e uno mio.

Dato che questo non e' un blog legato all'attualita', ho pensato che non abbia molto senso quando scrivo un post pubblicarlo subito.

Mi sono cosi' riproposto di scriverlo e lasciarlo nell'editor fino al mattino successivo. Il giorno dopo lo rileggo, decido se ho ancora intenzione di pubblicarlo, faccio un minimo di editing e ne programmo la pubblicazione a mezzogiorno (le 13 in Italia).

I due problemi che risolvo cosi' in contemporanea sono:

1) Non pubblico nulla d'istinto. La pubblicazione d'istinto e' raramente curata e rischia a volte di essere l'effetto di stress emotivo. Che quando si pubblica qualcosa va evitato. Ne sanno qualcosa tutti coloro, e non sono pochi, che hanno subito le conseguenze di post e commenti offensivi.

Io non ho mai offeso nessuno, almeno me lo auguro. Ma ho la tendenza a volte a vedere un solo lato della medaglia, e quando mi rileggo a distanza di tempo lo noto. Invece subito, no. Spesso e' meglio porsi domande e ammettere dubbi che darsi risposte. Qualche volta me ne dimentico.

2) Chi legge sa che c'e' un orario di pubblicazione, sempre lo stesso. Pensate, ad esempio, se un giornale uscisse ogni giorno a un orario diverso o un settimanale venisse pubblicato in un giorno diverso ogni settimana. Sarebbe difficile seguirlo.

Se desiderate leggere le mie riflessioni, ora sapete che la pubblicazione avviene alle 13 ora italiana. Non tutti i giorni. Quando ho qualcosa da scrivere e tempo per farlo. Se appena dopo le 13 non trovate alcun aggiornamento, l'appuntamento e' rimandato al giorno o ai giorni successivi. Da gennaio mi piacerebbe scrivere almeno tre post a settimana, vedremo se trovero' il tempo.

L'alternativa sarebbero state le notifiche sui social media, che pero' sapete che detesto e ho abbandonato molto tempo fa senza alcun rimpianto (anzi, con molto sollievo. Per questa e per millemila altre ragioni, grazie Gio').

domenica 23 dicembre 2018

E io? Cos'avrei potuto fare io?



"It is childish and stupid to ask whether this one or that one is guilty. I propose that for one short hour we ask ourselves instead: “What about myself? What has been my share of the guilt? When have I been too loudmouthed, too arrogant, too credulous, too boastful?

What is there in me that may have helped… all the illusions that have so suddenly collapsed?”.

If the war goes on...


A volte le citazioni che pubblico qui le condivido completamente. A volte le scrivo solo per pensarci su.

Questa appartiene alla seconda tipologia. Certo, dobbiamo sempre domandarci come abbiamo contribuito a certe situazioni spiacevoli nelle quali capita di trovarci invischiati. A patto che non indulgiamo in elaborazioni che rischiano di farci sentire inadeguati e di abbatterci.

Ho in corso una lunga querelle con l'analista danese molto ECM sui post-it che appiccico al mio frigorifero.

Ho iniziato anni fa, per tenere traccia di cose piacevoli da fare delle quali avevo letto. Film, mostre, dischi da cercare. 

Quando nella prima parte di quest'anno mi fu diagnosticato uno stato ansioso-depressivo, mi sembro' una buona idea trasformare una parte di quel taze-bao in un elenco di preoccupazioni da risolvere, cosi' da tenerle a mente e farne qualcosa. 

L'analista danese molto ECM non apprezzo'. Mi diede una serie di idee per gestire le mie preoccupazioni, e mi chiese pero' di staccare i post-it, che quelle preoccupazioni me le avrebbero ricordate in continuazione impedendo di liberarmene.

Non diteglielo, ma io quei post-it non li ho mai staccati. Stamattina pero' ne ho scritti un paio, arancioni in modo che risaltino rispetto a tutti gli altri. Su uno ho scritto "Do what you love" e sull'altro "It's OK to be yourself".

