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Ambiente Uguaglianza Tempo

mercoledì 22 agosto 2007

We can be heroes forever and ever, ma speriamo di no

Oggi faccio anch'io come fa Beppe Grillo. Pubblico una cosa che ho ricevuto.

Dopo aver letto il mio post del 13 Agosto, un'amica italiana mi ha mandato un paio di frammenti tratti da "L'Enneagramma", di Helen Palmer, pubblicato in Italia da Astrolabio.

Mi e' venuto in mente di postarli qui, solo per capire quanti di voi che leggete London Calling vi riconoscete in questo "tipo psicologico". Secondo me, e posso sbagliarmi, e' un po' il ritratto di tanti frequentatori di questo blog.

In cosa vi ritrovate? In cosa invece non vi riconoscete? La parola, se volete, passa a voi.

Io mi assento per qualche tempo, ma ci sentiamo a Prospettive Musicali, questa Domenica e la prossima alle 22.35 su Radio Popolare.

Buona lettura e a presto.


Tipo Quattro: il Romantico-tragico

I tipi Quattro hanno vissuto da bambini un'esperienza di abbandono, e di conseguenza soffrono di un senso di perdita e di mancanza. La loro situazione interiore è impersonificata nel prototipo del romantico che, pur disponendo di riconoscimenti e successi materiali, resta incrollabilmente legato all'amore perduto, all'amore impossibile, all'amore perennemente atteso e a una idea di felicità che solo l'amore potrà portare.

Per comprendere questa visione, dovrete calarvi in uno stato mentale in cui le decisioni dipendono dalla mutevole chimica dell'umore, più che dal'analisi dei fatti reali, e in cui le conversazioni sono ricordate più per il tono e i sottintesi che per le parole realmente dette. La depressione è un umore frequente, e può portare a quella vita sospesa in cui si passano i giorni a letto rimuginando qualche errore passato. "Se soltanto....". L'attenzione si inceppa, come la puntina di un disco che gira sempre nello stesso solco mentale: "Se solo avessi agito diversamente, se solo avessi un'altra possibilità..."

I Quattro parlano unanimamente della cupezza della depressione: alcuni l'accettano con fatalismo, chiudendosi in lunghi periodi di isolamento. Altri la combattono diventando iperattivi, sempre in corsa. Altri ancora elaborano la depressione attraverso una profonda esplorazione delle ombre dell'anima umana. Tutti i Quattro intervistati in questo libro hanno conosciuto la depressione, ma parlano anche di un umore che chiamano malinconia, uno stato d'animo molto attraente che sembrerebbe il rifugio emotivo alla perdita e al dolore.

La malinconia genera un'atmosfera di dolce rimpianto. Come la depressione nasce da un senso di perdita, ma assomiglia più a un velo di foschia su lidi desolati. I Quattro si sentono intensamente vivi nelle folate delle nebbie emotive: niente è permamente, perchè lo stato d'animo di oggi può essere diverso domani. Il sentimento centrale è quello della perdita, con la conseguente diminuzione dell'autostima ("Sarei stato abbandonato se non fossi stato inadeguato?").

I Quattro vivono nella convinzione dell'esistenza di una fonte originaria d'amore che gli è stata sottratta. Nella storia personale figura spesso un abbandono reale o perdite precoci, ma in ogni caso, nell'età adulta i sentimenti di abbandono sono dolorosamente ricreati attraverso l'attrazione coatta per l'irraggiungibile e attraverso l'abitudine, generalmente riconosciuta, di rifiutare ciò che è facile da ottenere.

I Quattro concentrano inconsciamente l'attenzione sui lati migliori dell'oggetto perduto, per cui al confronto, il reale oggetto a disposizione diventa molto meno attraente. Desiderano soprattutto un rapporto passionale e totale, e assumono l'atteggiamento dell'amante in spasmodica attesa. Uno dei lati più dolci della malinconia è l'unione della tristezza per l'amore perduto con la prefigurazione romantica del compagno ideale che arriverà in un futuro.

C'è la sensazione che il presente sia soltanto una prova per la realtà che verrà "quando il mio io autentico sarà risvegliato dall'amore". Quando inizia a profilarsi una situazione reale, benchè preparata in anni di fantasie e di sforzi, l'attenzione andrà ai suoi lati manchevoli. Arriva il lavoro e si vuole il compagno; arriva il compagno e si vuole la solitudine; arriva la solitudine e si vuole di nuovo il lavoro e il compagno. L'attenzione va ripetutamente alla cosa bella e perduta, e in paragone ciò che è disponibile sembra scarno e privo di valore.

