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mercoledì 9 gennaio 2008

In un modo silenzioso

Da ormai qualche mese tengo sul tavolino davanti al divano Horizons touched, lo splendido e voluminoso tomo dedicato a uno dei viaggi piu' spettacolari della storia della musica. Quello intrapreso da Manfred Eicher e dalle sue Edizioni di Musica Contemporanea nel lontano 1969. Quasi ogni giorno lo sfoglio, estraggo un articolo, o mi fermo a contemplare una fotografia o una copertina.

L'ECM fa decisamente storia a se'. Non sono d'accordo con chi sostiene che l'ECM ha inventato un suono. E' una considerazione superficiale. Diversi sono i territori esplorati dall'ECM in tutti questi anni: dal jazz scandinavo a quello americano, per non parlare poi di tutto il repertorio contemporaneo e classico della collana New Series.

L'ECM ha inventato uno stile. E' diverso. Puoi magari scaricare un disco di musica indie se proprio non ti va di comprarlo. Uno della Blue Note, per dire. Ma scaricare un disco ECM non ha alcun senso. La copertina, le note, le foto sono parte integrale della musica. E' vero di ogni disco, certo, ma l'etichetta tedesca mette le cose in chiaro ad ogni uscita.

Non posseggo un disco ECM che non abbia una copertina meno che superlativa, e perfettamente coerente con la musica. La cura del dettaglio fa si' che, comunque tu ordini i tuoi dischi, quelli dell'ECM ha senso archiviarli tutti insieme. E' musica anche per gli occhi.

Tutta questa introduzione per consigliarvi un disco del 1974 che sta girando nel mio lettore parecchio da quando l'ho scoperto recentemente. E' un'uscita in qualche modo minore se confrontata con i grandi classici ECM. Lake e Griffiths, nel volume che ho citato in apertura di post, le dedicano appena una riga. E pero' sono sempre piu' convinto che le uscite migliori dell'etichetta tedesca vanno cercate tra i nomi minori, tra i progetti one off.

Bennie Maupin e' un saxofonista clarinettista flautista di Detroit, che nel corso degli anni '70 collaboro' spesso con Miles Davis (Bitches brew, On the corner) e Herbie Hancock (Mwandishi), prima di dedicarsi a musiche decisamente meno interessanti e avventurose.

The jewel in the lotus e' il titolo di uno dei suoi rari progetti come leader, circondato da musicisti che suonarono spesso in quegli anni con Herbie Hancock, e dallo stesso Hancock. Non e' affatto un disco facile, ma se state cercando jazz che sia davvero esplorativo e di confine in questo album siete sicuri di trovarlo.

E' musica inclassificabile a tal punto che non provo nemmeno a descriverla. Provate a immaginare una sorta di In a silent way decisamente piu' freeform, con momenti di drammatico crescendo, molto meno groove, molta meno regolarita' ritmica. E, su tutto, una spiritualita' che domina completamente l'atmosfera di queste 8 sessions.

Molto ma molto anni '70, decisamente per gli amanti del genere. Da suonare, se possibile, attraverso un vecchio amplificatore valvolare, per restaurare il piu' possibile quel suono caldo inimitabile e insuperato.

Seduti per terra, a gambe incrociate, nel buio e nel silenzio, senza distrazioni, senza pensare a nulla.

[Bennie Maupin molti anni dopo...]

[A chi fosse interessato e avesse tempo da buttar via, ricordo l'appuntamento con la versione radiofonica di questo blog, il Giovedi' mattina alle 11.35 all'interno di Zoe, e in replica il Giovedi' sera alle 21, su Radio Popolare di Milano. Domani stileremo la classifica dei 15 eventi culturali piu' attesi a Londra nel 2008]

9 Comments:

Anonymous the jazzy journo JC said...

direi che anche per la Blue Note le copertine incarnavano il senso dello stile sonoro, un pò come le copertine afro-space-incubo del Davis elettrico. Col vinle si poteva, ora che il cd e il download han mandato tutto in vacca, la copertina ha perso senso. Però la Blue note, se ci pensi, che so, Out To Lunch di Eric Dolphy...ma è un esempio uno.
Idem per la ECM. Etichette che sono mondi e stili perché deitro c'è una filosofia...

g.

mercoledì, 09 gennaio, 2008

 
Blogger Fabio said...

Oh meno male che sei passato, che ieri mi sono dimenticato di complimentarmi per il tuo "romanzo" su Extra. L'ho letto e riletto e si', dovresti scrivere libri.

Non pensi pero' che la Blue Note fosse sostanzialmente prevedibile nelle proprie copertine (bravi eh), un po' un'interpretazione letterale (pensa proprio a Out to lunch), mentre l'ECM riesce ad associare alla musica un'immagine piu' astratta, che espande anziche' rappresentare?

Tra l'altro mi fai pensare che una filosofia c'e' dietro anche a parecchie indie, ma solo per un po', poi chissa' perche' vanno in vacca. E invece l'ECM, che coerenza (nel cambiamento anche).

mercoledì, 09 gennaio, 2008

 
Blogger Gealach said...