Per controbilanciare la citazione di Hesse, credo, e tornare a un giusto equilibrio.

Saranno le mie stelle polari per il 2019.

Il proponimento e' intrappolare ansia e depressione, facendole rimanere per sempre prigioniere di questo 2018. Mentre noi andiamo avanti, finalmente senza di loro. 

venerdì 21 dicembre 2018

Buddhismo e marxismo: un incontro necessario.



"Sono un monaco marxista, un marxista buddhista. Sto dalla parte dei marxisti, perche' a differenza del capitalismo il marxismo e' piu' etico. Il marxismo, come ideologia, ha cura del benessere dei lavoratori e crede nella distribuzione della ricchezza tra i cittadini di uno stato".

DALAI LAMA
Indian Express.


Ho trovato la citazione qui sopra nel volume The value of nothing dell'economista londinese Raj Patel. Che in un altro passo dello stesso libro scrive:

"La filosofia di Gandhi non era, come alcuni l'hanno ricostruita, un grande padiglione di preghiere e incenso. Pur essendo non violenta, prevedeva l'opposizione e il conflitto: indubbiamente gentile, ma comunque un'opposizione".

E' un tema che mi pare interessante. Sviluppare la capacita' di opporsi con fermezza ma anche con gentilezza. Prevedendo il conflitto se necessario, ma gestendolo senza subirlo. Una specie di conflitto empatico, se non lo considerate un ossimoro.

La stella polare deve sempre essere l'affermazione radicale ma empatica, in pari misura marxista e buddhista, della giustizia sociale e dell'uguaglianza redistributiva.

giovedì 20 dicembre 2018

I dischi del 2018: 1.


NIK BARTSCH'S RONIN
Awase.

I Ronin chiamano le loro composizioni moduli, come si trattasse di elementi interscambiabili di una costruzione architettonica.

Gli ipnotici, elegantissimi pattern di questa formazione di Zurigo nascono dalla ripetizione ossessiva di frasi musicali che si trasformano quasi impercettibilmente, sostenute da ritmi dispari e acrobatici.

E' ancora jazz. Forse. Ma come se a suonarlo fossero Steve Reich, Philip Glass, Ryuichi Sakamoto, Terry Riley.

Donald Judd e Mark Rothko, quando il sabato sera ci capita di andarli a trovare nelle sale finalmente silenziose della Tate Modern, suonano proprio cosi'.

PS del 2 gennaio: Nik ha ringraziato personalmente noi di Prospettive Musicali per avere incluso il suo disco nella nostra puntata collettiva di fine anno. Mi ha molto emozionato. Grazie a te per la tua musica, Nik!

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mercoledì 19 dicembre 2018

I dischi del 2018: 2.


MANDOL' IN PROGRESS
The dark side of the mandolin.

Inserendo questo album tra i dischi del 2018, ammetto di barare un po' sulla sua data di nascita. Infatti e' uscito nella seconda meta' del 2017, anche se io ne sono venuto a conoscenza solo qualche mese dopo.

E mi ha folgorato. Si tratta di una riproposizione nota per nota di The dark side of the Moon eseguita da tre mandolinisti italiani. I quali riescono a estrarre la natura folk che si nasconde sotto il trucco pesante del lungo lavoro di post-produzione dell'album originale.

In queste versioni acqua e sapone che ne ricercano l'essenza, le atmosfere del capolavoro dei Pink Floyd si fanno ariose, a tratti evanescenti.

Si ascoltano sia i mandolini che The dark side of the Moon come se fosse la prima volta.

Un disco che e' un'esperienza straniante e magica. Geniale.

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martedì 18 dicembre 2018

I dischi del 2018: 3.


VV. AA.
Black man's pride 2.

Da quanti anni ormai la Soul Jazz sta ristampando gli archivi di Studio One? Ci si aspetterebbe che dopo tutto questo tempo la  qualita' debba per forza di cose peggiorare un po'. E invece inspiegabilmente non e' cosi'.