I Romantici tendono a sabotare ciò che hanno. Quando l'attenzione è rivolta agli aspetti quotidiani di un rapporto i Quattro possono ritrovarsi rabbiosamente delusi dal dover raccogliere le calze del compagno lasciate in giro o dal doverne tollerare le idiosincrasie. L'immagine di un futuro radioso che l'amore prometteva è minacciata dagli aspetti fastidiosi del rapporto reale. Delusioni minime possono diventare intollerabili irritazioni: "Sei politicamente incolta" , "Non hai oreccho per la musica", "Come fai a lasciare lo spazzolino nel bicchiere?". Doversi adattare alla mancanza di sensibilità del commpagno scatena la rabbia e il feroce bisogno di mantenersi liberi per il futuro risveglio che opererà l'amore.

.................


Se il rapporto sembra richiedere la rinuncia a livelli ideali, il Quattro cercherà di allontanare il compagno o di costringerlo a lasciarlo prima che l'immagine di un rapporto prezioso e autentico venga sporcata da aspetti realistici negativi. La colpa è chiaramente del compagno.

Amaramente deluso, il Quattro saprà dire le cose peggiori perchè sia chiara la sua delusione. Poi, quando sarà a distanza di sicurezza dal rapporto, inizierà a rimpiangerlo. I suoi rapporti sono del modello tira-e-molla: mollare ciò che è disponibile e tirare verso ciò che è inottenibile. L'erba del vicino è sempre la più verde, e i lati migliori appartengono sempre a una persona che non c'è.

I Quattro si tengono a distanza di sicurezza dalla vita, ma alla distanza di un braccio: non troppo distanti, a meno che l'atteggiamento di attesa non si trasformi in cupa disperazione, ma certamente non troppo vicini. Benchè abbiano un enorme bisogno di intimità, l'intimità reale fa scattare la paura di farsi trovare inadeguati, e quindi potenzialmente abbandonati di nuovo.

I Quattro dicono che gli alti e bassi della loro vita emotiva portano ad un'intensità molto superiore a quella della felicità ordinaria, un livello molto più ricco di quello comunemente desiderato. C'è il senso di essere "alieni" alla realtà ordinaria, di essere unici e atipici. Per un Quattro la prospettiva della felicità è sentita come minaccia all'intensità del suo mondo emotvo o, peggio ancora, come il rischio di cadere in una visione prosaica e in una vita qualunque.

Le preoccupazioni del Quattro comprendono:
-Il senso che alla vita manchi qualcosa. Gli altri hanno ciò che io non ho.

-Attrazione per il lontano e l'irraggiungibile. Idealizzazione del compagno assente.
-Umoralità, gentilezza, lusso e buon gusto come sostegni dell'autostima.
-Attaccamento all'umore malinconico. Lo scopo non è tanto la felicità quanto l'intensità dei sentimenti.

17 Comments:

Blogger lophelia said...

Questo commento è stato eliminato dall'autore.

mercoledì, 22 agosto, 2007

 
Blogger lophelia said...

commenterò solo in presenza del mio avvocato;)

mercoledì, 22 agosto, 2007

 
Blogger Fabio said...

Su, su, un po' di coraggio :-D

mercoledì, 22 agosto, 2007

 
Anonymous Anonimo said...

C'è la sensazione che il presente sia soltanto una prova per la realtà che verrà "quando il mio io autentico sarà risvegliato dall'amore". QUI NON CI SIAMO PROPRIO


I Quattro si tengono a distanza di sicurezza dalla vita, ma alla distanza di un braccio: QUESTO SONO IO, AI MARGINI NE FUORI NE DENTRO

C'è il senso di essere "alieni" alla realtà ordinaria, di essere unici e atipici. Per un Quattro la prospettiva della felicità è sentita come minaccia all'intensità del suo mondo emotvo o, peggio ancora, come il rischio di cadere in una visione prosaica e in una vita qualunque.
ANCHE QUESTA PARTE MI PIACE UN SACCO

INSOMMA COME SEMPRE IN CERTE COSE TI RICONOSCI IN ALTRE MENO
SARO' PIU' UN DUE DI SPADE CHE UN QUATTRO ;)

giovedì, 23 agosto, 2007

 
Blogger artemisia said...

Non è vero niente!!
No, no e no!!!
Cazzate!!!

;)

giovedì, 23 agosto, 2007

 
Blogger Fabio said...

Anonimo -

Ma il primo punto e' essenziale, centrale! E' una convinzione assoluta del tipo 4.

Arte -

Almeno avessi ragione!

venerdì, 24 agosto, 2007

 
Anonymous Anonimo said...

non mi ci trovo proprio, però il libro mi sembra interessante e so già a chi regalarlo.
Ciao
Auro

martedì, 28 agosto, 2007

 
Blogger Andrea said...

io mi ci ritrovo sputato-sputato fino ai 24-25 anni di età...