(OST)
Fabio, vero che ci accontenterai (o forse MI accontenterai) scrivendomi la top15 di oggi a zoe che ho sentito per metà?
(qui immaginati il mio visino che ti sorride).

giovedì, 10 gennaio, 2008

 
Blogger Fabio said...

Certo: la posto qui:

15) Hanif Kureishi: Something to tell you (Faber)

14) Nick Broomfield: The battle for Haditha

13) Il Capodanno Cinese (10 Febbraio)

12) La retrospettiva su Olivier Messiaen al South Bank (tutto l'anno)

11) La retrospettiva sui film di Derek Jarman alla Serpentine Gallery (Febbraio - Marzo)

10) Pina Bausch al Saddler's Wells (Febbraio)

9) La retrospettiva sul Camden Town Group alla Tate Britain (Febbraio - Maggio)

8) Gli Eels alla Royal Festival Hall (il 25 Febbraio)

7) Bruce Springsteen all'Emirates Stadium (30 e 31 Maggio - questo evento l'ho inserito per Marina :-)

6) la mostra sui divisionisti e sui futuristi italiani alla National Gallery (Giugno - Settembre)

5) il Lovebox Weekender a Victoria Park (Luglio)

4) Retrospettive varie alla Tate Modern: Rothko, Duchamp, Man Ray e Picabia

3) Echo & the Bunnymen alla Royal Albert Hall il 16 Settembre

2) I Tinariwen al Jazz Cafe a Maggio

1) Il Meltdown, come sempre al South Bank in Maggio/ Giugno.

(Ho cercato di scendere a compromessi tra le cose che interessano me personalmente e le cose che andavano comunque segnalate...).

giovedì, 10 gennaio, 2008

 
Anonymous the jazzy journo... said...

Beh, direi che la Blue Note, più che istituire un rapporto per così dire “di 1 a 1” tra copertina e contenuto - giochi di parole e rimandi compresi - ne cercasse l’interazione, la sottolineatura. Erano anche altri tempi, più giovani e quindi smaliziati ma pure”ingenui” ed era giusto così. D’altra pate hanno fatto epoca: vedi ad esempio le citazioni che sono seguite di Joe Jackson, Guru, Talkin’ Loud, James White e – perché no – Belle & Sebastien. Tra lettering, rapporto testo/immagine e copie dello stile fotografico, ce n’è per una bella influenza.

Allo stesso modo, se vuoi più sofisticato dati i tempi, la ECM insegue nelle cover l’incarnazione dello spirito sonoro appartenente al disco. Quindi, a musiche più astratte corrispondono copertine adeguate; alla Blue Note, con la musica che faceva, c’era uno stile diverso che ne coglieva comunque lo spirito interno. Forse era uniforme perché il Genio che si occupava della grafica era sempre lo stesso, ma questo vale un po’ per tutti, no? In ogni caso, faccio fatica a pensare a una copertina di “Conquistador” e “The Koeln Concert” con qualcos’altro che non sia la faccia di Cecil Taylor e Keith Jarret in copertina.

venerdì, 11 gennaio, 2008

 
Blogger Fabio said...

E' sempre un piacere leggerti ed e' condivisibile quello che scrivi.

Stamattina leggevo un articolo nel sito dell'Economist che inizia cosi':

IN 2006 EMI, the world's fourth-biggest recorded-music company, invited some teenagers into its headquarters in London to talk to its top managers about their listening habits. At the end of the session the EMI bosses thanked them for their comments and told them to help themselves to a big pile of CDs sitting on a table. But none of the teens took any of the CDs, even though they were free. “That was the moment we realised the game was completely up,” says a person who was there.

Mi e' venuta in mente questa nostra discussione e un po' mi sono sentito sconfortato per questo mondo che ci ha tanto appassionato e che sta scomparendo. (E chissa' cosa devono pensare oggi quiei 50enni che nei '70 comprarono un impianto quadrifonico).

venerdì, 11 gennaio, 2008

 
Anonymous the not so nostalgic but very cynical Journo said...

sì, l'unica magrissima consolazione è che stiamo tstimoniando un passaggio storico che potremo raccontare. E' pure li secondo, se aggiungi quello dal vinile al cd. Però il vinile sta recuperando: dicono che in futuro potremo scelgiere tra il vinile e il download. Non credo che passerò molto tempo a pensarci su...

venerdì, 11 gennaio, 2008

 
Blogger lophelia said...

questo post è troppo difficile per me, passo...mentre anche se in ritardo volevo ringraziarti per il post precedente e per la bellissima foto.

venerdì, 11 gennaio, 2008

 
Blogger Fabio said...

JC -

Pensa che mi hanno proprio regalato oggi un vinile, dopo forse 15 anni. E' un originale di Milton Nascimento del 1976 che arriva direttamemte dal Brasile. Non devi nemmeno sentirlo: lo guardi e capisci perche' al vinile si e' rimasti terribilmente affezionati.

Lophelia -

La foto ha una sua storia bellissima, che pero' non raccontero' qui (la tentazione di parlare dei fatti miei e' sempre fortissima, ma mi trattengo). Conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, che la Ixus e' il terzo occhio e fotografa momenti. Ma la nuova 12 megapixels quando arriva? Sai che mi tenta tantissimo? Ma prima voglio sentire il tuo parere.

venerdì, 11 gennaio, 2008

 

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