La raccolta intitolata Black man's pride giunge quest'anno al suo secondo volume. Il sottotitolo, Virtuosi sono i figli e le figlie di Dio, non lascia dubbi: siamo sul versante piu' spirituale della musica giamaicana.

E' una collezione pazzesca dall'inizio alla fine. Ci sono tutti i nostri preferiti: Horace Andy, i Gladiators, Alton Ellis per fare solo qualche nome.

Il rastafarianesimo era inscindibile dalle rivendicazioni identitarie delle persone di colore. Leonard Howell, teorico della spiritualita' rasta, era del resto contemporaneo di Marcus Garvey.

Un album di profonda e rasserenante leggerezza.

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giovedì 13 dicembre 2018

I dischi del 2018: 4.


MARK TURNER/ ETHAN IVERSON
Temporary kings.

Il suono di Temporary kings e' piuttosto indefinibile. Sfugge ogni immediata categorizzazione rispetto alla collaborazione di Turner e Iverson sui dischi di Billy Hart, che si muove in un territorio piu' distintamente jazz.

Le atmosfere restano eteree e silenziose anche nei pochi momenti ritmici, come quando il pianista e il saxofonista americani si cimentano in una cover di Warne Marsh e pare di essere passati ad ascoltare un vecchio disco di Lennie Tristano.

Temporary kings riesce a fare stare insieme magicamente musica da camera e jazz, come un utopico incontro tra Debussy e Coltrane.

Richiede concentrazione e restituisce poesia.

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domenica 9 dicembre 2018

Post-comunismo e bellezza.



"La bellezza è innanzitutto una via da percorrere per la coltivazione della vita spirituale. La condizione per una vita in cui l’umanità si dispieghi a pieno, una vita nuova, innovativa, eticamente sensibile, creativa, ispirata e ispiratrice, passa attraverso la cura della bellezza in ogni aspetto della nostra vita".

Uomini e profeti.


Del marxismo ho fatto miei due concetti centrali: un'idea radicale di uguaglianza e il rifiuto altrettanto radicale dei rapporti di produzione e consumo capitalisti. 

Il fattore fondante del capitalismo e' lo sfruttamento. Sfruttamento che entra all'interno delle relazioni e avvelena la vita. Il capitalismo e' un concetto di morte, non di vita. Il capitalismo e' l'opposto assoluto dell'amore. Il capitalismo e' odio.

Ma una volta presa coscienza di questa verita', dobbiamo andare avanti, non fermarci. 

Il capitalismo ti indottrina che il senso della vita e' arricchirti e consumare. Le persone ignoranti ci cascano. Ammirano chi ha piu' di loro. Disprezzano chi ha meno. Producono, consumano, producono, consumano, producono, consumano. In mezzo, delirano su Facebook. Si mettono i like. Li contano come misura del proprio valore.

E poi muoiono. E hanno lo sfacciato coraggio di chiamare questa cosa qua: vita.

***

Un messaggio salvifico io credo ci sia. Ma dobbiamo elaborarlo da soli, riflettendo. Per questo non vogliono che pensiamo. Ci distraggono in ogni modo.

Io credo che le ricchezze della vita siano tre: l'amore, la bellezza e il tempo. Sono dimensioni immateriali, esperienziali. Non accumulabili, non posticibabili. Le vivi, oppure scompaiono, svaniscono.

Il programma di conversazioni spirituali Uomini e profeti mi ha insegnato negli anni a superare quel materialismo dialettico hegeliano da una evoluzione del quale ha preso vita il pensiero marxiano.

Il pensiero marxiano per potere avere ancora un senso io credo che debba evolvere dal materialismo. Contaminarsi con le grandi tradizioni filosofiche spirituali, in primis il cristianesimo e il buddismo.

Deve concentrarsi sull'esistenza spirituale dell'uomo. Sulla bellezza. Sull'amore. Sul tempo. Deve liberare l'uomo dalle relazioni reificate che sono l'ossigeno del capitalismo.