...ma in quanto ti ci ritrovi tu? :-P

e se uno non è contento di essere un tipo quattro può salire di livello? oppure organizzare un quattro-happening mondiale? Tipo, prima lo organizzo per benino, mi faccio venire una voglia pazzesca, e poi una volta lì, penso che era meglio in un altro modo? :-p

ma a te/voi non viene un pò di tristezza a leggere ste cose? uno pensa di essere unico al mondo e poi si ritrova un profilo del genere scritto e stampato da anni...

martedì, 28 agosto, 2007

 
Anonymous Anonimo said...

"uno pensa di essere unico al mondo e poi si ritrova un profilo del genere scritto e stampato da anni... "

è esattamente la stessa cosa che ho pensato anch'io
(a Fabio l'avevo già detto)


raffaella

martedì, 28 agosto, 2007

 
Anonymous Anonimo said...

"Nella storia personale figura spesso un abbandono reale o perdite precoci, ma in ogni caso, nell'età adulta i sentimenti di abbandono sono dolorosamente ricreati attraverso l'attrazione coatta per l'irraggiungibile e attraverso l'abitudine, generalmente riconosciuta, di rifiutare ciò che è facile da ottenere." Rimango scettica. Non e' che il problema e' che i quattro, se in effetti esistono, non hanno mai vissuto una perdita reale e devono quindi provocarne una fittizzia, che resta comunque narcisistica (l'altro non mi vuole perche' in realta' non mi merita, non corrisponde al mio ideale)?

venerdì, 31 agosto, 2007

 
Blogger francesco said...

sono 4 e me ne vanto!

domenica, 02 settembre, 2007

 
Blogger Fabio said...

Auro -

No, infatti, non direi che possiedi la pericolosa (e peraltro orgogliosa) inconcludenza da tipo 4. Beato te. A chi regalerai il libro, ci si sta domandando qui.

Andrea -

Ti ribalto la domanda: quanto ritrovi di me in questo scritto?

Poi la seconda domanda, d'obbligo a un ex tipo 4: come se ne esce?

Peraltro a me il fatto di non essere unico al mondo ha messo una grande gioia, altro che tristezza.

Raffaella -

Però non è una cattiva cosa no? E come ci dicevamo, tutto sommato è confortante sapere che si tratta di una nevrosi studiata, che accomuna tante persone. E' di per sè importante prendere sulle proprie spalle (che devono essere abbastanza larghe) il peso della consapevolezza che di nevrosi si tratta. E però ti racconto una cosa. Qualche giorno fa, alla solita beneamata Cortina davanti alla Statale, ho trovato una copia del libro. Ho letto i tratti principali di tutti e 9 i profili dell'Enneagramma e sai che è successo? Ho provato una grande fascinazione per il tipo 4 e una certa indifferenza per tutti gli altri. Dici (sinceramente) che è grave?

Anonimo -

Nel mio caso una perdita c'è stata, anzi ben due. Prima mia madre si ammalò, quando avevo 2 anni, e il medico consigliò che andassi a vivere per 8 mesi a casa dei miei zii, senza vedere i miei genitori per non replicare infinitamente la perdita stessa sotto forma di numerosi distacchi. Poi, 8 mesi dopo, venni separato altrettanto bruscamente dalla fantastica famiglia dei miei zii. Gli psicologi dicono che una perdita irrisolta si tende a replicare per cercare di risolverla. Quindi diciamo che io mi ritrovo anche nei presupposti, però non saprei generalizzare.

Francesco -

Ma oltre a tipo 4, non dovresti essere in Toscana al blog raduno? O è già finito tutto?

domenica, 02 settembre, 2007

 
Blogger francesco said...

ho un braccio rotto e sono tornato a milano, non aggiungo altro perchè non è facile scrivere con la sinistra...

domenica, 02 settembre, 2007

 
Blogger Fabio said...

Mi spiace! Ti auguro di riprenderti presto (anche perche' mancano i tuoi commenti qui).

lunedì, 03 settembre, 2007

 
Blogger Andrea said...

fabio:

"Ti ribalto la domanda: quanto ritrovi di me in questo scritto?"

te lo direi solo sotto tortura ma anche no...

giovedì, 06 settembre, 2007

 
Blogger Fabio said...

Allora quando torno a Londra, preparati per una tortura (psicologica, s'intende)...

giovedì, 06 settembre, 2007

 
Anonymous Nona said...

Good post.

lunedì, 10 novembre, 2008

 

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