Tu sei da sfruttare, ci dice il padrone. No, padrone. Io non sono da sfruttare. Io sono nato per conoscere e per essere conosciuto. Per comprendere e per essere compreso. Per amare e per essere amato.

Questo e' il post-comunismo. Questa e' la bellezza.

sabato 8 dicembre 2018

I dischi del 2018: 5.


SKYDIVE TRIO
Sun sparkle.

Una casa isolata tra i boschi. E' mattina presto. Camminiamo fino alla vetta della montagna. Gli alberi si diradano e all'orizzonte lontano scorgiamo il mare tra i fiordi. La musica di quel momento non puo' essere che quella di Sun sparkle.

Il sito della Hubro descrive lo Skydive Trio come Pat Metheny accompagnato al basso da Peter Hook. E aggiungo io da John McEntire alla batteria.

La formazione per due terzi norvegese e per un terzo finlandese suona una specie di post-jazz liquido. Un'evoluzione del jazz nordico che prende le mosse da un arpeggio ripetuto in modo ipnotico del quale si esplorano in dettaglio le possibili variazioni tonali e soprattutto emotive.

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mercoledì 5 dicembre 2018

I dischi del 2018: 6 - 10.


Prima di avere il tempo per rendercene conto, e' trascorso un altro anno.

Fare qualche bilancio e' inevitabile. E riascoltare la colonna sonora di questi dodici mesi permette di abbandonarci ai ricordi.

Musiche che hanno accompagnato momenti di grazia. Musiche nelle quali ci siamo immersi per cercare riparo dalle circostanze della vita. Musiche che sono venute a cercarci quando avevamo bisogno di loro. Musiche alle quali ci siamo aggrappati in cerca di senso.

Dieci dischi. Come tutti gli anni. Cominciando da questi:

BOBO STENSON TRIO
Contra la indecision

MATHIAS EICK
Ravensburg

MOSES SUMNEY
Aromanticism

TONY BUCK
Unearth

WOLFGANG MUTHSPIEL
Where the river goes.

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lunedì 3 dicembre 2018

Calendario dell'Avvento.



Il mio calendario dell'Avvento ha sessantadue giorni. Inizia il primo dicembre e termina il 31 gennaio.

Dicembre e' il mese piu' stressante dell'anno. Natale lo trovo snervante.

Gennaio e' un filo meglio. Ma e' freddo, buio e non finisce mai.

Febbraio e' il vero inizio dell'anno. E' un mese breve e simpatico. Quattro settimane precise precise che sembrano sempre volare. Come se anche loro stessero aspettando la primavera.

Giusto a meta' c'e' il giorno degli innamorati, una festa che mi e' sempre piaciuta. Anche gli anni in cui ero solo mi piaceva. La trovavo una giornata malinconica, ma malinconica in senso romantico.

Guardavo le coppie felici e mi dicevo che sarebbe successo anche a me di innamorarmi, un giorno. Pensavo sarebbe stato bellissimo. E poi ho scoperto che non mi sbagliavo. Infatti essere innamorati e' la cosa piu' bella di tutte quelle che capitano nella vita.

E appena prima di San Valentino c'e' il compleanno della Gio'. Di solito ne approfittiamo per regalarci una piccola gita in mezzo alla settimana, in una citta' d'arte o al mare o al lago. Qualche anno ci e' capitato di sentire gia' un principio di aria di primavera.

Verso fine febbraio poi si comincia ad avvertire che le giornate si sono un po' allungate. Non fa piu' tanto freddo.

Speriamo che questi 60 giorni volino perche' di dicembre e gennaio sono gia' stanco. Invece febbraio lo sto gia' aspettando e non vedo l'ora che arrivi.

sabato 1 dicembre 2018

Un compagno di cammino grandioso, sereno, immortale, infinitamente incoraggiante.



"In the street and in society I am almost invariably cheap and dissipated, my life is unspeakably mean.

But alone in distant woods or fields, in unpretending sprout lands or pastures tracked by rabbits, even on a black and, to most, cheerless day, like this, when a villager would be thinking of his inn, I come to myself, I once more feel myself grandly related, and that the cold and solitude are friends of mine.

I come to my solitary woodland walk as the homesick go home… It is as if I always met in those places some grand, serene, immortal, infinitely encouraging, though invisible, companion, and walked with him".

Journal.

martedì 27 novembre 2018

Nessuno sconto.



La Brexit per noi immigrati ha significato cambiare le regole del gioco a gioco in corso.

Immaginate di giocare, che so, a Monopoli. E mentre state giocando le regole cambiano. O meglio cambiano solo per alcuni giocatori, quelli che non sono nati qui. I quali in base alle nuove regole possono solo perdere.

Voi come vi sentireste?

Che rispetto avreste dei giocatori nativi del luogo che hanno cambiato le regole per svantaggiarvi?

Io non voglio trascendere. Non voglio nemmeno dar loro la soddisfazione di diventare razzista nonostante ce ne sarebbero i presupposti: non si tratterebbe di pre-giudizio, ma di un post-giudizio ben motivato.

Quello che desidero pero' e' che subiscano fino in fondo le conseguenze della loro decisione dato che due anni e mezzo per rinsavire li hanno avuti. E soprattutto chiedo che l'Europa non faccia loro sconti.

domenica 25 novembre 2018

Interviste.



Il mio amico Marco mi ha suggerito questa bella intervista a Emily Nemens, nuova direttrice della Paris Review.

Sapete cosa mi colpisce in interviste come questa? L'essenzialita' delle domande.

Ho sempre pensato di non essere un bravo intervistatore. E ho sempre declinato l'offerta di intervistare musicisti, se non proprio quei pochissimi che desideravo incontrare perche' ne seguivo il lavoro da molti anni, come Patti Smith o Will Oldham.

Preparare la lista delle domande mi richiese molti giorni di studio di precedenti interviste, ripensamenti, riscritture.

Le interviste andarono bene. Patti Smith mi fece dire dalla sua agente che le era molto piaciuto parlare con me e che sarebbe stata disponibile tutte le volte che avessi desiderato contattarla. Will Oldham era cosi' preso dalla nostra conversazione che fece saltare l'intervista successiva. In quel caso, l'addetta stampa della Domino mi mando' una mail diciamo non proprio gentile.

Ma questo non basto' a farmi cambiare idea, e da allora ho sempre evitato di ospitare artisti alla radio nonostante le numerose richieste che noi di Prospettive Musicali riceviamo.

Poi leggi un'intervista come quella del link e capisci tante cose. Che un'intervista puo' essere fatta di domande molto semplici. Una riga. Chiare. E' l'intervistato che rende l'intervista interessante, interpretando la domanda.

Ci devo pensare, e magari riconsiderare la mia posizione.

venerdì 23 novembre 2018

Vivere con poco.



Ho gia' scritto parecchi post (l'ultimo credo sia questo) su quanto mi piace quel semplice atto di ribellione che e' il non-acquisto.

Per esempio, da anni compro vestiti solo quando quelli che ho indossato e lavato molte volte vanno sostituiti. Il mio guardaroba e' veramente essenziale: composto di tessuti di buona qualita' che durino nel tempo e di pochissimi colori che posso mischiare tra loro anche un po' casualmente. Bianco, grigio, nero, blu, azzurro.

Tutto quello che entra nei piccoli appartamenti dove vivo, qui a Londra e a Milano, deve seguire due semplici regole: non posso farne a meno, ed e' fatto per durare. I gadget elettronici e digitali per esempio sono completamente esclusi.

Di conseguenza, prima di comprare una cosa (un vestito, un disco, un utensile, un libro, una rivista) ci penso molte volte. Non ricordo l'ultima volta che ho fatto un acquisto d'impulso.

Percio' sorrido quando mi arrivano nella posta offerte caratterizzate da un senso di urgenza. Il venerdi' nero e' un'ottima occasione per non comprare nulla. Che sia, per i negozianti scocciatori, nerissimo.

Meta' prezzo? Due per uno? Scade domenica 25 novembre? Tenetelo pure voi, sto bene cosi'.

E comunque, non c'e' modo migliore per difendersi dalle strategie di marketing che conoscerle.

giovedì 22 novembre 2018

RIP England (terza parte).



"Britain is now in panic mode, held hostage by a foolish plan gone really really bad.

Theresa May has been cornered by her own party, which is plotting to get rid of her. She is mocked by the opposition and laughed at by the EU.

Populist promises such as the one she made this morning to stop EU migrants “jumping the queue” spread resentment towards European citizens like me. Not only did we play no part in this mess, but we work here legally and contribute to the country in many different ways.

Since I started working as a photographer I’ve paid my taxes and national insurance contributions and jumped no queues whatsoever. No, I’ve earned the benefits I enjoy – a happy and constructive existence in London – through sheer hard work.

Since the referendum in 2016 I have noticed an alarming increase in both veiled and more explicit verbal abuse based on my nationality and my Mediterranean appearance.

British-born people without another nationality are the ones who will be forced to deal with an unrecognisable Britain, bitter and corrupted, the victims of an Etonian gamble gone very wrong.".

Quello che vi ho riportato qui sopra e' un estratto/ sintesi di un articolo pubblicato dal Guardian e scritto da un fotografo italiano che vive a Londra dal 1996.

Come me, ha visto una Londra meravigliosa, aperta e accogliente di ogni diversita'. Oggi il contesto culturale e' cambiato profondamente. L'Inghilterra e' un Paese irriconoscibile, come dice bene l'articolo. Come europeo sono stato abusato verbalmente ormai svariate volte dopo il referendum. 

Ora ho iniziato a temere per la mia incolumita' fisica, dopo che dagli abusi verbali si e' passati alla violenza. Quando passo davanti a un pub ormai per sicurezza cambio marciapiede.

E' una situazione che per noi Europei si e' fatta insostenibile. Non so proprio come finira'.

Umanamente capisco la loro frustrazione. L'Unione Europea li ha messi in ginocchio. Sanno benissimo che tra qualche anno dovranno strisciare come vermi chiedendo di rientrare nell'Unione. Ma questa non e' una buona ragione per prendersela con noi. Hanno fatto tutto da soli.

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venerdì 16 novembre 2018

RIP England (reprise).



Ieri sera dopo la presentazione del suo nuovo libro al Teatro Dal Verme, mentre camminavamo verso l'albergo dove sta in questi giorni, Jonathan Coe mi ha detto una cosa sulla Brexit che non sapevo.

Il 19 gennaio 2019, per semplici cause demografiche naturali (la morte degli elettori piu' anziani, che hanno fatto vincere Leave), se anche nessuno avesse cambiato idea rispetto al voto del 2016 il Regno Unito si trasformera' in un Paese pro-Remain. Lo chiamano crossover day.

Quindi il 29 marzo, giorno in cui il Regno Unito lascera' l'Unione, la maggioranza dei cittadini vorra' rimanere.

Jonathan l'ha chiamata "suprema ironia", non saprei dirlo meglio.

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giovedì 15 novembre 2018

RIP England.



"I’ve lived in London for three years. I hadn’t spent much time in Britain before my arrival and had no particular feelings toward the English. I expected them to react to me with similar neutrality. What I didn’t expect was the toxic mix of dismissal and casual disdain.

What kills you is their ignorance.

Two weeks ago I visited Birmingham while the Conservative Party Conference was being held. All around me were examples of the worst elements of the English ruling class: their solipsism, their hatred of the poor, their amazing rudeness.

A man in a boater hat and cravat, drinking Champagne and smoking a cigar, ignored a homeless woman asking for change and then chided me when I gave her some".

MEGAN NOLAN
The New York Times.


Ieri sera dopo il lavoro la Gio' e io siamo passati a fare una spesa veloce all'Esselunga vicina all'ufficio dove lavoriamo quando siamo a Milano. Mentre eravamo in una coda per pagare, ci siamo sentiti chiamare dalla coda di fianco alla nostra. Era una signora dallo sguardo sorridente e gentile che ci ha invitati a passarle davanti dopo aver visto che avevamo solo 3 articoli da pagare.

Per me Milano e' questa cosa qui. La gentilezza di tanti nostri concittadini. Ed e' Jazz Mi, e' Bookcity, e' la Music Week, iniziative che si susseguono a breve distanza e trasformano questa meravigliosa citta'. Ad ogni angolo, in ogni quartiere trovi presentazioni di libri, lectures, musica.

Londra in 17 anni l'ho vista morire. Nel 2001, quando mi trasferii, era una citta' vitale, fantastica. Nel 2018, Londra e' una citta' viva quanto e' vivo un cadavere. Quanto sono vivi Theresa May e il suo governo. Quanto e' viva l'economia inglese, la loro ridicola moneta, quanto e' viva la loro patetica regina con il cappellino da pagliaccia, quanto e' vivo il vomito di ubriachi e ubriache (le donne inglesi meritano un post a parte) che devi schivare il sabato mattina. A Milano ci sono presentazioni di libri. A Londra c'e' il vomito. Fa differenza.

Non c'e' nemmeno bisogno di scadere desiderando una vendetta per il loro cupo razzismo, per il "toxic mix of dismissal and casual disdain" del quale parla il New York Times. Hanno fatto tutto da soli. Si sono suicidati.

Sinceramente, sono fatti loro. Il mondo e' grande e bellissimo. L'Europa e' meravigliosa.

Dimentichiamoli, per sempre. Celebriamone la morte con allegria, dato che e' cio' che hanno scelto votando Leave.

Riposa in pace, Inghilterra.


Oggi alle 18.35 per chi ha tempo di ascoltare saro' in diretta a Radio Popolare, FM 107.6, per parlare di Brexit.

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domenica 11 novembre 2018

Prospettive Musicali dell'11 novembre 2018.



Le musiche di questa notte le ho tratte da:

BIG YOUTH
Screaming target

U ROY
I am the originator

GIL SCOTT-HERON
The revolution will not be televised... plus

WOLFGANG MUTHSPIEL
Where the river goes

JAKOB BRO
Bay of rainbows

MARK TURNER/ ETHAN IVERSON
Temporary kings

ART ENSEMBLE OF CHICAGO
Nice guys.

Ascolta il programma.

Prospettive Musicali va in onda tutte le domeniche alle 22 a Radio Popolare Milano, Radio Wave International, Radio Popolare Salento e sul webSeguiteci anche alla pagina Prospmus. Le radioregistrazioni del programma le trovate alla nostra pagina nel sito di Radio Popolare e in Itunes.

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sabato 3 novembre 2018

Tempo, libero.



"I don't have a smartphone. My attention is one of the most important resources I have, and the smartphone is constantly trying to grab my attention. There's always something coming in.

I try to be very careful about how I use technology and really make sure that I'm using it for the purposes that I define instead of allowing it to kind of shape my purposes for me".

GQ.


Intervista tutta da leggere, che spiega bene come difendersi dalle distrazioni. Poi magari nel tempo che avete liberato guardate questo video, che invece spiega perche' lasciarsi trasportare dai propri pensieri senza un particolare centro di attenzione e' un modo efficace per farsi venire buone idee. 

Buon fine settimana, e che il nostro tempo sia davvero libero.

giovedì 1 novembre 2018

La gente non stanno bene.



Stasera, quando stava finendo la nostra seduta settimanale, ho detto all'analista danese molto ECM che in fondo in una cosa credo anch'io, e che questa cosa e' il numero due. L'analista danese molto ECM mi ha guardato, ha sorriso e ha detto che era una frase molto bella, che il numero due e' una bella cosa in cui credere.

In questo periodo sto attirando molta aggressivita', non so per quale motivo. Alla quale provo a rispondere in genere con un profondo e sincero senso di compassione, quella che i cristiani chiamano misericordia e i buddisti karuna. A me stesso dico che sono in fondo fortunato e che non ho ragione di restituire aggressivita' a mia volta.

Ecco, io penso che le persone aggressive non credano nel numero due. Non so in cosa credono, se eventualmente credono in qualcosa, ma nel numero due no. Forse credono nel numero uno, un  numero del quale mi sono liberato un po' di anni fa quando mi sono tolto l'abito (nero, nerissimo) dell'eroe romantico.

Credere nel numero uno non fa stare bene. Per chi crede nel numero uno, oggi provo un profondo senso di compassione, misericordia, karuna.

martedì 30 ottobre 2018

Il finito presente.



"The efficiencies of the adult mind, useful as they are, blind us to the present moment. We’re constantly jumping ahead to the next thing. We approach experience much as an artificial intelligence (AI) program does, with our brains continually translating the data of the present into the terms of the past, reaching back in time for the relevant experience, and then using that to make its best guess as to how to predict and navigate the future".

How to change your mind.


Domenica pomeriggio passeggiando in Regent's Park si parlava con A. e G. di quanto poco sappiamo controllare i nostri processi di pensiero. Vaghiamo sempre, in genere nel futuro, qualche volta nel passato. Il presente capita di attraversarlo, come se fosse una linea disegnata col gesso, e non invece tutto cio' che abbiamo.

Si diceva che dovremmo imparare l'arte della dissolvenza del nostro ego, quell'ego che ci imprigiona. 

Alla Gio' dico sempre che il regalo piu' bello che mi ha fatto e' stato insegnarmi a pensare in termini di noi, che e' appunto una naturale dissoluzione del se'. E' avvenuto senza alcuna intenzione, senza che mi impegnassi. Un giorno come un altro, e' successo.

Forse serve molto amore nei confronti di ogni manifestazione dell'universo per dissolversi in esso, per superare le manifestazioni dell'ego che generano tanta paura, tanta ansia, tante notti insonni. Per accettare la nostra normalissima e umanissima condizione di infelicita', e quindi superarla.

venerdì 26 ottobre 2018

Semplifica/ Riduci/ Semplifica ancora.



"Un tempo ero felice quando avevo qualcosa in più. Ora sono felice quando ho qualcosa in meno. Un tempo ero felice se compravo qualcosa di nuovo. Ora sono felice se vendo o regalo qualcosa di vecchio, o semplicemente qualcosa che non uso più.

Qualche tempo fa avevo letto che nelle economie “sviluppate” le la maggior parte delle persone possiede tra i 1.000 e i 5.000 oggetti. Se ci pensi sono tantissimi. E la maggior parte di questi non solo non li usiamo ma spesso non sappiamo neanche di averli. 

Ci occupano spazio fisico e mentale senza darci nulla in cambio. Veniamo da mezzo secolo di abbondanza spropositata dove l’imperativo della crescita e dell’accumulo ha guidato ogni nostra azione.

Oggi – un po’ per volontà un po’ per necessità (visto come sta andando l’economia) – abbiamo la possibilità di ridimensionare le nostro aspettative di consumo, facendo nostro il principio algebrico per cui meno per meno, dà come risultato più".

Micro daily blog.


E' sempre un piacere leggere che altre persone avvertono il desiderio di semplificare la propria vita liberandosi del superfluo. E' la ricerca di una poverta' bella e profonda, che ci permette di dare valore alle persone e alle cose che amiamo e soprattutto alla risorsa piu' preziosa e scarsa che abbiamo e della quale dobbiamo imparare a fare tesoro ogni giorno: il tempo.

Buon fine settimana. Siamo rimasti pochissimi a scrivere e leggere il mio blog e per questo vi voglio ogni giorno piu' bene per la gentilezza che dimostrate leggendomi. Davvero.